
Ek = 1
L’Uno.
Ci sono tre ragioni per cui l’inizio del Japji si chiama Mool mantra.
La prima è che, Mool significa radice, è come le radici di un albero. Questo è la radice di tutto il mantra. Il Guru Granth Sahib, l’insegnamento del Guru inizia col Mool mantra, questa è la radice di questo viaggio.
La seconda ragione è che le parole nel Mool mantra stesso sono la definizione radicale definitiva dell’universo. È la definizione radice di Dio, la definizione radice dell’universo.
È come un albero trae la propria energia, dalle radici e può essere compreso dalle radici, così il Gurbani Può essere compreso attraverso il Mool Mantra.
La terza ragione è che questa è la definizione radice di te stesso.
Questa è una definizione di te stesso.
Il mantra non è la definizione di un Dio lontano, non solo la definizione di Dio, ma anche la definizione di te stesso. Definisce alla radice quello che è un essere umano.
Se vogliamo comprendere il Guru Granth Sahib, dobbiamo comprendere il Mool mantra, che ne è la radice. E per comprendere il mantra occorre innanzitutto comprendere la prima parola che è EK.
EK (uno) definisce una Unicità. Una Unicità in tutte le cose. Una Unicità che esiste in tutte le cose e che non è esclusiva di nessuno.
Questa Unicità non appartiene a nessuno, nessuno la possiede, non è specifica di alcun genere, non è più forte nei maschi e più debole nelle femmine, non è più forte negli umani è più debole nelle piante o negli animali. E’ in ognuno ed ogni cosa assolutamente in maniera uguale.
Nelle traduzioni tradizionali Ek Ong Kar viene tradotto con “c’è un unico Dio”. Ma questa traduzione non è neanche l’inizio della profondità di quello che esso veramente significa.
L’altra cosa interessante è che EK non è attualmente una parola ma un numero, e l’uso di un numero è anche molto bello.
Il numero 1 in se stesso è completo, è primo, un numero che non si divide in altri, il primo dei numeri primi. Il numero più completo è 1 ed in questo c’è un indizio, cioè che se il numero è completo, la cosa di cui vi parlerò e anche completa.
L’Unicità IK, Dio, chiamatelo come volete, è completa, non gli manca nulla.
E l’Unicità è anche l’opposto della dualità, 1 è opposto di 2, dove c’è 1 non ci possono essere 2.
Ognuno di noi è 1, anche se ci replicassero, ci clonassero, diremmo “quella altra persona mi assomiglia, ma non è me”: Io sono me in me stesso, Io sono completo. Anche il riflesso nello specchio non è me; può assomigliare a me ma non è me. Io sono completo in me stesso. Tutto quello che devi sapere di me e contenuto qui, in questa Unicità.
Il numero 1 è assolutamente completo. Ma cosa a tutto ciò a che fare con me? In realtà in un modo o in un altro tutti abbiamo detto: “Come posso entrare in contatto con Dio?”.
Cerco di capire cosa è questo Dio e come posso entrare in contatto con lui. Ma in questa stessa affermazione abbiamo creato una dualità. Nella frase stessa “Io sto cercando Di immergermi in Dio”, ho già creato il 2. C’è l’io e c’è Dio: ci sono 2.
Guru Nanak inizia dicendo che il primo passo in questo cammino deve essere un passo giusto.
1, tutto è 1. Tutto quello che esiste è 1. Tu non sei parte di qualcos’altro, tu sei quel qualcosa.
E qui cominciamo forse a capire che in tutto quello che abbiamo imparato fino ad ora, forse siamo stati su un cammino sbagliato.
Siamo come le onde di un oceano, la nostra vita è come l’onda di un oceano. Si alza al di sopra dell’oceano e per un breve momento dice “Ehi, guardami” e poi ritorna dell’oceano.
Nel momento in cui l’onda è apparsa, possiamo dire che quell’onda non è l’oceano? Separata dall’oceano? Non si può, è soltanto un onda dell’oceano.
Allo stesso modo noi siamo un’onda dell’Unicità, dell’Unico. Noi siamo una parte dell’1.
E’ come se le dita discutessero su quale di loro appartiene alla mano. Possiamo differenziare quale appartiene alla mano e quale no? No non possiamo. Esse appartengono tutti alla stessa mano, anzi esse compongono la mano.
Come possiamo pensare di essere separati dal unico? Noi non siamo separati dall’Unicità. E quello che questo vuol anche dire e che IO non sono un’entità separata da TE.
E’ la dualità che abbiamo creato, perché Io sono qui e non sono là, Io sono questo, qui, e l’altra persona là. Sono seduto da questa parte della stanza e qualcun’altro è seduta dall’altra parte della stanza, non sono io.
Dita della stessa mano incapaci di vedere la mano.
In realtà non abbiamo mai guardato qualcun altro al di là della stanza e visto noi stessi, in quella persona. Questa è la dualità, questo è come il nostro pensiero è stato formato, mentre la verità è che IO non esisto come un’entità differente da TE.
La dualità, ed in maniera ancora più importante l’individualità, è la più grande delle malattie che abbiamo come umanità. È la malattia della separazione. L’individualità non è nient’altro che una malattia, ed il Guru ne è la cura. Il Guru è il dottore, è l’uomo medicina.
Qual è la malattia? L’IO.
Io esisto, Io sono Io sono qualcosa. Questa è la malattia. Il percorso del Sikhismo è il curare te stesso da questa malattia.
Tutto quello che esiste sono forme differenti dell’1. L’1 esiste, IO è solo un’illusione.
L’Unicità è l’opposto del modo in cui abbiamo vissuto. EK. L’opposto della maniera in cui abbiamo pensato tutta la nostra vita.
Non c’è un ME e un DIO. La frase stessa “Io sto cercando di unirmi a Dio” comincia con IO. Guru Nanak inizia cercando di spezzare questa dualità fin dall’inizio.
Dicendo EK egli dice: “Cerchiamo di dire la cosa più importante subito”: non c’è un IO e non c’è un DIO che cerchiamo di raggiungere.
Se capisci EK capisci il resto del Guru Granth Sahib.
Se capisci EK capisci il viaggio spirituale di ogni tradizione spirituale. Ogni tradizione spirituale cerca di fare questa stessa cosa. La dualità, Io sono separato da te.
Creiamo la dualità perfino nel viaggio spirituale: Io sto cercando di raggiungere Dio. Dio è tutto quello che è buono e Io sono tutto quello che è cattivo.
Nella tradizione Abramica si dice che Satana è tutto quello che c’è di cattivo e Dio è tutto quello che c’è di buono; si è creata una dualità. Io sono il peccatore tu sei il distruttore del peccato.
C’è un’obiezione che viene sempre posta: se c’è un Dio, perché accadono le cose brutte?
Se Dio è con noi, perché facciamo cose sbagliate?
Questo ragionamento è basato su un pensiero dualistico. Sicuramente il buon Dio non farebbe questo a me. IO e DIO. La nostra stessa domanda è basata su una dualità.
E se la tua domanda è sbagliata si ha una risposta sbagliata: non sentirai mai quello che vuoi sentirti dire. Perché la domanda stessa è sbagliata. La domanda che ti poni è “Come posso avvicinarmi a Dio?”
E Guru Nanak vuole correggere quella domanda fin da subito. Chiariamo subito questo pensiero prima di continuare nel cammino.
E’ veramente meraviglioso come il Guru Granth Sahib cominci con EK; il Guru Granth Sahib ti sta dando la risposta già da subito.
Abbiamo parlato molto di Io sono, e ora parliamo di questa terminologia che usiamo che si chiama Dio.
Il termine stesso ha un sacco di caratteristiche intrinseche in ogni parola.
La traduzione inglese di EK è “c’è un Dio”, ma il Gurbani non usa questo tipo di linguaggio, perché Gurbani è assolutamente consapevole dell’uso delle parole e ogni parola, ogni singola lettera è stata scelta con grande attenzione. Per non indurre pensieri errati.
Cosa pensi quando qualcuno ti dice la parola Dio?
Quando qualcuno ti dice la parola Dio, immediatamente pensiamo a un personaggio dalle forme umane.
La maggior parte di noi pensa a un uomo vecchio.
Le femministe fra di noi penserebbero a una donna e direbbero “No, Dio è certamente una donna”.
Comunque sia, questo Dio dalle caratteristiche umane è da qualche parte, in qualche posto lontano.
Mi riferisco a questa entità col nome di “signor Dio” (Mr. God), quel tipo, che sta lassù.
La visione più semplicistica è che Dio è seduto in paradiso lassù da qualche parte.
E utilizzando questa terminologia creiamo la dualità.
La scelta dei termini fatta da Guru Nanak è molto appropriata, e non ti permette di entrare nella dualità.
Dunque se non c’è un Io e non c’è un Dio e tutto è Uno, possiamo porci una domanda: “Bene come Posso Io essere Dio? Sembra bello: Io e Dio, Dio e Io siamo uno. Sembra bello, ma come posso Io essere Dio?
Dio è il bene assoluto e Io so di non essere tutto buono, sono un peccatore e faccio cose cattive, ho pensieri cattivi. Come posso Io essere parte di questa cosa che è assolutamente buona? “
Ma lo stesso pensiero: “Io sono un peccatore” è un’illusione creata dal nostro Ego. Infatti ciò ti permette di creare un Ego, Io sono un peccatore, e permettendoti di avere questa etichetta di peccatore ti permetti di dire “Almeno Io sono. Forse sono un peccatore ma almeno sono qui. “
Perché l’alternativa, quello che ci dice Guru Nanak, è: “Tu non sei. Non sei neanche qui.”
È troppo difficile per noi da accettare.
Innanzitutto fisicamente non riusciamo a capire come questo sia possibile.
Poi non possiamo accettare che non siamo qui. Perché in realtà ognuno di noi è abbastanza affezionato al Se Stesso.
A ognuno di noi piace chi Noi siamo, e anche quando diciamo sono un peccatore in realtà diciamo: “Sì vabbè, ma non sono poi così male. Tutti gli altri sono ancora peggio di me; non è che Io sia poi così male vero?”
E quando diciamo “non sono poi così male” in realtà quello che dico “eh, sono un buon amico di me stesso mi piaccio. Sono ok, sono, sono, sono.” Nel momento stesso in cui diciamo sono un peccatore dico “Io sono”. Le affermazioni “Io non sono poi così male”, “Io sono” cominciano con Io.
Guru Nanak Jii comincia con qualcosa di completamente differente.
Guru Nanak Dev ji sta in realtà introducendo una formula matematica.
E questa è la formula attraverso la quale dobbiamo comprendere EK e dobbiamo comprendere il Gurbani: è la formula introdotta da Guru Nanak Dev ji, 1 + 1 = 1.
Non c’è mai posto per 2. E questa è una formula completa è perfetta. Non puoi creare 2; ci sono solo più istanze dello stesso uno.
Se Io ho una goccia d’acqua, e aggiungo una seconda goccia d’acqua, ho creato due cose? No, ho solo creato più occorrenze della stessa cosa.
Siamo 2 gocce d’acqua si guardano l’un l’altra. “Io non sono te e tu non sei me, non siamo la stessa cosa”. Ogni goccia d’acqua può essere leggermente diversa dalle altre può avere più o meno molecole può essere più o meno pura, è quella che è più pura pensa “Ah, sono meglio dell’altra sono più pura di te”, è quella che meno pura dice “Ah Io sono un peccatore, sono peggio di te” ma alla fine sei la stessa cosa. Questa è la formula che Guru Nanak Dev ji utilizza qui.
Se vuoi capire il pensiero Sikhi, se vuoi capire il mantra, questa è la formula che Guru Nanak ti propone qui. E ogni definizione del Sikhi deve essere contenuta in questa risposta.
Ogni linea del Gurbani deve far riferimento a EK.
Ogni volta che vuoi comprendere qualcosa nel Guru Grand Sahib devi ricordarti di EK , e chiederti come questo corrisponde alla definizione di EK.
E continueremo a ripetere ancora e ancora questa domanda: come possiamo comprendere questo ancora più profondamente?
Sul tuo cammino spirituale, questa è la risposta a ogni domanda spirituale. E all’inizio non avrà molto senso.
Come posso liberarmi desiderio dall’avarizia, dalla lussuria dalla rabbia? La risposta è EK.
Ma all’inizio non alcun senso perché questa non è la risposta alla mia domanda, è la risposta alla tua domanda, solo che tu per adesso non lo capisci.
È come quando qualcuno va a scuola. Entriamo a scuola e leggiamo un libro e pensiamo che dobbiamo capire tutto e subito. E se non lo capisco adesso allora vuol dire che questa cosa è sbagliata.
Questa cosa del Sikhi non funziona. E ci allontaniamo dal Sikhi dicendo non ha alcun senso.
Ci allontaniamo dalla religione dicendo questa religione non ha alcun senso.
Ci allontaniamo da Dio dicendo Dio non esiste.
Ma abbiamo posto la domanda giusta? Siamo nella forma mentale giusta per capire cosa Dio è?
Puoi capire quello che Dio è? Può la goccia d’acqua comprendere la totalità dell’oceano?
Che essa sia nel oceano o meno, può essa a comprendere la totalità dell’oceano?
Guru Nanak Dev Ji ti dà la risposta già da subito. Iniziando il Gurbani con EK ti dà subito la risposta.
EK è la risposta.
Un’altra ridomanda che possiamo porci e: Perché non sento di fare parte del tutto? Sono la stessa cosa di questa Unicità, perché non lo sento? Che cosa succede?
E questa è l’illusione della separazione che abbiamo dentro di noi.
Perché Io sono separato da Dio?
La separazione è qualcosa che è stata inscritta dentro di noi.
Ti hanno insegnato che siamo separati da Dio da molto prima che ti abbiano insegnato che tu sei parte di Dio. E che sia in forma conscia o inconscia, diretta o indiretta, questo è il modo in cui siamo stati educati tutti noi.
Tu devi fare meglio di chiunque altro nella tua classe. Devi essere il primo nella tua classe.
Quando vai a fare un colloquio di lavoro assicurati di essere quello che viene scelto.
Fai in modo di avere tutte le migliori qualifiche che ti servono per avere un ottimo lavoro.
Se qualcuno compra una macchina, tu cerca di comprarne una un po’ meglio.
Se vedi uno che ha un oggetto all’ultimo grido, fai in modo di averne uno un po’ meglio.
E questi messaggi di individualità e separazione ci bombardano tutto il tempo.
Il consumismo, la pubblicità, tutte queste cose ci bombardano tutto il tempo.
La cosa di per sé stessa non è sbagliata. Non c’è nulla di male nell’ indossare dei bei vestiti.
Non c’è niente di sbagliato nel comprare una bella macchina, ma è la forma mentale che dobbiamo mettere in discussione.
Non c’è nessun bisogno di andare via di qui dicendo “Vabbè non mi metterò mai più vestiti alla moda non guiderò mai più una bella macchina mi metterò solo dei sandali rotti e mi metterò il vestito più semplice possibile e me ne andrò come un sadhu a vivere una vita semplice.” Perché se fai così non hai fatto altro che cambiare i tuoi abito.
La cosa che dovevi veramente cercare non l’hai cercata; tutto quello che hai fatto e scambiare delle belle scarpe con delle scarpe peggiori. Hai scambiato vestiti belli con vestiti meno belli.
E poi ti crei un Ego che dice “Guarda come sono santo. Guardami. Tutti voi gente con i vostri vestiti eleganti Guardate a me. Sono un Sadhu.” Hai semplicemente rimpiazzato un Ego con un altro Ego. “Io sono, Io sono un Sadhu.”
Fino a quando non riesci a mettere in discussione questa concetto di Io sono, non hai cominciato il tuo viaggio Sikhi. Fino a quando non metti in chiaro chi sei, puoi vestire i vestiti che vuoi, leggere quello che vuoi, recitare quello che vuoi, ma se non comprendi che stai parlando di te e non del “signor Dio” non hai neanche cominciato.
Ed è qui che diventa una pillola un po’ amara inghiottire: “Ma allora ho sprecato tutto il mio tempo?”
A questo punto qualcuno può aver voglia di andarsene: “Non mi piace questo concetto, questo messaggio. Io sto bene nella mia vita, nella mia comUnità, con i miei amici, facciamo delle cose belle non diamo fastidio a nessuno”.
Tutto quello che facciamo e sostituire un gruppo di amici con un altro, una comUnità con un’altra. Punto.
Se abbiamo l’abitudine di uscire a ballare in discoteca, l’abitudine di uscire e bere e fumare, e poi cominciamo a frequentare una comUnità di meditatori, tutto quello che abbiamo fatto e rimpiazzare il vecchio gruppo con un nuovo gruppo di amici, che fa che fanno delle cose differenti.
Ma non hai chiarito “Chi sono io?”.
Se dici “Io ora Io sono un ricercatore spirituale e prima ero un peccatore” la tua frase comincia sempre con io. E se dici “Io sono un ricercatore spirituale e tu non sei un ricercatore spirituale.” Parli dall’Io.
Perché non conosci te stesso, non conosci chi tu sei.
E dunque c’è una ragione per cui non ci sentiamo parte di questa Unicità; non siamo mai stati allenati a chiederci la giusta domanda: “chi sono io?”
Quello che ci è stato insegnato è che intraprendere un cammino spirituale è immergersi dentro Dio.
Leggi un sacco di libri su questo Dio, e da qualche parte, in qualche momento qualcosa succederà.
Ma Guru Nanak fa qualcosa di diverso: prima di tutto chiariamo chi sei.
Perché quando capisci chi sei tu, poi puoi forse essere capace di comprendere chi è Dio.
Se la goccia d’acqua capisce quello che essa è, c’è forse la possibilità che capisca l’oceano.
Se la goccia d’acqua non sa neanche di essere fatta della stessa sostanza che costruisce l’oceano, come può comprendere l’oceano? Se non sa neanche di essere la stessa cosa?
Dunque c’è una ragione per cui non sentiamo questa Unicità, per cui andiamo in giro con questa dualità.
E’ un condizionamento ricevuto per 20, 30, 40, 50 anni, qualunque sia il tempo che hai vissuto.
E’ un condizionamento, siamo stati condizionati a pensare in un certo modo.
I buddisti hanno un analogia molto semplice: Un pesce si accosta un altro pesce e dice: “Ma allora, dov’è quest’acqua di cui tutti parlano?”. E questo è esattamente come siamo noi.
Un Sikh va da un altro Sikh e dice: “Ma dov’è questo Dio di cui tutti parlano?” Il pesce non comprende che è già dentro l’acqua.
I buddisti dicono che provare a capire questa Unicità è come insegnare al pesce che cosa è l’acqua.
Cos’è l’acqua? Perché lui sta dentro all’acqua, beve l’acqua, respira l’acqua, è fatto d’acqua, ogni cellula del suo corpo è acqua, ogni cosa che vede è acqua, ma ancora non può comprenderlo.
E quando cominci a usare questa terminologia ti accorgi che è esattamente la terminologia che viene usata nel Gurbani.
Ogni cosa che vedo è Te, sei dappertutto sei dentro a tutto. Ma noi diciamo “Ma dov’è?? Fammi vedere. Perché non posso vederlo?”
Perché gli stessi occhi con cui osserviamo devono essere aggiustati. Camminiamo nella vita e abbiamo questi occhiali spessi e scuri davanti agli occhi.
È la prima cosa che Guru Nanak fa con questa prima parola è di toglierci questi occhiali è dire “Ora guarda il mondo”. Gli occhi stessi che usavi per guardare al mondo erano sbagliati.
Perché guardavano al mondo come “Io sono qui ma non vedo dove tu sei. Io so che sono qui.”
Guru Nanak dice “Ok, correggiamo questo errore prima di parlare di qualunque altra cosa”.
Concentriamoci su quello che tu pensi – Io sono – su quale è la ragione per cui per cui poniamo questa domanda: “Si, capisco il senso che ci sia un 1 però perché non mi sento parte di questo 1?”.
Darshan è una realizzazione, un risveglio. Nel momento in cui lo realizzi, quello è Darshan.
Non è che il Darshan viene a te, il Darshan è la realizzazione che è sempre stato qui, solo che non sapevo dove guardare.
Come se qualcuno ti dicesse:” Il sole non risplende mai nella mia finestra. Perché il sole non risplende nella mia finestra?”. E sei seduto nella stanza con tutte le tende tirate, e dici “Eh ma il sole non risplende nella mia stanza. Non c’è il sole.” Devi aprire le tende e quando apri le tende dici “Ah, il sole è venuto da me”.
Ma il sole c’è sempre stato. Il sole non è mai andato da nessuna parte, è sempre stato li. Ma tu ti copri.
E qual è questo velo con cui ci copriamo? Il velo con cui ci copriamo è la nostra propria identità.
Creiamo un muro attorno a noi: e questo è quello che sono e chi io sono.
Da dove viene questo modo di pensare?
Nella psicologia occidentale, la base del pensiero occidentale deriva da una frase che è stata detta da René Descartes nel 1600.
René Descartes era un filosofo che si era detto “Va bene adesso vado e cerco la verità”.
Applicando quello che lui ha chiamato il metodo del dubbio iperbolico.
Ed il metodo del dubbio dice” Dubiterò dell’esistenza di qualunque cosa e se posso provare che il mio dubbio è falso allora so sicuramente che questa cosa esiste.
Ma se posso ancora a dubitare che se esiste allora essa non è la verità, non esiste. Non è la verità finale.”
Per esempio lui dice: “Io non so che noi tutti siamo seduti qui in questo momento. Se sono seduto in una stanza con tanta gente non sono sicuro che voi ci siate veramente. C’è una possibilità che voi non siate qui è che Io stia sognando. O c’è una possibilità che voi siate solo un’allucinazione.”
E’ l’analogia del fenomeno dei Miraggi, in cui qualcuno cammina nel deserto per giorni e giorni e poi in lontananza vede come un lago, come una meravigliosa laguna con acqua e le palme.
E quando finalmente ci arriva, non c’è niente Era un miraggio.
Cartesio dice che tu potresti essere un miraggio, che l’albero lì fuori potrebbe essere un miraggio, anche se esco e abbraccio l’albero e tocco l’albero potrebbe essere comunque un sogno perché qualche volta durante i sogni ho avuto l’impressione che qualcosa fosse reale, ma in effetti non c’era.
Lui applica questo metodo del dubbio a qualunque cosa. “Non sono sicuro che tu esista”. “Non posso dire se adesso è giorno o notte, non è una verità assoluta che al momento sia giorno o notte”.
E applica questo metodo del dubbio a qualunque cosa e arriva alla conclusione “Io non so sono sicuro che nulla esista”.
Ma una cosa non posso mettere in dubbio è che Io sono qui. Non posso dubitare questo. Io sono qui, sono Io che chiedo tutte queste domande questo non posso dubitare l’lo. Conia la famosa frase “Cogito ergo sum”, penso e sono.
Sto pensando. Non sono sicuro che null’altro sia vero, ma il fatto che Io sto pensando significa che Io sono qui. E questo è il nostro modo di pensare attuale.
Siccome penso devo esistere, se no, chi è questa persona che pensa? Cos’è questa voce nella mia testa?
Chi è questa persona che ascolta questo discorso in questo preciso momento? Ci deve essere un Me che ascolta.
E se Io sono qui, allora tu devi anche essere lì. Perché tu sei solo un altro io. Se Io sono qui tu devi essere lì. E la mente comincia a creare queste distinzioni.
Ci sono tanti “Io sono qui”, e con qualcuno vado d’accordo e con qualcun altro no. Comincia a creare cose che le piacciono. Mi piace quella persona lì, non mi piace quell’altro. Perché quella persona è d’accordo con me mentre quell’altra non è d’accordo con me.
Quella persona fa il tifo per la stessa squadra mia quell’altra per un’altra. Siamo rivali. La mente comincia a creare associazioni. Quello è un tipo che mi piace quell’altro è una persona che non mi piace.
E se c’è un Io sono, dai a questo io sono un nome. Se no, come faccio a sapere chi sono tutti questi altri Io sono. Ti dai un nome: “Io sono questo signore qui, sarò quel signore là”.
E la mente comincia a creare tutta una persona e siccome c’è questo personaggio tu vivi nell’illusione che l’Io esista. E perché c’è un Io sono, la tua meditazione non può funzionare, perché stai seduto lì e chiami qualcos’altro.
C’è un aspettativa che dice che c’è un Dio da qualche parte e che lui deve venire a cercare me o Io devo cercare lui. Io e Dio, la distinzione è creata.
E cosa succede quando fai la tua meditazione, sei lì seduto, leggi il mantra e non funziona? Diventi frustrato perché non funziona.
“Tutti mi dicono che c’è un Dio, tutti mi dicono che se mi siedo per alcuni minuti dovrei connettermi.
Ma Io non mi connetto.”, perché la cosa stessa che usi per connetterti non è stata chiarita.
La persona stessa che sta cercando Dio è quella a cui tu devi connetterti.
E questa frustrazione, questa separazione, deriva da questo pensiero dualistico.
“Io sto provando a connettermi con Dio.”
Cosa facciamo quando facciamo il Simran? Stiamo seduti e diciamo “waheguru waheguru”.
In realtà stiamo dicendo: “Dio vieni. Forza Dio vieni.”
“Forza Dio, forza, forza”, e dopo un po’ è come dire “Dai amico, dai dai amico”.
“Dai Dio, forza Dio.” E questo è quello che diciamo.
“Perché non sei ancora venuto? Sono già 6 minuti, dovrebbe essere abbastanza.
Se volessi parlare con qualcuno lo chiamerei per nome e dopo due o tre volte si girerebbe… ma tu non vieni mai. C’è qualcosa di sbagliato.”
E se lo fai tante tante volte poi alla fine raggiungi la conclusione che Dio non viene. Non viene mai.
“Quante volte lo devo chiamare? E nei 10-15 anni in cui ho fatto Simran, vuoi dirmi che neanche una volta ho chiesto in maniera giusta, in modo che lui almeno venisse una volta?
Se l’ho fatto per tutti questi anni, sono così tanto in fondo alla coda che Tu avresti incontrato tutti gli altri senza mai incontrare me?”. Incominci a porti queste domande, ma il colpevole non è Dio.
E’ l’IO. IO sto cercando di connettermi con DIO.
Qualunque sia il numero delle volte che chiedi al sole di brillare nella tua stanza, se tu non apri le tende il sole cosa può fare? il sole fa tutto quello che può, brilla ed è lì, a meno di non bruciare le tende non può veramente fare niente.
E cosa può fare Dio se non hai aperto le tende, se non ti sei sbarazzato del “Io sono”?
Cosa può fare l’amato Dio?
“Sono già qui, caro”. “Sono già qui”, questo è il canto di Dio verso di te.
Se tu vuoi dei soldi, se cerchi la ricchezza e sei nato in una stanza in riempita di diamanti, gioielli e monete d’oro dappertutto e poi arriva qualcuno ti dice c’è questa cosa che si chiama denaro e tu dici: “Ma io non lo ho mai visto, dov’è questo denaro?”
È lui che ha creato la dualità o sei tu che hai creato la dualità? Dov’è la dualità? La dualità esiste?
Vedi, quando lavori per avere dei soldi quando hai la paga alla fine del mese sai che hai fatto qualcosa.
C’è un senso, c’è un valore in questa cosa.
Se sei nato in una stanza in cui tutto quello che esiste è ricchezza, dov’è questo valore?
Se lavori per un’ora poi guadagnare €10 per esempio, qualunque sia la tua paga oraria.
Possiamo capire che se faccio un’ora di lavoro riceverò un’ora di salario.
Ma qui noi non stiamo chiedendo €10, noi stiamo chiedendo €1000000, stiamo chiedendo Dio, Stiamo chiedendo l’intero universo!!!
E pensi che in 5-6 minuti di Simran dovresti essere capaci di ottenere l’intero universo?
Com’è possibile?
Se per un’ora del tuo lavoro tutto quello che guadagni sono €10 come potresti in un’ora di Simran essere capace di ottenere l’intero universo? Quello che chiedi è troppo grande.
Ma la realtà è che Dio non ha bisogno neanche di un secondo, se il modo in cui tu cerchi Dio è il modo giusto. Se cammini nella direzione giusta, trovi che esso è già lì.
La domanda è come faccio a camminare nella direzione giusta? E questo è il cammino del Sikhi, è quello che il mantra sta cercando di insegnarci.
Come cammino nella direzione giusta, in modo da ricevere la benedizione di Dio?
Quando siamo seduti in meditazione, quando facciamo il Naam Simran, la tua aspettativa è che Dio deve venire dall’alto, ed è questa la ragione per cui Dio non arriverà mai.
Perché è un aspettativa: “Dai Dio vieni Sono sicuro che sei capace di venire un giorno l’altro”.
La meditazione stessa, il Simran stesso che cerchiamo di fare, è “Io sto chiamando il Tuo Nome”.
Sto chiamando te perché non sei ancora arrivato. Sto cercando di connettermi a Dio.
Cioè quello che ti aspetti è che quando Dio finalmente arriva, e come se tu fossi seduto in meditazione fra nuvole scure e poi improvvisamente uno squarcio si apre, c’è una grande luce e c’è un Dio con una voce profonda che dice “Mi hai aspettato tutto questo, tempo vieni figlio mio”.
Questo è quello che ci aspettiamo in realtà!
“Grazie Dio, finalmente sei arrivato da me, è arrivato il mio turno. Finalmente sei venuto a darmi la tua benedizione“. Ma tu non cambi.
Dio deve venire a visitare me ma il ME che gli deve venire a visitare è sempre il signor bravo ragazzo. “Io sono ok. Sono un bravo ragazzo”. Ma tu non pensi mai di cambiare te stesso. Tu pensi che il “Signor Dio” debba venire da te.
Guru Nanak dice “Ecco, parliamo di quello che sta aspettando Dio, parliamo di quella persona lì”.
Dimentichiamoci del signor Dio e parliamo di te. Chi pensi di essere? Chi è che sta cercando Dio?
Ok, allora possiamo dire “Sì sì ho capito, eh, questa Unicità – IO e DIO la stessa cosa – ma allora dov’è?
Dai fammi vedere dov’è questo Dio. Se quello che dici è vero, allora fammi vedere questo Dio. Dov’è? “
La mia risposta per te è, usando l’analogia dell’oceano, c’è forse qualche parte dell’oceano dove non c’è l’acqua? C’è forse qualche parte nell’universo in cui non c’è Dio?
E la cosa che ci può far paura è che la risposta è che Dio è qui in questo preciso momento.
Siamo tutti qui seduti parlando di Dio e qualunque cosa questo Dio sia, esso è qui già in questo preciso momento. Qui.
Bene, diciamo:” Ma Io sono qui, vedo tutta questa gente intorno a me seduta qui intorno a me, ma dove è Dio?”. Il nostro modo di pensare deve cambiare.
La comprensione deve cambiare.
Fammi vedere dove nell’universo l’universo non esiste. Nell’ oceano, dove l’acqua non esiste. E qui in questo preciso momento.
C’è una storia molto semplice che mi piace molto raccontare perché penso che in maniera molto chiara essa indichi come dobbiamo vedere questa cosa.
C’è un uomo Santo, un Sadu, seduto sul lato di una strada che non ha mangiato per giorni e giorni è un uomo ricco passa di lì e gli tira un pezzo di pane. L’uomo Santo prende il pane e lo dà a un cane.
L’uomo ricco si gira e lo deride dicendo “Non hai mangiato per giorni, ti ho dato un pezzo di pane e tu lo dai a un cane”. E gli ride dietro dicendo “che uomo matto che sei”.
È l’uomo Santo gli dice “Dio sta nutrendo Dio e Dio sta ridendo di Dio”.
Se Dio mangia o Dio ride o Dio dice qualcosa di buono su Dio, o Dio insulta Dio, tutto quello che c’è è Dio.
Questo è quello che Guru Nanak sta dicendoci qui, che tutto quello che esiste è Dio.
Tutto quello che esiste in questa stanza in questo momento è Dio.
Non il signor Dio, non quel signore là, ma tutto quello che c’è in questo momento in questa stanza è Dio. Tutte le dita della stessa mano in questo preciso momento qui in questa stanza.
Intorno. Guarda intorno a te. Se vuoi sapere dove Dio, guardati intorno.
Che cosa hai cercato per tutto questo tempo?
Come un pesce che guardava in giro dicendo dov’è l’acqua? Dov’è l’acqua? Dov’è l’acqua?
Cosa stai cercando? Tutto quello che stai cercando è già qui.
Potresti dire “Può darsi che Dio sia passato di qui a un certo punto, ma certo non è qui adesso”.
Quand’è che è passato Dio da qui?
Possiamo essere stati seduti qui tutto il giorno e dire” Sì sì, c’era altra gente, ho contato quanta gente c’era ma quando è venuto Dio?”
La risposta è EK.
In termini temporali vuol dire che il tempo è un tutto, il tempo di Dio è sempre qui. E se Dio è sempre qui, Dio è qui in questo momento.
Ma è l’uso stesso della parola Dio che ci distrae: il signor Dio.
Mettiamo via questa parola, e cambiamo la parola Dio in qualcos’altro.
Cosa succede se cambiamo la parola Dio con Universo? E l’Universo in questo momento qui in questa stanza? Certo sì, mi sembra chiaro.
Facciamo tutto e parte dell’Universo. Una parte dell’Universo e qui in questo preciso momento una parte dell’Universo e di fuori ma una parte dell’Universo sicuramente qui.
Cosa succede se usiamo la parola vita? C’è la vita in questo momento qui in questa stanza?
E saremmo tutti d’accordo, certo esiste la vita qui.
Anche se non ci fosse nessuno di noi in questa stanza ci sarebbe vita in questa stanza. Se la vita può esistere in questa stanza, in questo momento, ed in questo momento l’universo può esistere in questa stanza, che cosa abbiamo cercato tutto questo tempo?
Abbiamo cercato il signor Dio come se fosse qualcos’altro, come se fosse una personificazione.
Guru Nanak ci dice che tutto quello che è intorno a noi è ciò che abbiamo cercato.
E’ EK.
L’Uno, l’Unicità. Smetti di cercare Dio.
Perché mentre pronunci la parola di Dio, lo mandi già via da qualche altra parte. L’uso stesso di certe parole genera la separazione.
Guru Nanak fa molta attenzione, dice tutto quello che esiste è lo stesso EK.
Chi di voi può dire che EK non vuole dire Dio? Certo EK vuole dire Dio.
L’EK di cui Guru Nanak parla è Dio, e Dio è continuamente qui.
L’Unicità che stiamo cercando è sempre qui, in questo preciso momento.
È da un momento all’altro, l’Uno continuamente si evolve e continuamente è sempre qui.
La vita è qui in questa stanza in questo momento, c’è una presenza.
La vita in questo momento qui è la stessa vita che è in te e in tutti noi.
La terminologia è molto importante.
Si può capire una terminologia di questo tipo, la stessa energia vitale che dentro di te è in una formica, è in una mosca, è in un albero, è in ognuno di noi.
Qualcuno la chiama Jot. Abbiamo tutti lo stesso Jot, ma certe parole creano confusione.
Sì abbiamo tutti la luce di Dio dentro di noi, da qualche parte. Ma io non ho mai vista.
Cambia la tua terminologia: hai la vita dentro di te in questo momento? Sei vivo? C’è vita?
C’è perfino la vita dentro una persona morta, c’è vita in qualunque cosa.
Quello che stai cercando, è stata la cosa che ti ha confuso fino ad ora. È molto semplice.
E magari sei un po’ deluso “Tutto qui?. Pensavo ci fosse qualcosa di più grande!!
Pensavo ci fosse qualcosa di più; ma allora perché tutti lo fanno sembrare così complicato?”.
Pensi che Guru Nanak abbia mai cercato di confonderti? Pensi che Guru Nanak sia venuto qui per confonderti? O pensi che Guru Nanak stia cercando di rendere il Sikhi semplice?
È un sentiero molto semplice. È un sentiero veramente molto semplice.
Perché è qui, in questo momento, in questo posto.
E’ qui in questo momento, è già qui, e la sola cosa che è necessario che cambiamo sono i nostri occhi.
Il nostro modo di guardare; questo deve cambiare.
Allora posso chiedere ancora “Ok ammettiamo che Dio sia qui in questo momento, cosa ne faccio?
Che cosa devo fare?”.
E di nuovo vi ripropongo la domanda: chi sta chiedendo?
Se voi mi rispondete “Io sto chiedendo”, allora c’è ancora un po’ di lavoro che dobbiamo fare insieme.
Se sono ancora “Io” qui, a chiedere la domanda, allora dobbiamo fare ancora un po’ di lavoro insieme.
Waheguru Ji Ka khalsa, Waheguru Ji Ki Fateh
Il video della lezione originale di Bhai Satpal Singh, dell’organizzazione Nanak Naam, tradotto in italiano il più fedelmente possibile.
Per gentile concessione di https://www.nanaknaam.org/