Oggi esploriamo la Pauri 18. Nel verso precedente, il Guru aveva menzionato l'idea di questa penna infinita, sabhnaa likhiaa vuree kalaam, e Guru Nanak Dev Ji continua, nel Pauri numero 17, cercando di scrivere e usare le parole per entrare nell'euforia di questa continua scrittura. Guru Sahib parla delle innumerevoli varianti di persone che cercano di adorare, che hanno una comprensione di quella divina Unicità, delle innumerevoli persone, dei tipi di culto, delle scritture che ne parlano, dei meditatori, degli yogi, dei tipi di yoga e Guru Ji conclude con il riconoscimento di quanto si diventi umili quando si usa l'infinito come concetto su cui meditare. Egli dice che non possiamo ottenere nulla, che non c'è nulla che io possa fare, non posso nemmeno lodarti abbastanza. Possiamo solo accettare l'immensa vastità di questa Unicità. Così Guru Ji osserva la bellezza della creazione e in particolare i tipi di persone che meditano su questa creazione.

Ora, nel Pauri 18, Guru Ji guarda l'estremo opposto della scala. L'altro lato della creazione, ciò che potremmo chiamare il lato negativo, il lato oscuro. Ma quello che Guru Ji sta evidenziando qui è che tutto questo fa ancora parte di quella vuree kalaam, quella penna continua. Ciò che chiamiamo male, ciò che chiamiamo negativo, Guru Sahib li elenca tutti, semplicemente, come una parte diversa di quella Unicità. Come l'altro estremo dello spettro. Se comprendiamo l'intero universo come un vasto spettro di tutte le possibilità, ciò che chiameremmo male, ciò che chiameremmo cattivo, è semplicemente un'estremità della scala, una parte di quello spettro. Guru Sahib inizia:

ਅਸੰਖ ਮੂਰਖ ਅੰਧ ਘੋਰ
Asankh moorakh andh ghor

La parola moorakh qui è al plurale, perché non ha un Aunkar sotto di essa, e significa "sciocchi." Innumerevoli sciocchi, andh significa ciechi, ghor significa oscurità profonda. Innumerevoli sono gli ignoranti ciechi e immersi in un'oscurità profonda, profondamente ciechi.

Allora, chi è il moorakh? A chi si riferisce Guru quando parla del moorakh? Chi è lo sciocco? E qual è questa oscurità profonda in cui si trovano? L'oscurità qui è l'oscurità dell'ignoranza. L'oscurità di vivere una vita che non conosce l'Unicità. Una vita che non sa che esiste un significato oltre l'esperienza individuale. E Guru Ji usa una parola molto specifica, ghor. Immaginate di essere in una caverna, dove regna un'oscurità totale e accecante. Immaginate questo per un momento, un buio pesto e voi siete in piedi in quella caverna. Cosa potete vedere? A quel punto, persino il tuo corpo diventa invisibile. In quel tipo di oscurità, cosa potete distinguere tra bene e male? Quando a malapena state riuscendo a capire dove siete, quando voi stessi iniziate a dubitare della nostra esistenza, se siete davvero lì, se siete vivi o morti, svegli o addormentati? In quell'oscurità totale, ogni senso della realtà inizia a svanire. Questa è l'analogia che il Guru sta facendo: se non sappiamo di far parte di qualcosa di più grande, vivremo in quella caverna buia.

Se non conosciamo la nostra stessa oscurità, in inglese si potrebbe dire: “è il cieco che guida il cieco”. Cosa possiamo sapere del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, quando non sappiamo nemmeno chi siamo? Quando non sappiamo cosa sia l'universo, quanto valore possiamo dare ai nostri pensieri, ai nostri ideali? Seduti in una caverna così buia, anche se sentiamo la voce di qualcun altro, come possiamo fidarci di ciò che dice? Se dice: "Questa è la strada giusta", come possiamo saperlo? Come possono saperlo se sono nella stessa oscurità in cui ti trovi. Immagina quello scenario e cerca di capire che la nostra vita e’ così. Pensiamo di avere ragione, di conoscere la via, pensiamo di avere una comprensione del mondo, ma cosa possiamo davvero sapere? C'è un'analogia usata da migliaia di anni: “...e’ come se diversi ciechi tenessero parti diverse di un elefante e cercassero di descriverlo. Uno tiene la zanna dicendo che questo elefante deve essere molto robusto, molto duro. Qualcun altro tiene la coda dicendo che non è vero, che invece è sciolto, molto sottile. Un altro tiene la proboscide e la descrive. Un altro ancora tiene una gamba. Sono tutti ciechi. Nessuno di loro può vedere l'elefante. Questo è ciò che facciamo con le nostre opinioni. Questo è ciò che facciamo con le nostre credenze. Questa è la stupidità dell’avere un credo e appigliarsi ad esso. Questa è la follia. Questo è il moorakh. Colui che è così saldo nelle sue opinioni, così legato al suo modo di pensare, così convinto delle proprie credenze, da essere disposto a combattere tutti gli altri. Questo è il moorakh. Colui che è cieco, ma è convinto di poter vedere.

Non conoscere l'esperienza divina, non sapere come ci inseriamo nel quadro più grande dell'universo, questa e’ l'oscurità. Quello che vedono queste persone nell’universo e’ un qualcosa da sfruttare.  L'universo esiste per fornire loro il massimo guadagno. Il massimo piacere, il massimo possesso e il massimo divertimento. Per loro, l'universo è qualcosa che li serve. Esiste per essere preso. Lo vedono come qualcosa di morto. Qualcosa da cui possono prendere, ma non vedono che l'universo è vivo, e come un genitore che continua a donare.

Queste persone, i moorakh, pensano di essere gli architetti del loro destino. Si sentono a capo e in grado di controllare la propria vita, attribuiscono a se stessi la capacita’ di  creare il proprio successo e sono sempre spinti al guadagno personale: “fino a quando sto bene e ho successo, cio’ e’ tutto cio’ che conta, l’altro e’ secondario.” Qui non c'è posto per il sacro, loro sono il proprio tempio, sono i loro dei, adorano se stessi e cio’ e’ quel che siamo. Potremmo dire: ”mettiti al primo posto, prenditi cura del numero uno.” Guru ji, invece ci sta dicendo chi e’ il numero uno, l’EK, lui e’ il vero numero uno. La sacralità è qualcosa di cui non sono consapevoli. Per colui che sa, tutto l’universo e’ sacro, ogni interazione e’ sacra, ogni momento e’ sacro, perche’ l’universo e’ piu’ grande di loro, loro sono irrilevanti, l’universo e’ relevante. Per i moorakh e’ l’inverso, l’universo e’ irrilevante mentre loro lo sono i piu’ rilevanti. Questo e’ come Guru Ji dice siano le persone e che queste sono innumerevoli, Asankh moorakh andh ghor.

ਅਸੰਖ ਚੋਰ ਹਰਾਮਖੋਰ
Asankh chor haraam-khor

Innumerevoli sono i ladri e gli sfruttatori. La parola haraam-khor è molto interessante. Perché Guru Ji ora usa un linguaggio che di solito non si vede nei testi spirituali. Questo è il linguaggio della gente comune. Haraam-khor è quasi un insulto. È un termine dispregiativo. La parola significa: "consumare qualcosa che non si è guadagnato".

Qualcosa che non ti appartiene. Haraam-khor. Sfruttare, consumare qualcosa che non è tuo. Ci sono diverse variazioni di questo concetto. L'idea generale e’ come si potrebbe dire in inglese, di mangiare il pane del duro lavoro di qualcun altro. Nelle lingue indiane, piuttosto che il pane, la roti kamahee, si usa la parola sale. Stai mangiando il sale dello sforzo di un altro uomo. In diverse lingue indiane, questa stessa parola ha assunto una variazione propria. In punjabi si dice loon haraami, consumare il sale di qualcun altro. In hindi si dice namak haraam. Namak significa anche sale. Tutte queste espressioni ruotano attorno a questo concetto: prendere e consumare ciò che non è proprio. Sfruttare qualcuno che potrebbe essersi preso cura di te. Qualcuno che ti ha dato cibo, qualcuno che ti ha dato un riparo, eppure lo sfrutti. Questo è il significato della parola haraam-khor. Guru Sahib dice che ci sono innumerevoli haraam-khor e innumerevoli ladri.

Anche nella storia di Guru Nanak Dev Ji, c'è un particolare racconto che fa riferimento a questo stile di vita. La storia narra che Guru Nanak Dev Ji fu una volta avvicinato da un ladro. E il ladro gli disse: "Ho bisogno di aiuto. Ho bisogno che tu mi aiuti a cambiare il mio stile di vita. Ho provato a smettere, ma non ci riesco". Guru Nanak Dev Ji gli disse: "Non smettere. Continua a fare quello che fai, ma promettimi solo tre cose che non farai". La prima, "non dire mai una bugia". Il ladro rispose: "Sì, posso farlo. Posso continuare a rubare, ma non dirò bugie". Guru Ji disse: "Non rubare a qualcuno da cui hai mangiato il suo sale."Se hai mangiato il sale di qualcuno, non rubare a quella persona. Il ladro rispose: "Va bene. Posso rubare a molte altre persone". E Guru Ji disse: "La terza promessa che voglio che tu mantenga è di non lasciare che qualcun altro si prenda la colpa dei tuoi errori. Se hai fatto qualcosa di sbagliato, ammettilo. Non lasciare che qualcun altro soffra per ciò che hai fatto. "Se puoi mantenere queste tre promesse, puoi continuare la tua vita. Il ladro fu molto soddisfatto e disse: "Fantastico, posso continuare a essere un ladro, questo sant'uomo me lo permette". Quella sera, il ladro, nel buio della notte, uscì per rubare. Andò a rubare da un ricco proprietario terriero, un ricco barone. Arrivò alla casa e notò due guardie all'esterno. Non sapeva cosa fare. Ricordò che non poteva mentire. Così disse: "Va bene. "Si avvicinò alla porta principale e le guardie gli chiesero: "Chi sei?" e lui rispose: "Sono un ladro e sono qui per rubare al barone." Le guardie sapevano che un ladro non ammette mai veramente di essere un ladro, pensarono fosse un amico del barone e lo lasciarono entrare. Il ladro era molto soddisfatto di sé, dicendo: "Ehi, questo Guru Nanak è un tipo molto astuto. Mi ha permesso di entrare." Si sentiva molto soddisfatto. Prese la sua borsa e girò per tutta la casa, rubando tutti i gioielli, tutto l'oro, tutti i monili, tutte le cose preziose, li mise nella borsa e si sentì molto bene. "Bene, non conosco questa persona, non sto rubando a qualcuno che conosco. E sai, ho un po' di fame".

Vide alcuni dolci o ciò che pensava fossero dolci e si disse: "Posso mangiarli!" Appena li mangiò, si rese conto che non erano dolci, erano salati. Così, mantenendo la promessa fatta a Guru Nanak, lasciò cadere tutto ciò che aveva rubato, lasciò la borsa così com'era e fuggì.

La mattina seguente, quando il barone si rese conto che qualcuno era entrato nella sua casa, radunò tutti gli abitanti del villaggio. Il barone fu particolarmente duro e crudele con tutti. Cercava di scoprire chi fosse stato. "Sei stato tu? Sei stato tu? Chi ha osato rubare da me?" Il ladro notò che il barone stava incolpando altre persone e ricordò la sua terza promessa: "Non permetterò che qualcun altro prenda la colpa". Così andò direttamente dal barone e ammise tutto. Gli raccontò tutta la verità, dicendo: "Sono venuto a rubare da te, ero io, ma c'è una ragione per cui ho lasciato tutto indietro. Il mio Guru mi ha detto di non mentire, il mio Guru mi ha detto di non rubare a qualcuno il cui sale ho mangiato, e mi ha anche detto di ammettere quando ho fatto qualcosa di sbagliato e di non lasciare che qualcun altro ne prenda la colpa". Il barone fu così colpito dagli insegnamenti di quell'uomo che volle sapere: "Come hai imparato queste cose? Chi è il tuo maestro?" E lui rispose: "Il mio maestro è Guru Nanak". Il barone fu così colpito dagli insegnamenti di Guru Nanak e così impressionato dall'onestà di quell'uomo che disse: "Tu sei grande e il tuo Guru è grande". E lasciò andare l'uomo.

Bhai Gurdas Ji racconta questa storia, parlando di come un ladro entra in una casa, ruba tutto, ma nel momento in cui si rende conto, dopo aver mangiato il sale, mette tutto giù e capisce i suoi errori. Questo è haraam-khor. Asankh chor haraam-khor. 

ਅਸੰਖ ਅਮਰ ਕਰਿ ਜਾਹਿ ਜੋਰੁ

Asankh amar kar jaahe jor

La parola amar, qui, significa ‘comandare’. Quindi si parla di innumerevoli comandi, di Hukam, imposti per governare su qualcun altro. Asankh amar kar jaahe, indica che sono innumerevoli coloro che esercitano il potere in modo spietato. E come governano? Con jor, con la forza, con il potere. Innumerevoli sono coloro che dettano i loro ordini con la forza, imponendo il loro volere sugli altri. Oggi potremmo usare la parola "dittatori". Guru Sahib dice che ci sono stati innumerevoli dittatori, che ci sono innumerevoli dittatori e ce ne saranno altri in futuro. Asankh amar kar jaahe jor, innumerevoli sono le persone che sono dittatori spietati, e che impongono il loro potere sugli altri con la forza. E questo continua adesso; vedete come diventano sempre più duri, sempre più crudeli. Prima c’erano solo gli stolti, poi i ladri, ora ci sono i dittatori. Guru Sahib continua ora con persone peggiori. 

 

ਅਸੰਖ ਗਲਵਢ ਹਤਿਆ ਕਮਾਹਿAsankh

gal vadh hatiaa kamaahe

 

"Gal vadh" significa: "gal" è il collo, "vadh" significa tagliare il collo. I decapitatori, quelli che mozzano le teste. Innumerevoli sono le persone che stanno decapitando altri. "Hatiaa kamaahe", quelli che stanno compiendo omicidi. Innumerevoli assassini e decapitatori. Ai tempi di Guru Nanak Dev Ji, il più grande tiranno era conosciuto come Babar. Nella storia più recente, potremmo pensare a qualcuno come Adolf Hitler. Guru Sahib dice che ci sono innumerevoli Hitler. Ma ricordate che stiamo parlando dell’infinito, e nello spettro dell’infinito, nello spettro della creazione, anche Hitler fa parte della creazione; e questo è un qualcosa che ora diventa molto difficile da accettare, molto difficile da comprendere. I ladri sono nel Hukam. Sono ladri perché quello è il loro Hukam. Questo è l’Hukam scritto da quella “sabhnaa likhiaa vuree kalaam”. La storia di ognuno è stata scritta da quella unica penna continua. E questo è semplicemente Guru Nanak Dev Ji che cerca di rimanere nel presente e di considerare tutte le diverse variazioni, tutte le diverse storie che quella penna può scrivere. Gli assassini, gli stupratori, i pedofili, tutti questi sono nell’Hukam. Guru Nanak Dev Ji non sta giudicando nessuno di questi individui. Sta semplicemente dicendo che esistono, e che sono nell’ Hukam.

Ricorda, che all'interno di Hukam si trova ogni cosa e ogni essere. Hukmai andar sabh ko, baahar hukam na koe. Tutti sono all'interno di Hukam, quel comando divino, nessuno ne è al di fuori. Nulla ne è al di fuori. Nemmeno i peggiori stupratori, i peggiori assassini, i peggiori dittatori. Nessuno è al di fuori di Hukam. Quindi, chi sei tu per giudicare? Nella tua cecità, puoi giudicare gli altri. Quando sei illuminato dalla conoscenza del Guru, non puoi giudicare nessuno.

Guru Sahib, innumerevoli volte nella Bani, afferma che tutti sono superiori a lui, e che lui è inferiore a tutti. Questo significa tutti, inclusi gli assassini e gli Hitler: Asankh gal vadh hatiaa kamaahe.

 

ਅਸੰਖ ਪਾਪੀ ਪਾਪੁ ਕਰਿ ਜਾਹਿ
Asankh paapee paap kar jaahe.

 

Nota l'ortografia della parola paap. Cosa vedi? Cosa c'è alla fine della parola paap? L’Aunkar. Cosa significa Aunkar? Singolare. Innumerevoli sono i peccatori, ma il peccato è uno solo. Esiste un solo peccato. Asankh:  paapee, i peccatori sono molti, ma stanno tutti commettendo quel medesimo peccato. Paap kar jaahe. continuano a farlo. Dunque, qual è questo peccato? Qual è quell'unico peccato? Vivere nelle tenebre. Essere quel moorakh, essere quell'agiaan, colui che non ha alcuna comprensione. Nota come Guru Nanak Dev Ji inizi con il moorakh che non conosce, che è cieco. Dalla tua cecità, puoi diventare un ladro, dalla tua cecità, puoi sfruttare gli altri. Dalla tua cecità, puoi considerarti tanto superiore da governare sugli altri. Dalla tua cecità, puoi essere un assassino, uno stupratore, un dittatore. Tutti loro hanno un solo peccato. Non le azioni che compiono, ma il modo stesso con cui le compiono. Quella cecità. Asankh paapee, paap kar jaahe. Il peccato è solo uno. Il peccato è soltanto uno. Guru Nanak Dev Ji parla di paap in una Shabad, che puoi trovare nell’Ang 935: Paap buraa paapee kou piaaraa: peccare è brutto, ma è piaaraa; è bello per il peccatore, e’ caro al peccatore. Paap buraa paapee kou piaaraa. Paap lade paape paasaaraa. Loro si caricano di peccati, vivono nel peccato, nuotano nel peccato. Questo è tutto ciò che conoscono. Quelle tenebre, sono tutto ciò che conoscono e il loro intero mondo, il loro paasaaraa, è quel peccato. Vivono in esso, nuotano in esso, è tutto ciò che conoscono. Quello e’ il loro mondo.

Come possiamo liberarci da questo unico peccato? Parhar paap pachhaanai aap. Quando conosci te stesso, il peccato scompare. Conosci chi sei, riconosci che non sei l'individuo che pensi di essere, e il peccato scompare. Parhar paap, pachhaanai aap. Quando sai chi sei, quando riconosci di essere più grande dell'individuo che credi di essere. Quando capisci di essere più del tuo corpo, quando capisci di essere più della tua mente, più della singola vita individuale che stai vivendo in questo momento. Man toon jot saroop hai aapnaa mool pachhaan. Tu sei la luce divina all'interno della fortezza che hai costruito. Quel muro protettivo che hai eretto attorno a te, non sei nessuna di quelle cose. All'inizio del Mool Mantar, abbiamo provato questo esperimento. Abbiamo parlato di questo esperimento, dimmi chi sei. Cosa mi dici di te stesso? Sono un uomo, sono una donna, sono un maschio, sono un dottore, sono un avvocato, sono una madre, sono un padre, tutto ciò che pensi di sapere su di te non è vero, sono solo identità che hai costruito intorno a te. Non sono ciò che sei. Quando capisci che non sei nessuna di quelle cose, ma sei pura coscienza, sei ciò che è consapevole, sei ciò che è sveglio, sei ciò che è vivo ora, presente in questo momento. Tu non sei il tuo passato, non sei il tuo futuro, non sei il tuo nome, non sei i tuoi attaccamenti, non sei la tua famiglia, e questo è ciò che dobbiamo riconoscere. Quando siamo immersi in queste cose, siamo il moorakh, siamo i ciechi, siamo gli sciocchi. Quando ci illuminiamo con la saggezza del Guru, quando realizziamo, non solo attraverso la conoscenza, il Guru non è solo un trasferimento di conoscenza, non è un trasferimento di informazioni, il Guru è un trasferimento di esperienza. Quando sperimenti ciò che sei, quando realizzi di essere più del tuo corpo, più delle tue etichette, più di ogni identità che hai posto su di te, parhar paap pachhaanai aap. Allora quel peccato che hai portato con te per tutta la vita, scompare. Ma coloro che realizzano questo sono pochissimi. I peccatori, i ciechi, sono molti. Asankh paapee paap kar jaahe. Innumerevoli sono i peccatori che continuano a commettere quell'unico peccato.

 

ਅਸੰਖ ਕੂੜਿਆਰ ਕੂੜੇ ਫਿਰਾਹਿ
Asankh kooriaar koore phiraahe

 

La parola koor, in punjabi, viene usata per indicare l’immondizia nel secchio, koor significa letteralmente: sudicio, spazzatura. Innumerevoli sono questi sudici che nuotano nello sporco. Qui possiamo interpretare cio’ in due modi. Koor di solito viene tradotto come “corruzione”, come se si stesse riferendo solo ai corrotti; ma nell’ Aasaa di Vaar, Guru Ji dà una definizione diversa di koor. Dice che tutto è spazzatura: i tuoi vestiti sono spazzatura, i tuoi gioielli sono spazzatura. ਕੂੜੁ ਸੁਇਨਾ ਕੂੜੁ ਰੁਪਾ koor suienaa koor rupaa

La sporcizia è la tua posizione, il tuo potere nella società, il tuo status nel mondo. Anche quello è immondizia. Lo status è immondizia, la sedia, il trono su cui ti siedi, quello è immondizia; arriva perfino a dire: “tuo marito è immondizia, tua moglie è immondizia, i tuoi figli sono immondizia.” Koor, sporcizia. Perché? Ci sembrano piuttosto adorabili, no? Sono i nostri cari, perché descriverli come sporcizia? Perché nessuno di loro durerà, alla fine finiscono tutti di nuovo nella terra. Sono venuti dalla terra, finiscono di nuovo nel fango. Non avresti una relazione con il fango, con la terra, con la sporcizia, con il suolo. Eppure, Guru Ji sta dicendo: “riconosci che tutto questo non è altro che sporcizia. Vengono dalla terra”. Kabir Ji dice: “maatee ke ham pootre maanas raakhio naao,” siamo corpi d'argilla, burattini di argilla, ma ci siamo dati il nome di umanita’, come se ci fosse un qualcosa chiamato essere umano. Non esiste una cosa chiamata essere umano, c'è solo terra. Guru Ji dice: “Koor meeaa koor beebee khap hoe khaar,” Il marito è spazzatura, la moglie è spazzatura, e nei loro litigi stanno solo perdendo tempo, perdono la loro essenza. E sono khap. Khap khap, quel rumore costante della discussione, khap hoe khaar, stanno solo perdendo qualcosa litigando continuamente tra loro. Guru Ji è molto pratico e descrive la realtà della vita. Guru Ji conosce la vita matrimoniale. Immagina Guru Nanak Dev Ji scrivere: "I miei figli sono spazzatura, mia moglie è spazzatura, i miei genitori sono spazzatura". Ma lo capirono, le persone intorno a Guru Nanak Dev Ji, sapevano cosa voleva dire. Nella Aasaa di Vaar continua dicendo, dopo tutta questa spazzatura: Kis naal keechai dostee sabh jag chalan-haar

Con chi dovrei fare amicizia, se tutto il mondo deve andarsene? Se tutto è temporaneo? Ecco perché sono koor. Asankh kooriaar. Siamo noi quei koor. Noi stessi siamo quei kooriaar. Non si sta più parlando solo delle persone malvagie. Nulla dura per sempre. Questo è il significato di tutto ciò. Tutta la Maya, tutto il materialismo, tutta la creazione, è in ultima analisi temporanea. Non dura per sempre. Ma ci comportiamo come se lo fosse. Trattiamo ogni possesso che guadagniamo, ogni possesso che possediamo, come se fosse qualcosa che ci dà la vita. Come se fosse più importante della vita stessa. Guru Ji dice, fai un passo indietro, riconosci. Riconosci cosa sei, e riconosci cosa è tutto ciò che ti circonda. Asankh kooriaar, noi siamo quei kooriaar, siamo i perduti, quelli che non vedono la realtà del mondo. Koore phiraahe. Stiamo solo vagando nella sporcizia.

ਅਸੰਖ ਮਲੇਛ ਮਲੁ ਭਖਿ ਖਾਹਿ
Asankh malechh mal bhakh khaahe

 

Malechh è una parola usata per descrivere persone ingiuste, persone inique, incontrollabili. Innumerevoli sono le persone ingiuste, inique e irrazionali. Mal bhakh khaahe. Mal qui significa Male rifiuti. Bhakh khaahe: entrambe le parole, bhakh e khaahe, significano mangiare e mangiare. Innumerevoli sono le persone ingiuste, inique, e irrazionali, che stanno solo consumando sporcizia, che mangiano spazzatura. Bhakh khaahe significa mangiare, mangiare. Abbiamo già visto un altro esempio di questo. Prima, nel Japji Sahib, abbiamo visto dedaa de laide thak paahe, jugaa jugantar khaahee khaahe. Mangiare e mangiare. Consumare e consumare. Questo è il linguaggio poetico usato qui. Mangiare e mangiare. Continuiamo a consumare. Mangiare e mangiare. Asankh malechh mal bhakh khaahe. Innumerevoli sono questi ingiusti che continuano a mangiare sporcizia.

ਅਸੰਖ ਨਿੰਦਕ ਸਿਰਿ ਕਰਹਿ ਭਾਰੁ

Asankh nindak sir kareh bhaar

 

Nindak, ninda, calunniatori, quelli a cui piace insultare gli altri, quelli che amano sempre spettegolare degli altri. Cosa stanno facendo? Stanno calunniando, ma allo stesso tempo, si stanno caricando di bhaar, di peso, di un fardello. Sir kareh bhaar. Sir significa la testa, si stanno caricando di un peso sempre maggiore sulla loro testa. Innumerevoli sono i calunniatori, che portano un fardello sulla loro testa. Perché i calunniatori portano un fardello sulla loro testa? Abbiamo già parlato anche di questo. Quando insulti qualcuno, quando odi qualcuno, anche se non è nella stanza, stai pensando a lui. Cosa stai facendo? Stai facendo il suo simran. Stai meditando su di loro.

Quando ti rendi conto che stai meditando su colui che odi, allora potresti davvero pensare di smettere di farlo. Di smettere di dedicare tutto il tuo tempo a qualcuno che affermi di odiare e ancora peggio, perché molte volte odiamo persone che non ci hanno fatto nulla. Molte volte sminuiamo, calunniano, insultiamo persone che non ci hanno nemmeno fatto niente, ma semplicemente non ci piacciono. Sono solo un po' strane, un po' diverse e non sono d'accordo con noi. Non ci possiamo vedere. Eppure non hanno fatto nulla, ma ogni volta che ne parliamo con qualcun altro diciamo: "Oh no, non mi piace quella persona!" Oppure, "Quella persona è un po' strana." Ogni volta che lo fai, le parole che dici indicano che c'è qualcosa di sbagliato in loro, ma le parole che non dici sono quelle più importanti. Quando dici che c'è qualcosa di sbagliato in loro, quello che stai davvero dicendo è: "Io non sono così, non c'è nulla di sbagliato in me. Almeno io non sono così." Ecco perché Gurbani insiste nell’ avvertirci così tanto contro l'insulto degli altri. Non impegnarti nel nindia. Stai lontano dalla calunnia, non perché andrai ad influenzare qualcun altro insultandolo; non perché parlandone male alle sue spalle gli potresti causare qualche danno; ma perché ogni volta che spettegoli e ogni volta che insulti qualcun altro, accresci il tuo ego. Ti dici: "Io non sono così. Sono migliore di quella persona".

Non calugni qualcuno che pensi sia migliore di te. Insulti solo qualcuno che pensi sia peggiore di te. Ecco perché ogni volta che calugni, aggiungi peso alla tua testa. Ti stai danneggiando, ti stai ferendo. Pensiamo di essere migliori. Asankh nindak sir kareh bhaar. Apne sir deute, stai aggiungendo più peso sulla tua testa.

Poi Guru Nanak Dev Ji inizia a riassumere e lo fa nel modo più bello possibile, dicendo:

 

ਨਾਨਕੁ ਨੀਚੁ ਕਹੈ ਵੀਚਾਰੁ

Nanak neech kahai veechaar

 

Nanak neech. Questa è una delle linee che nelle traduzioni viene spesso mal interpretata. Il più delle volte, la traduzione dirà: "Nanak sta facendo veechaar, sta discorrendo su coloro “piu basso”, dei neech." Nanak neech kahai veechaar. Nanak sta facendo veechaar di quelle persone. Nanak ha descritto i “piu’ in basso”. Questo e’ come viene comunemente frainteso. Ma come sappiamo che è stato frainteso? Dall'ortografia. Il motivo per cui le persone interpretano male questa frase è dovuto al rispetto che hanno per Guru Nanak. Lo venerano così tanto che non riescono a concepire l'idea che Guru Nanak possa definirsi basso. Poiché poniamo Guru Nanak così in alto, non possiamo comprendere e non possiamo vedere Guru Nanak Dev Ji come tra “i piu’ in basso”.

Ma indipendentemente dalla nostra venerazione per Nanak, non potete infrangere le regole che Guru Nanak Dev Ji stesso ha stabilito nel Bani, le regole grammaticali. Nanak ha un Aunkar, e se ricordate dalle lezioni passate, abbiamo parlato delle tre grafie di Nanak. Nanak con un Aunkar indica che Guru Nanak Dev Ji si sta riferendo a se stesso. Questa non è la grafia che troviamo nella maggior parte degli Shabad, dove si dice kahai Nanak. Se significa "Nanak parla", si riferisce a se stesso in terza persona, ma non sta parlando di sé, sta solo dicendo: "Nanak parla." Kahai Nanak non ha mai un Aunkar sotto. Ma qui diciamo Nanak neech kahai, quindi kahai Nanak è presente, e l'ortografia non significa "Nanak dice," Significa "Nanak neech". Quindi Guru Nanak Dev Ji sta parlando di se stesso. Inoltre, neech ha un Aunkar. Se Nanak stesse parlando di tutti queste innumerevoli “piu’ in basso”, neech dovrebbe essere plurale. Allora neech sarebbe Mukta, non avrebbe un Aunkar sotto. Ma neech è al singolare. Qualcuno potrebbe argomentare dicendo che Guru Nanak Dev Ji sta solo indicando un individuo e dice: "Sto facendo veechaar di quell'unico individuo". Nanak neech kahai veechaar, come per dire: "Sto facendo veechaar di quell'unico individuo". In tal caso Nanak non avrebbe un Aunkar, dovrebbe essere kahai Nanak, Nanak kahai, neech veechaar. "Sto facendo veechaar di quell'unico individuo, che “è basso" e questa traduzione, ancora una volta, infrangerebbe la regola, perché Nanak ha un Aunkar. Quindi esaminando la grammatica, possiamo tradurre questa frase in un solo modo: "Nanak, “il piu’ in basso”, dice questo veechaar". La maggior parte delle persone non può crederci, non riescono a chiamare Guru Nanak "il piu’ in basso". Guru Nanak, pero’ può definirsi “piu’ in basso”; ha quell'umilità, ha perso il suo ego, non ha ego. Possiamo vedere che Guru Nanak Dev Ji ha usato questa analogia e questo modo di riferirsi a se stesso molte volte nel Gurbani. C'è uno Shabad su Ang 28 [nota: è Ang 24] in cui Guru Ji ha usato le stesse parole che troviamo in questo Shabad. Tutte le parole peggiori che abbiamo visto in questa Shabad, Guru Nanak Dev Ji le usa per descrivere se stesso. In questo Shabad, usa l'analogia di essere come un raccoglitore di immondizia, come un selvaggio. Ia Shabad inizia con Siree Raag Mehlaa Pehlaa. Ghar Chauthaa. Si trova nel primo Raag del Guru Granth Sahib Ji, Mehlaa Pehlaa, scritto da Guru Nanak Dev Ji.

Ek syaan due suaanee naal: C'è un cane e due cagne che mi accompagnano sempre. E questa è una metafora. Il cane dell'avidità, il cane dell'attaccamento, il cane dei desideri. Questi cani mi girano intorno costantemente. Bhalke bhoukahe sadaa baiaal: cominciano ad abbaiare la mattina presto, appena ci svegliamo, a cosa pensiamo? Pensiamo ai nostri desideri. Pensiamo ai nostri bisogni, a ciò che vogliamo ottenere. Guru Ji dice: "C'è un cane e due cagne che mi accompagnano sempre; sono con me, sono dentro di me. Ogni giorno iniziano ad abbaiare la mattina presto. Koorh chhuraa muthaa murdaar: porto con me un pugnale di menzogna, di inganno, di falsità. Questo chhuraa, questo coltello, è fatto di koorh. Muthaa murdaar: sto derubando, sto sfruttando tutti, sto sfruttando le persone, sto sfruttando Maya.


Dhaanak roop rahaa kartaar

Oh Creatore, la mia forma è come quella di un cacciatore selvaggio.


Mai pat kee pand na karnee kee kaar

Non ho seguito buoni consigli, non ho vissuto divinamente, non ho compiuto buone azioni.


Hou bigrhai roop rahaa bikraal

Sono deforme e orribilmente sfigurato, non sono neanche piacevole da vedere.


Teraa ek naam taare sansaar

Tu hai un unico grande Nome, che salva l'intero mondo.


Mai ehaa aas eho aardhaar

E io ripongo tutte le mie speranze in questo Naam. Spero che questo Naam possa essere il mio sostegno, il mio salvatore, perché sono così basso. Rahaao. Questa è l'idea centrale, che esiste un unico Naam che può salvare tutti. E spero che anche io possa essere salvato da quel Naam. Con la mia bocca parlo male degli altri giorno e notte. Così, quando Guru Ji dice asankh nindak sir kareh bhaar, Guru Ji sta dicendo che anch'egli è così. Mukh nindaa: con la mia bocca, parlo male degli altri. Giorno e notte: Din raat.


Par ghar johee neech sanaat

Spio nelle case degli altri. Guardo sempre ai beni degli altri, come se fossi un reietto, un emarginato, sbirciando attraverso le finestre altrui.


Kaam krodh tan vasahe chandaal

Lussuria e rabbia sono appesi al mio corpo come la morte stessa. Come il becchino. Come qualcuno che lavora in un obitorio, in attesa che io muoia. Così la mia lussuria e la mia rabbia mi circondano e mi avvolgono, e non se ne vanno.


Dhaanak roop rahaa kartaar

Oh creatore, sono come un cacciatore selvaggio.


Faahee surat malookee ves.

Faahee. Faahee significa intrappolare gli altri. Il mio pensiero è sempre concentrato su come ingannare gli altri, ma malookee ves: il mio aspetto è quello di un uomo santo. Sembro una persona religiosa, sembro un santo con le mie vesti sacre, ma nella mia mente penso sempre a come intrappolare gli altri. Guru Ji sta parlando di sé.


Hou thagvaarhaa thagee des

Sono un saccheggiatore. Depredo la nazione.


Kharaa siaanaa bahutaa bhaar

Penso di essere molto siaanaa, molto intelligente, molto furbo, ma bahutaa bhaar, in realtà porto un grande peso sulla mia testa. Sto trasportando questo enorme fardello.


Dhaanak roop rahaa kartaar

Oh creatore, sono come un orribile raccoglitore di carogne. Un cacciatore selvaggio.


Mai keetaa na jaataa haraam-khor

Non ho compreso la grandezza della creazione, sono un sfruttatore, sono un haraam-khor. Mai keetaa na jaataa. Haraam-khor. Guru Ji usa queste parole per descrivere se stesso. Sono un sfruttatore. Non comprendo le benedizioni creative che ho ricevuto.


Hou kiaa muh desaa dust chor

Che volto posso presentarti? Sono una nemesi, sono dust, sono un chor, un ladro.


Naanak neech kahai beechaar

Il Nanak che sta “piu’in basso” dice queste parole.


Dhaanak roop rahaa kartaar

Oh kartaar, oh creatore, guarda cosa sono. Sono come un cacciatore selvaggio. Così, tutte le parole che abbiamo visto in questo Asankh Shabad, koorh, ninda, sir kareh bhaar, haraam-khor, chor, Nanak neech kahai veechaar. Nanak dice: "Sono il più basso di tutti". Così, quando Guru Nanak Dev Ji parla di asankh, riconosce che non può dire di essere grande. Perché se dico: "Guarda lui, è un assassino. Guarda lui, è un ladro. Guarda quella persona, guarda quello sfruttatore, guarda quella pettegola, guarda tutte queste persone?" Cosa sto facendo? Sto accrescendo il mio ego. Non sono un assassino, non sono così, non sono uno stupratore, non sono un dittatore, mi sto mettendo sopra tutti gli altri. Ma Guru Nanak Dev Ji dice che anche mentre leggiamo queste Shabad, non dobbiamo mai pensare a queste persone come inferiori a noi. Ecco perché Guru Nanak alla fine ha usato questa Shabad: Nanak neech kahai veechaar. Io sono inferiore a tutti e pronuncio queste parole:

ਵਾਰਿਆ ਨ ਜਾਵਾਂ ਏਕ ਵਾਰ
Vaariaa na jaavaa ek vaar

 

Chi sono io per parlare di te, di questo universo? Nemmeno per una volta posso iniziare a descriverti,  non posso sacrificarmi a te. Nemmeno una volta sarebbe sufficiente. Dunque, qual è il mio cammino? Può darsi che non segua tutti questi principi, ma riconosco quanto sto in basso. E nel mio stato di bassezza capisco che non ho alcun controllo su nulla. Tutte queste grandi persone di cui ho parlato nel verso precedente, non sono nessuna di loro. Tutte le persone malvagie, forse non sono nemmeno una di loro, ma riconosco di essere basso. Riconosco di essere in basso. E in questo stato di inferiorita’, cosa posso fare? Non posso fare altro che accettarti per come hai creato l'intero universo.

 

jਜੋ ਤੁਧੁ ਭਾਵੈ ਸਾਈ ਭਲੀ ਕਾਰੁ

Jo tudh bhaavai saaee bhalee kaar

Qualunque cosa tu abbia creato, qualunque cosa sia a te gradita, per me è perfetta. Vaariaa na jaavaa ek vaar, jo tudh bhaavai, ciò che ti è gradito, jo tudh bhaavai, bhaavai significa gradito, qualunque cosa sia a te gradita, per me va bene. Non solo va bene, è grandiosa.

 

ਤੂ ਸਦਾ ਸਲਾਮਤਿ ਨਿਰੰਕਾਰੁ
Too sadaa salaamat nirankaar

 

Tu sei sadaa, sei l'unico che è per sempre; sei salaamat, sei immutabile e sei senza forma. Dietro tutta la creazione, c'è questa Unicita’ che nemmeno posso vedere e così sono perso in Maya: Too sadaa salaamat nirankaar.

Penso che questa sia una lezione molto importante per tutti noi. Ogni singola parola qui ha una profondità incredibile. Possiamo esplorare il significato di ogni parola, chi è un paapee, chi è un moorakh, chi è un nindak, perché questi si caricano di bhaar sulla loro testa. Qui abbiamo solo iniziato a introdurre questi concetti.

Ricordate che qui Guru Ji è in uno stato di euforia. Guru Ji continua ad usare l'infinito come suo Mantar. Innumerevoli sono i grandi, innumerevoli sono i meditatori, innumerevoli sono le forme di adorazione, innumerevoli sono le grandi scritture. Innumerevoli sono i peccatori. Innumerevoli sono gli stolti, innumerevoli sono gli assassini, innumerevoli sono gli assassini. Guru Ji è ancora nella sua euforia della meditazione sull'infinito. Ed è una meditazione di grande valore: ricordare che tutto fa parte di quell'infinito.

E quando ricordi l'infinito, non ricordi il finito. Non ricordi i limiti di te stesso. Ti perdi in quella meditazione dell'infinito. Asankh, asankh, asankh. Quanti momenti ci sono, quanti giorni, quante notti, quanti soli, quante lune, quante stelle, quanti fili d'erba, quante foglie, quanti uccelli, quanti animali. In quell'infinito, Guru Nanak perde se stesso. Per questo motivo, la scorsa settimana, abbiamo detto che c'è un significativo cambiamento nel tono con cui Guru Nanak Dev Ji ora parla. Questo è un esempio di come usare il Gurbani. Questo è il modo in cui il Gurbani diventa uno strumento di meditazione, non solo uno strumento di saggezza, non solo conoscenza.

Ma la conoscenza suprema è che esiste qualcosa di permanente, e che io sono qualcosa di temporaneo, e nella mia temporaneità, conosco il mio posto. So dove mi trovo. So dove sono in questa grandezza. Io non sono nulla. Sono insignificante. E sono il più basso dei bassi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.