Quindi oggi guardiamo il sesto verso, il sesto Pauri.

Nell’ultimo verso abbiamo parlato di questo essere che è dentro di te, che non è qualcosa che devi creare tu, ma è qualcosa che è già lì.

Guru Ji, nell’ultimo verso, parlava di thāpiā na jae, non è qualcosa che deve essere coltivato, costruito o realizzato dentro di te. Questo divino è già lì.

Kītā na hoe, non puoi fare niente. Non è stato creato.

Āpe āp, Niranjan soe. È già lì, ma quale parte di te è?

È la parte di te che va oltre Anjan, oltre Maya.

È quella parte molto sottile e intangibile di te.

Jin seviā, tin pāiā mān. Chiunque abbia servito questo, chiunque abbia cercato di trovarlo, chiunque abbia fatto uno sforzo per essere tutt’uno con questo, ha ottenuto l’onore.

E poi Guru Nanak parla della tecnica, nānak gāvīē, gunī nidhan.

E la nostra tecnica, la tecnica consigliata da Guru Nanak Dev Ji, è quella del canto.

Rendi la tua vita un canto di lode; nānak gāvīē, gunī nidhan.

Gavīē suṇīē, Man rakhīē​ bhao. Guru Nanak Dev Ji entra più nel dettaglio su come cantare, come focalizzare la mente, come fare in modo che la mente ascolti le parole che stai cantando, come puoi farlo in uno stato d’amore. Gavīē suṇīē, man rakhīē​ bhao.

Quindi Guru Ji porta la tecnica e chiarisce maggiormente i dettagli, e poi parliamo dell’importanza del Guru.

Quale tecnica stiamo seguendo? Stiamo seguendo la tecnica del Guru.

Quindi non è solo questione di cantare qualcosa. Non è solo questione di camminare alla cieca su questa strada.

Abbiamo una guida. Abbiamo una direzione.

E viene spiegato che il Guru è tutto.

Il Guru ti mostrerà su quale parte di te devi concentrarti, sul tuo Naad, sulla tua vibrazione, sulla tua esistenza. Le istruzioni del Guru ti mostreranno il Naad.

Allora ti darà la conoscenza, vēd. Vēd.

Ti mostrerà che questo Naad è quello che stai cercando. gurmukh rahiā samai.

E questo Guru è così importante perché funziona su così tanti livelli.

Gur isar. Distrugge la tua ignoranza.

Gur Gorkh. Sostiene le parti di te che sono necessarie per entrare in Brahma. Per creare questa comprensione dentro di te.

Quindi, anche se il Divino non deve crescere dentro di te, thāpia na jāe, la comprensione deve crescere dentro di te. Brahma.

E come lo fa il Guru? In un modo molto materno e amorevole, gur parbati mai.

Je ho jāṇā, ākhā nāhī, kahṇā katn na jāī. Guru Ji dice che non posso descriverne l’importanza, ma posso fare solo un ardas: gurā, ik deh bujhai. Dammi questa comprensione.

Posso fare solo una cosa. Dammi questa comprensione. Permettimi di diventare anch’io partecipe di questa conoscenza, di quella sabhnā jīā kā ik dātā.

Che ogni essere ha in se questa Unità.

So mē, visar na jāī e permettimi di non dimenticarlo mai.

Il verso successivo continua da qui, e introduce il concetto di tirath.

 

Tirath nava, je tis bhava. Dunque, la parola tirath significa pellegrinaggio, yatra .

Tirath nāvā significa bagnarsi, fare le abluzioni in un santo pellegrinaggio.

Tirath nāvā, je tis bhāvā.

Allora di che tipo di santo pellegrinaggio sta parlando Guru Ji? Di che razza di tirath stiamo parlando qui?

Possiamo vedere a che sorta di tirath Guru Ji si riferisce guardando l’ortografia.

Infatti l’ortografia usata qui ha un Sihari e questo la rende un’azione, non il nome di qualcosa. 

È l’atto di fare qualcosa, quello che comunemente chiamiamo verbo nella nostra grammatica.

Ha un Sihari, il che significa che è l’azione di fare un tirath piuttosto che il nome tirath stesso.

Quindi qui stiamo parlando di andare a fare un tirath.

Tirath nāvā, andando in un tirath. Quindi ecco alcune delle altre ortografie.

Tirath, senza onkar sotto, è plurale: pellegrinaggi, luoghi, tanti luoghi di pellegrinaggio.

Molti Yatras. 

Tirath con un onkar sotto sarebbe singolare, il che significa andare in un tirath, andare a fare un Yatra, un pellegrinaggio.

Quindi possiamo vedere da queste ortografie che Guru Ji sta parlando dell’azione di andare in un tirath.

Ma Guru Ji dice che vado a bagnarmi in un luogo santo di pellegrinaggio, Je tis bhāvā, solo se piace a Te.

Cosa intendiamo con questo?

Qui non stiamo parlando di alcun tirath religioso specifico.

Guru Nanak Dev Ji non sta parlando dei tradizionali tirath che la gente conosce.

Dei tirath indù o dei tirath islamico, nei principali luoghi santi, Guru Nanak Dev Ji non parla di questo. 

Perché se ci pensiamo, ci sono migliaia e migliaia di luoghi che ogni religione ha reso sacri.

In tutto il mondo, innumerevoli luoghi santi che puoi visitare, in base a tutte le diverse religioni.

Guru Nanak Dev Ji non sta indicando nessuno di questi dicendo: vai qui o vai là.

Ogni religione ha creato un tirath, e tutti vanno in quel tirath per lavare i propri peccati.

Tutti pensano “se vado lì, in qualche modo verrò purificato”.

In qualche modo la mia vita, dove mi trovo adesso, sta accumulando ogni sorta di peccato, accumulando ogni sorta di sporcizia, e fare questo pellegrinaggio in qualche modo mi purificherà, in qualche modo eliminerà la negatività in me stesso.

Ma se i luoghi di pellegrinaggio in tutto il mondo sono così tanti, quale è quello giusto? Quale ha il tocco magico che farà davvero effetto?

Quindi Guru Nanak Dev Ji non sta parlando di questo tipo di tirath.

In effetti, Guru Nanak Dev Ji rifiuta questo tipo di pensiero, secondo cui andare da qualche parte in modo specifico avrà realmente un effetto su di te.

Che in qualche modo andare in un luogo esterno pulirà l’interno.

Guru Nanak Dev Ji ci sta parlando di un diverso tipo di tirath

Dice che esiste un modo per fare un pellegrinaggio, ma non è quello a cui pensi.

E ci sono anche altri versi nel Gurbani che possiamo usare e prendere in prestito per capire di che tipo di tirath sta parlando Guru Nanak Dev Ji. 

Guru Nanak Dev Ji dice nell’ Ang 687, tērath nāvan jāu tērath Naam he, tērath sabadh bēchār a(n)tar giān he.

Guru Nanak Dev Ji dice “Vado in pellegrinaggio ma la meditazione, la consapevolezza e il Naam sono il mio pellegrinaggio”. Tērath nāvan jāu tērath naam he, tērath sabadh bēchār a(n)tar giān he.

Il vero tirath è contemplare il messaggio del Guru ed è Antar Gyan, è una saggezza interiore.

Quindi vado in pellegrinaggio per trovare quella saggezza nel profondo di me stesso.

Tērath nāvan jāu tērath naam he: quindi uso il Naam, il mantra come tecnica e uso il tērath shabad vichar, utilizzo la tecnica di comprensione della conoscenza e dei mantra per andare nel profondo di me stesso e per tirare fuori quella conoscenza che è dentro di me.

Tērath nāvan jāu tērath naam he, tērath sabadh bēchār a(n)tar giān he.

Quindi Guru Nanak Dev Ji sta dicendo che c’è un modo per andare in pellegrinaggio ma non richiede che il tuo corpo si alzi, si muova e vada da qualche altra parte. 

È un pellegrinaggio interiore. È una saggezza interiore.

Ma allora, perché la gente continua ad andare in pellegrinaggio?

Quello che sperano in effetti è: “Che io non debba cambiare me stesso in alcun modo, devo solo andare a fare certe azioni. E se faccio quelle azioni, in qualche modo sarò purificato”.

Quindi quello che fanno le persone è andare a pulirsi, a purificarsi: non cercano un divino, non trovano Dio, si puliscono.

In effetti, questo non fa che amplificare il tuo Ego, perché allora puoi dire che “Io ho fatto questo”.

Guru Nanak Dev Ji sta tracciando un percorso che non riguarda me: Tu diventi il percorso.

L’ Altro diventa il percorso. Il più grande, il Divino.

Altrimenti si tratta sempre di purificarmi, di fare qualcosa per purificare Me, per migliorare Me.

È una tecnica di preservazione dell’Ego, si basa sull’amore per se stessi.

Mi permette di proteggermi, non è amore per il divino.

Non vado a incontrare il mio amato, farò semplicemente ciò che alla fine avvantaggerà il Me stesso.

Se andate a fare Shabad Vichar o fate il Naam e, in definitiva, se andate da qualche parte per acquisire una conoscenza che vi aiuti ulteriormente, allora va bene.

Perché allora non andrai…, il desiderio non è semplicemente di andare da qualche parte pensando che questo ti purifichi: “Vado semplicemente a immergermi qui e basta. Non ho bisogno di fare alcuna auto-riflessione. Non ho bisogno di controllare il mio Ego e di guardare me stesso. Devo solo andare a lavare qualcosa.”

Come se semplicemente facendo la pulizia esterna, quella interna venga in qualche modo influenzata.

E la maggior parte delle persone lo fa come se avesse paura della punizione: “Non voglio andare all’inferno. Quindi, se avrò fatto due o tre tērath nella mia vita, almeno guadagnerò qualche punto”.

Guru Nanak Ji definisce più precisamente questo concetto altrove.

C’è un altro Shabad in cui Guru Ji dice : tērath nātā kiā kare man meh mail gumān.

Tērath nātā kiā kare: andando e facendo il bagno in questi posti, cosa si otterrà se il Mail sarà nella nostra mente? La sporcizia è dentro di noi.

Se hai qualche paura del peccato o della punizione per cui vuoi sbarazzarti del Pāp o qualcosa dentro di te lavando il corpo, come riuscirai a farlo quando in realtà la sporcizia è dentro di te?

L’orgoglio è dentro di te. Man meh mail gumān. Quindi il problema è dentro di te.

Quindi, se vai da qualche parte per imparare un modo per purificarti, allora questo è positivo, sennò stai semplicemente lavando il corpo.  

Guru Amardas Ji espande ancora questo concetto e dice : Anek Tērath je Jatan Kare, Ta Anta, Antar Ki Home, Kade Na Jai.

Se faccio moltissimi Tērath, vado in molti posti diversi, faccio molti sforzi, Ta Antar Ki Home, l’Ego è dentro di me, Kade Na Jai. Ciò non potrà mai avvenire tramite azioni esterne.

Quindi tutta questa idea di andare in qualche posto, e ogni religione ce l’ha, ogni religione ha questo posto centrale: chiamalo La Mecca, chiamalo Vaticano, chiamalo Amritsar.

Abbiamo creato noi tutto questo. 

Abbiamo creato noi questi Tērath e il Guru non li consiglia.

Il Guru ci consiglia un Tērath diverso.  

Pensaci e basta.

Tutte quelle persone in questo momento sparse in tutto il mondo, e se uno non potesse raggiungere quel luogo santo, sarebbe condannato all’inferno? 

Perché non sei nato lì, sei nato dall’altra parte del pianeta.

Il tuo Hukam è di essere in un posto, quindi perché andare in un posto diverso dovrebbe fare la differenza? 

Tutta la questione è dentro di noi.

Quindi Guru Nanak Dev Ji sta dicendo che “Io vado in pellegrinaggio, ma sto facendo un diverso tipo di pellegrinaggio”.

Ma ancora una volta, Guru Ji è sempre preoccupato dell’Ego e dice: Tērath Nava, Je tis bhāvā

Anche intraprendere questo yatra interiore, questo pellegrinaggio interiore, è possibile solo se è nel mio destino.

Solo se è per Tua grazia. 

Quindi la grazia è il problema principale qui. Je tis bhāvā. Se Ti fa piacere.

Quindi il Tērath è una continuazione del pauri precedente.

Gurā, ik deh bujhāī. Bujai. Dammi la comprensione.

Quella di sabhnā jīā kā ik dātā; che tutti appartengono ad un unico padrone.

Quindi fà una richiesta: “O Guru, dammi questa comprensione”.

E questo è il viaggio interiore che devo intraprendere per arrivare davvero a questa comprensione.

È interessante notare che la richiesta sembra quasi andare verso l’esterno: “Oh Guru, dammi questa comprensione”.

Ma la riga successiva parla di andare dentro te stesso: è lì che troverai la comprensione.

Altrimenti puoi semplicemente sederti lì e dire: “Sto aspettando che il Guru mi dia la comprensione”.

Ma in realtà è Antar Ghian: la conoscenza è dentro di te.

Il Guru è dentro di te.

Quindi è qualcosa a cui dobbiamo guardare.

Devo guardare dentro di me per trovare questa risposta. Ma anche questo non è un mio sforzo: questo è Je tis bhāvā, se ti fa piacere.

Altrimenti dirò che “Io ho ottenuto qualcosa andando dentro me stesso”.

Ecco perché la meditazione è così importante. Devi sederti e guardare chi sei.

Guarda te stesso, perché dentro di te c’è la risposta.

Devo sapere chi sono io se sto cercando questo Divino. 

Se ci riesco, è per Sua grazia, perché non c’è più l’Io per rivendicarne la gloria. Rivendicare quel successo.

Tērath Nama. Andrò a bagnarmi in questo pellegrinaggio se ti fa piacere.

Allora pensiamo a questo: come può un atto essere gradito al Divino? Di cosa stiamo parlando qui?

Esprimiamo la domanda in un altro modo: come può un atto non piacere al Divino, se tutto è il Divino?

Perché ricorda che uno dei primi versi di cui abbiamo parlato riguardava Hukam.

Hukmē andar sabh ko: tutto è secondo la tua volontà.

Allora dov’è questa questione delle sole cose che ti piacciono?

Se tutto è fatto dal Divino, se tutto è Suo Hukam, possiamo dire che Dio è compiaciuto o scontento delle tue azioni? Come funziona?

È un modo di pensare molto dualistico.

Se faccio buone azioni sarai contento e se faccio cattive azioni sarai dispiaciuto.

Quindi siamo ancora in quella mentalità?

Ma Guru Ji sta dicendo: intraprenderò questa azione solo se ti fa piacere. 

Quindi tutto ciò che sta accadendo è già gradito a Dio perché tutto accade secondo ciò che Dio vuole che accada, il Divino vuole che accada.

Tieni presente che anche se stiamo usando la parola Dio, non intendiamo “Dio”: è solo una parola molto comoda da usare.

Altrimenti, a volte ci perdiamo e perdiamo il senso di ciò di cui stiamo effettivamente parlando. Quindi non lasciarti coinvolgere da questo concetto di Dio.

Ma tutto è gradito a questa Unità. L’Unità sta facendo tutto. Hukmē andar sabh ko, bāhar hukam na koe.

Quindi nulla di ciò che sta accadendo proprio ora, nell’intero universo, dispiace al Divino.

Tutto è gradito perché Lui fa tutto, è Lui che fa tutto.

Se qualcosa fosse sgradevole al Divino, non lo farebbe.

Non puoi fare qualcosa che sia spiacevole. Non puoi fare nulla per far arrabbiare Dio.  

Dio non ha queste emozioni come noi.

Il Divino è semplicemente pākhya pāvapār. E’ semplicemente amore infinito.

Allora come può Guru Nanak dire “se ti piace?”

Cosa intende dire Guru Nanak?

Tu sei vivo, questa è la sua volontà. Quindi c’è solo una cosa che manca. 

Se c’è qualche indicatore che sembra mostrare che Dio non sia soddisfatto di te, quello che manca è una cosa sola: la tua comprensione del Divino.

L’unica cosa che manca nel puzzle è che non tu hai capito il Divino, e Guru Nanak sta dicendo “Intraprenderò questo viaggio per comprendere il Divino se me lo permetti”. 

Quindi questo è l’unico pezzo mancante del puzzle, che intraprenderò questo viaggio per trovare, per capire dove mi colloco in tutta questa Unità Divina, e ciò accadrà solo se Tu permetterai che accada. je tis bhāvā.

Quindi questa idea di “Tu” che hai il controllo è stata finora presente in tutto il Japji Sahib, dall’Hukam Shabad.

Abbiamo parlato di karmī āvē kapṛā, nadrī mokh duār; solo per tua grazia ottengo una veste d’onore.

Solo grazie alla tua grazia, Nadar, ottengo un’indicazione su dove inizia la liberazione, mokh duār.

Quindi tutta questa idea che “Tu hai il controllo e io non ho il controllo” sembra continuare.

Allora cosa sta dicendo Guru Nanak qui?

Tirath nāvā, je tis bhāvā: andrò in questo pellegrinaggio solo se Tu permetterai che accada.

Se è per tua volontà.

Di quale pellegrinaggio stiamo parlando?

Il pellegrinaggio della saggezza interiore.

Quindi sono alla ricerca di questa saggezza. 

Non voglio solo apprendere la saggezza e mantenere quella conoscenza nella mia testa, voglio capirla davvero.

Voglio che sia parte di ciò che sono.

Quindi Guru Nanak Dev Ji ora farà davvero… perché, guarda gli ultimi versi: erano tutto incentrati sull’importanza della tecnica.

Gavīē suṇīē, man rakhīē​ bhao. Segui il Guru.

Il Guru ti darà il Naad, il Ved.

Il Guru è il tuo Shiva, il tuo Brahma, il tuo…

Si tratta di fare questo, fai così, fai cosà. 

E poi chiede la tecnica: Guru Ji, lasciami farlo con successo. Dammi questa comprensione.

Ma adesso rimette tutto a posto e dice: aspetta un attimo. Rallenta e basta. 

Ricorda.

Ecco perché quando abbiamo iniziato a guardare Japji Sahib, abbiamo detto che si tratta davvero di montagne russe. Va sempre da una vetta all’altra, e questo è l’intero stile di questo Shabad.

Vai a fare questo, vai a fare quello, aspetta…non sei tu! Ritorna di nuovo giù!

Altrimenti ti potresti lasciare trasportare in qualsiasi direzione.

Sikhi è l’equilibrio in ogni momento.

Ti mostrerà i picchi e gli avvallamenti in modo che lì dentro e tra tutto queste cose tu possa trovare semplicemente quell’equilibrio assoluto.

Quindi non lasciarti mai trasportare dal: ” Lo raggiungerò, lo farò”.

Perché immediatamente dice: “Aspetta, tu non farai niente”.

Quindi la parte successiva di quella frase è: senza la tua grazia, quale abluzione si potrebbe mai fare? vin bhāṇe, senza la tua grazia, ke nāe karī Che tipo di abluzione sono in grado ottenere da solo?

Posso fare questo Tērath se ti fa piacere; senza la tua grazia, cosa posso fare?

Vin bhāṇe, senza la tua grazia, ke no kari? Che bagno potrò ottenere?

Quale saggezza spirituale potrò acquisire?

Jetī sirṭh upāī vekhā, viṇ karmā, ke milē lei.  Guru Nanak Dev Ji ora sta davvero enfatizzando questo punto sulla tua grazia.

Jetī, qualunque cosa. Sirṭh, srishti, il mondo, Upāī vekhā. Upāī significa creato, dato alla luce.

Vekhā, vedo.

Allora, Jetī sirṭh, qualunque cosa io veda in questo mondo intero che viene creato, Jetī sirṭh, upāī, in tutto questo mondo che viene creato e che posso vedere, vekhā, cosa vedo?

Viṇ karmā, ke milē lei, che senza la grazia nulla può accadere. Niente può essere ottenuto senza la grazia.

Quindi si tratta semplicemente di ribadire questo punto.

Quindi Guru Nanak Dev Ji ha già menzionato questo punto tre volte.

Tirath nava, je tis bhava, vin bhāṇe, ke no kari, Jetī sirṭh upāī vekhā, viṇ karmā, ke milē lei.

Quindi tre volte Guru Nanak Dev Ji ha ribadito questo concetto, che non sarai in grado di raggiungere questo obiettivo da solo.

Non lasciare che il tuo Ego si lasci trasportare da questo viaggio.

Guru Ji ti sta dando la saggezza ma non ti sta dando la porta che dice: “Vai pure avanti [da solo]”.

Nadri Mokh Duār: la liberazione arriva solo per sua grazia.

Quindi, non si tratta di lasciarsi trasportare, si tratta di sedersi, restare calmi e dire: “okay, vediamo dove si va”.

Non si tratta di “voglio ottenere”, perché se “Io voglio”, allora “Io sono”.

Se “io sono”, stai già guardando nella direzione sbagliata. 

Tutto questo percorso è “Io non sono”. 

Tutto questo percorso è “Tu sei tutto”.

Quindi non lasciarti trasportare dal: “Andrò a trovare la liberazione, troverò l’illuminazione”.

L’unico modo per trovare l’illuminazione è dire che “Non esiste un Io che possa essere illuminato. Ci sei solo Tu”.

È un modo di pensare molto diverso. Non ci sono io da illuminare, ci sei solo Tu.

Jetī sirṭh upāī vekhā. In tutto questo mondo che posso vedere che è stato creato ho notato che viṇ karmā, ke milē lei.

Viṇ​ karmā, senza grazia, karmā, cosa si può ottenere, cosa si può togliere?

Milē lei: cosa posso prendere? Cosa posso ottenere? Cosa può ognuno di noi prendere o ottenere in questo mondo?

In questo universo, cosa è mai stato realizzato dagli individui? Niente.

Perché gli individui si sono solo persi nell’illusione di essere individui.

Come possiamo ricevere questa saggezza senza la tua grazia?

Jetī sirṭh upāī vekhā, viṇ​ Karma, ke milē lei: in tutto questo mondo, vedo che nulla accade senza la tua grazia.

Quindi tutto ciò che accade nel mondo è tua grazia. Lo stai facendo Tu.

Ed ora ritorniamo a come cantiamo? Di cosa dovremmo cantare?

Dovremmo cantare la tua grandezza. 

Quando ci svegliamo la mattina cosa dovremmo fare? Pensare alla tua grandezza, amrit velā sach nāo, vaḍiāī vīchāre. 

Osserva semplicemente questo mondo così com’è e pensa che ogni momento che accade è per sua grazia. Tutto ciò che sta accadendo è la sua grazia.

Quindi Guru Nanak Dev Ji sta seguendo gli stessi temi.

Questo è il nostro Naam Simran.

Naam Simran non è “Ti voglio”, questa non l’essenza del Naam Simran.

“Ti sto chiamando”, non è questo il Naam Simran.

Naam Simran è: ci sei solo Tu, stai facendo tutto Tu, e poiché Tu stai facendo tutto, io mi perderò in te.

Mi renderò conto che non ci sono io, ci sei solo Tu.

E se tutto nell’intero universo avviene per Tua grazia, come posso chiederti la grazia più grande, che Tu mi dia questa comprensione della conoscenza spirituale?

 È la cosa più grande che sto chiedendo.

Se non cresce nulla, nessun seme cresce senza la tua grazia, giusto? 

Non cade una sola goccia di pioggia senza il tuo comando, senza la tua grazia.

Niente accade senza di Te; allora come posso chiedere la comprensione più grande, il dono più grande di tutti, che è la comprensione di come Tu funzioni, senza il tuo aiuto?

 Questo riguarda completamente l’Altro.  Si tratta di usare l’Altro come tecnica.

Il Mantar parla dell’Altro.

La grazia viene dall’Altro.

Questa non è una tecnica del tipo “Io vincerò, vincerò”. Non è questa la tecnica.

“Io otterrò l’illuminazione”. Non è questa la tecnica.

Questa tecnica è “Tutto quello che sei, sei Tu; io non sono”.

La saggezza viene da Te attraverso il Guru. La grazia viene da Te.

L’unico sforzo che devi fare è riconoscere che tutto è Tuo.

Qual è il vantaggio di questo modo di pensare?

Qual è il vantaggio che…. se speri di ottenere qualche beneficio, se c’è ancora un te che desidera qualcosa, Guru Ji sta per spiegarti il beneficio.

Mat vich ratan javāhar māṇik. 

Mat, all’interno della tua menete, nella tua comprensione, otterrai, mat vich nella tua comprensione, Ratan Javahar māṇ ik: gemme, gioielli, rubini, perle, otterrai tutto.

L’intero universo inizierà a sembrare la ricchezza più grande.

Ma tutto ciò accadrà nella tua mente, je ik gur kī sikh suṇī: Se ascoltiamo gli insegnamenti del Guru.

Non da soli. Il nostro intelletto sarà trasformato, e nella mente ci saranno rubini, diamanti, perle.

Questi sono tutti concetti metaforici.

Non è che dopo la morte otterrai molte ricchezze quando andrai in paradiso.

Questa non è una storia di fate.

E’ che, equi si ritorna al Guru, puoi ottenere questo je ik gur kī sikh suṇī;​​ se ascolti l’insegnamento unico del Guru, gur ki Sikh.

Notate che questa è la prima volta che viene usata la parola Sikh.

Noi ci chiamiamo Sikh, e questa è la prima menzione della parola Sikh.

Ma qui la parola Sikh non significa la persona, significa Sikhia, che vuol dire gli insegnamenti.

Quindi il Sikh è definito dagli insegnamenti.

Se siamo studenti, cosa stiamo imparando? Questo è ciò che stiamo imparando. Il Sikhia del Guru, stiamo imparando la saggezza del Guru.

Ma se la parola si scrive Sikh, come facciamo a sapere di quale Sikh stiamo parlando?

Parliamo delle persone? Perché potresti tradurlo e dire je ik gur kī sikh suṇī: se una persona ascolta il Guru.

Se un Sikh del Guru ascolta il Guru, je ik gur kī sikh suṇī, se un Sikh ascolta il Guru, allora otterrà questo.

Come facciamo a sapere che non stiamo parlando della persona, il Sikh, ma piuttosto degli insegnamenti del Guru? 

E’ così che lo sappiamo; l’indizio sta nell’ortografia della parola Ik. Ne abbiamo parlato l’ultima volta. Si suppone che Ik abbia un onkar sotto. 

Ma qui manca l’onkar, e ciò significa che è collegato a qualcosa.

Quale Ik? Quale Uno? Di cosa stiamo parlando? Ik Sikh

Sikh qui è una parola femminile.

Quindi, anche se è scritta esattamente allo stesso modo, poiché non ha un onkar sotto, è una parola femminile. E poiché questa parola è collegata a questa parola, è scritta nel modo femminile di scrivere questa parola.  

C’è un altro modo più semplice per capire di quale Sikh stiamo parlando qui.

Se la parola significasse Sikh, la persona, quella parola Sikh sarebbe maschile. Diremmo Gurka Sikh.  Anche se ora stai parlando con una persona, questo è Guruda Sikh. Guruda Sikh.

Ciò significa che la parola Sikh è una parola maschile. Guruda Sikh. Gurka Sikh.

Ma la parola Sikhia è una parola femminile. Ecco perché dice Gurki Sikh.

Ora vediamo come lo applichiamo in altri Bani, dove in realtà stiamo parlando della persona.

Nel sukhmani Sahib parliamo della persona Sikh.

Satgur Sikh ko naam tan deh . Il Guru dona la ricchezza del Naam ai Sikh.

Gurka Sikh vadhabaghi he. Quel Sikh del Guru, Gurka Sikh, è vadhabaghi, è molto fortunato.  

Il sostantivo è al maschile. Sikh è una parola maschile. Gurka Sikh vadhabaghi he

Invece qui stiamo dicendo je ik gur kī sikh suṇī, sikh significa la Sikhia del Guru.

Quindi da questo possiamo dedurre il significato di ciò che è un vero Sikh.

Un vero Sikh è colui che ascolta la Sikhia del Guru.

Quindi non siamo definiti dalle nostre azioni, ma dal fatto che stiamo ascoltando e applicando o meno il significato di ciò che dice il Guru.

Non siamo definiti dal nostro aspetto o dal fatto che indossiamo tutti gli abiti Sikh giusti.

Questo non definisce un Sikh.

Dipende dal se stai ascoltando questa saggezza, se la stai applicando, se comprendi che in realtà questo non ha nulla a che fare con te.

Se comprendi il quadro più ampio dell’unità, se stai intraprendendo questo viaggio per trovare questa unità. Questo definisce ciò che è un Sikh.

L’insegnamento del Guru definisce il Sikh.

Non ti definisci, sei definito.

È come se dicessi che sei uno studente di medicina. Perchè sei uno studente di medicina? Perché stai imparando medicina. Se sei uno studente di giurisprudenza, stai imparando legge. Quindi la materia che stai imparando definisce chi sei.

Quindi siamo definiti da una cosa e soltanto da una cosa: “Stiamo ascoltando il Guru”? 

Stiamo seguendo ciò che il Guru ci sta effettivamente dicendo?

Oppure stiamo ascoltando tutti gli altri? Il nostro Sikhi è definito da come ce lo descrivono gli altri?

“Questo è ciò che è un Sikh. Un Sikh è colui che si fa crescere i capelli. Un Sikh è qualcuno che si lava cinque volte al giorno. Un Sikh è qualcuno che va e fa queste preghiere”. 

Stiamo ascoltando tutti gli altri e cercando di definire il nostro Sikhi, ed ecco perché ci stiamo perdendo.

Dobbiamo definire il nostro Sikhi solo partendo dal maestro di questo argomento, dal Guru. 

Quindi un Sikh è colui che ascolta il messaggio, je ik gur kī sikh suṇī. ​​

Ascoltiamo, applichiamo e lavoriamo effettivamente su questo argomento.

Torniamo quindi alla linea mat vich ratan Javahar māṇik, nell’intelletto, nella Mat, nella comprensione, quella comprensione ci rivelerà rubini, gemme e perle. Che cosa significa?

Cosa sono questi rubini, gemme e perle?

Guru Arjan Dev Ji parla di questo, Ang numero 48 : ratan javehar mānikā amrit ah ka nāu. Quando gli insegnamenti del Guru entrano dentro di te, nella tua mente ci sarà sempre il Naam, e questo è il gioiello più grande. Rattan Javahar Mānika è l’Amrit Harka Naam.

Harida Amrit Naam, quel nettare come il Naam continuerà a manifestarsi dentro di voi.

Questa consapevolezza si manifesta.

E cos’è il Naam? Sat Naam. Questo sei tu. Questo sei tu. Questo sei tu. 

E l’errore più grande che possiamo commettere è che possiamo vedere Dio ovunque ma non riconosciamo che anche questo è Dio. 

Anche dentro di noi c’è Dio.

Quindi all’interno della tua comprensione, la tua comprensione stessa sarà trasformata.

Ora vivi nella comprensione dell’oscurità. Nell’ignoranza.

Tutto questo si trasformerà in diamanti, gioielli e rubini se ascolti e trasformi il tuo pensiero. 

Quindi il pensiero non riguarda più l’io sono. Il pensiero si converte in Tu. Tu sei. Tu sei. Tutto è Tu. L’universo intero. 

Quindi un’altra domanda. 

Dice je ik gur kī sikh suṇī. ​​ 

Se ascoltiamo bene gli insegnamenti, allora appare questadomanda: beh, come ascoltiamo? 

Qual è il modo giusto di ascoltare?

Perché in realtà andiamo al Gurudwara da parecchio tempo, ascoltiamo questa roba da parecchio tempo.

Stiamo facendo qualcosa di sbagliato? Stiamo ascoltando in modo sbagliato?

Quindi dice Ascolta nel tuo intelletto. Mat vich. 

Trasforma la tua comprensione.

Ma allora, cos’è la mente? Cos’è Mat

Mat significa quella parte del tuo cervello che discrimina tra giusto e sbagliato, il sì e il no.

È la parte del tuo cervello che analizza costantemente le informazioni.

Anche adesso, mentre ti sto dicendo queste cose, il tuo Mat sta decidendo “questo ha senso, questo non ha senso”. 

E’ la parte della mente che discrimina. Che dice sì ad alcune cose, no a qualcos’altro.

È la parte della mente che decide cosa accettare e cosa rifiutare.

Quindi, quella parte della mente; il Guru sta dicendo che dovete concentrarvi proprio su quella parte.

Ma qual è la regola che usiamo per decidere cosa accettare e cosa rifiutare?

Quindi, c’è una parte della tua mente che dice “questo ha senso, mi piace, non mi piace”.

Ciò su cui si basa è: “questa cosa mi avvantaggia? Posso usarla?”

Guarda, il modo in cui funziona l’uomo, il modo in cui funziona tutta la natura è l’autoconservazione.

Tutti gli animali vanno in giro e guardano cose diverse, trovano cose diverse e si dicono: posso usarlo? Posso mangiare questo? Posso usarlo come rifugio?

Questo in qualche modo mi salverà o mi danneggerà?

Sopravvivenza. Questo è ciò che sta facendo il tuo Mat. Questo è ciò che fa l’intelletto.

È un meccanismo di sopravvivenza che dice: posso usarlo? Questo mi salverà? Questo mi aiuterà ad andare avanti? O questo mi distruggerà in qualche modo?

Ora, ciò che lo guida è l’Ego.

L’Ego si pone ogni volta la domanda: questo mi danneggerà in qualche modo?

Ti parla come se fosse tuo amico: “Non preoccuparti, mi prenderò cura di te. Ci prenderemo cura l’uno dell’altro”.

La mente si comporta come se fosse la tua migliore amica. 

Quindi il tuo Mat è guidato dalla tua mente, dal tuo Ego, a dire: “può farmi del male in qualche modo?” 

E queste informazioni che Guru Nanak ti sta dando, danneggiano la mente. 

Danneggiano l’autoconservazione.

Ecco perché andiamo al Gurdwara da anni, anni e anni. 

Abbiamo ascoltato questa roba ma ne abbiamo filtrata la maggior parte.

“Ok, non voglio davvero farlo perché mi danneggia.

Significa che dovrei rinunciare a tutto ciò che so di me stesso, a tutto ciò che mi piace di me stesso”.

Questo si chiama Man Mat, la “mente intelletto”.

Mat vich ratan Javahar māṇik.Allora di quale Mat stiamo parlando?

Il Guru sta dicendo di trasformare il pensiero di autoconservazione nel pensiero di preservazione del Guru.

Passa dal voler preservare questa illusione dell’Io al preservare la conoscenza del “Tu”.

Questo sta sostituendo Man Mat con Gur Mat.

Ed ora cominciamo a pensare: “Bene, cos’è Man Mat? Cos’è Gur Mat?”

In realtà è il modo di guardare il mondo.

Se guardi il mondo in un modo che dice: “ne sarò danneggiato? Sarò protetto da questo?”

Se è tutto incentrato sull’Io, questo è Man Mat.  Il pensiero Io.

Il mio pensiero di conservazione. Man Mat.

Quella parte del tuo cervello che si prende sempre cura di te, ed è su questo che si basa l’intero sistema. È su questo che si basa tutta la nostra vita. Sono la preservazione.

Il Guru sta dicendo: “ma non si è mai trattato veramente di te”.

Apri gli occhi per un momento e guardati intorno.

Non riguarda te, l’intero universo non riguarda te.

Quindi smetti di spendere tutta la tua vita guardando all’autoconservazione e per un momento apri gli occhi e guarda cosa ti sta insegnando il Guru, cioè Gur Mat

Allora come fa la mente a rivelare tutti questi diamanti, rubini e gioielli? Se rivolti la moneta.

Se passi dal “pensare me” al “pensare la saggezza”. Al pensiero di saggezza spirituale.

Quindi si tratta di premere l’interruttore. 

Dal “di fronte a me”,  e vengono usate proprio queste  stesse parole.

Se stai usando Man Mat, allora sei di fronte al Me. Di fronte al Me. Man Muk.

Se stai usando la saggezza del Guru, allora sei di fronte al Guru. Gur Muk.

La domanda è: dove sei rivolto?

Quando guardi il mondo intero, il mondo intero è solo un modo per preservarti?

Il mondo intero è basato su cose che puoi sfruttare? 

E alla fine è quello che facciamo.

Anche quando diciamo: “Mi piace qualcosa. Mi piacciono queste persone. Non mi piacciono queste persone”.

Stai sfruttando quelle persone e in effetti dici che queste persone mi avvantaggeranno in qualche modo.

Anche se tutto quello che fanno è rendermi felice, è già uno sfruttamento.

Ti userò per farmi sentire felice. Ti sto sfruttando.

Mi terrò alla larga da queste persone perché mi fanno sentire triste.

Quindi tutto ciò che facciamo mira a preservare il sé in qualche modo.

Per sfruttare l’universo intero: “Posso mangiare questo. Posso guadagnare qualcosa da questo.

Posso barattare con questo. Posso venderlo. Questo posso rubarlo”.

È tutta una questione di autoconservazione.

Questo è il modo di guardare il mondo del “Di fronte al Me”.

Il Guru dice che questo non è il modo giusto di guardare il mondo perché sei qui solo per un breve periodo.

Apri gli occhi e guarda la bellezza di ciò che sta realmente accadendo.

Se perdi questo modo di pensare dell’autoconservazione, cambi idea.

Da Man Mat, dal pensiero di autoconservazione alla preservazione universale.

Al “finché c’è tutto questo, va bene”.

Non importa cosa succede a questo (Me).

Questo (Me) è temporaneo. Andrà comunque bene. Corpo, mente, sé, io, io.

Questo (Me) è qui solo per un breve momento nel tempo.

Me ne andrò in ogni caso.  

Allora perché passare tutto il mio tempo a preservare qualcosa che so già che finirà?

Piuttosto siediti e goditi lo spettacolo. Goditi ciò che accade fuori di te, oltre a te.

E così scoprirai un modo di vivere completamente diverso, quello pieno di canzoni, quello pieno di diamanti, rubini e gioielli.

Perché per tutto il tempo in cui ci prendiamo cura di noi stessi, in realtà siamo costantemente in modalità sopravvivenza, non è vero?

È sempre un tentativo, è sempre una lotta, è sempre uno sforzo, cercando di trovare un modo leggermente migliore di vivere. Posso fare questa cosa oggi? Posso fare quella?

L’autoconservazione a cui pensiamo non è in realtà un modo semplice di vivere.

Il Guru ti sta dicendo: abbandona tutto, rilassati.

E non significa rinunciare alla propria vita, non significa smettere di mangiare, smettere di cercare cibo, non guadagnare soldi. Non è questo il punto.

Si tratta di cambiare la tua percezione, cambiare il modo in cui pensi.

Perché il Guru chiede comprensione? gurā, ik deh bujhāī: dammi questa comprensione.

E questa è la riga successiva. Riparla ancora di quella comprensione.

“Oh Guru, dammi questa comprensione”. 

Lasciami vivere in modo da poter vedere sabhnā jīā kā ik dātā, che ognuno ha questo unico benefattore, questa unica grandezza.

Che c’è qualcosa più di Me.

Fammi capire il quadro più ampio e permettimi di non dimenticarlo mai.

Questa è l’altra parte della questione.

È chiedere qualcosa, dire che sono stanco di solamente conoscere (a parole) questa conoscenza. Adesso voglio viverla.

Non voglio dimenticarla. Non voglio (soltanto) “saperla”.

E’ tutto bello e buono quando ci sediamo nella Sangat e ci diciamo: “Sì, lo capisco davvero”; e poi rientriamo nel mondo reale e ci dimentichiamo tutto.

Ecco perché continuiamo a tornarci ogni settimana, perché abbiamo bisogno di ricordarcelo.

Ecco perché è così importante avere una pratica quotidiana.

Non solo una volta al giorno, più volte al giorno. 

Permettiti di ricordare.

Quindi il Guru sta dicendo: dammi un modo per non dimenticarlo. so mē, visar na jāī.

Allora di cosa stiamo parlando qui? Come non dimenticarlo?

Esiste una tecnica che ci permetta di ricordarlo continuamente?

Perché la mente si distrarrà sempre, giusto?

Ora sei seduto, stai ricordando, sì, “ricordo che tutto è unità, capisco tutto”.

Non appena guidi e ti concentri sulla guida, vai a casa, inizi a cucinare o a pulire, la tua mente si concentra su quello. Quindi te ne dimentichi continuamente.

Quindi non si tratta solo di ricordare continuamente.

Ciò che il Guru chiede è: “Dammi un modo in cui posso vedere in modo diverso”. 

Ho bisogno di essere in grado di vedere in modo diverso. 

Non soltanto: “Che io abbia questa conoscenza”, perché la conoscenza è come compartimentalizzata.

Quando vado al lavoro, accendo il mio cervello lavorativo.  E accendo tutte le cose necessarie per il mio lavoro.

Quando torno a casa, poi mi dimentico, non ho bisogno di quella conoscenza lavorativa. La spengo.

Poi ricordo le conoscenze familiari e le cose casalinghe, le cose che bisogna fare in casa.  

Quindi le nostre menti sono molto compartimentalizzate.

Quindi questo è semplicemente in uno scompartimento diverso; è la conoscenza religiosa.

Come cambiare il compartimento della conoscenza religiosa in so mē, visar na jāī, in un qualcosa che forse riusciremo a non dimenticare mai?

E non si riferisce solamente all’avere questa conoscenza durante tutta la giornata; significa cambiare il modo in cui interagiamo con la nostra giornata.

Qui è dove la conoscenza raggiunge il suo limite, ed entra in gioco la pratica.

“Non darmi soltanto questa comprensione, dammi una comprensione in modo tale che io possa praticarla in ogni momento”.