
Ora proseguiamo con Sēibhang.
Sēibhang deriva da una parola sanscrita, Sveyambrhu. È una parola sanscrita che significa auto-illuminante. Svey. Se stesso. Autoilluminante. Autosufficiente. Autoesistente. Che si sostiene da solo.
Incontriamo questa parola nel Jāp Sahib: Chatr chakr vartii, Chatr chakr bhugute, Suiambhei subhang. Pensa all’analogia della luce. Qualsiasi luce che conosci, qualsiasi luce nel mondo, dipende da una fonte di energia. La lampadina non può accendersi senza che l’elettricità la alimenti costantemente. Una candela, la fiamma di una candela, non può bruciare da sola. Ha bisogno dello stoppino e del combustibile, che sia cera o un olio di qualche tipo.
Anche il sole utilizza le sue riserve di carburante. Ecco perché parlano del sole che si raffredda e che alla fine si spegnerà. Anche il sole non è permanente; è una luce che dipende da qualcos’altro.
Qui il Gurbani sta parlando di quella luce dentro di te, di quella vita dentro di te, non dipendente. Quella luce dentro di te non dipende da nulla. Una luce che non ha nulla che la alimenta, che è semplicemente viva. È auto combusta. Non è necessario che nessuno faccia nulla. È già lì.
E questa vita, questa Unità, questo Ik, questo Ongkar, Dio, energia, forza, non dipendono da nulla. È autosufficiente, auto-illuminante. E, cosa ancora più importante, non ha bisogno di nulla e certamente non ha bisogno di nulla da te. Non vuole niente da te.
La gente pensa che Dio voglia che tu preghi. Dio non ha desideri, non ha aspettative. Dio non ha bisogno di nulla da te, dall’umanità. Non ha bisogno della tua preghiera. Non ha bisogno dei tuoi sacrifici. Non ha bisogno del tuo impegno. Non ha bisogno delle tue offerte. Non ha bisogno della tua carità.
Bhagat Ravidas Ji dice nell’Āarti, Tera kia tujhe Kia Arpho. Ciò che tu hai creato, come posso io offrirtelo? Sai, vai al Gurdwara e pensi di fare qualcosa donando soldi, come se fossi tu che stai offrendo qualcosa. Oppure metti dei fiori. Da dove vengono quei fiori? Hai dato tu alla luce quei fiori? Hai creato tu qualcosa che puoi dare a Dio? Oppure quel fiore cantava felicemente nel campo, tu sei andato lì e hai tagliato il fiore, gli hai tolto la vita e poi l’hai messo davanti al suo creatore, e il creatore potrebbe girarsi e dirti: “Stava benissimo nel campo dove era. Chi sei tu per tagliare quel fiore, togliergli la vita e poi darmelo come se me lo stessi offrendo?”
Perché prendere qualcosa che canta manifestando la vita, tagliarlo via dalla vita e poi metterlo davanti a qualcuno come se gli stessi facendo un regalo? In alcune culture potrebbero vedere come un cattivo presagio perché mi stai dando qualcosa di morto. Dammi una pianta che canti nella vita. Perché darmi un fiore morto? E poi metti dei fiori davanti al Guru e dici: sto facendo un’offerta a Te. Tera kia tujhe Kia Arpho È opera tua, è una tua creazione, cosa posso darti?
Bhagat Ravidas Ji termina quella frase dicendo: Naam tera Tuhi Chavar tohlāre. L’ unica offerta che posso darti è il Naam. Ma lui dice: Naam tera, è il tuo nome. Tutto quello che posso fare è sventolarlo sopra di te, come un ventaglio. Posso sventolare il tuo nome su di te. Non è nemmeno un nome che posso darti.
Anche il tuo Naam Simran, non è un’offerta a Dio. Non pensare di stare dando qualcosa a Dio, non pensare di offrire qualcosa di speciale. Perché quello che stai facendo in questo modo è creare un Ego. Un Ego che dice: sto pregando Dio. È un bel mattoncino che metterò nella mia fortezza. Tu sei una di quelle persone che non prega, io sono una di quelle persone che prega. Crei un altro mattone, un altro ego, un’altra identità.
Non immaginare neppure di stare veramente dando qualcosa. Gurbani dice: Āp japāe japai so nāu, Āp gāvāe su har gun gāu. Quando Tu mi permetti di cantare, allora canto il tuo nome. Quando mi permetti di dire il tuo nome, allora dico il tuo nome. Non posso nemmeno produrre una parola senza la lingua che mi hai dato, senza il respiro che mi hai dato, senza il linguaggio che mi hai dato.
Un Essere così contenuto in se stesso, nella propria perfezione, così perfettamente completo, non ha bisogno di nulla da te. E’ per questo che nessuna religione può affermare di essere l’unica via diretta verso Dio, come se avessero il monopolio, come se fossero loro che sanno come arrivarci. Non ti si richiede di aderire ad una religione; è già lì dentro di te. Ecco perché Gurbani dice Kat kat vase, è in ognuno e ciascuno di voi. È in ogni cuore. Riconosco la mia propria luce, quindi posso vedere la luce in tutti.
E qual’è il motivo della religione? Esso non ti richiede di fare nulla. Esiste in te. Sei tu. Ti appartiene. Quella lampadina non ha bisogno di una religione affinché tu possa vederla. A quale religione ti unirai che ti farà vedere la tua propria luce? Nessuna religione che tu possa seguire farà il lavoro per te. Anche se ti unisci a una religione, anche se vai molto lontano all’interno di quella religione, alla fine è la Tua Luce che devi riconoscere.
La divinità è la tua. La tua divinità, la tua luce divina non ha bisogno di nulla da te, perché non è esterna a te. Non c’è niente di esterno con cui puoi nutrirlo. Non è una fiamma che, se ne metti di più, brucerà più intensamente. È già lì. Non è limitata a nessuna religione particolare.
Il Sikhismo non ne ha il monopolio, Esso è lì in ognuno di noi. Non richiede alcuna pratica da parte tua. Non è necessario che tu abbia un certo aspetto, è già lì dentro di te. Cambiare il tuo aspetto, tagliarti i capelli o raderti la testa per diventare un monaco, o farti crescere i capelli per diventare un Khalsa, non cambierà il fatto che devi ancora andare a trovare quella Luce.
Il semplice fatto di farti crescere i capelli non ti fa trovare la luce. Ti impedisce di tagliarti i capelli. Ti impedisce di aggrapparti all’attaccamento del “Devo apparire in un certo modo per conformarmi alla società”. Ma non ti fa trovare la luce. Questo è ancora uno sforzo che devi fare oltre a farti crescere i capelli.
, a questo punto, voglio solo che tu riconosca che è già lì. Nasce dentro di te. È già lì. Non ha bisogno di un linguaggio speciale. Non ha bisogno di parole speciali. È lì. Non devi fare nulla perché esista. Esiste già dentro di te.
Potrebbe sorgere la domanda: allora significa che non devo fare nulla? Posso essere semplicemente me stesso? Posso semplicemente essere una brava persona? È abbastanza? Se è già qui dentro di me, se tutto ciò di cui ho bisogno è solo riconoscere la mia stessa luce, se non ha bisogno di nulla da me, infatti, se è me, ed è quello che fa tutto, è Kartapurakh, perché non mi siedo e mi rilasso? Cosa c’è da fare?
Ciò che devi fare è spezzare l’attaccamento alla tua Identità, ed è qualcosa che non puoi fare facilmente da solo. E questo è qualcosa che richiede pratica. E questo è perché abbiamo bisogno di un Rehat. Un sistema. Un sistema che funziona. Un sistema che è stato modellato da persone che lo hanno già fatto in passato.
E un Rehat non è altro che una pratica per lasciare andare quei mattoni e per trovare la luce e per riconoscere la luce. Praticare il Rehat non è di per se una garanzia, e praticare il Rehat non dovrebbe diventare un’altra identità che ti attribuisci. Perché potresti fare tutte le cose che ci si aspetta da te e seguire ogni aspetto del Rehat, ma senza comunque rompere alcun attaccamento.
Potresti ancora aggrapparti forte a quel Rehat come se fosse un altro attaccamento, un’altra tua identità. Rehat è necessario per staccarsi dalla mente. La mente si aggrappa a tutto: questo è mio, questo è mio, questo è mio. Tutte queste cose che crei, creano i tuoi pensieri, il tuo pensiero. Raramente pensi a qualcosa che non sia associato a uno di quei mattoni. Ogni pensiero che hai in testa è associato a qualcosa che ha a che fare con te. Anche le cose a cui tieni, le cose che ti piacciono, sono solo altri mattoni.
E quello che fai è passare tutta la giornata nella tua mente, semplicemente lucidando ogni mattone, pensando a ogni mattone e gestendo ogni mattone. Ecco com’è la tua giornata, tutto il giorno, tutti i giorni. La tua mente è solo una continua conversazione che ti associa con cose diverse, cose diverse a cui ti sei aggrappato. Rehat è un modo per staccarti da quella mente. Per rompere l’abitudine di essere sempre nella tua mente, lucidare quei mattoni ogni giorno e mantenere quegli attaccamenti ogni giorno.
Rehat non è qualcosa a cui aggrapparsi. Rehat è per te, affinché tu rompa i tuoi attaccamenti.
Perché ti chiede di alzarti presto la mattina? Ti dice di non essere attaccato al sonno.
Perché ti chiede di rinunciare a certe cose da mangiare e da bere? Dice di non attaccarsi ai gusti. Ma non perché tu ti affezioni ad altri gusti.
Sapete, un argomento che le persone usano a favore del vegetarianesimo, è che dicono che coloro che mangiano carne la mangiano solo a causa dello swaad. Mi stai dicendo che tutti i vegetariani mangiano cibo insapore? Oppure tutti i vegetariani in realtà siamo tutti attaccati anche noi a certi swaad? Ma nella nostra mente quello che abbiamo fatto è stato dire che questi sono swaad accettabili e quegli swaad non sono accettabili. Allora dammi un bel piatto di chili panēr. Dammi una bella cioccolata.
Noi vegetariani, ci affezioniamo a certi gusti e diciamo “Sì, ma noi non siamo forse persone simpatiche e buone? Voi tutti mangiatori di carne siete le persone cattive”. Perché tu stai facendo qualcosa di cattivo e noi stiamo facendo qualcosa di buono. È un bel mattone che metterò davanti a me. Sono vegetariano. Non lasciarti ingannare dal fatto che diventando vegetariano pensi di diventare più santo. Il tuo attaccamento al vegetarianismo non è altro che un attaccamento.
Il motivo per cui dovevi rinunciare a qualcosa era rompere l’attaccamento al gusto. Ma quello che hai fatto è rompere l’attaccamento a certe cose e costruire un altro attaccamento ad altre cose.
Il Sikhismo definisce una disciplina. Ma solo per una ragione, non perché ti attacchi a quella disciplina e crei l’Ankar (?) di essere una persona disciplinata. È qui che incontri queste persone spirituali molto meschine, orribili, le cosiddette persone spirituali, i cosiddetti amritaris, la cui vita avrebbe dovuto essere legata allo Swaad dell’amrit. Eppure sono persone cattive. Perché disprezzano tutti gli altri, perché si aggrappano ai loro mattoni dicendo: “Io sono un essere spirituale”.
Il tuo ego è già molto difficile da spezzare. L’Ego spirituale è quello più difficile da spezzare, perché quell’Ego è l’ego “approvato”. Questa è l’identità che essi credono sia consentita. Il Rehat è stato introdotto per aiutarti a rompere la tua identità, non per creare più cose a cui aggrapparti.
Essere una brava persona nella vita va bene: sii una brava persona. Ma non ti aiuterà a spezzare quegli attaccamenti e non ti aiuterà a riconoscere la luce. La luce non ha bisogno di nulla da te. Ma sei tu che hai bisogno di Rehat per trovare quelle cose. Altrimenti sarai sempre nella tua mente. E la tua mente sarà sempre rivolta verso l’esterno. È necessario trovare un sistema per cambiare la situazione e che ti porti a guardarti dentro.
Una semplice analogia che mi piace usare è: immagina di acquistare una fotocamera all’avanguardia e di non leggere mai il manuale. Immagina di avere questa fotocamera davvero fantastica e che può fare mille cose. E ti vanti tutti i tuoi amici: “La mia macchina fotografica può fare tutte queste cose”. E loro ti dicono: “Dai, mostraci, facci vedere”. E tu: “Non so come farlo, non ho mai letto il manuale”. Quello che fai con questa attrezzatura davvero costosa, è che riesci a malapena a scattare qualche foto. Ma sei molto contento di avere questa attrezzatura davvero costosa.
La tua vita è così. Uno strumento davvero raffinato e bellissimo, di cui non hai mai letto il manuale di utilizzo. Guru Granth Sahib Ji è un manuale per la tua vita. Ti dice come trarne il massimo e ti indica le insidie. Ci sono queste cose chiamate kām, krodh, lobh, moh e ahankar . Ti dice cosa fare con loro. Come evitarli.
Ora tu potresti essere davvero egotista e dire: “Non ho bisogno che qualcuno mi dica cosa fare. Non ho bisogno di leggere le istruzioni”. No. Non è obbligatorio. In realtà non è necessario leggere le istruzioni per usare quella macchina fotografica; probabilmente sarai in grado di guardarla, accenderla e scattare qualche foto. Probabilmente sarai in grado di farlo. Ed è quello che stiamo facendo con la nostra vita.
Andiamo in giro con un Ego dicendo: non ho bisogno di un Guru che mi dica cosa fare. Lo scoprirò da solo. Sarai in grado di capirlo da solo, ma non sarai in grado di ottenere nemmeno il 10%. Non sarai in grado di utilizzare nemmeno il 10% delle funzionalità di ciò che potresti utilizzare in te stesso.
Immagina di andare in giro con l’attrezzatura più sofisticata che è questo corpo, questa mente, questa vita, questo potenziale. Te ne vai in giro con questa cosa super sofisticata e non hai mai imparato come usarla. Ed è quello che stiamo facendo tutti.
Leggi le istruzioni. Questo è il Bani, questo è ciò che il Guru è. Ma non appena lo fai, è come se qualcuno ti dicesse cosa fare. “Non ho bisogno che qualcuno mi dica cosa fare”.
Ma in realtà, il Guru non ti sta dicendo cosa fare della tua vita. Il Guru non ti sta dicendo cosa fare con la tua fotocamera, ti sta semplicemente indicando tutte le funzionalità della fotocamera. Ciò che scegli di andare fotografare dipende da te. Come scegli di vivere la tua vita dipende da te. Ma sii consapevole di tutte le caratteristiche dentro di te.
Immagina il manuale di una macchina fotografica: esso non ti dice cosa andare a fotografare, ti spiega come sfruttare al meglio quella fotocamera. Poi quando andrai a scattare le foto, saprai come utilizzarlo al meglio. E quando leggi il Bani, non ti dice come vivere la tua vita, ti descrive tutte le caratteristiche in modo che quando esci e vivi la tua vita, saprai il modo migliore per farlo.
Quando una situazione si presenta di fronte a te, perché hai letto il manuale, saprai come non entrare nella rabbia, come non entrare negli attaccamenti, come non entrare nei desideri, nell’avidità. Ti dirà come fare quelle cose. Non ti dice cosa fare della tua vita. Non ti dice in che tipo di casa vivere, se vivere in montagna o sulla spiaggia. Vai e fai quello che vuoi.
Il Guru non ti dice cosa fare, ti dice come fare al meglio qualunque cosa tu voglia fare.
E certamente puoi continuare a scattare foto senza leggere il manuale, ma quello che facciamo è continuare a scattare quelle foto, e poi ci chiediamo perché non vengono come le foto professionali. Perché non hai preso il tempo per impararlo, non hai messo lo sforzo necessario per impararlo.
E c’è una regola molto semplice da rispettare. Se vuoi ottenere qualcosa che non hai mai ottenuto prima, se vuoi risultati che non hai mai visto prima, devi fare qualcosa che non hai mai fatto prima.
Se vuoi risultati che non hai mai visto prima, devi fare qualcosa che non hai mai fatto prima.
Se continui a fare le stesse cose di prima, otterrai gli stessi risultati. Se continui a scattare le stesse foto nello stesso modo, otterrai le stesse foto. Se continuerai ad affrontare la vita come hai sempre fatto, diventerai felice e poi triste. Ti arrabbierai e ti sentirai frustrato. E poi ti chiederai, non voglio essere frustrato, non voglio sentirmi così. Non voglio queste sensazioni orribili. Non voglio sentirmi disconnesso, voglio sentirmi connesso.
Ma se non segui il manuale, continuerai a fare gli stessi errori. Non vedere il Guru come qualcuno che si impone nella tua vita. Sta semplicemente tirando fuori il meglio da te.
Una volta che impari a ottenere il meglio da te stesso, puoi camminare su qualsiasi percorso, ecco perché Sikhi non ti limita a un percorso particolare.
Guru Nanak Dev Ji non è andato in giro per il mondo dicendo: sei buddista, lascia perdere, unisciti a me. Sei indù, lascia tutto e vieni con me. Sei musulmano, abbandona. Sono tutti nell’errore: abbandona tutti quei sentieri.
Cosa ha fatto Guru Nanak Dev Ji? Se sei musulmano, lascia che ti mostri come essere musulmano al meglio. Se sei indù, lascia che ti mostri come farlo al meglio. Se sei un Sikh, lascia che ti mostri come essere al meglio un Sikh. Non fare errori. È un manuale di vita, per te, che vale per tutti.
Sikhi non è una religione. Un indù che segue l’insegnamento del Guru può essere un Sikh. Bhai Mardana, come lo chiameresti? Lo definiresti musulmano o sikh? Kabir Ji, come lo definiresti? Un musulmano, un indù, un sikh? Ecco perché Guru Nanak Dev Ji fu chiamato, Hindu Ka Guru, Musulman Ka Pēr. Perché tutti, quando ascoltano Guru Nanak Dev Ji, dicono, sì, questa persona mi sta dicendo come essere una persona migliore a modo mio.
Il Guru Granth Sahib Ji non è un manuale di Sikhismo. Non sta creando una nuova religione; non ha bisogno della religione. Il Guru Granth Sahib Ji non ha bisogno che tu ti chiami signor Singh o signorina Kaur. Non ne ha bisogno. Dice: “Chiamati come vuoi. Fatti crescere i capelli, tagliati i capelli, raditi la testa. Mangia carne, non mangiare carne. Fai questo, fai quello. Svegliati, non svegliarti. Di’ questa preghiera o non dire questa preghiera”. Non è dipendente da queste cose.
Ecco perché Bani dice: Koi Bole Ram Koi Kudae, Koi Seve Gusaie Koi Alahe. Alcuni lo chiamano Ram, altri lo chiamano Khuda, altri dicono Dio.
A che punto Guru Nanak Dev Ji ha detto: “E’ sbagliato? Tutti voi dovreste dire: Wahe Guru”? Dobbiamo aggrapparci al fatto che “Io sono un sikh” o dovremmo Guru Maneio Granth ? Dobbiamo seguire il Guru?
Quando il Guru dice: “Elimina tutti gli attaccamenti”, se sei attaccato all’idea di essere un Sikh, allora che tu ci creda o no, è solo un altro mattone. Ciò che quel mattone dice è che è il mattone di colore Sikh. Quello è un mattone su cui è scritta la parola Sikh.
Sul tuo mattone c’è scritta la parola “Cristiano”. Sul tuo mattone c’è scritta la parola “Islam”. Sul mio mattone c’è scritta sopra la parola “Sikh”. Sono diverso da te.
Che stai facendo in quel momento? Quando il Bani dice che siamo tutti uguali, Sab gobindhe, sab gobindhe, gobindhe nahē koe, tutti sono Dio, tutti sono uguali, siamo tutti parte dell’Unità? Stai creando divisioni. La tua mente sta creando divisioni.
Segui il Guru e il Guru ti dice di spezzare tutti gli attaccamenti.
Il motivo per cui ti fai crescere i capelli non è per creare un attaccamento, ma per spezzare l’attaccamento al corpo. Il motivo per cui ti tagli i capelli è perché sei affezionato al tuo aspetto. Quando smetti di essere attaccato al tuo aspetto, lascia andare il corpo e il corpo farà questo: (i capelli) cresceranno e basta. È come un fiore che continui a recidere e lui cerca di far crescere un altro fiore. E poi quello lo tagli dicendo: non mi sembra giusto, non mi piacciono tutti questi fiori, continuo a tagliarli e i fiori continuano a ritornare.
Beh, perché non lo lasci stare, allora? Quando lo lasci stare, ecco cosa succede, cresce. È un lasciare andare. È quel mattone del “mi interessa il mio aspetto” che lasci andare. Non credere che i Rehat, le regole di Sikhi, siano regole coercitive. Sono lì per aiutarti a spezzare i tuoi attaccamenti.
Altrimenti puoi metterti un bellissimo dastar in testa e creare un adorabile attaccamento, il mio Pag è migliore del tuo Pag. È un bel mattoncino che metterò davanti a me, ho il miglior Pag. Ho i capelli più lunghi. Non è forse solo un altro attaccamento?
Seibhang ci ricorda: “Qualunque cosa tu faccia, se fai tutte queste cose o se non fai queste cose, c’è qualcosa già lì dentro di te”. Tutto ciò di cui hai bisogno è già qui.
Sai, quando diciamo di trovare Dio, dov’è Dio? È già qui. È perché usiamo questa parola Dio che ci confondiamo. Dov’è la vita? La vita è qui proprio adesso.
Potresti effettivamente seguire quello che sto dicendo e portarlo a una conclusione che dice: “Sai una cosa, ho chiuso con questa roba Sikhi. È troppo difficile. Perché devo farlo? È già lì. Dio è già lì. L’ ho provato, mi sono fatto crescere i capelli, ho fatto tutti i Nitnem, ho fatto tutti i Pāht, sono andato a tutti i programmi Kirtan e non l’ho trovato davvero. Questa roba Sikhi non funziona.”
Potresti effettivamente dire: “Ma quel tipo ha detto che è già lì dentro di te non devo fare nulla”.
Potresti dire che “La vita era molto più semplice prima di entrare nel Sikhi. Prima di entrare nel Sikhi avevo un po’ di libertà nella mia vita. Ora sembra che ci siano molte regole nella mia vita. La religione mi sta limitando. Mi trattiene”.
Ed è questa la differenza tra spiritualità e religione. La religione cerca di vincolarti con regole e regolamenti. Ma qui non si tratta di regole e regolamenti.
Quando lo guardi da una prospettiva spirituale, la spiritualità, Dharam, in realtà ti rende libero. Perché quello che fai con quel muro che costruisci intorno a te, alcuni potrebbero chiamarlo una fortezza, altri potrebbero chiamarlo un palazzo, ma è un muro da cui non puoi uscire. E come si chiama un edificio dal quale non si può uscire? Prigione. Ciò che in realtà hai fatto è costruire una prigione intorno a te.
Invece di essere una luce che splende all’infinito in ogni direzione, hai costruito un muro intorno a te che può brillare solo all’interno di quei quattro angoli di quei muri. Hai costruito una prigione attorno a te, non hai costruito una fortezza attorno a te.
Anche questa identità a cui ti aggrappi, la religione, sembra che stia aggiungendo più mattoni, più peso al muro.
Al contrario, Dharam e il Guru li stanno rompendo. Ti sta rendendo libero. E quando sarai libero, ti renderai conto che non c’era nessun “IO” a fare tutto quello sforzo. Non ero io a fare tutto quello sforzo. Ed è qui che si arriva al Prasād.
Quello che si libera di quei mattoni non sei tu, non è opera tua, e questo è il prasād. Questa è la grazia.
Il video della lezione originale di Bhai Satpal Singh, dell’organizzazione Nanak Naam, tradotto in italiano il più fedelmente possibile.
Per gentile concessione di https://www.nanaknaam.org/