La Recitazione, La Conoscenza. Nel Principio Primordiale. La Verità Permanente.

Benvenuti a tutti. Sono davvero felice di iniziare il Corso sul Japji Sahib.

abbiamo seguito il Mool Mantra e ora il viaggio che intraprenderemo è di immensa importanza.

Stiamo per salire su un vero e proprio ottovolante!

Questo Bani passa attraverso le cime più irte e le profondità più assolute che tu possa immaginare.

Ti porta proprio fuori da te. Nell’espansione dello spazio infinito. Ai confini dell’universo.

E ti riporta direttamente al nucleo stesso della tua esistenza. Proprio alla radice di chi tu sei.

Questo è il Bani più significativo, è questo è il motivo per cui, quando Guru Arjan Dev Ji compilò il Guru Grant Sahib Ji, decise che si doveva iniziare con Siri Japji Sahib.

Ciò che abbiamo imparato finora è stato descritto come Mool, la radice. Ma ci sono un paio di domande che devono essere poste attorno alla radice. Nessuna radice si forma dal nulla. Tutte le piante iniziano con un seme. 

Se questo è il Mool Mantra di cui abbiamo parlato finora, allora qual è il seme? 

E se è una radice, allora cos’è la pianta, l’albero? 

Vedi, la radice da sola non ha alcun significato. Viene da qualche parte. E Gurbani ha queste analogie. Quindi, mentre parliamo del Mool Mantra, c’è un altro tipo di Mantra di cui parla Gurbani, che è il Bij Mantra. Bij.

In Punjabi, la parola bij significa seme.  Mentre stiamo discutendo del Mool Mantra, c’è un seme che sta dietro a tutto ciò. 

Quando abbiamo esaminato il Mool Mantra e abbiamo capito che ogni singola parola nel Mool Mantra in realtà parla della stessa cosa, allora quel seme ci diventa un po’ più chiaro.

Il seme è Ik.

Bij: la radice nasce da un seme. La radice ha una certa forma, ma il seme è assolutamente informe.

In Punjabi useremmo la parola Sukham, che significa sottile, quasi invisibile, molto sottile.

 Il bij è Sukham, quasi invisibile.

La radice ha una certa struttura. La radice è ciò che tiene insieme il tutto.

Senza la radice, nulla può crescere.

Japji Sahib è ora l’inizio dell’albero.

In effetti, Japji Sahib spiega tutto; l’’intero universo è spiegato nel Japji Sahib. 

L’intero sistema che è stato creato è spiegato nel Jap Jii Sahib.

Il resto del Guru Grant Sahib può essere inteso come l’albero.

Le foglie, i rami, i frutti, i fiori, questo è il resto del Gurbani.

Ma la corteccia, il tronco principale, è il Japji Sahib, e potete vedere che in effetti il Guru Grant Sahib è strutturato in questo modo.

C’è un solo Japji Sahib da cui provengono molti bani e ogni bani è diviso quasi in gusti diversi, che sono classificati nei diversi Rāg.

I Rāg possono quasi essere visti come sapori, rami diversi di questo albero.

Ma il Japji Sahib è ciò di cui l’albero è fatto e il Mool Mantra è ciò da cui l’albero è sostenuto.

In fondo si parla sempre dell’Ik, che è il Bij, che è l’essenza stessa senza la quale l’albero non può nemmeno iniziare.

Il Gurbani usa questa analogia che se osservi la dimensione di un albero, l’intero albero esiste all’interno del seme. L’intero albero è presente nel seme stesso. L’intero albero che vedete è partito da qualcosa che a noi sembra del tutto insignificante. Eppure l’intero albero esiste nel minuscolo seme.

Allo stesso modo tutta la creazione, l’intero universo può essere visto come l’albero.

Ma tutto deriva da quell’Uno. Senza l’Uno, nulla può esistere.

E infatti l’Uno esiste in tutto l’albero. Non c’è distinzione tra il seme, la radice e l’albero: fanno tutti parte della stessa cosa.

 Puoi dire che l’albero è il seme. L’albero sono le radici. Ora questo ci aiuta a capire che non stiamo parlando di qualcosa di separato.

L’idea che esista un Dio che siede da qualche parte separato dall’albero non ha alcun significato in questa analogia.

L’intero universo è l’Unità. L’Unità non è mai separata dall’universo.

L’Unità può esistere senza l’universo, ma l’universo non può esistere senza l’Unità.

Questa è l’avventura che stiamo per vivere con questo Japji Saibh.

Cominciamo con un po’ di retroscena, un’introduzione al Japji Saibh.

Chi ha creato il Japji Sahib?

Se guardiamo tutti i bania scritti nel Guru Grant Sahib Ji, sono stati tutti attribuiti ad un autore.

Guarda Sukhmani Sahib. Ti dice Mahala pajavāṁ [quinta]. Gauri Sukhman, Mahala pajavāṁ.

Guarda Anand Sahib. Rāmkalē mehlā tīsarā [terza]. Guru Amardas Ji.

Ora, Japji Sahib non ha un Mahala scritto, non ha il nome di un Guru attribuito.

Eppure tutti gli storici, tutti i rinomati studiosi della nostra tradizione, concordano tutti sul fatto che Japji Sahib appartiene a Guru Nanak Dev Ji.

È stato scritto e scritto da Guru Nanak Dev Ji. Il primo Guru.

E ancora, se guardiamo Guru Grant Sahib Ji, tutti i bania, ogni volta che sono stati scritti, sono stati scritti nell’ordine del Guru.

All’interno di ogni Rāg, gli Shabad iniziano sempre con lo Shabad di Guru Nanak Dev Ji in quel Rāg.  Seguono l’ordine dei Guru.  Quindi ha senso che Guru Grant Sahib Ji, l’intero Granth, inizi con un bani del primo Guru, perché èstato scritto da Guru Nanak Dev Ji.

Dov’è stato scritto? Anche in questo caso tutti gli studiosi concordano nel ritenere che sia stato scritto nella città di Kartarpurk.

Ricordi che abbiamo già parlato di questa città, quando abbiamo trattato l’argomento Karta purk

La città era su una terra donata a Guru Nanak Dev Ji.

Laddove Guru Nanak Dev Ji tradizionalmente avrebbe usato il suo nome per dire che questa città, questa terra mi appartiene, Guru Nanak Dev Ji non dà il suo nome a quella città. Mette l’Uno, il creatore, come nome e proprietario di quella città, dicendo che questa città appartiene all’Unità. Kartarpurk.

Sappiamo anche che Guru Nanak Dev Ji si stabilì a Kartarpurk dopo aver completato i suoi quattro viaggi, il suo Jar Udasis. Questo ci dà anche un’idea di quando il Japji Sahib fu scritto, in una fase avanzata della vita di Guru Nanak Dev Ji. 

Questa non è necessariamente la fine della storia; è l’inizio della storia. Non è necessariamente il primo Shabad o il primo Bani scritto da Guru Nanak Dev Ji.

Perché sentiamo spesso parlare di storie di Guru Nanak Dev Ji che viaggia nei suoi quattro Udasi, mentre conversa con persone diverse. Le conversazioni, ad esempio, guardiamo il Siddh Gosht. Il Siddh Gosht è una conversazione con i santi yogi e i sadhu dell’epoca, ma avviene quando Guru Nanak Dev Ji è ancora piuttosto giovane.

In quello Shabad, Guru Nanak Dev Ji viene indicato come un ragazzo, un giovane uomo. I Siddh, che sono gli anziani, si riferiscono a lui come Bāl, Balak, un bambino. Sappiamo che alcuni Bani sono stati scritti prima del Japji Sahib. Questo non è il primo Bani scritto da Guru Nanak Dev Ji, è stato scritto nella seconda metà della vita di Guru Nanak Dev Ji.

Qual è la struttura del Japji Sahib?

La struttura del Japji Sahib segue una struttura simile a quella utilizzata dai Veda e dai Grant storici dell’epoca. Tutti i Grant storici di quel tempo iniziano con “Om ” come dichiarazione di apertura, come parola di apertura. Guru Nanak Dev Ji inizia con Ek Ongkar.

E abbiamo già parlato della differenza tra Om, Ongkar e Ek Ongkar e perché Guru Nanak Dev Ji pone Ek davanti a Om. 

 Quindi inizia come in tutti i Grant storici e i Veda dell’epoca, con ciò che è noto come Mangla Charan, la dichiarazione di apertura.

E all’interno del Japji Sahib il Mool Mantra, da Ik​ Ongkar a Gurprasād, è conosciuto come Mangla Charan. Un Mangala Charan è un’invocazione, è un elogio di colui di cui parlerai. È la tua preghiera di apertura.

È la lode dell’Uno, della Divinità. Normalmente, negli altri Veda e nei Grant, sarebbero divinità.  Ci sarebbe un Mangla Charan verso Ganesh o Saraswati.

Qui Guru Ji dice che se dobbiamo fare un Mangla Charan, allora ne faremo uno verso Colui che ha creato Ganesh e i Devi Devte, Shiva e Brahma. 

Parleremo in seguito di questo Ik.

Il Mangla Charan non è di un Devi Devte, ma di Karta, di colui che ha creato tutti il Devi Devte, colui che ha creato tutto l’universo e tutta la creazione.

Poi proseguiamo, dopo il Mangla Charan, passiamo al titolo. 

Il titolo della composizione è Jap.

Dopo Gurprasād c’è un punto. E lo noterai nel tuo Gutka, vedrai che Ek Ongkar Gurprasād è scritto come una lunga frase, dopodiché c’è un punto. E poi trovi Jap.

Il titolo a cui ci riferiamo di questo Bani Japji Sahib deriva da questa parola Jap; questo è il titolo di questa composizione.

In modo simile alle altre composizioni che conosciamo, come il Gauri Sukmani. Il Ram Kali, il Mahala Tija Anand, noi chiamiamo l’Anand Sahib col nome Anand.

Chiamiamo il Sukhmani Sahib Sukhmani perché deriva da lì, il titolo è lì, all’inizio.

 Il titolo di questa composizione è Jap. Dopodiché c’è un altro punto.

Questo Bani inizia con un Salok e termina con un Salok.

Nella parte successiva abbiamo il Mangla Charan, abbiamo il titolo, poi abbiamo un Salok di apertura.

Il Salok di apertura è Aad Sach, Jugād Sach, He bhi Sach, Nanak Hosi Bhi Sach.

E ancora, dopo di questo, vedi che c’è una pausa.

Se leggi nel tuo Gutka, se lo segui, vedrai che trovi un titolo, Jap, punto. Aad Sach, Jugād Sach, punto. He Bhi Sach, Nānak hosī bhī sach, punto.

Questo Salok è composto da due righe. Aad Sach, Jugād Sach. Hē bhī sach, Nānak hosī bhī sach.

Questo è il tuo Salok di apertura e termina con il numero uno. Questa è la fine di Salok numero uno.

Poi ci sono 38 pauris, ovvero 38 versi. Questo è il contenuto del Japji Sahib. Questo è il contenuto principale del Japji Sahib.

E alla fine il Japji Sahib termina allo stesso modo con un Salok. E lì il Salok è intitolato Salok, Pavan Guru Pāni Pita.  L’ultimo Salok in realtà dice esplicitamente la parola Salok, ma il Salok di apertura non dice la parola Salok. Non dice Gurprasād. Jap. Salok. Aad Sach Jugād Sach.

Allora come facciamo a sapere che questo è un Salok? Perché questo stesso Salok appare anche nel Sukhmani Sahib. All’inizio del numero 17 di Ashpadi, c’è scritto Salok. Aad Sach Jugād Sach. Hē bhī sach Nānak hosī bhī sach. C’è una leggera differenza nell’ortografia. Ma è così che sappiamo che si tratta di un Salok.

Questo non è un Pauri, questo non è un verso di Japji Sahib. Questo non è il primo verso di Japji Sahib. Questo è un Salok. Sta da solo.

Poi abbiamo i 38 versi. 

Poi abbiamo l’ultimo Salok. Pavan Guru Pāni Pita.  Questa è la struttura del Japji Sahib.

Ora, come possiamo dire che Japji Sahib inizia con un Mangla Charan e che da Ek Ongkar a Gur Prasād è il Mangla Charan, è l’invocazione?

Se guardi Guru Sahib Ji, alcuni sosterranno che Ek Ongkar a Gur Prasād non è in relazione con Japji Sahib. Ok Ongkar to Gur Prasād è un Mantra autonomo. E’ un Mangla Charan che sta in piedi da solo. Non si prolunga nel Jap Aad Sach Jugād Sach.

Come facciamo a sapere che è vero? Perché nel Guru Grant Sahib Ji, il Mangala Charan che va da Ek Ongkar a Gur Prasād è stato utilizzato in tutto Guru Grant Sahib Ji. Ogni Rāg, inizia con Ek Ongkar e va fino a Gur Prasād. Il Mantra completo è riaffermato all’inizio di ogni Rāg e all’interno di ogni Rāg si trovano le sue abbreviazioni.

Ogni volta che un autore cambia all’interno di un Rāg, trovi Ek Ongkar Sat Gur Prasād o qualche variazione del Mangla Charan stesso.  Il Mool Mantra è Ek Ongkar a Gur Prasād ed è a se stante. 

Non è correlato a ciò che viene dal Jap in poi.

Jap è l’inizio della composizione successiva. Proprio come puoi trovare da Ek Ongkar fino a Gur Prasād e poi trovi l’inizio del Rāg e di tutto lo Shabad all’interno del Rāg. La parte da Ek Ongkar a Gur è a se stante. Non è un Mantra incompleto.

Detto questo, ci sono due scuole di pensiero. Posso solo presentarti quella che, basandomi sulla mia ricerca mi risuona di più. Ma ci sono due scuole di pensiero, l’altra delle quali dice che il Mool Mantra va da Ek Ongkar fino a Nanak Hosi Bi Sach. Sì, ci sono due scuole di pensiero. Ed entrambe hanno argomenti perfettamente validi per cui si tratta di Ek Ongkar fino a Nanak Hosi Bhi Sach o di Ek Ongkar a Gur Prasād.

Per me il discorso è molto accademico e non credo faccia molta differenza. Perché alla fine è tutto Bani. Alla fine appartiene tutto a Guru Nanak Dev Ji. Dobbiamo imparare il messaggio di tutte le parole in Siri Guru Grant Sahib Ji.  È davvero una discussione accademica dove finisce il Mool Mantra. Sì. 

Ma io ti presenterò quello che, basandomi sulla mia ricerca, mi sembra risuonare di più con me. Ma non dovresti assolutamente prenderlo come la verità del Vangelo. Sì. In effetti, non prendere nulla di ciò che dico per assolutamente vero. Per favore, vai, fai le tue ricerche. Posso presentarti solo quello che ho letto, quello che ho imparato, quello che ho capito. Ma ciò non significa che la mia versione sia quella vera. Siamo d’accordo?

Queste discussioni vanno avanti da centinaia di anni. Dove finisce il Mool Mantra? E io non sono nessuno per dare la risposta definitiva.  Vai, fai le tue ricerche. Ma in definitiva, non penso che dovrebbe essere una fonte di discussione. Se hai intenzione di meditare, medita su quello che risuona con te, su quello che ti fa sentire a tuo agio. La maggior parte di noi è cresciuta con da Ek Ongkar fino a Nanak Hosi Bhi Sach. E va bene. Va bene. Non importa davvero. Alla fine è tutto bani. Nessuno ha ragione e nessuno ha torto. Sì. Non è su questo che dovremmo concentrarci.

 Finora abbiamo raggiunto una comprensione.

Abbiamo iniziato questo viaggio.

Il viaggio è iniziato con Ik. E ci ha portato fino a Guru Prasād. Abbiamo parlato di cos’è il Guru e adesso arriva il Jap. 

Come sempre, è molto importante prestare attenzione all’ortografia.

Questa ortografia del Jap significa “Il canto”, “La recitazione”, “La comprensione”.

Ricorda che abbiamo parlato delle parole che finiscono con onkar, e significa che sono un sostantivo. Ciò significa che questo è un nome. Questa non è un’istruzione. Questa non è un’istruzione che dice; “Recita!”. Questa è la recitazione. Il canto.

Un altro significato della parola Jap è sapere. La comprensione. La conoscenza. Ma questo è un sostantivo ed è una parola singolare. Dove vediamo esempi di questa parola in Gurbani? Uno Shabad che ci è familiare, che sentiamo spesso è: Jap, Tap, Sanjam. Dharam na Kamaia. Seva sadhana Janja har raiā. Lì vedi questa ortografia. Il Jap lì ha un onkar. Tap ha un onkar. Sanjam ha un onkar.

 Ciò che significa è che non ho fatto la recitazione, non ho fatto la Tapasia, quella meditazione difficile, non ho fatto il Sanjam quel controllo, quell’autodisciplina. Dharam ha un onkar. Jap, Tap, Sanjam, dharam, na kamaia. Non ho fatto nessuna di queste cose.

Queste non sono azioni, qui dice che questi nomi, queste entità specifiche, non le ho fatte. Non me li sono guadagnati. Jap, Tap, Sanjam, dharam, na kamaia. Ecco dove vediamo questa ortografia.

Ma ci sono ovviamente altri modi per scrivere questa parola.

Un altro modo per scrivere questa parola è senza onkar e ogni parola senza onkar è chiamata Mukta. Mukta significa libero. Questa diventa una parola plurale. Se onkar è una parola singolare, la parola Mukta è plurale.

 La parola Jap, che è Mukta, significa “caso”, “fortuna”. È plurale, i casi, tutti i casi.

E ritroviamo questa ortografia quando vediamo lo Shabad: Asankh Jap, Asankh Bao.

Asankh significa innumerevoli. Asankh Jap, innumerevoli recitazioni, innumerevoli cantare, innumerevoli canti. Lì vediamo questa ortografia. Ora ha chiaro il motivo per cui quella è una parola plurale. Questa è una parola singolare. Jap, Tap, Sanjam, dharam, na kamaia.

 È Jap, Jāp, cosa significa? Anche Jap e Jāp hanno significati intercambiabili. E arriveremo a fornire un esempio.

C’è un terzo modo per scrivere questa parola, ed è Jap con un Sihari, e abbiamo parlato del fatto che il Sihari ha molteplici significati. Uno dei significati è che le parole Sihari sono generalmente femminili. Qui sappiamo che la parola è maschile.  Non trasformiamo una parola maschile in una parola femminile aggiungendo un Sihari.

C’è in effetti un altro motivo per cui aggiungiamo un Sihari, significa che trasforma un sostantivo in un verbo. Da nome diventa azione. Questo ora è “recitare”. È un’azione che fai. Recitare. Recitazione.

Il fare di Jap è scritto così. Significa “recitare”. È un’istruzione per te stesso o un’istruzione per gli altri. Jap con un Sihari. 

Il motivo per cui sto affrontando tutto questo è che quando guardiamo l’inizio del Jap, allora sappiamo a quale ci riferiamo. Dobbiamo comprendere che esistono molti modi diversi e che le persone hanno molti argomenti:” No, questo Jap significa questo o quello”.

L’ortografia lo chiarisce. Se è un’azione, significa questo. Dove vediamo questa ortografia? Nei shabad come Jap Man Mehre Gobind Ki Bani: qui stai dicendo alla tua mente: “Oh mia mente, fai questa azione”. Jap Man Mehre, oh mio Dio, fai questa azione, Gobind Ki Bani.

Jap Jahn Sadha Sada Din Reni: “Oh Sevaks, oh servitori, meditate. Eseguite questa azione.” 

Sadha: Per tutto il tempo. Din Reni: Giorno e notte.

Il Sihari ha anche un significato diverso ed è qui che iniziamo ad comprendere quanto siano complicate le regole grammaticali del Gurbani.

Lo stesso Sihari ha circa 17 o 18 significati diversi in Gurbani e io certo non li conosco tutti. Non ne conosco nemmeno due o tre, questo è il livello base della grammatica.

Se vuoi studiare la grammatica, c’è un ottimo libro scritto dal professor Sahib Singh, che parla tutto di Gurbani Viakaran. Viakaran è grammatica.

E la grammatica del Gurmukhi è diversa dalla grammatica del Punjabi. Il punjabi non ha una parola con vocali diverse alla fine, che significano tutte cose diverse. Capisci? Il Gurmukhi invece ha queste forme. Poiché il Gurmukhi sta cercando di adattare le parole alle misure musicali, le accorcia, le allunga, perché sta cercando di adattarle alla poesia. Tutto nel Gurbani è scritto in poesia.

Oltre ad essere un’azione, un verbo, Jap significa anche che le azioni hanno una conseguenza.  Recitando accadrà questo e questo. Facendo Jap, Japan di nāl. Recitando, significa anche quello. Attraverso la recitazione.  Vediamo una riga nel Gurbani, che presenta questa ortografia, Jap Puran Hoe Kāmā. Jap, così facendo, tutte le tue azioni verranno risolte. Tutti i tuoi affari saranno risolti. Jap, così facendo, Puran Hoe Kāmā.  È lì che vediamo questa ortografia qui.

Quando comprendiamo queste diverse ortografie, allora possiamo anche vedere degli Shabad dove la stessa parola con due ortografie diverse appare all’interno di una frase.  In una frase otteniamo due diverse ortografie del Jap. Per esempio Mere man, Jap Jap Jagnate.  Il primo Jap qui significa il canto. Il secondo significa cantare quel canto. Oh mente mia, il canto, recita il canto di Jagnate, il signore dell’universo. Il primo è un sostantivo. Mere man, Jap Jap Jagnate. Questo Jap, fallo. Il Jap di Jagnate. La recitazione del signore dell’universo, fatela.

 

Allo stesso modo, abbiamo uno Shabad, Āt Pehere Prabh Ka Jap Jāp. Lì, Jap è scritto allo stesso modo. Jap con un Sihari. Fallo. E segue le stesse regole.

Se il Jap non ha un Sihari, allora è la recitazione.  Queste sono le istruzioni. Āt Pehere Prabh Ka Jap Jāp. Ha senso? Questa è la recitazione. Questa è l’azione. Questa è la cosa che deve essere fatta. Questo è il modo in cui lo si fa. Āt Pehere Prabh Ka Jap Jāp.

Quando torniamo a guardare al nostro Japji Sahib, sappiamo di quale Jap stiamo parlando,

Non stiamo parlando di un’istruzione.

Osserverai che nelle traduzioni inglesi, si dice Gur Prasād, per grazia del Guru. Jap. Recita. Come se fosse un comando.

E poi lo descrive quasi come recita quanto segue: Aad Sach Jugād Sach.  Ma se fosse così, dovrebbe avere un’ortografia diversa. Se quel Jap, se il titolo del Bani è “Fai questa recitazione”, se ti dice di fare un’azione, allora dovrebbe essere scritto con un Sihari. Ma non lo è, è scritto con onkar, il che significa che questo è un titolo.

La recitazione”. Il nome della composizione è Jap.

Quindi, come Anand Sahib è il nome di Anand Sahib, e ciò implica che leggendolo otterrai anand, così il Sukhmani Sahib implica che leggendolo entrerai o riceverai il Mani. Mani significa tesoro. Il tesoro della pace. Il tesoro della felicità. Sukh mani.

Perché questo Shabad si chiama Jap? A causa del secondo significato del Jap. Jap significa recitazione, ma significa anche comprensione. Japji Sahib è la conoscenza.

Questa è la conoscenza dell’intero Guru Grant Sahib. Questa è la struttura. Questo è l’intero albero di cui parla il resto dello Shabad. 

E anche se il Mool Mantra è formato solo da una manciata di parole, non pensare al Mool Mantra come queste piccole radici scarne. Pensa a questo enorme albero. Dicono che la dimensione dell’albero corrisponde a quanto sono grandi le radici. Ecco quanto sono profonde le radici sottoterra.  Ciò che vedi dell’albero è solo la metà dell’albero. L’altra metà è la dimensione delle radici.

Ora immagina un albero assolutamente gigantesco. L’intero Guru Grant Sahib, il Mool Mantra è il motivo per cui il Guru Grant Sahib sta in piedi. Non puoi capire Guru Grant Sahib jii se non capisci il Mool Mantra. Non puoi capire il Mool Mantra se non capisci Ik. Se non conosci il seme. Se non conosci quella cosa sottile di cui parla.

 Il motivo per cui questo verso, questa composizione è conosciuta come Jap è perché questa è la conoscenza. Questo è ciò di cui stiamo parlando. Questa è la comprensione che dobbiamo avere.

Poi andiamo avanti: Aad Sach.

La parola Aad significa primordiale, inizio. Nel senso di al di là di ogni cosa. Proprio alla fonte, alla radice. 

Aad. Proprio come se ci fosse un inizio, sarebbe proprio lì. 

Sach è una parola interessante. Sach significa verità.

Ricordate che quando abbiamo parlato di Sat Naam, abbiamo detto che ci sono due definizioni in sanscrito per Sat.

Uno è Sat senza Sahari.  Sa Sat Ta Sat. Ciò significa verità.

Uno è Satia, che significa esistenza. Sat Naam è più incline verso “esistenza”.

Sach è una parola diversa, ed è per questo che quando guardi le tue traduzioni in inglese, Sat Naam significa che il suo nome è verità, e Aad Sach significa sempre verità o sempre vero.

Ma perché Guru Ji dovrebbe usare due parole diverse per indicare la verità? Devono avere due significati diversi. E hanno significati diversi molto sottili.

Sach significa permanente. Sach significa qualcosa che rimarrà sempre lo stesso. Una verità che non cambia mai.

Ad esempio, la velocità della luce. Diciamo che è la verità, è un dato di fatto. Ma è plausibile che in un universo diverso, in una dimensione diversa, la luce viaggi a una velocità diversa. Possibile.

Ciò significa che la velocità della luce è in realtà vera solo entro i confini di questo universo. In un universo diverso, potrebbe funzionare in modo diverso. Potrebbe non esserci alcuna luce.  Non è un Sach. Anche se gli scienziati diranno che questo è un fatto scientifico, sono ancora legati a questo universo. 

Gurbani parla di un fatto che va oltre gli universi: Aad Sach. Questa è la verità primordiale. La verità permanente. E questo sistema è vero ovunque tu vada. È oltre ogni limite.

Sta dicendo che cos’è Aad Sach? È l’Ek che è Aad Sach. Non dimentichiamo il Mool Mantra.

L’ Ek Oangkar, è sempre vero.

Quello è Aad Sach. È la verità primordiale. È prima del tempo. E’ oltre il tempo.

Prima della creazione, questo Sach era sempre vero. Così Sach, ovunque ci si riferisca a Sach, significa permanente. Significa immutabile. Qualcosa che non cambia mai.

 Esiste questa verità permanente e tutto ciò che è mutevole non è verità permanente. Possiamo chiamarlo A-sat. Asat. Qualcosa che non è permanentemente vero. Qualcosa che ad un certo punto può cambiare. È falso. Temporaneo.

Qualcosa che ha un inizio e una fine non è la verità. Questo è qualcosa che non ha inizio e non ha fine: sempre vero.

E ciò che Gurbani sta dicendo qui è che c’è una parte di te che è Sach, che è permanente, che non cambierà mai. C’è qualcosa dentro di te che è permanente. 

Cosa sono le cose a cui noi normalmente ci associamo? Ci associamo al nostro corpo, alla nostra vita, alle nostre emozioni, alle nostre opinioni, ai nostri pensieri. Gurbani sta dicendo che tutte queste cose sono false. Questi sono tutte cose temporanee. Queste sono modificabili.

Il tuo corpo cambia costantemente giorno dopo giorno. Quando eri bambino, il tuo corpo non assomigliava certo a quello che è adesso, né a quello che sarà alla fine.

Le tue opinioni cambiano continuamente. Questo è qualcosa di veramente interessante. Combatti sempre per difendere le tue opinioni, giusto? Ci piace discutere con altre persone e dire, questo sì, questo no, questa è la verità. Credi che questo sia il modo giusto di pensare, eppure tu stesso cambierai idea. Allora qual era lo scopo della discussione in primo luogo? Stai combattendo per qualcosa che credi sia vero, ma devi riconoscere che questa è solo una verità temporanea. E se è temporaneo, non può essere una verità. È falso. 

Le tue emozioni; in un giorno, quante emozioni provi? Non siamo sempre in uno stato piacevole, sereno e costante. Le nostre emozioni vanno su e giù.

Tutto ciò che associamo a noi stessi sta cambiando continuamente.  Il mondo intero è falso. E questo è quello che dice Bani, che il mondo è falso. Non che sia un mucchio di bugie c, semplicemente è temporaneo. Non è la verità ultima. Maya, il materialismo, il mondo materiale, tutta la creazione e l’esistenza sono in definitiva una struttura temporanea.

Ma dietro a tutto, al suo interno, c’è qualcosa che non cambia.

Si riferisce ad esso quasi, immaginate, come ad una catena di perle. Ciò di cui stiamo parlando è il filo che le lega tutte insieme. Le perle possono muoversi e cambiare, alcune possono cadere, ma questa è la struttura sottostante dell’esistenza stessa, è questa la verità. Questa è la cosa che ci tiene tutti uniti.

Se l’universo si dissolve, quella struttura sottostante rimane.

 Aad Sach sta dicendo che tu non sei il tuo corpo temporaneo, non sei la tua mente, non sei le tue opinioni, non sei i tuoi pensieri, non sei la tua famiglia, non sei la tua situazione, non sei la tua carriera.

Ricordi l’analogia del muro, della fortezza che costruiamo intorno a noi? Questo è tutto ciò che associamo a noi stessi.

Tu non sei nessuna di queste cose, sei la luce al loro interno. Questa è l’unica verità permanente.

[Dal pubblico qualcuno chiede “La tua anima?]. Beh, non è la tua anima. È l’Anima. Non può essere la tua anima. Perché a cosa appartiene la tua anima? Se dici che è la tua anima, allora appartiene a quella struttura [temporanea]. E’ l’Anima. L’unica Anima che esiste. L’unica Luce che esiste. Ecco perché anima è una parola complicata. Cadiamo in trappole quando proviamo a prendere le parole Gurmat e proviamo ad abbinarle a parole inglesi o occidentali. Perché hanno tutti connotazioni diverse. L’anima implica un’anima personale.

Atma non è anima. Atma è un raggio di sole che appartiene al Param Atma, come un raggio di luce, appartiene al sole. Non è indipendente dal sole. È solo un raggio di luce del sole. Allo stesso modo, la nostra luce è solo una scintilla di quella Luce Divina. La goccia nell’oceano. Non sei un’anima. Sei una goccia nell’oceano, solo che non riesci proprio a vedere l’oceano. Questa è l’unica differenza.

Guru Nanak Dev Ji è qui per mostrarti l’oceano. In cui sei già immerso. Di cui fai parte. 

Ma questa verità è sempre vera.  Dobbiamo ora fare un passo indietro e osservare le cose a cui ci associamo e dirci: sono vere? Sono permanenti? E’ qualcosa con cui devo convivere? È qualcosa che cambierà?

C’è una storia sufi. Una vecchia storia persiana. Si parla di un re che era molto triste, quasi depresso, e riunì tutti i suoi saggi e assegnò loro un compito.

Disse: voglio che mi troviate qualcosa che mi renda felice quando sono triste. Ma dovrebbe rendermi triste quando sono felice.

Ai vecchi tempi avevano molto tempo a disposizione, avevano sempre degli enigmi interessanti da risolvere. Hai presente? Altrimenti è molto facile trovare qualcosa che ti renda felice quando sei triste.

Lui disse, trovami qualcosa che mi renda felice quando sono triste, ma triste quando sono felice.

E tutti i saggi se ne andarono e rifletterono su questa sfida: cos’è quest’unica cosa che può funzionare? E pensarono ad una cosa. Tornarono con un anello, e dentro l’anello c’era un’iscrizione. L’iscrizione sull’anello diceva: “Anche questo passerà”.

In qualsiasi momento della tua vita, qualunque sia la tua situazione, qualunque sia il tuo stato d’animo, sia che tu sia felice, sia che tu sia triste, sia che tu sia su, sia che tu sia giù, questo passerà. Anche questo finirà per scomparire. Quando sei triste, sai che è temporaneo. Passerà. Quando sarai felice, ricorda, tutto questo passerà. Questa è la mentalità del Gurmukh, dello stare in fronte al Guru, colui che conosce questa conoscenza: che in nessun momento mi assocerò alle cose temporanee che stanno accadendo nella mia vita.

Abbiamo già parlato di questa altra storia. C’era un sant’uomo che aveva perso suo figlio. Suo figlio era appena morto. Sua moglie era ovviamente molto sconvolta, ma quest’uomo sembrava non esserne colpito. E lei va da suo marito e dice: sto cercando di capire perché non sei arrabbiato. Amavi così tanto quel ragazzo. Avevi un legame e una relazione così profondi con quel ragazzo. Ora che se n’è andato, perché non ne sei turbato?

E lui rispose che all’inizio, appena successo, ero sconvolto. Ma poi mi è venuto in mente che avevo già conosciuto la felicità senza di lui. Prima che nascesse, ero perfettamente felice. Sapevo come essere felice prima che lui nascesse. Poi è arrivato, ero felice. Ora se n’è andato, sono semplicemente tornato allo stato in cui era senza di lui. Sapevo come essere felice senza di lui.

 Tutto dovrebbe essere visto come un sogno, uno stato d’animo temporaneo. Guru Tegh Bahadur Ji, Salok Mahala 9, dice, Jag Rachana Sab Choot Hai, jān leh re mit. “Oh amico, questa creazione è falsa”. Supane Jēo Sansar, “L’intera creazione è come un sogno”. Vediamo questo esempio più e più volte.

Nel Char Sahibz Adeh, Guru Gobind Singh Ji dice: Va bene, se ne sono andati, lo accetto. So cosa vuol dire essere felice con loro. So cosa vuol dire essere felice senza di loro. Aad Sach sta parlando di questo. Dentro di te c’è qualcosa di permanente.

C’è una verità permanente dentro di te con la quale Guru Nanak Dev Ji vuole che tu ti connetta.

Trova quella parte di te che è immutabile.

Quella verità dentro di te, quella luce dentro di te.

Quello che è più vecchio del tuo corpo. Quello che è sempre lì.

Corriamo sempre dietro alla prossima cosa che la mente vuole. Rincorriamo sempre il piacere dei sensi. Soddisfare la mente. Questo è qualcosa che va oltre persino il tuo respiro. Queste sono tutte cose temporanee.

Anche il tuo respiro, il tuo corpo, la tua mente, i tuoi pensieri, i tuoi sensi, le tue esperienze, i tuoi ricordi. Sono tutti temporanei. Non aggrapparti a nessuno di questi. Sei qualcosa di più.

Tu sei Aad Sach. Tu sei la verità primordiale. 

Non associarti a queste cose.

Tutte queste cose dipendono dalla creazione. Dipendono dagli elementi, giusto?

Tutte le scritture vediche e le antiche scritture parlano del mondo composto da cinque elementi.  Terra, vento, fuoco, acqua e spirito, etere. Dicono che l’intera creazione è dipendente da queste cose, ma tu no.

Il tuo corpo è, la tua mente è, i tuoi sensi sono, i tuoi pensieri lo sono.

 Le tue esperienze, il tuo mondo, i tuoi ricordi, il tuo stile di vita. Dipendono tutti da questi cinque elementi.

Ma tu no. Sei qualcosa di più e sei permanente.

Queste cose sono deperibili. La verità è permanente.

Permanente e temporaneo non possono essere la stessa cosa. Coesistono proprio adesso.

L’universo temporaneo coesiste con l’universo permanente; ma non associarti all’universo temporaneo.

[Dal pubblico] “Non è dualità?”. Si, questa è la Dualità Definitiva. Questo è ciò che è la dualità.

La dualità deriva dal fatto che lo sono. Io sono questo corpo. Io sono quello.

Quando ti associ alla tua temporaneità, associ tutti gli altri alla loro temporaneità. 

Se sono questo corpo, allora non sono te. E tu non sei me.

Ma gli uomini saggi, i sadhu e i santi saggi ci dicono qualcos’altro.

Stanno dicendo che io sono te e tu sei me. Tohi mohi, mohi tohi, antar Kaisa. Io te, tu me, non riesco a vedere la differenza.

Stanno parlando di qualcos’altro, lo hanno capito: Tu sei luce

Tutte queste cose a cui ti associ sono oscurità. Luce e oscurità non sono la stessa cosa. Non associarti alla tua oscurità. Associati alla tua luce.

Questo è ciò che Guru Nanak Dev Ji sta dicendo qui. Aad Sach. C’è qualcosa in te che va oltre questo.  Non il signor Dio; non ci importa del signor Dio. Tu sei Dio.

JugAad Sach.  La prima parola è Aad. La seconda parola, JugAad.

È la stessa parola di Aad. E’ JugAad.

Se Aad significa inizio, Jug sono le ere. Si parla dell’“inizio delle ere”.

Le quattro Ere.” L’inizio dei tempi” è un altro modo in cui puoi descriverlo.

Così, mentre Aad parla di un tempo antecedente alla creazione, JugAad è l’inizio di questa creazione, di questo universo.

Ma ricorda, ciò di cui stiamo parlando è indifferente alla creazione.  Era perfettamente completo quando era nel suo stato sukkam, nel suo stato sottile, nel suo stato nirgun, nel suo stato senza forma. Era perfettamente completo.

Quando fu creato l’intero universo, non gli aggiunse nulla, non lo rese di più, non lo rese più grande.

All’inizio era già completo. Era Sach. Era perfetto fin dall’inizio.

Quando l’universo fu creato, all’inizio dei tempi, anche allora era perfetto.

L’Uno, l’Unità, non esiste di più grazie alla creazione dell’intero universo. 

Quando l’intero universo verrà distrutto, ed è un quando, non un se; sappiamo che l’universo si sta espandendo e sappiamo che l’universo prima o poi finirà. 

Quando questo universo verrà distrutto, l’Unità non verrà meno. 

Pensa alle dimensioni dell’universo. Pensa, non possiamo nemmeno immaginare la grandezza e la portata di questa cosa che è stata creata. Eppure, quando tutto scompare, l’Unità è ancora più completa che mai.

Non è più completa con la creazione. Non è meno completa senza la creazione.

È completa. È perfetta. Lo è e basta. Questo è il sistema.

Ad Sach. All’inizio era una verità permanente. 

All’inizio dei tempi, Jugād Sach, era anche una verità permanente.

He Bhi Sach. Ora. 

He Bhi. In questo preciso momento, proprio qui, proprio ora, è perfetto. È vero.

He Bhi Sach. In questo tempo, in questa creazione, rimane come è sempre stato. 

Non era diverso all’inizio della creazione, e non è diverso adesso. E’ semplicemente lì.

Quello di cui stiamo parlando non dipende da questo universo.

Nānak hosī bhī sach. Nanak dice che sarà sempre quella verità permanente. 

Rimarrà per sempre vero e rimarrà immutabile. Questa è la parola interessante. È immutabile.

Mentre l’universo cambia, l’Ek non cambia, l’Unità non può cambiare.

Bhi Sach Rimane permanentemente immutabile 

Però, allontaniamoci da questa parola verità: è molto di più che verità.

È verità permanente. È verità immutabile.

Anche se l’universo venisse distrutto, l ‘Ek non verrà distrutto.

Qui Guru Nanak Dev ji sta iniziando a introdurre la relazione tra Unità e tempo.

E menziona quattro tipi di tempo:

Aad è oltre il tempo, prima del tempo stesso.

Che ora è? Se guardiamo al tempo, il tempo è legato a questo universo.

La nostra nozione di tempo inizia solo quando inizia questo universo, possiamo misurare il nostro tempo solo in base a quanti anni pensiamo abbia l’universo.

JugAad riguarda l’inizio di ciò che intendiamo come creazione

Non c’è alcuna idea specifica qui di quale creazione stiamo parlando. E’ solo dall’inizio di qualcosa. Le Ere.  Il tempo è limitato. La nostra comprensione del tempo è limitata a questa creazione. 

He Bhi Sach.  Guru Nanak Dev ji sta introducendo il tempo: JugAad all’inizio, nel passato; He bi, il presente; Hose Bhi, il futuro. Ma esiste qualcosa prima di questo? Esiste qualcosa al di là del tempo?

Ci sono tre stati del tempo di cui tutti siamo consapevoli: passato, presente e futuro. Guru Nanak include tutti questi e quello oltre al tempo, e ciò di cui stiamo parlando non è limitato a questo universo.

Ma il tempo è falso, il tempo è limitato a questo universo e il Sukhmani sahib ci dice che ci sono stati molti universi; questa non è la prima volta che questo universo è esistito.

Alcune persone credono che i Jug stiano effettivamente parlando di un pre-universo. 

Sukhmani sahib dice Kei Bar Passreo Pasar: Molte volte questa espansione si è espansa.

Sada Sada Ek  Ongkar. Ma l’ Ek è Sada Sada, l’Ek Ongkar è per sempre. 

Nel Sukhmani Sahib. Capite?

 Guru Nanak Dev ji sta introducendo questo concetto di tempo adesso.

Ora voglio concludere con Nanak. Esistono tre diverse ortografie di Nanak.

Allora qual è questa e cosa significa?

I guru sono molto specifici, non fanno nulla, non c’è una sola vocale, non una sola lettera che sia fuori posto. Non c’è una sola cosa che non abbia un significato.

Non stanno cercando di dirti qualcosa che è fuori posto. Non c’è una singola cosa che non abbia un significato. Stanno cercando di dirti qualcosa. 

Esaminiamole e poi arriveremo alla fine.

Nānak hosī bhī sach è scritto così (nwnk). Qui diremo che questo è Mukta. Non c’è un onkar, non ha c’è Sahari. È libero.

Questa ortografia di Nanak significa che Nanak parla di se stesso in terza persona: “ Nanak dice. 

È come se io dovessi dire “Tutto quello che dice Satpal”. Come se stessi parlando di me stesso come se fossi una persona separata.  Si chiama parlare di sé in terza persona riferendosi a sé stessi.

Questo è di gran lunga la più importante ortografia che vediamo nel Gurbani. Kehe Nanak: “Nanak dice”.

Ed è interessante perché Guru Nanak non si associa nemmeno con se stesso: non dice “io dico”.

Come se dicesse: “Io dico, venite ad adorarmi, io sono l’autorità”.

Si riferisce a se stesso quasi come se non esistesse. Ma in altri posti dice Mere Man, oh me, o mente. 

Ci sono molti posti in cui ovviamente si riferisce a se stesso, ma possiamo usare questo pensiero. Possiamo usarlo quando lo recitiamo, stiamo parlando a noi stessi. 

Questa prima ortografia di Nanak è Nanak che parla di se stesso in terza persona. È dalla prospettiva in terza persona: “Nanak dice”.

La seconda ortografia con onkar è usata quando i Guru si riferiscono a se stessi come Nanak, al presente. E’ al presente.

I Guru che si riferiscono a se stessi come Nanak al presente.  Quasi sempre i Guru parlano a se stessi o di se stessi.

Nel Jap Sahib, abbiamo una linea, Nanak Nēch Kahe Vichare, che significa che la persona Nanak (nwnku), questa persona Nanak, è Nēch, è basso. E questo è il Vichar che sto dicendo.  Si riferisce a se stesso, quando il Guru parla di se stesso al lettore al presente, fa riferimento a questo.  Usa questa ortografia. E lo vedrai alcune volte anche a Gurbani.

L’altro motivo per cui viene utilizzata questa ortografia è se stanno parlando del primo Guru. Ricorda, con l’onkar, è un sostantivo.  È un nome.

 O i Guru che chiamano se stessi Nanak stanno parlando di se stessi adesso, oppure stanno parlando del primo Guru.

E vediamo uno Shabad, Sabte Varda Satguru Nanak, dove c’è un onkar (nwnku). Questo vuol dire che tra tutti i Guru, il più grande è stato Nanak. In realtà si tratta della persona Guru Nanak, il primo Guru.

Quando hai altre persone, Patani Bani, che cantano le lodi dei Guru, si riferiranno a Nanak con un onkar.  Si riferiscono a quella persona.  

Nanak Tu Laina Tuhi Guru Amritu Vicharia.  Sei conosciuto come Nanak (nwnku). Tu sei. 

Questo è Nanak che si riferisce a se stesso o qualcuno che si riferisce al primo Guru.

Il terzo (nwnik) è ancora più complicato e non appare molte volte. Sono i Guru che si riferiscono a se stessi come Nanak al passato.  Qui potremmo dire: Nanak ha fatto questo, o Nanak ha fatto quello. Lo fa al passato.

E’ stato Nanak. Nanak lo ha visto. Nanak lo ha fatto.  Riferendosi a Nanak al passato.

Ogni Guru si riferisce a se stesso come Nanak al passato.

Ora capiamo Nanak Hosi Bhi Sach non sta dicendo che Nanak sia vero, altrimenti dovrebbe avere questa connotazione. Nanak sarà vero. 

E non può essere questo perché Hosi Bhi è nel futuro e questo è nel passato. Con il Sihari è nel passato.  È: “Nanak, dice”. Nanak dice: Hosi Bhi Sach. Sarà vero.

E questo sarà molto importante quando ci imbatteremo in qualunque Shabbad.

Infatti inizi a vedere cosa queste parole vogliono dire e dove le traduzioni a volte commettono errori.

Dovremmo apprezzare molto le traduzioni perché sono un ottimo punto di partenza, ma quando capisci alcune di queste regole, vedrai dove le traduzioni non hanno sempre seguito queste regole.  

Aad Sach. JugAad Sach. He Bhi Sach. Nanak Hosi Bhi Sach.

È un buon posto dove fermarsi, credo. Grazie mille. Ci vediamo la prossima settimana. Vaheguru Ji Ka Khalsa. Vaheguru Ji Ki Fateh.

Il video della lezione originale di Bhai Satpal Singh, dell’organizzazione Nanak Naam, tradotto in italiano il più fedelmente possibile.

Per gentile concessione di https://www.nanaknaam.org/