Stiamo esaminando il Pauri diciassette, quindi, se ricapitoliamo dove eravamo rimasti alla fine dell’ultimo verso, stavamo parlando degli illuminati spiritualmente, i panch parvaan, e di alcune delle credenze comuni riguardo alla creazione dell’universo e di cosa questo fosse composto. Guru Ji stava iniziando a sfidare alcune di queste idee, in particolare il concetto che le persone possano conoscere la scala e l’estensione dello stesso. Quello che vediamo qui è che il Guru ora, sta portando il Bani in una nuova direzione. Le Shabad, i versi, i Pauri finora sono stati tutti incentrati sulla conoscenza, sulla saggezza. Il Guru ha condiviso la saggezza divina sin dall’inizio con il Mool Mantar, spiegando le diverse tecniche che funzionano e quelle che non funzionano; ci sono state domande e risposte, riflessioni su come funziona l’universo, e una progressione nel percorso spirituale attraverso suniai, maniai, su tutto questo tipo di concetti. Abbiamo quindi appreso molto e ci troviamo all’incirca a metà di questa composizione del Japji Sahib, e quello che notiamo è un cambiamento significativo nello stile e nel modo in cui Guru Ji ora parla.
Guru Ji si riferisce ad un concetto davvero importante, che vedremo ripetersi per il resto del Japji Sahib: l’idea che l’universo si dispiega come fosse scritto con la traccia continua di un’unica penna. Guru Ji parla di sabhnaa likhiaa vuree kalaam, questa penna ininterrotta. Ma quello che Guru Nanak Dev Ji fa con questa idea è indurci con questo Bani, quasi in uno stato di trance. Con la sua stessa penna, ciò che ora scrive è un tentativo di entrare in quell’euforia creata da questa penna divina. Guru Ji, con le sue parole, cerca di emulare quella forza inarrestabile della penna. Le ultime righe che abbiamo letto alla fine del verso precedente erano: kudrat kavan kahaa veechaar. Cosa posso dire dell’universo, come lo posso descrivere? Vaariaa na jaavaa ek vaar, non sono nessuno per tentare di farlo. Jo tudh bhaavai, qualsiasi cosa ti sia gradita, questa è la mia via. Questa è la via che sento essere piu’ gradita a me. Jo tudh bhaavai saaee bhalee kaar, too sadaa salaamat nirankaar: Oh Essere senza forma, tutto riguarda te. Tu sei la forza permanente e inarrestabile dell’universo.
Quello che vediamo ora non è più una descrizione, ciò che Guru Nanak Dev Ji fa è mostrarci come arrenderci a questo Universo, alla sua grandiosita’. Questo rappresenta un passaggio dalla spiegazione all’estasi, dalla conoscenza al nirvana; questa è ora l’essenza della pratica del Naam, piuttosto che la teoria del Naam. Guru Ji ci mostra come seguire l’indicazione che ci aveva dato in precedenza, nel Pauri cinque. Guru Ji aveva detto: “Nanak gaaveeai gunee nidhaan”. Quella era un’istruzione, un metodo che Guru Ji cercava di mostrarci. Ora, Guru Ji ci fornisce effettivamente un modo per sapere come fare quest’esperienza, il come poterlo fare. Guru Ji ci offre un metodo che trascende il lettore e l’ascoltatore del Bani, che ci porta fuori dalla nostra mente cosciente e ci guida verso una consapevolezza superiore. A questo punto avviene un completo annullamento della propria identità, lo sciogliersi completamente nell’oceano del Creatore stesso.
Quello che vediamo ora non sono più parole, ma esperienza. Questa e’ l’esperienza dell’ innamorarsi e di essere un vero amante del divino. Questo è ora il canto della meraviglia. Il cantante ha trovato la sua voce, la sua canzone, si dissolve nella melodia di quella canzone, nell’esperienza stessa del cantare. Quindi, a partire da ora, quando leggiamo dobbiamo permettere a noi stessi di dissolvere consapevolmente il nostro ego. Come possiamo farlo? Dobbiamo assaporare ogni singola parola. Dobbiamo leggere con l’intento, con l’intenzione e con l’intensità con cui il Guru lo ha inteso. Ogni parola deve portarci nel momento presente. Tendiamo a leggere il Japji Sahib molto velocemente, quasi con una modalita’ da pappagallo. Le parole escono da noi, ma la nostra mente non le segue. Questo è un punto di arresto, uno spostamento. Quando pronunciamo la parola asankh, questa implica qualcosa di infinito, qualcosa che non ha misura, qualcosa che è al di là del calcolo, Illimitato. Quando pronunciate la parola asankh, permettete alla vostra consapevolezza, anche se solo per un momento, di espandersi oltre voi stessi, nell’infinito. Prendetevi il tempo per ogni parola, per ogni sillaba, passate dalla vostra forma limitata nel tempo a quella illimitata. Spesso leggiamo Gurbani come se fossimo già in ritardo, come se stessimo andando di corsa, come se aspettassimo solo di arrivare al traguardo. Qui, Guru Ji ci sta mostrando che questa non è la via. La via del Gurbani è quella di essere usata per portarci nel momento presente. Passare dal nostro kaal al nostro Akaal-Murat, senza tempo. Trovare il nostro momento senza tempo, essere nel momento che è completamente atemporale; e solo per un momento, e senza nient’altro che la nostra immaginazione, immaginare l’immensità dell’universo di cui si sta parlando qui, sapendo che il limite della nostra immaginazione non può nemmeno avvicinarsi a una frazione di ciò che viene descritto qui. Quando siamo centrati, rilassati, calmi e immobili dentro di noi, liberi da ogni pensiero, centrati nel momento presente, solo allora siamo pronti a immergerci nell’oceano della Shabad Guru.
Le parole iniziano:
Asankh jap asankh bhaao
La parola asankh significa innumerevole, oltre ogni misura. Senza limiti, infinito. Asankh jap: Jap, una parola che conosciamo bene, è il metodo della recitazione. Innumerevoli sono le persone che stanno recitando proprio ora. Ricordiamoci che quando pensiamo a queste parole, le usiamo come un’opportunità per stare davvero nel momento presente, per concentrarci anche solo per un secondo e immaginare il numero di persone che solo su questo pianeta e in questo preciso momento stanno meditando, che stanno cantando le lodi divine. Guru Ji dice che queste sono innumerevoli. Asankh jap; quanto canto di lode stia avvenendo in questo momento. Connettiamoci a questo: stanno tutti cantando, con le loro centinaia di voci diverse, migliaia di canti diversi, tutti diretti nella stessa direzione. Tutti rivolti alla stessa Unicità. Innumerevoli sono le persone stanno recitando proprio in questo momento. Asankh jap, anche le cose che stanno recitando sono innumerevoli. I jap stessi non sono un unico Bani. Le cose che stanno dicendo, le parole che stanno cantando, i modi in cui stanno praticando i loro jap, sono innumerevoli. Ricordiamo che jap significa anche conoscenza, comprensione. La comprensione dell’Unicità è anch’essa innumerevole. Ognuno ha una comprensione diversa. Nessuno possiede una comprensione completa. Quindi asankh jap si riferisce ai tipi di recitazione, ai modi di comprendere, alle modalità di recitazione, e alle persone che recitano: tutte innumerevoli.
Asankh bhaao: Bhaao significa amore. I modi per amare l’Unicità sono innumerevoli. Il numero di persone che sono innamorate di questa Unicità è innumerevole. Asankh jap, asankh bhaao.
Asankh pooja asankh tap-taao: Pooja è un’altra parola per indicare l’adorazione, innumerevoli sono i modi di adorare. Se ci fermiamo a pensare per un momento, quante tradizioni diverse esistono attualmente? Quante tradizioni sono esistite e scomparse? Pensiamo a tutte le civiltà antiche e alla loro comprensione del Divino. Dalla civiltà egizia, ai greci, agli antichi arabi, agli antichi indiani, fino all’Estremo Oriente, ai popoli indigeni, ai nativi americani, alle culture aborigene: tutte avevano una certa comprensione dell’esistenza di qualcosa di più grande. Il numero di modi diversi in cui hanno adorato questa realtà è impossibile da calcolare. Asankh pooja. E proprio ora, in questo momento, innumerevoli sono le persone stanno facendo pooja, stanno adorando. Anche se in questo istante noi non lo stiamo facendo, possiamo sederci e apprezzare il numero incommensurabile di persone e i modi infiniti in cui stanno eseguendo la loro pooja. E tutto per innumerevoli ragioni. Ognuno esegue pooja per i propri motivi. Ognuno prega per i propri motivi. Quindi le ragioni per cui la pooja viene fatta sono diverse. E a chi è rivolta questa pooja? Esistono innumerevoli comprensioni di Dio, innumerevoli sono le divinità che vengono adorate in questo momento. Asankh pooja.
Asankh tap-taao: La parola tap è molto difficile da tradurre in inglese. Deriva dal termine Tapasia, che implica il compiere attività fisiche impegnative come parte dell’adorazione. Un’adorazione fisicamente impegnativa. Nei tempi antichi, e ancora oggi in India, vediamo una varietà di modi in cui le persone sentono di dedicarsi e dimostrare il loro impegno. Alcuni si sdraiano su letti di chiodi, altri perforano i loro corpi, alcuni stanno in piedi su una sola gamba, altri smettono di parlare, alcuni trattengono il respiro, altri smettono di mangiare. Guru Nanak Dev Ji aveva già menzionato alcune di queste pratiche all’inizio: Sochai soch na hovaee, chupai chup na hovaee, giusto? Guru Ji ci ha già parlato di queste cose. Quindi questa è la parola tap, Tapasia, un’azione difficile.
Taao significa sforzo, azione. Tap-taao deve essere letto come un concetto unico: azioni difficili. Innumerevoli sono i metodi di adorazione, fisicamente impegnativi, che si stanno svolgendo proprio ora. Basta andare in India per vedere la varietà di modi in cui le persone praticano la loro devozione, questi sono innumerevoli e innumerevoli sono le persone che la praticano Asankh pooja, asankh tap-taao.
Asankh granth mukh ved paath: Guru Ji sta dicendo che non esiste un limite alle scritture spirituali. La parola granth significa qualsiasi volume di testo grande e importante. Non semplici libri di testo, ma libri grandiosi, testi che esplorano in profondità la conoscenza spirituale. Asankh granth: Innumerevoli sono queste grandi scritture. Mukh ved paath. E innumerevoli sono le persone che stanno recitando il paath di questi ved. Qui, la parola ved viene usata in senso generico. Un termine generico che indica le scritture spirituali. Quindi, non solo i granth sono innumerevoli, ma anche coloro che li recitano con la bocca, a memoria, che li ripetono costantemente, che li conoscono da tutta la vita e li recitano e recitano senza sosta. Mukh, con la bocca, ved paath, stanno recitando queste preghiere. Innumerevoli sono le scritture e innumerevoli sono i libri scritti su queste scritture. Se esiste una scrittura, esistono migliaia di libri voluminosi che la spiegano nei minimi dettagli. Dove la scrittura ha una sola linea, esistono libri che dedicano pagine e capitoli interi a spiegarne il significato. Asankh granth mukh ved paath.
Asankh jog man reheh udaas. Jog deriva dalla parola che oggi conosciamo come yoga, che significa tecnica, metodo, strumento. Esistono innumerevoli modi di praticare lo yoga. Man reheh udaas. All’interno della mente, la parola man qui ha una Siharee, quindi significa “nella mente”, reheh udaas, rimanere distaccati. Asankh jog man reheh udaas.
Qui, jog si riferisce alle tecniche dello yoga, ma anche alle persone che praticano lo yoga. Se dovessimo tradurlo in inglese, diremmo: innumerevoli forme di yoga e innumerevoli yogi. Innumerevoli sono le tecniche dello yoga, innumerevoli sono i modi in cui le persone cercano di usare il proprio corpo per trovare un equilibrio interiore e innumerevoli sono le persone che praticano queste discipline. Dobbiamo fermarci per un momento e comprendere la profondità di ciò che Guru Ji sta dicendo in questa singola linea.
Oggi si sente spesso chiedere se esista una connessione tra il Sikhi e lo yoga. Prima di tutto, dobbiamo capire cosa sia lo yoga. La parola yog significa unione. Unione con il Divino. Un’unione divina. Questo è il significato di yog. Uno yogi è colui che è sul cammino dell’unione con il Divino. E Guru Nanak Dev Ji qui conferma che il vero cammino dello yoga è man reheh udaas: L’essere distaccati dalla mente, essere distaccati dal corpo, questo è il percorso dello yoga. Questo è molto diverso dalla comune concezione moderna occidentale dello yoga e dalla comprensione della meditazione in generale. Guru Ji sta parlando di uno stato dell’essere. Lo yoga è essere, non fare. L’unione non si ottiene con la concentrazione, non si ottiene con le posture, non si ottiene con il focus. Quelli sono strumenti, metodi, ma non sono il risultato finale.
Non lasciare che la tua mente prenda il sopravvento su di te, questo è yoga. Non essere schiavo della mente. Non permettere alla mente di oscurare la tua esperienza del momento presente, questo è yoga. Non si tratta di rifiutare la mente, ma semplicemente di accettare quello stato di esistenza, e questo non avviene nella mente perché bisogna essere distaccati dalla mente per essere in uno stato di centratura. Essere fermi. Accettare il momento così com’è. La maggior parte delle volte, quando si fa yoga, ci si rende conto che lo yoga stia cercando di cambiare la persona; di migliorarla, di portarla oltre i suoi peccati, le sue debolezze, verso una versione più pura, più pulita, più glorificata di sé stessa. Lo yoga si concentra su tutti questi fattori esterni, affinché si possa andare oltre e arrivare all’interno. Lo yoga inizia dall’esterno e si muove verso l’interno, questo è il metodo dello yoga.
Il vero yoga inizia quando si sposta dentro di te, quando l’esterno diventa qualcosa di secondario. Il vero yoga inizia dall’interno, quando diventi piu’ distaccato: Quando il corpo non è più il centro della tua meditazione; quando la tua identità non è più il tuo corpo; quando la tua identità non è più la tua mente ed e’ solo allora che puoi iniziare a sperimentare quella unione. Nessuna lotta, nessuna resistenza, nessun tentativo di sconfiggere i propri peccati, semplicemente il distacco da essi. Molto di ciò contro cui si combatte è qualcosa che è radicato dentro di noi. Qualcosa che è stato costruito dentro di noi. Molte delle cose contro cui lottiamo sono abitudini formatesi al di fuori del nostro controllo, sono parte del condizionamento da parte della società, del modo in cui siamo cresciuti e stati educati. Quindi, non si tratta di risolvere ognuno di questi problemi, dobbiamo semplicemente riconoscerli, vederli per ciò che sono, ma c’è qualcosa che si trova dietro tutto questo, ovvero è il distacco. Questo è il significato della parola che Guru Ji ha usato, udaas, essere liberi da tutto questo. Il cammino del Guru inizia qui. Dunque, un vero Sikh, che segue la via del Guru, è il vero yogi; colui che percorre un sentiero di distacco dal corpo, in cui il metodo a questo punto diventa irrilevante.
Naam simran è anch’essa una forma di yoga. Gurbani Mantar è anch’esso una forma di yoga, perché la tecnica è il punto di accesso, ma non la destinazione. Naam, che inizia come Mantar, ti porta molto più in profondità, in uno stato di Naam. In un’esperienza di Naam. Questo è ciò a cui aspira un Gursikh, questo è il cammino a cui il Guru ti conduce, questo è il sentiero dello yoga.
Dobbiamo quindi cominciare ad apprezzare cosa sia lo yoga e cosa non lo e’, e capire che esistono diversi percorsi. Guru Ji dice, asankh jog. Ogni tecnica è una forma di yoga, non dobbiamo porre questo in conflitto con il Sikhi, non è un confronto tra Sikhi e yoga. È tutto yoga. È tutto Sikhi. Asankh jog man reheh udaas.
Asankh bhagat gun giaan veechaar. Qui, la parola bhagat è plurale, e abbiamo già parlato della differenza tra parole singolari e plurali. Se la parola bhagat ha un Aunkar sotto l’ultima lettera, allora significa un solo Bhagat, una sola persona, un solo meditante. Quando si rimuove l’Aunkar, la parola diventa plurale, e questo viene chiamato Bahu Vachan, a differenza di Ek Vachan. In questo caso, significa innumerevoli meditatori. Bhagat è anche una di quelle parole difficili da tradurre in inglese. A volte si usa il termine “devoti”, altre volte “santi”, perché Bhagti implica qualcosa che chiunque può fare. Chiunque può sedersi e fare Bhagti. Ma non chiunque faccia Bhagti è un Bhagat. È quindi difficile tradurre questa parola. Potremmo dire “innumerevoli meditatori”, ma non tutti i meditatori sono Bhagat. Bhagti è una tecnica, ma Bhagat è anche uno stato dell’essere. Tu sei un Bhagat. Bhagat non è solo qualcosa che fai. La meditazione, invece, è un verbo. È semplicemente qualcosa che fai. La meditazione non viene usata nel senso di qualcosa che sei. Bhagti è quasi una parola differente, e’ qualcosa che si fa, ma anche qualcosa che si è.
Non sembra esserci una parola in inglese che catturi esattamente il significato di Bhagat. Ci sono molte parole come questa: non c’è una parola precisa per Bhagat, per yoga, e per Amrit. Queste parole non si traducono bene. Perché quando dici la parola Bhagat, ci sono generazioni e generazioni di storia e cultura che vi sono associate. Se traduci questa parola con “devoto”, “meditatore” o “santo”, perdi gran parte del significato culturale che essa porta con sé. È per questo che il Guru Granth Sahib Ji è così difficile da tradurre, perché le connotazioni di significato associate a ciascuna parola non si traducono da una lingua all’altra. Questo e’ il motivo per e’ frustrante, sentire dire più di una volta che si, le traduzioni vanno bene, ma bisogna imparare il Gurmukhi. Cio’ può sembrare frustrante e fastidioso. I più grandi libri del mondo sono stati tradotti, perché non può essere tradotto anche il Guru Granth Sahib? Può essere tradotto. A patto che si comprenda che con ogni traduzione si perde qualcosa. Si guadagna molto, ma ci sono alcune cose che, semplicemente, non si possono tradurre.
Asankh bhagat. Innumerevoli sono i meditatori, gun giaan veechaar, che cantano le lodi, i gun, e che fanno veechaar sul giaan, sulla comprensione. Che contemplano questa saggezza. Innumerevoli sono i meditatori che lodano e contemplano la saggezza. In realtà, chiunque è un meditatore. Chiunque può meditare. E tutti cercano qualcosa. Tutti stanno cercando la verità, tutti cercano quella felicità, quella beatitudine. Ma il Bhagat è colui che ha compreso e dato priorità alla via del Guru. Il Bhagat è colui che non sta semplicemente sperimentando con la meditazione. La meditazione diventa la sua essenza. Lui è ora meditazione, si e’ completamente dedicato, non per scelta, ma per la pura forza della meditazione, che lo ha attratto come una forza gravitazionale. Quello che era iniziato nella mente, come un’idea, come un hobby, come un passatempo, ora prende completamente il controllo della sua comprensione di sé stesso, di ciò che sa di essere. Questo è un Bhagat. Non segue più un sentiero religioso. Non è più un devoto di una singola religione. Perde tutte le sue affiliazioni politiche. Tutti i costumi sociali. Tutto ciò che la società vuole che faccia, viene abbandonato. Tutto l’attaccamento al mondo materiale scompare, ed e’ sul cammino della saggezza eterna. Questo è ciò che chiamiamo Guru. La saggezza eterna.
Ancora più significativo e che i Bhagat comprendono che questa è la chiave della felicità dell’umanità. Lo sanno. L’hanno trovata. Ciò di cui tutti parlano, ciò che tutti cercano, loro lo hanno trovato. Guru Ji l’ha detto più volte, Nanak bhagtaa sadaa vigaas. Suniai dookh paap kaa naas. Questo è un Bhagat. Colui che è sadaa vigaas. Felice per sempre. Gioioso per sempre. Non felice occasionalmente come noi. Non a volte triste e a volte felice. Nanak bhagtaa sadaa vigaas. Sono liberi. Hanno lasciato andare tutto. E ciò che non comprendiamo è che quando guardiamo questi percorsi, quando vediamo i meditatori, quando vediamo gli yogi, quando vediamo persone sedute in uno stato di meditazione profonda, pensiamo che non abbiano nulla, che abbiano abbandonato il mondo, e cosa gli rimane? Guru dice, quando abbandoni il mondo, non perdi nulla, guadagni tutto. Sono liberi. E sono per sempre gioiosi. Cosa hanno perso? Dookh e paap. Hanno perso tutte le loro cattive abitudini e tutta la sofferenza. Dookh paap kaa naas. Naas significa annientamento. Distruzione completa della sofferenza. Quindi non c’è da meravigliarsi se sono sadaa vigaas. Felici per sempre. Questo è il Bhagat.
Guru Ji dice che ci sono innumerevoli Bhagat. Nel corso del tempo, non possiamo nemmeno sapere chi siano i Bhagat, quanti ce ne siano stati nel corso della storia. Quanti Bhagat sono venuti e se ne sono andati senza che nessuno sapesse dove fossero, cosa abbiano realizzato, cosa abbiano visto, cosa abbiano sperimentato? Quei Bhagat i cui nomi non sono mai stati scritti in nessun libro di storia, Guru Ji dice che sono innumerevoli. Asankh Bhagat che hanno cantato le lodi, che stanno cantando le lodi, che continueranno a cantare le lodi e a contemplare la saggezza divina. E questa è anche il nostro compito.
Pher ki agai rakheeai jit disai darbaar, muhau ki bolan boleeai jit sun dhare piaar, amrit velaa sach naao vadiaaee veechaar. Gun Giaan veechaar. Veechaar è qualcosa che ci viene chiesto di fare. E con veechaar non intendiamo ciò che Guru Ji ci ha detto di non fare, ovvero sederci lì e cercare di calcolare Dio, di calcolare il Divino, di cercare di capire, di accumulare tutta la conoscenza. Questo non riguarda la conoscenza. Veechaar è essere in uno stato di euforia, semplicemente contemplare, semplicemente godere della magnificenza dell’universo. Quando contempli su questa scala, puoi solo fermarti, ammirare e dire “wow”, cantandone le lodi. Guru Ji sta definendo cosa sia un Bhagat. Asankh bhagat gun giaan veechaar. Sono costantemente consapevoli del giaan. E ne cantano le lodi.
Asankh satee asankh daataar. Satee, sat, verità, onestà. Innumerevoli sono gli esseri onesti e veritieri e innumerevoli sono i daataar, coloro che sono caritatevoli, coloro che donano. Innumerevoli sono gli esseri onesti e veritieri e innumerevoli gli esseri caritatevoli e generosi. La maggior parte del mondo, la maggior parte delle persone, sono persone buone. La maggior parte delle persone sono oneste. La maggior parte delle persone sono gentili, generose, amorevoli. In effetti, nessuno si vede come una persona cattiva. Tutti pensano di essere buoni. Nessuno si definisce crudele, nessuno si definisce meschino. Tutti pensano di essere buoni. Anche coloro che non fanno del bene.
Dobbiamo quindi porci una domanda: sono veramente una persona buona o semplicemente penso di esserlo? Perché tutti pensano di essere buoni. Tutti si vedono come amorevoli, generosi, gentili, e spesso siamo persino orgogliosi di quanto siamo buoni e cio’ solleva la domanda.
Ma c’è una differenza. Tutti si vedono come generosi, tutti si vedono come gentili, ma tutti si vedono come coloro che danno. “Io sono gentile. Io sono generoso. Io sono amorevole.” Pochissime persone vedono che è l’universo a donare attraverso di loro. L’universo è colui che dà ed è colui che riceve; dunque, dove si trova l’”io”?
C’è qualcosa di molto interessante nel modo in cui usiamo il nostro linguaggio e nel tentativo di tradurre alcune parole. Pensiamo ora alla parola Seva.
Quando traduciamo Seva, l’unica cosa che ci viene in mente è “carità”. Ma c’è una differenza enorme tra Seva e carità. Pensiamo a come usiamo la parola “carità”. Quando parliamo di carità, parliamo di dare a coloro che sono meno fortunati. Dare ai bisognosi. Dare ai poveri. A coloro che stanno lottando, a coloro che stanno soffrendo. Quindi, nella carità, ci posizioniamo così: “Io ho successo, ho ricchezza, e per la generosità del mio cuore, darò a coloro che sono inferiori a me.”
Seva dice: “Io non sono nulla, e servendoti, tu diventi il Divino, tu diventi il maestro.” La carità dice: “Io sono il donatore, tu sei il ricevente.” Seva dice: “Io sono il servo, tu sei il maestro. Servirti è il tuo dono per me.” Dunque, Seva è qualcosa di diverso. Seva non è carità. Seva è Bhagti. L’atto stesso di servire è un atto di abbandono dell’ego. Quando offriamo la nostra testa, solo allora possiamo iniziare a donare, ricordando sempre che colui che dona è infinito, incommensurabile. L’universo è infinito nei suoi doni. Cosa possiedi tu da donare che l’universo non ti abbia già dato?
Solo se l’universo ti dona qualcosa, allora hai qualcosa da dare a qualcun altro. Non hai creato nulla da solo. Anche se crei qualcosa con le tue stesse mani, da dove vengono le tue mani? Se stai servendo con le mani, se stai servendo con le gambe, da dove provengono? Seva è una meditazione. Ma, ricordiamoci:
ਸਤਿਗੁਰ ਕੀ ਸੇਵਾ ਸਫਲ ਹੈ ਜੇ ਕੋ ਕਰੇ ਚਿਤੁ ਲਾਇ
Satgur kee sevaa safal hai je ko kare chit laae
Seva è fruttuosa solo se viene fatta con consapevolezza. Se si comprende che “io non sono colui che serve, è l’Unicità che sta servendo, ed è l’Unicità che sta ricevendo”. Non c’e’ un “io”. E in questo modo, ci sono state innumerevoli persone che hanno veramente donato, che hanno veramente servito. Asankh satee asankh daataar.
Asankh soor muh bhakh saar. Qui, la parola soor è surma, guerriero. Asankh soor muh bhakh saar. Innumerevoli guerrieri, muh significa il volto, bhakh significa mangiare, saar qui significa shastar, armi. Cosa significa allora? Possiamo tradurre questa linea dicendo: innumerevoli sono i guerrieri che affrontano le armi a testa alta. Innumerevoli sono i guerrieri che non voltano le spalle alla guerra, alla battaglia giusta. Quando arriva il momento di combattere, sono state innumerevoli le persone che si sono fatte avanti affrontando il pericolo direttamente. Affrontare l’arma di un nemico non è una cosa facile. Non è facile farsi avanti sapendo che delle armi stanno venendo scagliate contro di te. Eppure, innumerevoli sono coloro che hanno combattuto per proteggere, per difendere gli innocenti, per difendere il diritto di seguire liberamente il proprio cammino spirituale, la libertà di vivere come si desidera, la libertà per gli altri di vivere come desiderano. Innumerevoli sono stati questi guerrieri.
Notiamo come tutte queste parole siano al plurale. Non ci sono molti Aunkar alla fine delle parole. Soor, plurale. Bhagat, plurale. Jog, plurale. Asankh soor muh bhakh saar.
Asankh mon liv laae taar. Mon sono coloro che sono silenziosi. Coloro che si astengono dal parlare. I saggi silenziosi. Liv laae taar. Liv è uno stato meditativo, laae taar significa rimanere continuamente concentrati in uno stato di meditazione. Innumerevoli sono questi esseri che si sono immersi nella meditazione silenziosa più profonda. Guru Nanak Dev Ji aveva citato queste persone in precedenza, proprio all’inizio, nel primo Pauri, Guru Ji disse: ਚੁਪੈ ਚੁਪ ਨਾ ਹੋਵਈ ਜੇ ਲਾਇ ਰਹਾ ਲਿਵ ਤਾਰ, Chupai chup na hovai je laai rahaa liv taar. Qui, Guru Ji non esprime alcun giudizio. Quella conversazione l’ha già affrontata. Ha già introdotto questa idea, che il silenzio del corpo non significa il silenzio della mente, che anche se ci si siede e si prova a lungo a rimanere in uno stato meditativo, esiste un silenzio che non viene mai veramente raggiunto. Guru Ji ha già trattato questo argomento. Ma qui, in questo stato di meraviglia verso l’universo, davanti all’innumerevole varietà di modi in cui le persone hanno cercato di meditare, Guru Ji li include. Include i Bhagat, i guerrieri, gli yogi, coloro che fanno carità, gli onesti. Tutti i modi in cui gli esseri umani hanno cercato di connettersi con l’Unicità, Guru Ji ora non sta più commentando, sta semplicemente dicendo: “wow, guarda quanti sono”. Anche loro fanno parte dell’infinito. Anche loro fanno parte di questa creazione illimitata. Anche loro sono stati scritti da quella penna continua. Asankh mon liv laae taar.
ਕੁਦਰਤਿ ਕਵਣ ਕਹਾ ਵੀਚਾਰ
Kudrat kavan kahaa veechaar
Che potere ho io per parlare di tutto questo? Cosa posso dire di tutto questo?
ਵਾਰਿਆ ਨ ਜਾਵਾ ਇਕ ਵਾਰ
Vaariaa na jaavaa ek vaar
Ne abbiamo parlato la scorsa settimana. La traduzione comune dice: “Non posso sottomettermi a te nemmeno una volta”. Possiamo anche dire: “Non posso impegnarmi con te solo una sola volta”. Dire qualcosa una volta sola non è sufficiente per esprimere quanto sia grande tutto questo. Vaariaa na jaavaa ek vaar.
ਜੋ ਤੁਧੁ ਭਾਵੈ ਸਾਈ ਭਲੀ ਕਾਰ
Jo tudh bhaavai saaee bhalee kaar
Guru dice: “Ho visto tutte le diverse tecniche, mi sono state mostrate tutte le diverse tecniche, ma tra tutte, quella che funziona per me è semplicemente accettare te e tutta la creazione così com’è”, Jo tudh bhaavai saaee bhalee kaar. Qualunque cosa tu faccia, va bene. È più che bene, è bhalee kaar, è una benedizione, è grandezza. Dunque, Guru Nanak Dev Ji qui ci sta mostrando come vivere. Ci sta mostrando ciò che aveva detto essere la primissima cosa da fare: “Kiv sachiyaara hoye, kiv koore tutte pal, hukam razai chalna.”
Camminare nel sentiero dell’Hukam, questa è la risposta alla domanda: “Come posso realizzare tutto questo?”. Guru Ji dice che esistono molti modi diversi, molti jap, molti tap-taao, molte pooja, molte scritture che spiegano come farlo. Guru dice: “Tutto ciò che so è che accetto l’universo così com’è. Qualunque cosa tu faccia, è straordinaria per me”.
ਤੂੰ ਸਦਾ ਸਲਾਮਤਿ ਨਿਰੰਕਾਰ
Too sadaa salaamat nirankaar
Tu sei eterno, sadaa. Tu sei salaamat, sei stabile, non stai andando da nessuna parte, non cambierai mai questa Unicità dell’universo. Ma io riconosco ciò che sta dietro tutto questo, quel nirankaar, quell’essere senza forma.
Ricordare il tuo stato permanente è la mia tecnica. Tutto può cambiare, l’universo cambia costantemente. Le tecniche e le raccomandazioni su come raggiungere la realizzazione spirituale sono in continua evoluzione. Le scritture vanno e vengono, insegnano nuovi metodi, nuove rivelazioni, cambiano continuamente. Le religioni e le pratiche cambiano. Guru dice: “Io riconosco che tra tutte queste cose c’è qualcosa di permanente. Riconosco che tra tutte queste cose esiste qualcosa di senza forma e immutabile. Questo è il mio cammino. Io ti accetto per come sei e ti riconosco per ciò che sei”.
Essere consapevoli dell’infinito è incredibilmente efficace. È davvero efficace per noi cambiare la percezione delle nostre vite. Passiamo tutta la nostra vita nei nostri problemi, nel nostro mondo, nelle nostre vite. Guru Ji ci ha dato una tecnica. Quando ci sentiamo sopraffatti dai nostri problemi, Guru Ji dice: prenditi solo un momento e fai un passo indietro. Per un momento, recita questo verso, per un momento riconosci quanto è insignificante l’intera tua vita, quando la metti a confronto con la vastità dell’universo. Prenditi solo un momento.
La grandezza del tuo problema è limitata solo dalla tua prospettiva. La grandezza del tuo problema è limitata dalla dimensione della tua prospettiva. Se la tua prospettiva è che tu sei il tuo intero universo, se tu sei il tuo universo, ogni problema assume una scala immensa. Perché sei l’intero universo per te stesso. Se tu sei il tuo universo, allora ogni problema è come un’Apocalisse, un enorme catastrofe. Perché hai fatto di te stesso l’intero universo. Ma devi espandere la tua consapevolezza per un momento. Fai un passo indietro. Pensa a quando vai in un museo: enormi opere d’arte sulle pareti, dipinti di una scala così grande. Quando ti avvicini, puoi apprezzarne i dettagli. Ma non capisci davvero quei dettagli fino a quando non fai un passo indietro; allora puoi vedere l’intero quadro, e quei dettagli si inseriscono nel contesto più ampio. Solo allora quei dettagli hanno senso. E la loro importanza diventa meno significativa.
Quindi ricordati, quando pensi a un problema, pensa a un’opera d’arte in un museo. Se sei troppo vicino, il problema sembra troppo grande. Devi fare un passo indietro. Qualcuno ha detto una volta: se non lo ricorderai tra cinque anni, non vale la pena preoccuparsene. Cosa stiamo facendo in quel momento? Stiamo semplicemente facendo un passo indietro. Ma tutti i nostri passi indietro sono minuscoli in confronto a ciò che fa Guru Nanak Dev Ji. Guru Nanak Dev Ji fa il passo indietro definitivo, si spinge fino all’infinito e poi dice: “guarda l’infinito. Ora, dove sei in quel quadro?
Non c’è mai in questo verso. Non dice nemmeno: mai kudrat kavan kahaa veechaar. Che riflessione si può fare? È tutto ciò che serve dire. Vaariaa na jaavaa ek vaar. Non dice mai. Perché, nell’infinito, non c’è mai. Jo tudh bhaavai saaee bhalee kaar. Non per me, perché l’intero verso riguarda too. Too sadaa salaamat nirankaar.
Quindi Guru Ji ci ha dato una tecnica straordinaria qui. Non solo mentre leggiamo, è una tecnica incredibile, ma Guru Ji ci ha mostrato l’essenza assoluta di cosa sia il Gurbani e di come il Gurbani possa essere usato come tecnica. Il Gurbani è il nostro yoga. Leggere le Shabad e immergersi nell’infinità del Shabad è il nostro yoga, la nostra pratica. Questo è il Giaan che il Guru ci ha donato. E questa Shabad opera su cosi’ tanti livelli e con così tante sfumature.
A livello personale, ogni volta che abbiamo difficoltà, facciamo un passo indietro, facciamo il passo indietro definitivo. Guru Nanak Dev Ji ti terrà per mano. Nessuno cadrà dal bordo di un precipizio. Fai quel passo indietro. E poi un altro ancora. Ricorda questa Shabad, recitala, usala come uno strumento per concederti un momento per fare un passo indietro dai tuoi problemi e entrare nell’infinito.