Buddhi (dal sanscrito budh – svegliarsi, risvegliarsi, percepire, apprendere) è l’aspetto intellettuale della mente (antahkarana), i cui altri aspetti, maan e haumai, sono strettamente intrecciati ad essa in un’interrelazione profonda. Il suo equivalente più vicino in italiano potrebbe essere intelletto.
Maan (Sanskrit manas), come ricettacolo delle impressioni sensoriali provenienti dagli organi di senso, le organizza in percezioni, ma permane in uno stato di dubbio o indeterminatezza. Buddhi, invece, le definisce e le determina, portando a una conoscenza chiara e certa. Maan assimila semplicemente le impressioni sensoriali, haumai (o ahankara) le appropria a sé stesso, mentre buddhi ne determina la natura, le classifica e le organizza in concetti. La sua funzione principale è quindi quella di portare certezza e determinazione nella conoscenza. Una comprensione definitiva può spingere all’azione, ed è proprio buddhi che prende la risoluzione di agire e guida l’azione conseguente.
Un aspetto fondamentale di buddhi è la sua capacità di categorizzare le percezioni e le azioni successive in base alla loro valenza morale. Tuttavia, questa capacità può variare: se buddhi è in grado di esercitare un acuto discernimento etico, viene chiamata bibek buddhi (intelletto discriminante), che si sviluppa solo quando diventa Dio-centrata. Al contrario, se rimane ego-centrata (aham buddhi), risulta confusa dal punto di vista morale e incapace di distinguere tra giusto e sbagliato.
Nel Gurbani, il termine bibek buddhi viene chiamato anche:
sar-buddhi (intelletto essenziale)
tat-buddhi (intelletto reale)
bimal/nirmal buddhi (intelletto puro e chiaro)
bal buddhi (intelletto potente)
mati buddhi (intelletto di consiglio)
sudh buddhi (intelletto puro)
Al contrario, aham buddhi, l'intelletto ego-centrato, assume forme degradate come:
chapal buddhi (intelletto instabile)
buddhi bikar (intelletto corrotto)
malin buddhi (intelletto torbido)
nibal buddhi (intelletto debole)
durmat buddhi (intelletto perverso)
phanin buddhi (intelletto illusorio o ingannevole)
Questa bipolarità morale dell’intelletto è evidente nel Gurbani. Quando buddhi decade, si perde in vani sforzi egoistici:
"Per quale motivo muore proclamando 'mio! mio!'?" (Sri Guru Granth Sahib, p. 1159)
Tuttavia, quando si eleva nella scala etica (buddhi-pragas), fiorisce nella bibek buddhi, che è un attributo divino:
"Tu sei l’Onnipotente, Tu sei onnipresente, Tu sei l’intelletto discriminante." (Sri Guru Granth Sahib, p. 761)
Se invece subisce una regressione morale (visarjan), diventa phanin buddhi, un intelletto illusorio e ingannevole.
Nel Gurbani, buddhi è chiamata anche akal (dall’arabo ‘aql), considerata uno strumento per servire il Divino e ottenere merito:
"Con la saggezza si serve il Signore; con l’intelletto si ottiene onore." (Sri Guru Granth Sahib, p. 1245)
D’altra parte, quando buddhi è decaduta, diventa arrogante e priva di saggezza, portando all’ignoranza e al degrado:
"Alcuni sono privi di intelletto, o di senso, o di comprensione, E non capiscono neppure una sillaba. Tali persone, dice Nanak, gonfie di orgoglio, Sono come asini di razza ma senza alcun merito." (Sri Guru Granth Sahib, p. 1246)
Note
- https://www.sikhiwiki.org/ ↩