Oggi stiamo trattando Pauri 19 e continuiamo su questo tema di asankh, la lode del divino Hukam. Finora, negli ultimi due versi, abbiamo visto descritto lo spettro dell’umanità. Abbiamo parlato di coloro che meditano in molti modi diversi; il primo verso era tutto su asankh pooja, asankh tap-taao, asankh granth, tutti i diversi modi di praticare la spiritualità. Poi il Bani si sposta guardando l’estremo opposto della scala, e abbiamo esplorato l’idea del male, dell’ignoranza, asankh moorakh, della cecità, andh ghor, asankh chor haraam-khor. Guru Nanak Dev Ji, pero’, sta utilizzando tutto questo come meditazione sull’infinito. La pura varietà di esperienze, la pura varietà di stili di vita creati, è ciò che Guru Nanak Dev Ji venera. Guru Nanak dopo aver descritto tutto ciò, si pone nella posizione più umile e dice: Nanak neech kahai veechaar, che significa che, tra tutte le persone descritte, lui è quello che sta piu’ in basso.
Gli ultimi due versi si sono concentrati sulla varietà di persone all’interno della creazione. Questo verso ora va ancora oltre, e non si limita alle persone, ma osserva la creazione nel suo insieme e i modi infiniti in cui essa si manifesta e fa tutto parte di questa continua meditazione su questa idea dell’infinito. Il verso inizia con:
ਅਸੰਖ ਨਾਵ ਅਸੰਖ ਥਾਵ
Asankh naav asankh thaav
"Naav" significa nomi. Notate qui come l’ortografia di naav non abbia un Aunkar, quindi indica i nomi al plurale. Innumerevoli sono i nomi, innumerevoli sono i luoghi. Asankh naav, asankh thaav. Ricordate, stiamo parlando della creatività di Hukam. Hukam continua a manifestarsi. La creazione continua ad espandersi, e il numero di esseri che ha creato e sta creando è incalcolabile. Innumerevoli esseri con innumerevoli nomi. Asankh naav. Che vivono in luoghi innumerevoli e diversi. Non ci sono limiti a dove la vita può esistere e dove non può esistere. La vita esiste sulla terra, nel cielo, nell’aria, nell’acqua, sulle cime più alte delle montagne, nelle rocce, nel ghiaccio, nei deserti. Innumerevoli luoghi ospitano questi esseri innumerevoli. E possiamo spingere il concetto ancora oltre.
Finora, abbiamo considerato solo il concetto del nostro universo. Ma da molto tempo, gli scienziati stanno dibattendo l’idea del multiverso, di universi su universi. Quando parliamo del Big Bang, stiamo descrivendo solo il nostro universo. Ma il nostro universo potrebbe essere solo uno di un numero infinito di universi, e questa idea e’ chiamata del multiverso. Quindi, innumerevoli esseri ininnumerevoli luoghi. Asankh naav, asankh thaav. L’idea di innumerevoli luoghi come universi che continuano a ripetersi ancora e ancora. Guru Nanak Dev Ji aveva già accennato a questa idea parlando del toro che sostiene la terra, e Guru Nanak dice: dhartee hor, parai hor hor. Tutto questo è sostenuto da un unico e continuo Hukam che sostiene ogni cosa. Asankh naav, innumerevoli nomi. Asankh thaav, innumerevoli luoghi.
ਅਗੰਮ ਅਗੰਮ ਅਸੰਖ ਲੋਅ
Aggam aggam asankh loa
"Aggam" significa qualcosa che è irraggiungibile, qualcosa che è semplicemente oltre, inaccessibile. Il Guru dice: aggam, aggam asankh loa. La parola loa si riferisce a Lok, che secondo la mitologia induista sono i vari livelli del mondo. Nella mitologia induista, sono stati identificati quattordici mondi, sette nei regni superiori e sette nei regni inferiori. E, in base alle proprie azioni e alla propria natura, si può finire in uno di questi mondi. Ma Guru Nanak Dev Ji dice che ci sono terre su terre, regni su regni, luoghi ben oltre la nostra immaginazione, ben oltre la nostra comprensione, irraggiungibili dagli esseri umani, dal pensiero e dall’azione. Aggam aggam, asankh loa. Quindi, non ci sono solo quattordici mondi, afferma Guru Nanak ce ne sono innumerevoli.
Abbiamo già parlato di questo concetto di loa. Suniai deep loa paataal. Qui si diceva che entrando in uno stato di suniai, si può ottenere una comprensione di cosa siano le diverse terre, di diversi Lok, i diversi regni ma come ascoltando le istruzioni del Guru, ascoltando quella voce interiore in te stesso, si può arrivare ad una comprensione del deep loa paataal. Ma questo non significa, e qui Guru Nanak Dev Ji, che si possano conoscere tutti i deep, i loa paataal. Non si possono conoscere tutti; perché nella mitologia induista esiste l’idea che si possano calcolare tutti questi mondi e descriverli. Ci sono Granths su Granths che cercano di elencarli e di descriverne le qualità e i modi per accedervi. Ma Guru Nanak Dev Ji dice: aggam, aggam, ci sono innumerevoli regni che sono così irraggiungibili, così insondabili, così inimmaginabili. E questo fa parte di quella creazione infinita.
Quindi, anche se suniai deep loa paataal significa che si può venire a conoscenza di queste cose, non si possono conoscere tutte. Si può solo avere un senso di apprezzamento per l’immensità e la complessità della creazione. Guru Nanak dice che invece di quattordici, ce ne sono innumerevoli, Asankh loa.
ਅਸੰਖ ਕਹਹਿ ਸਿਰਿ ਭਾਰੁ ਹੋਇ
Asankh kaheh sir bhaar hoe
"Asankh kaheh. Dicendo asankh, dicendo innumerevoli, sir bhaar hoe: si porta un peso sulla propria testa. Questo è molto interessante. Nell'ultimo verso, abbiamo letto: asankh nindak sir kareh bhaar; il cui significato e’ che i calunniatori e i pettegoli, coloro che insultano costantemente gli altri, comportandosi in questo modo, si mettono un peso sulla testa, si portano un fardello su di sé. Ma chi sta semplicemente apprezzando l’infinità dell’universo, asankh kaheh, perche’ anche loro dovrebbero portare questo peso sulla testa? Perche’ dovrebbero avere cio’?
Possiamo capire perche’ i denigratori e i calunniatori portino questo peso, perché sappiamo che la calunnia stessa aggiunge all’ego, ed è un peso che ti porti addosso. Ma perché asankh kaheh sir bhaar hoe? Solo dicendo "illimitato"? Eppure, Guru Nanak Dev Ji ha continuato a ripetere asankh, asankh, asankh; cio’ sicuramente significa che anche lui, solo facendo questa meditazione, sta aggiungendo un peso alla sua testa?
Cio’ che si sta sottintendendo qui, è che ce ne sono così tanti che persino la parola asankh è insufficiente. Si ritorna all’idea che anche solo cercare di descrivere qualcosa significa fallire nel farlo. Abbiamo sentito questo concetto quando parlavamo dello stato elevato di manne: Manne kee gat kahee na jaae, je ko kahai pichhai pachhutaae. Anche solo provando a descriverlo, si finisce per pentirsene. Quindi qui, Guru Nanak Dev Ji sta dicendo: anche se dico che è infinito, anche solo tentando di descriverlo in questo modo, è comunque una limitazione. Tentare di parlarne è già un peso. Tentare di descriverlo è già un peso. Anche se Guru Nanak ha ripetuto più e più volte che non si può descrivere, che nessuna descrizione sarà mai abbastanza, persino descriverlo come asankh è comunque una descrizione. Ed è per questo che Guru Nanak Dev Ji dice: asankh kaheh sir bhaar hoe.
Questo solleva una domanda davvero interessante. Se persino dire infinito è un limite, perché dire qualcosa? Perché preoccuparsi? Se persino l’infinito, come Mantar, asankh, come metodo di meditazione e come modo di apprezzare, non è sufficiente, perché farlo?
Abbiamo detto, all’inizio di questi versi su asankh, che qui Guru Nanak Dev Ji stava cercando di descrivere o dimostrare il metodo di usare il Gurbani come meditazione. Finora, in Japji Sahib, abbiamo visto il tentativo di spiegare, di descrivere. Ma appena Guru Nanak Dev Ji entra in questa meditazione su asankh, sembra che Guru Ji sia entrato in uno stato tipo trance, e abbiamo detto che c'è stato un cambiamento significativo nel tono del Bani. Così Guru Ji sta usando le parole come metodo di meditazione e sta mostrando come le parole e il Bani possano essere la meditazione. È come se qui, Guru Nanak Dev Ji, venisse interrogato: “ma le tue parole sono efficaci? Il tuo uso del Mantar e del linguaggio è valido?” Ricordiamo che Guru Nanak Dev Ji ha già criticato alcune delle altre tecniche proprio all’inizio: “Sochai soch na hovaee, chupai chup na hovaee, bhukhiaa bhukh na utree, sehas siaanpaa.” Ha già criticato diversi metodi.
Sembra quasi che la domanda gli venga restituita: se il Gurbani è il tuo metodo, se il Mantar e le parole sono il tuo metodo, allora anche tu stesso riconosci che le parole sono limitate. Asankh kaheh sir bhaar hoe. Guru Nanak Dev Ji risponde a questa domanda: “...all’interno di queste parole c’è il metodo per mantenere la consapevolezza.” Ricordiamo qual è lo scopo di tutto questo, ricordiamo il Mool Mantar: esiste questa Unicità, essa fa tutto, crea tutto, è al di là del passato, è al di là del futuro e la si comprende attraverso la grazia del Guru. Ma cosa ti dà il Guru? Qual è la tecnica del Guru? La tecnica del Guru è Naam. La tecnica del Guru è Shabad, sono le parole. Quindi Guru Nanak Dev Ji sta dicendo che se, in ultima analisi, l’obiettivo è ricordare ed essere consapevoli di questa Unicità in ogni momento, allora le parole sono il modo più efficace per farlo. Così Guru Nanak Dev Ji sta rispondendo all’idea di come le parole possano essere efficaci.
Se Guru Nanak Dev Ji ci ha detto, proprio all’inizio: kiv sachiaaraa hoeeai kiv koorai tutai paal, hukam razaaee chalanaa. Guru Nanak dice che l’Hukam è la sua via, l’Hukam è ciò su cui si basa il Dharam e quindi, se l’Hukam è il Dharam di Nanak, allora lo Shabad è la pratica di Guru Nanak. Le parole sono il metodo, le parole sono la pratica religiosa, le parole sono le nostre cerimonie. Il modo in cui dimostriamo, il modo in cui pratichiamo, il modo che Guru Nanak raccomanda, è attraverso l’uso delle parole. E ora Guru Nanak Dev Ji inizia a parlare proprio delle parole come metodo. Il Guru dice:
ਅਖਰੀ ਨਾਮੁ ਅਖਰੀ ਸਾਲਾਹ
Akhree naam akhree saalaah
Akhree significa, o in punjabi diremmo: "attraverso le parole". Akhree naam. Attraverso le parole, usando le parole, troviamo il Naam. Perché il Naam, il Mantar, lo Shabad, dipendono in ultima analisi dal linguaggio, dalle parole. Akhar significa parole, akhree significa "attraverso le parole". Attraverso le parole, troviamo il Naam. Riceviamo il Naam. Akhree naam akhree saalaah. Attraverso le parole possiamo lodare. Anche se l’infinità di Dio non può essere descritta, anche se dire infinito è un limite, abbiamo comunque bisogno delle parole, perché è tutto ciò che abbiamo. Abbiamo bisogno delle parole per lodare il tuo nome, abbiamo bisogno delle parole per cantare il tuo Kirtan, per cantare le tue lodi. Qui, le parole non vengono usate per calcolare i limiti di Dio, come è stato fatto in passato. Quando Guru Nanak parla di asankh granth mukh ved path, di innumerevoli scritture scritte e di innumerevoli persone che recitano queste scritture a voce, dice che quelle scritture hanno anche cercato di definire il limite di Dio, il limite della creazione. Guru Nanak Dev Ji ammette che qui le parole non vengono usate per limitare o quantificare il Divino, ma semplicemente per lodarlo, vengono usate per il nostro beneficio.
Il Divino non ha bisogno delle nostre parole, Dio non ha bisogno delle nostre parole, Dio non ha bisogno delle nostre preghiere. Dio è qui da molto prima di noi. A cosa servono gli esseri umani al Divino? Molte persone credono che Dio voglia che preghiamo, che Dio abbia bisogno che svolgiamo i nostri lavoro correttamente, ma Dio non ha bisogno di nulla. Il Divino è sei tu, cosa può mai prendere da te? Il Divino ti ha già dato tutto, cosa puoi restituirgli? Il Divino non ha bisogno delle tue parole, noi abbiamo bisogno delle parole, noi abbiamo bisogno dello Shabad. Quindi le parole vengono usate per liberarci, per liberare le masse, non per quantificare Dio, non per raggiungere Dio in alcun modo. Qui Guru Nanak Dev Ji sta dicendo che troviamo il Naam attraverso queste parole. Akhree naam, akhree saalaah. Troviamo la lode attraverso queste parole.
ਅਖਰੀ ਗਿਆਨੁ ਗੀਤ ਗੁਣ ਗਾਹ
Akhree giaan geet gun gaah
Anche qui la parola giaan ha un Aunkar, attraverso queste parole otteniamo la saggezza, la saggezza suprema e possiamo cantare canti, geet gun gaah, si possono cantare canzoni. I cantori stanno cantando queste lodi attraverso le parole. Se non avessimo queste parole, come potremmo cantarne le lodi? Quindi, akhree, parole. Giaan, saggezza. Geet significa canzone, è al plurale, quindi significa "canzoni". Gun è al plurale, non ha un Aunkar, quindi significa lodi, virtù. Gaah significa: "coloro che cantano", I cantori stanno cantando le tue lodi, le tue canzoni, attraverso queste parole e da cio’ ottengono Giaan.
Ma il canto non è solo qualcosa che ci tiene occupati, attraverso questo canto, entriamo nella meditazione. Attraverso le parole della canzone stessa, troviamo la liberazione. Nel Gurbani leggiamo:
"ਲੋਗੁ ਜਾਣੈ ਇਹੁ ਗੀਤੁ ਹੈ ਇਹੁ ਤਉ ਬ੍ਰਹਮੁ ਬੀਚਾਰੁ, Log jaanai eh geet hai eh tou brahm beechaar."
La gente pensa che questi siano solo canti, ma questa è l’essenza della comprensione del Divino. Log jaanai eh geet hai, la gente pensa che siano solo canti. La gente pensa che quando si va al Gurdwara, ci stia facendo solo Kirtan. Ma non è il Kirtan, non è la musica, non è il Vaja, non è il Tabla e’ lo Shabad, il veechaar, è il Brahmgiaan che è ‘seduto lì’, ed è quello che conta.
Attraverso le parole arriva la saggezza, attraverso le parole vengono cantate le tue lodi. Akhree naam, akhree saalaah, akhree giaan geet gun gaah.
ਅਖਰੀ ਲਿਖਣੁ ਬੋਲਣੁ ਬਾਣਿ
Akhree likhan bolan baan
Attraverso queste parole otteniamo la scrittura e il parlare. Likhan è la parola scritta, bolan è la parola parlata, e baan significa Bani, linguaggio. Quindi tutte le lingue sono scritte e parlate usando le parole. Guru Ji sta nuovamente evidenziando quanto siano importanti per noi le parole.
ਅਖਰਾ ਸਿਰਿ ਸੰਜੋਗੁ ਵਖਾਣਿ
Akhraa sir sanjog vakhaan
Invece di akhree, qui Guru Ji usa akhraa, che significa parole. Sir sanjog. Sanjog significa destino, sir significa sulla nostra testa. Vakhaan significa discutere. Attraverso le parole possiamo discutere i destini che sono stati scritti sulle nostre teste, possiamo cercare di comprendere, possiamo fare veechaar su questo. La conoscenza dell’Hukam può essere condivisa attraverso le parole.
Quello che abbiamo coperto nelle ultime righe è la traduzione più comune che si trova di questi ultimi versi, di queste ultime frasi. Akhree naam akhree saalaah, akhree giaan geet gun gaah, come se Guru Nanak Dev Ji stia cercando di giustificare l’uso delle parole. Questa è la traduzione più diffusa.
Esiste un modo completamente diverso di tradurre queste ultime righe. E questa traduzione continua l’analogia della penna continua. Ricordiamo che prima delle Shabads Asankh, nel verso 16, abbiamo letto sabhnaa likhiaa vuree kalaam. Sabhnaa likhiaa vuree kalaam. Tutto viene scritto da questa penna continua. E nello stesso verso abbiamo anche letto keetaa pasaao eko kavaao, tis te hoe lakh dareeaao. Da un solo comando, si è espansa tutta la creazione, da eko kavaao. Seguendo questa linea di pensiero, Guru Ji ha iniziato con l’idea di questa penna continua e poi, negli ultimi versi, ha sviluppato il concetto di asankh, cercando di parlare di questa penna continua. Da questa analogia prendiamo akhar non come l’uso delle parole, ma come la scrittura delle parole da parte di questa penna continua; ha senso? La penna continua è un’analogia che Guru Ji ha introdotto per l’Hukam. I’Hukam è quasi come una storia che viene raccontata, che viene scritta. Abbiamo parlato di questo concetto di destino pre-scritto. Abbiamo parlato di destino pre-scritto, ma Guru Nanak Dev Ji dice sabhnaa likhiaa vuree kalaam. Vuree significa "si sta scrivendo". La storia dell’universo viene scritta in ogni momento. Eh lekhaa likh jaanai koe, chi può scrivere questa storia? Chi altro può scrivere questa storia?
Guru Ji ha introdotto l’idea di una storia che viene scritta quattro versi fa. Questa è la storia dell’Hukam che viene scritta proprio ora. E akhraa, qui, potrebbe significare le parole di quella storia. Ha senso? Le parole di quella storia che si sta scrivendo. Se prendiamo questa analogia e la applichiamo qui, il significato cambia completamente. Akhree naam akhree saalaah allora significa che tu stai scrivendo e quello che scrivi diventa il tuo Naam. Tutto ciò che viene scritto è il tuo Naam. Tutto ciò che viene scritto è la tua lode. E questo implica che ciò che la creazione sta facendo non è solo esistere, ma la stessa esistenza della creazione è lode. L’esistenza del sole, della luna, delle stelle, dei pianeti, sono la lode dell’Unicità.
Akhree naam, la penna, mentre scrive, crea il Naam. La lode nasce da ciò. Quindi questo svelarsi di questa storia dell’Hukam che viene continuamente scritta, è Naam. Ma questo porta a una domanda: come può l’Hukam essere Naam? Per tutti quelli che praticano il Naam Simran, nelle fasi iniziali tutto ciò che comprendiamo essere Naam simran è il Mantar. Questo e’ quello che pensiamo sia il Naam, Mantar jaap. E oggi, se qualcuno chiedesse qual è il metodo della tradizione Sikh, risponderemmo che il Naam è il metodo giusto, giusto? Cos’è il Sikhi? Cosa insegna il Sikhi? Qual è la vostra pratica meditativa? E risponderemmo che il Naam è la nostra pratica meditativa. E con questo intendiamo che sia il Mantar jaap la nostra pratica meditativa.
Ma Naam è molto più del Mantar jaap. Quando il Gurbani dice che il Naam è il metodo, non si sta solo riferendo al nome di Dio. In Jaap Sahib, Guru Gobind Singh Ji dice che il Divino è Anaame. Quindi ci viene detto in modo chiaro che il Divino non ha un nome, allora come può il Naam essere il nostro cammino? E per chi non si immerge più a fondo in questa domanda, il Naam diventa una contraddizione. Sappiamo che ciò di cui stiamo parlando, questo Divino, non ha un nome. Ma poiché non lo comprendiamo a fondo, poiché non abbiamo una comprensione profonda di questo concetto, e poiché sappiamo che ci è stato raccomandato Waheguru, molti Sikh diranno che Waheguru è il nome di Dio.
Ma Naam non è il nome di Dio. Le parole che usi quando reciti il tuo Mantar non sono il nome di Dio. Perché il Divino non ha nome. Naam è qualcosa di molto più profondo. Naam è l’esperienza di Dio. Naam è la consapevolezza di Dio. Naam è il risultato del tuo Mantar. Se il Mantar è lo strumento, se il Mantar è la tecnica, Naam è il risultato. Naam è l’esito. Naam è essere presenti. Naam è essere consapevoli della presenza del Divino. Questo è ciò che intendiamo quando diciamo che il Naam è il risultato del Mantar. Il Mantar è la tecnica. Il risultato, il fine ultimo, è che senti, sperimenti, diventi consapevole dell’Unicità. La tua consapevolezza si allinea con la consapevolezza dell’Unico. Tu e l’Unico diventate uno. Questo è Naam. Quindi Naam è l’inizio, il mezzo e la fine della tecnica. Il Mantar è una tecnica per arrivare al Naam.
Per ora, consideriamo il Naam come destinazione. Se il Naam è la destinazione, il Mantar è uno degli strumenti per arrivarci. L’Hukam è un altro strumento per arrivarci, il Kudrat è un altro strumento per arrivarci, ma il Naam dovrebbe essere visto come la destinazione, non solo come lo strumento in sé. E tutti i diversi strumenti conducono all’esperienza del Naam. E cosa intendiamo con l’esperienza del Naam? Che proprio qui, proprio ora, sei consapevole. Senti la presenza dentro di te. La presenza di te stesso, mentre vieni creato. Quando senti la tua presenza, quando conosci l’esperienza di te stesso, allora conoscerai ciò che l’universo ha creato. Questo è Naam. Quindi Naam è un’esperienza, non solo un metodo.
Qui stiamo dicendo akhree naam, ciò che la storia sta scrivendo diventa la sostanza del Naam. Il Naam stesso si sta scrivendo. L’Hukam si sta scrivendo. Quindi cio’ che possiamo dire e che l’Hukam è Naam. Perché, come sappiamo, la pratica all’interno della tradizione Sikh, all’interno della tradizione del Guru, è la pratica del Naam. Ma nella prima domanda che è stata posta a Guru Nanak: kiv sachiaaraa hoeeai, lui ha risposto hukam razaaee chalanaa. L’Hukam è la mia pratica. Cammina sul sentiero dell’Hukam e conoscerai il Divino. Questo è ciò che deve essere compreso: Hukam è Naam. Naam è Hukam. Naam è essere uno con l’Hukam. In ogni momento, riconosci l’Hukam divino. Non lo vedi come il tuo fare, non vedi te stesso come colui che controlla, non vedi le situazioni della vita come qualcosa che ti viene inflitto da altre persone.
Riconosci sempre che: questo è Hukam. E se lo riconosci costantemente come Hukam, quello è Naam. Se in ogni momento sei in grado di essere consapevole, dicendo: "questo è il tuo Hukam", "questo è il tuo Hukam", "questo è il tuo Hukam", allora quello diventa Naam. Quell’esperienza è il tuo Naam. E riconoscere ogni momento come un momento dell’Unicita’, come parte della storia divina, quello diventa il tuo simran. Recitare con le parole non è sufficiente. Ripetere un Mantar più e più volte non è sufficiente. Lasciare che si radichi dentro di te, lasciare che quelle parole penetrino nella tua mente, quella è meditazione, quello è simran. Il simran è il risultato finale. Quella consapevolezza, quell’essere presenti nel momento, in ogni momento, ed essere consapevoli dell’ordine naturale delle cose, del modo in cui l’universo è, essere semplicemente consapevoli di esso, quello diventa un Naam che non ha un nome. Questo e’ proprio cio’ che all’inizio del Mool Mantar, che Guru Nanak intende con Sat-Naam. Tutto ciò che esiste è Naam. Akhree naam. Se conosci l’Hukam, se conosci l’akhar, se vedi ogni momento come quella storia che viene scritta, come l’akhar che viene scritto, allora conoscerai il Naam. Akhree naam, akhree saalaah. Ciò che viene scritto dall’universo, è ciò che possiamo lodare. Questo è ciò che significa lode. Senza questa storia scritta dall’universo, non ci sarebbe nulla da lodare. Akhree naam, akhree saalaah, akhree giaan. Tu scrivi la storia del Hukam, e dentro di essa possiamo vedere il Giaan. Dentro il tuo Hukam c’è Giaan. Dentro il tuo Hukam c’è Naam, dentro il tuo Hukam c’è la lode.
Akhree giaan geet gun gaah. Geet e gun risiedono nel tuo Naam, risiedono nelle tue parole, risiedono nel tuo Hukam. Tutto ciò che cantiamo è il tuo Hukam. Stiamo cantando il tuo Hukam. Gaavai ko taan hovai kisai taan, possiamo cantare della tua forza, solo se ci dai la forza con il tuo Hukam. Possiamo cantare dei tuoi doni, gaavai ko daat jaanai neesaan. Gaavai ko gun, vadiaaeeaa chaar, possiamo cantare le tue lodi, le tue virtù, possiamo cantare, ma solo se lo scrivi nella nostra storia. Se ci dai l’inclinazione a cantare, allora possiamo cantare. Guru Ji dice:
ਆਪੇ ਜਪਾਏ ਜਪੈ ਸੋ ਨਾਉ ॥ ਆਪੇ ਗਾਵਾਏ ਸੁ ਹਰਿ ਗੁਣ ਗਾਉ
Aap japaae japai so naao. Aap gaavaae su har gun gaao
Se ci permetti di fare il tuo jap, allora posso jap il tuo Naam. Se mi permetti di cantare, solo allora posso cantare le tue lodi. Akhree giaan geet gun gaah. Abbiamo già sentito queste parole in un modo simile nelle Suniai Pauris. Abbiamo detto: suniai saraa gunaa ke gaah. Lì le parole significano: saraa indica un oceano, o uno stagno, sarovar, saraa. Suniai saraa, gunaa ke gaah. Tu risiedi, gaah lì significa "risiedere", in un oceano di virtù. E qui stiamo dicendo: akhree giaan geet gun gaah. Quindi dentro il tuo Hukam risiedono Giaan, canti e lodi, dentro il tuo Hukam, e ad un certo punto potresti pensare che tutto questo stia diventando troppo profondo. Che una simile comprensione sia al di là della nostra portata. Allora facciamo un passo indietro. Perché se non lo comprendiamo, allora le parole diventano prive di significato.
Akhree Giaan, la tua storia. Sostituiamo la parola akhree con Hukam. Hukmee. Giusto? Dentro il tuo Hukam esiste il tuo Giaan. Tutto ciò che crei, ti contiene. Il Divino è in tutta la sua creazione. Non abbiamo il concetto del Divino separato dalla creazione. Il Divino è distaccato, ma anche dentro la creazione stessa. Quindi dentro di te, dentro di me, dentro ogni cosa, dentro gli uccelli, dentro le piante, dentro gli alberi, dentro gli animali, dentro la terra, dentro l’acqua, dentro il cielo, quello è Dio. Quello non è solo ciò che Dio ha creato, quello è Dio stesso. Quando vedi un albero, stai vedendo Dio. Quando vedi un animale, stai vedendo Dio. Quando vedi il cielo, il sole, la luna, le stelle, stai vedendo Dio, non solo ciò che Dio ha creato. Quando vedi te stesso, stai vedendo Dio. Ma non vediamo Dio. Non lo vediamo in tutte queste cose. E l’unica cosa che manca è il Guru, che ci dia il Giaan, affinché possiamo vedere Dio. Quando il Guru sblocca la tua visione, quando il Guru apre la tua comprensione, allora vedrai Dio in ogni cosa. Tutto ti ricorderà Dio, perché tutto è Dio. Avrai quella comprensione.
Se tutto ti ricorda Dio, allora la saggezza di Dio è in ogni cosa. Il promemoria è in ogni cosa. E quel promemoria è la saggezza del Guru. Questo è il Giaan del Guru. Il Guru ti dà la saggezza affinché tu possa vedere la saggezza ovunque. Così non sarai più limitato dal dover venire a leggere il Guru, dal dover ascoltare le parole del Guru; allora realizzi che il Guru è ovunque. Ma deve avvenire quel piccolo passo di sblocco. Il Guru deve sbloccare quella saggezza dentro di noi. E quando vedi Dio ovunque, allora la tua interazione con tutto diventa la sua lode. Non sei più limitato a pregare nel tempio, a pregare in chiesa, a pregare nella moschea, a pregare nel Gurdwara, a pregare nel Mandir, non dovrai piu’ aspettare di andare lì, perché vedi Dio ovunque, ogni interazione è un’interazione con Dio, ogni interazione diventa la tua preghiera. Perché puoi vedere il Giaan, hai la conoscenza per vederlo, allora tutto diventa il tuo canto di lode, Akhree giaan geet gun gaah.
Akhree likhan bolan baan. E questa scrittura sacra, questa scrittura della penna continua, ha permesso che venissero scritte le scritture. Cosa sono le scritture sacre, cosa sono i testi religiosi? Sono solo le parole scritte da coloro che avevano il Giaan. Qualcuno ha visto il divino in tutto e lo ha scritto. Questo sono le scritture religiose. Quindi prima devi avere il Naam, l’esperienza; poi puoi lodare, poi lo vedi ovunque, poi puoi scriverlo e poi puoi parlarne. Se non lo conosci, non puoi parlarne.
E quante persone asankh hanno scritto questa storia, quanti asankh granths sono stati scritti, ma tutti hanno prima avuto bisogno del Giaan. Tutti hanno avuto prima bisogno del Naam, hanno avuto prima bisogno della saggezza. Una volta che hanno avuto un assaggio di quella saggezza, solo allora sono stati in grado di scriverla, solo allora sono stati in grado di parlarne, allora sono stati in grado di scrivere Bani. Akhree likhan bolan baan. Ma solo se quella penna divina ti permette di scriverlo. Quindi quell’ Hukam divino, dentro il suo Hukam, ci ha dato la comprensione, e attraverso quella comprensione ci ha dato la capacità di scrivere quella comprensione, affinché potessimo condividerla con gli altri.
Potete vedere la totale assenza di ego in tutto cio’, non c’è un “sé”. Perché tutto viene scritto da quella penna divina. Il tuo Naam simran non è tuo, la tua lode non è tua, il tuo geet gun gaah non è tuo, la tua saggezza non è tua, tutto viene scritto da quella penna divina. Le tue parole non sono tue, le cose che scrivi, le cose che dici, non sono tue.
Akhraa sir sanjog vakhaan, tu scrivi il destino sulle nostre teste, lo scrivi con le tue parole. Vakhaan, tu parli e noi siamo seguaci. Tu comandi, e noi seguiamo. Tuo è il sanjog, tue sono le parole, e è sulla nostra testa che scrivi quelle parole. Akhraa sir sanjog vakhaan, e’ dalle tue parole che viene pronunciato il nostro destino. Tu pronunci il destino su tutte le nostre teste. Quindi tutto ciò che accade è basato su di te, su ciò che dici, su ciò che quella Penna divina scrive. Keetaa pasaao eko kavaao. Tutto il paasaaraa, tutta l’espansione, è avvenuta con una tua parola, e da quella parola tis te hoe lakh dareeaao. Centinaia di migliaia di fiumi scorrono, da quella parola. Tutto questo è una descrizione di Oankaar. Quell’Ek, che nella sua forma senza forma ha creato la forma, ha creato un suono da ogni cosa, e quel suono viene ancora prodotto ora. Sta ancora scrivendo la sua storia ora, sta ancora pronunciando il suo discorso. Akhree likhan bolan baan, akhraa sir sanjog vakhaan. Ora possiamo continuare: il Divino scrive ogni cosa, ma colui che scrive, non ha nulla scritto su di sé.
ਜਿਨਿ ਏਹਿ ਲਿਖੇ ਤਿਸੁ ਸਿਰਿ ਨਾਹਿ
Jin eh likhe tis sir naahe
Colui che scrive i destini di tutti, quell’Ek Oankaar che si sta dispiegando, non e’ controllato da nessuno. Quell’Ek Oankaar non ha un controllore. Quell’Ek Oankaar non ha qualcuno che scrive la sua storia. È il tutto, e’ l’Unicità. È tutto in questo momento. Chi può scrivere la sua storia? Jin eh likhe, colui che sta scrivendo questa storia continua, sulla sua testa non c’è nulla. Tis sir naahe, non c’è un autore per colui che scrive i destini di tutti e l’Unicità è sadaa salaamat, e’ costante.
Quando pensiamo ai nostri destini, ciò di cui stiamo realmente parlando sono i cambiamenti della nostra vita. Siamo in continuo cambiamento, la nostra vita oscilla costantemente. Dalla giovinezza alla vecchiaia, dalla felicità alla tristezza, dal desiderio alla soddisfazione, tutto è come un pendolo, non siamo mai fermi, in ogni momento. C’è un'ispirazione e poi un’espirazione, mai una pausa. Quindi la nostra storia è una storia di cambiamento ed è questa la storia che viene scritta. Ma colui che la scrive, non cambia. L’Unicità non cambia. L’universo che ha creato cambia, ma l’Unicità stessa non può mai cambiare. Noi cambiamo in continuazione. La nostra vita cambia sempre, le nostre circostanze cambiano sempre, ma il Divino dentro di te non cambia. C’è un Divino dentro di te che non cambia mai. Jin eh likhe tis sir naahe. Colui che scrive, non ha nulla che viene scritto su di lui. Cosa ci sarebbe da scrivere?
Jiv furmaae tiv tiv paahe. Come parla, così otteniamo. Come pronuncia, jiv furmaae. Come comanda, come dice, Tiv tiv paahe. Così, e così, noi otteniamo, noi riceviamo. Questo è ciò che ci viene posto davanti a noi. L’Hukam viene posto su di noi, sulla creazione. La penna continua a scrivere, la storia continua a essere raccontata, e noi siamo i personaggi di questo gioco. Siamo solo gli attori di questa storia. Stiamo solo interpretando il nostro ruolo, come il regista ci dirige. Jiv furmaae tiv tiv paahe. Cosa possiamo fare? Possiamo solo fare ciò che ci viene comandato di fare.
ਜੇਤਾ ਕੀਤਾ ਤੇਤਾ ਨਾਉ
Jetaa keetaa tetaa naao
Jetaa keetaa, tutto ciò che è stato fatto, quello è il tuo nome. Tetaa naao, qualunque cosa tu stia facendo, quello è il tuo Naam. Qualunque cosa stia scrivendo la volontà divina, quello è il Naam. Guru Nanak Dev Ji qui si sta ripetendo. Sta dicendo che attraverso la tua creazione possiamo conoscere il tuo Naam. Ricordiamoci sempre, il Divino non ha Naam. Eppure, gli abbiamo dato mille nomi. Asankh naav, abbiamo dato innumerevoli nomi all’Unicita’ che non ha nome. Esiste un solo nome: ciò che sta accadendo in questo momento. Proprio in questo momento, ciò che sta accadendo, è il tuo Naam. Se riusciamo a ricordare questo, stiamo ricordando il tuo nome. Il nome che non può essere pronunciato. Ciò che è, proprio ora, questo momento è Naam; e questo è ciò che è Sat-Naam. Ciò che è, è il tuo nome. Jetaa keetaa, ciò che fai, tetaa naao. Quello è il tuo Naam.
ਵਿਣੁ ਨਾਵੈ ਨਾਹੀ ਕੋ ਥਾਉ
Vin naavai naahee ko thaao
Se non sappiamo questo, allora non siamo da nessuna parte. Se non sappiamo che questo è ciò che è il Naam, allora niente altro ci puo’ sostenere, non abbiamo nessun altro posto dove andare. Ciò che è, questo momento stesso, è il tuo Naam. L’Hukam di questo momento, non del momento passato, ne di quello futuro, ma di questo momento. Quell’Hukam che sta accadendo ora, quello è il tuo Naam, e senza di esso, non abbiamo nulla. Vin naavai naahee ko thaao. Senza questo momento, non abbiamo nulla. E in realtà, a parte questo momento, nient’altro esiste. Il passato non esiste, il futuro non esiste. Cosa esiste? Adesso. In questo esatto momento, tutto ciò che esiste è ora. E in un istante, quel "ora" è andato, e un nuovo "ora" è apparso. Questo è Naam. Naam è ora. Ora è il tuo nome. Quando la vita diventa difficile, dove puoi scappare? Puoi fuggire dal passato, ma non puoi fuggire dall’ora.
Dovremmo avere il coraggio di cambiare tutto ciò che sentiamo sia negativo nella nostra vita. Se c’è negatività nella nostra vita, avere il coraggio di cambiarla. Migliora la nostra vita. Eliminare le cose che ci portano negatività. Persone negative, circostanze negative. Avere il coraggio di farlo. Allontanarsi da questo. Ma una volta fatto, riportati all’adesso. Una volta che hai ripulito tutto, non continuare a scappare da esso. Alcune persone continuano a fuggire da ciò. Alcune persone vivono costantemente nel passato, rivivendo il passato. Altri hanno la testa nel futuro, inseguendo ogni momento un sogno. Ma non c’è passato, e non c’è futuro. C’è solo adesso. Vin naavai naahee ko thaao. Non c’è altro luogo tranne adesso. Anche se gli eventi negativi della vita sono ormai passati, alcune persone li rivivono ancora. Vivono nella paura. Nella paura che il passato si ripeta nel futuro. Così scappano. Ma ovunque tu vada, l’ora è lì. L’ora è sempre presente. Ora è la tua unica casa. Senza ora, non hai casa. Ma quanto sono rari coloro che lo vedono. Quanto sono rari coloro che lo sanno. Sii qui, ora. Perché ora è il tuo Naam. Sii qui. Proprio qui. Questo è Naam. Questo momento è Naam. Se puoi vederlo. Quindi sii nel momento di ora e vivilo pienamente. Respira nell’ora. Ama nell’ora. Irradia nell’ora. Perché vin naavai naahee ko thaao. Non c’è altro luogo se non ora. Ora è l’unica cosa che hai.
Tutto ciò che è stato creato, esiste ora. Qualsiasi cosa sia stata creata e distrutta, non esiste. Questa è la natura dell’ora. Tutto ciò che deve ancora essere creato, non esiste. Kudrat esiste ora. E quando riconosci che tutto ciò che è stato creato è ora, in questo momento, quando riconosci che tutto ciò che è stato creato è il tuo Naam, allora tutto diventa la tua meditazione. E allora Guru Nanak dice:
ਕੁਦਰਤਿ ਕਵਣੁ ਕਹਾ ਵੀਚਾਰੁ
Kudrat kavan kahaa veechaar
Quando riconosco Kudrat come questo, quando riconosco Kudrat come il tuo Giaan, come il tuo Naam, come il tuo simran, come il tuo cammino, quando l’intero universo, in questo momento, diventa la tua meditazione, allora anche guardare un piccolo fiocco di neve è sufficiente per portarti in Samadhi. Un minuscolo granello di sabbia contiene l’intero universo. Il tuo stesso riflesso, il tuo stesso respiro, ogni singolo capello del tuo corpo, ogni cellula del tuo corpo, diventa la tua meditazione. E allora Guru Nanak dice: “Cosa posso dire su questo? Kudrat kavan kahaa veechaar.”
ਵਾਰਿਆ ਨ ਜਾਵਾ ਏਕ ਵਾਰ
Vaariaa na jaavaa ek vaar
Neanche per un solo istante posso iniziare a sacrificarmi per questo. Cosa hai creato? Guarda quanto hai creato! Il tuo Naam mi sta fissando dritto negli occhi in questo momento. Quando lo vedo, sono in soggezione, sono in un’euforia, sono in estasi. E tutto ciò che posso fare è dire:
ਜੋ ਤੁਧੁ ਭਾਵੈ ਸਾਈ ਭਲੀ ਕਾਰ
Jo tudh bhaavai saaee bhalee kaar
Qualunque cosa tu stia facendo, è perfetta. Qualunque cosa tu faccia, è meravigliosa.
ਤੂ ਸਦਾ ਸਲਾਮਤਿ ਨਿਰੰਕਾਰ
Too sadaa salaamat nirankaarTu sei eterno, tu sei immutabile, tu sei senza forma con la tua grazia,
posso vederlo. Con la tua grazia, posso assaporarlo. Con la tua grazia, posso respirarlo, posso udirlo, posso sentirne il profumo.