Nelle settimane precedenti abbiamo approfondito il Mōl Mantra e i primi versi del Japji Sahib. Il verso precedente si è concluso ponendo alcune domande fondamentali relative alla nostra comprensione del concetto di questo Uno e di cosa possiamo fare per “sentire” questa unità.
Abbiamo parlato di: ” fer, ke aghē rakhīē, jit disē darbāre “: quale offerta posso fare per poter vedere questo Divino seduto nella sua corte divina? Ha usato quasi l’analogia di un re seduto sul suo trono e la domanda è: cosa devo fare per interagire effettivamente con questo, come faccio a vederlo? Come faccio a sentirlo? Cosa posso offrirgli? Quali parole posso dire che ascoltandole possano dirigere il suo amore verso di me?
E la risposta è stata di contemplare il Naam e fare vichar, amrit velā sach nāo, vaḍiāī vīchāre.
Dare priorità a questo nella tua vita, renderlo la tua priorità.
Quando ti svegli la mattina, questa è la prima cosa a cui dovresti pensare. Solo allora puoi iniziare ad allenare la tua mente, a smettere di dare priorità a te stesso e a dare la priorità a questo cosa più grande cantando il Naam, con vaḍiāī vīchāre, contemplando la sua grandezza.
Guru ji non si ferma qui, dicendo che questo è tutto ciò che devi fare. Guru continua dicendo karmī āvē kapṛā, nadrī mokh duār, che in realtà devi avere anche un pò di grazia, un pò di Kirpa. Puoi fare tutti gli sforzi che vuoi, ma c’è un elemento importante nell’ottenere la grazia ed essere molto fortunato, anche solo di essere in grado di fare questa esperienza. E poi riceverai mokh duār, un’indicazione di dove andare per ottenere Mukti, la liberazione.
E così iniziamo il verso successivo approfondendo ulteriormente questo concetto.
L’istruzione è amrit velā sach nāo, vaḍiāī vīchār, fai Vichar, pensa a questa cosa. Dedica un pò di tempo a cercare di capire di cosa stiamo parlando.
Quindi ora qui inizia a parlare un pò di più del Divino e di come possiamo connetterci ad esso. Quindi sta ancora cercando di rispondere a questa domanda.
L’inizio del verso successivo, del quinto Pauri, è Thāpiā na jāe, kītā na hoe.
Thāpiā na jāe. Quindi la parola Thāp significa costruire qualcosa, far stare in piedi qualcosa, installare qualcosa, stabilire qualcosa.
Guru ji inizia dicendo: Thāpiā na jāe, che ciò di cui stiamo parlando non potrà mai essere creato, non è mai stato creato.
Thāpiā na jāe, non può essere creato. Ci sta immediatamente indicando che quello di cui stiamo parlando è qualcosa che va oltre la forma.
Ricordiamoci che la tradizione dell’epoca ammette che chiunque possa creare un murti, metterlo su un piedistallo e dire: “Ecco, Dio è qui, ora iniziate ad adorare questo Dio”.
Guru Nanak Dev Ji porta al mondo una nuova idea, un nuovo modo di vedere, dicendo che in realtà se è stato creato dall’uomo, come può essere il Divino supremo?
Sicuramente quello di cui stiamo parlando è qualcosa di più grande, più ampio, qualcosa che va oltre a ciò che può produrre l’uomo.
Dice addirittura, come esempio, che quando si costruisce un tale modello, questo murti, poi magari lo si ricopre di sporco, e magari ci si mettono i piedi sopra.
Potresti farlo, perché a quel punto magari è solo una pietra. Ci dice che se Dio è in quella pietra, allora guarda quanto gli stai mancando di rispetto. Quando lo stai creando, lo stai già coprendo di sporco, ci metti sopra le tue mani e i tuoi piedi sporchi e cose del genere. Se quello è davvero Dio, allora guarda come gli stai mancando di rispetto.
Così il Sikhi ha introdotto una nuova idea secondo cui tutto ciò che può essere costruito o distrutto non è la verità ultima, non è una cosa degna di venerazione.
Quindi qui Guru Ji sta ribadendo questo concetto: Thāpiā na jāe. Non può essere stabilito. Non può essere realizzato, kītā na hoe.
Un altro modo di vedere Thāpiā na jāe è che il “Na” nel mezzo della frase Thāpiā na jāe può essere applicato sia a Thāpiā che a jāe. Quindi Thāpiā na jāe = non può essere creato, oppure Thāpiā na, na jāe = non creato e non può scomparire.
Quindi, ciò di cui stiamo parlando è qualcosa che non può mai essere creato e non andrà mai via: Thāpiā na, na jāe. E dunque c’è una parola nel mezzo Na, che si applica a ciò che non può essere creato e non potrà essere distrutto. Questo è un altro modo di vedere la cosa.
Non può essere stabilito, kītā na hoe, non può essere realizzato, non può essere creato.
La cosa che ha creato te, quella cosa tu non puoi crearla a tua volta.
Ciò che ti ha creato, esso stesso non è stato creato.
E questo sta ribadendo il concetto che abbiamo già visto nel Mōl Mantar, Ajouni, abbiamo già trattato questo concetto in precedenza.
Nello studio del Gurbani, mi piace considerare due modi di vederlo. Una di guardare al quadro più ampio, quello del Divino; e l’altro del Divino dentro di te.
Che dentro di te, qualunque sia il tuo percorso spirituale, devi avere la consapevolezza che non stai creando qualcosa di nuovo dentro di te.
Thāpiā na jāe, ciò che stai cercando, che è già dentro di te, non è qualcosa che devi far crescere dentro di te. Non è un piccolo seme che deve diventare più grande; Thāpiā na jāe non è qualcosa che deve essere creato in te. È già lì.
E abbiamo parlato di questo concetto quando abbiamo parlato di sēibhang. È qualcosa che non dipende da nulla, Thāpiā na jāe, kītā na hoe: è già lì. E qui Guru ji ribadisce questo concetto.
Āpe āp, Niranjan soe: è già lì.
Ecco, questo è un aspetto di cui si parla raramente quando si parla di percorso spirituale.
Si dice sempre che bisogna trovare questo Dio.
Ma Guru Nanak Dev Ji dà una definizione molto diversa, dicendo che questo Divino, comunque lo si voglia chiamare, è già lì, e non c’è bisogno di andare lontano per trovarlo.
È già presente ed è già pienamente vivo. Non deve essere coltivato in alcun modo.
Thāpiā na jāe, kītā na hoe, āpe āp, niranjan soe. Anjan significa Maya, materiale.
Niranjan significa oltre Maya, oltre la materia.
Quindi ora Guru ji non sta solo dicendo che è lì dentro di te, ti sta anche dando un indizio su come trovarlo. Di quale parte di te stiamo parlando? Quella parte di te che è leggermente oltre la tua parte materiale.
Guarda, cosa sappiamo di noi stessi? Tutto ciò che sappiamo di noi stessi può essere ricondotto a due cose: o ci identifichiamo con la nostra mente, e i nostri pensieri e le nostre emozioni, o con il nostro corpo. Questo è tutto ciò che sappiamo di noi stessi.
Sappiamo di essere uomo, donna, marito, moglie, madre, padre, vero? Questo è quello che di noi stessi. Questi sono gli attaccamenti al corpo materiale che comprendiamo di noi stessi.
Oppure sappiamo cosa pensiamo, la voce dentro la nostra testa. Ci relazioniamo solo con una di queste due cose.
Ma queste sono state create. Queste sono Thāpiā, queste sono state create.
Maharaj ci sta dicendo di guardare a ciò che sta dietro, quello che non è stato creato.
Ora, qual è la cosa che non è stata creata ma che è sempre esistita?
I tuoi pensieri non sono sempre stati lì. Il tuo corpo non è sempre stato lo stesso, cambia di continuo. Le tue opinioni non sono sempre state lì. La tua comprensione di te stesso si è evoluta.
Ma qual è la cosa che è sempre stata con te? È la vita stessa che è in te.
Torniamo all’analogia della fortezza che abbiamo già usato. La fortezza è il corpo.
I pensieri e le opinioni fanno parte di quella fortezza, ma la luce è sempre stata lì, ed è sempre accesa. Quindi, quello di cui stiamo parlando è con te in questo momento, nessuno può negarlo, siete tutti vivi, giusto? Siete tutti qui, vero? Non ne siete sicuri? ☺
C’è una vitalità in voi.
Il respiro è parte del corpo. Perché è polmoni, è naso, è bocca, è aria.
Ma c’è un’altra parte del respiro. Il respiro ci è molto vicino, ci arriva da molto vicino.
Nell’antico sanscrito il respiro è scomposto in una parola che è un pò di più di un semplice respiro: ciò che chiamiamo prāna. Il Prāna è normalmente descritto come respiro, ma in realtà prāna significa forza vitale, energia vitale.
E in te in questo momento, e questo è ciò che proviamo a fare quando entriamo in meditazione, quando ci sediamo a meditare, cerca di trovare ciò che è vivo. Sii semplicemente vivo e realizza di essere vivo.
Ed è proprio a questa vitalità che Maharaj ti dice di guardare.
Quella vitalità non è tua, quella vitalità è ovunque, e quando il tuo corpo è stato creato, quella vitalità gli è stata semplicemente infusa. Quella vitalità non è tua.
E quando muori, pensa a cosa muore: il corpo muore. Tutto ciò che sai di te stesso muore.
Ma la vitalità ha semplicemente abbandonato il corpo.
La vitalità ha abbandonato il corpo. Ecco come si distingue chi è vivo da chi non lo è. Cos’è che lo rende diverso da noi e da un cadavere? È solo la vitalità.
A parte questo, il cadavere ha ancora braccia e gambe e tutti gli organi, ma le luci sono spente, giusto? Questa luce è ciò di cui stiamo parlando, questa è la parte Niranjan di te.
Āpe āp, è già lì, ma è oltre la tua parte di Maya. Maya è il fisico. Maya è mente-corpo.
Abbiamo già trattato questa idea. Abbiamo già parlato di questa idea dell’anima. Giusto?
Il problema dell’anima, notate che non ho usato la parola anima, è perché c’è una ragione. Nel linguaggio comune, quando ci chiediamo di cosa siamo fatti, diciamo: mente, corpo e anima. Giusto? Il problema che ho con la parola anima è che diventa un’anima personale. Quindi se pensi “Io ho un’anima”, quello che veramente vuoi dire e che la mia anima è diversa dalla tua anima. Io ho un’anima edè mia. Ma Bani distrugge completamente questo concetto.
Perché se è qualcosa che è tuo, allora da dove viene?
Ciò di cui parliamo, parliamo di Atma. Atma è diverso dall’anima. Atma non è stato assegnato a te, è assegnato a Param Atma. È qualcosa preso in prestito dall’anima più estesa.
Quindi immagina che ci sia una sola anima, che ci sia una grande anima, ci siamo?
C’è una grande anima e dentro di noi abbiamo tutti delle scintille di quell’anima. E un modo semplice per capirlo è immaginare il sole e i suoi raggi, riusciresti a distinguere tra i due? No.
Non puoi dire che quel raggio di sole sia unicamente diverso da quell’altro raggio di sole.
È semplicemente la luce del sole che brilla in ogni direzione.
Quello di cui abbiamo parlato adesso è un concetto che abbiamo già trattato.
Immaginate una serra, immaginate di essere una serra e che la luce del sole si riversi nella serra e la serra dicesse: “questa è la mia luce.” Beh, non è la tua luce.
Ed è questo il problema che ho con questa parola anima. Non è la tua luce, è la luce divina.
Ecco perché usiamo la parola Atma che è completamente diversa da quella di anima.
L’anima è un concetto molto occidentale che abbiamo incapsulato in noi stessi dicendo la mia anima. Sì?
Siamo fatti di spirito, siamo fatti di Atma. Ma non è il nostro Atma, appartiene al Divino Atma.
Quindi Atma è quasi individualizzato, se così si può dire, ma appartiene a Param Atma, il grande Atma. L’unica grande anima, ci siamo?
Quindi non possediamo la nostra anima.
Ma questo è ciò di cui ci parla il Bani: quella luce dentro di te che appartiene alla luce divina.
Sabh meh jot jot he soi: tutti hanno la luce, ma la luce non è la tua, è la luce divina. Tis dhai chānan sabh meh chānan hoi, e la sua luce o la luce divina splende in tutti. Quindi c’è una sola anima. C’è una sola luce.
Anche nell’analogia della fortezza e della lampadina, la lampadina è un pò una falsa pista. Non è una lampadina individuale, è la luce divina che è in ognuno. Āpe āp, niranjan soe. Anjan significa Maya.
Ora c’è un’altra definizione di Anjan che è desiderio Ancora una volta, il nostro corpo ha delle esigenze, ha dei desideri. Affinché il corpo possa sostenersi, ha bisogno di cibo, aria, acqua.
Sappiamo tutti che la mente ha desideri anche se in realtà non ne ha bisogno. Ma la mente desidera in continuazione.
Ma niranjan è quella parte di te che non ha desideri. Trova la parte di te che è completamente immobile, stabile. La parte di te che è semplicemente viva ma che in realtà non vuole nulla.
Questo è un altro significato di niranjan. Anjan significa desiderio, niranjan è oltre il desiderio.
È lì proprio ora. E questo è il concetto più importante che devi capire.
Questa cosa di Dio che stai cercando è lì proprio ora. Dentro di te. Sei tu.
Quel qualcosa che ti rende vivo in questo momento è proprio Esso, ma non è mai stato creato in te.
Non puoi fare nulla, devi solo sapere che c’è. Ape āp, c’è già.
Ma è quella parte di te a cui non hai ancora accesso. È leggermente intangibile, ma c’è.
Devi semplicemente fare un passo un pò oltre il corpo, un pò dietro alla mente, e ti accorgi: “Ma, aspetta, sono vivo. La mia stessa vitalità è Esso”.
Quindi il corpo è deperibile. Torniamo a questa analogia del murti.
Maharaj afferma che [Dio] non può trovarsi in una murti, perché la murti è stata creata e può essere distrutta.
Nello stesso modo in cui il tuo corpo è stato creato e distrutto, la tua mente è stata creata e distrutta. È quella parte dietro a queste cose.
Ma è āpe āp, è anche il corpo. È anche la mente. È anche l’Ego.
Perché non c’è nulla che sia al di fuori di Lui.
Niente è al di fuori di Esso, niente accade, niente è controllato al di fuori del suo sistema. Hukmē andar sabh ko, bāhar hukam na koe: nulla è al di fuori di Esso.
Ciò significa che il tuo corpo, in realtà, non è il tuo corpo.
Dove sei andato a comprare questo corpo? Cosa hai fatto per creare questo corpo?
O è qualcosa che ti è stato dato?
Pensate quindi a quanto sia ridicolo il nostro Ego, giusto?
La nostra vita non è nostra, ed è stata infusa in un corpo che non è nostro. E quando te ne vai, la vita si separa dal corpo.
Dove il “Tu”? Non c’è nessun “Tu”, vero?
Il tuo corpo rimane qui sulla terra, la vita semplicemente torna alla vita.
E “Tu” dove vai? Quale parte e il “Tu”?
Potresti dire: “Oh, forse sono i miei pensieri, la mia mente.” Ma anche questo è limitato al corpo. Anche questo richiede un organo, che è il cervello. Se tu spegni il cervello, si spegne anche la mente.
Quindi, Guru Ji ci ripete ancora e ancora: guarda, riconsideriamo l’idea che tu esisti.
Guardiamo la cosa da un punto di vista oggettivo.
Il tuo corpo non è tuo, la tua mente non è veramente tua, dipende dal corpo e la tua energia vitale non è tua. Quindi concentrati su questo, ok?
Non concentrarti sulle cose temporanē.
Thāpiā na jāe, kītā na hoe, āpe āp, niranjan soe. Soe è quella cosa che è lì, già lì. Jin seviā, tin pāiā mān. Coloro che hanno servito questa cosa, ottengono mān, onore.
Jin seviā, chiunque abbia prestato servizio, ha ottenuto un qualche tipo di riconoscimento, un qualche tipo di rispetto, grandezza, onore. Nuovi concetti vengono introdotti qui.
Questa è la prima volta che la parola seva viene introdotta nel nostro vocabolario. Quindi la definizione di seva è qualcuno che serve questa Unità. Qualcuno che va alla ricerca di questa unità sta facendo seva.
E questa è l’unica definizione di seva nel Guru Granth Sahib Ji.
Di solito, cosa pensiamo del seva? Qualcosa di esterno, qualcosa che fai con il tuo corpo Devi servire gli altri. Devi andare e farlo in un luogo sacro, e farlo con reverenza. Seva come quella che fai nel Gurudwara: pulire le scarpe, pulire i piatti. Dare ai poveri, fate beneficenza; confondiamo il concetto di seva con quello della carità. Questo non è affatto il significato di seva.
Seva è qualcuno che è andato e ha trovato questa cosa dentro di sé. Stai servendo ciò che è dentro di te.
Coloro che hanno dato priorità alla parte non fisica di sé stessi, coloro che hanno dato priorità a quello, hanno trovato il più grande onore.
I re vanno e vengono, ma quelli che sono più venerati, anche adesso, chi sono le persone più famose della storia? Cristo. Buddha. Krishna. Ram. Guru Nanak. Maometto.
Si può dire che tutte queste persone siano le più ricordate e le più rispettate.
I re sono venuti e se ne sono andati, ci sono stati re con grandi ricchezze e grandi eserciti e grandi regni. Gurbani ne parla persino quando parla di Ravan. Un re talmente grande. Sarab suoin ki la(n)kā hoti rāvan se adhikaiē: che aveva l’intero regno dello Sri Lanka ricoperto d’oro. Chi sarebbe potuto essere altrettanto grande quanto lui? Kahā bhio dhar bāndhe hāthē khin meh bhiē paraiē; dove sono quei cavalli e quei carri e gli elefanti che avevi legato? In un attimo, appartengono a qualcun altro.
Quindi i re sono venuti e se ne sono andati. Le celebrità più grandi, i ricchi più grandi, la super élite, vengono e se ne vanno.
Ma coloro per cui l’umanità ha più rispetto sono coloro che hanno servito questa luce divina. Jin seviā, tin pāiā mān. E questo onore non è limitato a una religione in particolare. Guru Granth Sahib Ji è un esempio perfetto di come onorare persone di molte tradizioni. Ed è unico in questo senso, e ribadisce il punto che la religione, qui, è irrilevante.
Perché la verità che è dentro di te è dentro a tutti gli altri. Coloro che hanno intrapreso una vera ricerca per trovarla, per viverla, sono coloro che hanno seguito il cammino, e meritano quell’onore Divino.
E a dire il vero, è proprio questo che stiamo cercando tutti. Tutti vogliono essere ricordati per aver fatto qualcosa di grande.
Tutti vogliono lasciare un’eredità, essere ricordati per aver raggiunto qualcosa, per aver lasciato il proprio segno su questa terra. Anche se si tratta solo di avere una famiglia.
Quello che stai realmente facendo è volere che qualcuno porti avanti la tua eredità. Volere che le persone ricordino i miei valori, trasmettere le mie tradizioni, il mio sistema di credenze. E in realtà quello che stiamo facendo è cercare di portare avanti il nostro Ego ancora più a lungo. Quindi, anche quando il corpo mi lascia, il mio nome sarà ancora ricordato. Giusto? In questo modo però si cerca solo di portare avanti il proprio Ego personale.
Quindi tutti noi vogliamo l’onore nella vita e Guru Ji ci sta dicendo che questo è il modo per ottenere l’onore supremo. Coloro che hanno servito questo, Jin seviā, tin pāiā mān. Tutti noi vogliamo l’onore, ma dove lo cerchiamo? Lo cerchiamo in Maya. Lo facciamo cercando di ottenere una certa grandezza raggiunta nel mondo stesso.
Che si tratti di successo materiale, che tu sia conosciuto per una grande saggezza, che tu diventi un grande scienziato come Einstein o qualcosa del genere. Che tu sia conosciuto per aver lasciato un grande modo di pensare nel mondo. Ma è ancora in questo mondo.
Ma ciò di cui stiamo parlando è il mondo Niranjan. Il mondo oltre Maya, al di là di Maya. In realtà, ciò che stiamo facendo è servire Maya tutto il giorno. Stiamo servendo il nostro corpo, stiamo servendo la nostra mente e il mondo fisico. Stiamo servendo Maya tutto il giorno. Maya significa il mondo materialista. Il mondo a cui ci attacchiamo. Questo è ciò che stiamo facendo. Questo è il nostro Seva quotidiano.
Gurbani sta parlando invece di fare Seva della parte Niranjan di noi, quello oltre la stessa Maya. Quindi la domanda logica è: come possiamo fare Seva di questa cosa? È intangibile. È nirgun. È qualcosa che va oltre la nostra portata. Quindi la domanda è come lo facciamo? La risposta è appena sotto.
Nānak gāvi-eh, guṇī nidhān. Dopo quattro versi, questa è la prima volta che Guru Nanak Dev Ji inizia a darti un’istruzione: questo è ciò che devi fare. Ti ha già detto quando devi farlo. Amrit vela. Prima ti svegli e poi fai questo.
Adesso ti spiega cosa devi fare. Amrit velā sach nāo, vaḍiāī vīchāre.
Come fai? Ti alzi e inizi a dire una parola? Ti alzi e inizi a pensare, vaḍiāī vīchāre? Come facciamo a farlo concretamente?
Guru Nanak Dev Ji continua a rispondere a questa domanda.
E notate che la parola Nanak viene posta in mezzo allo Shabad, e non alla fine della Shabad.
Finora abbiamo visto la parola Nanak alla fine dello Shabad.
Qui Guru Nanak Dev Ji mette la parola Nanak nel mezzo di uno Shabad, ed è piuttosto raro che lo faccia, volendo sottolineare veramente questo punto. Questo è l’inizio di una frase molto importante con cui cerca di trasmetterti un messaggio.
Nānak gāvi-eh: Nanak dice: canta le lodi di questo tesoro di virtù.
Nānak gāvi-eh. Gāvi-eh significa canta, Guṇī virtù e Nidhān, tesoro. Canta le lodi di questo scrigno del tesoro. Questa indicibile quantità di tesori che è dentro di te, questa parte Niranjan di te, canta le sue lodi.
E l’istruzione qui è Gāvi-eh: questo è l’unico vero seva.
Guru Nanak Dev Ji ci sta dando le istruzioni per come farlo.
Quindi chiediamo un’altra domanda a Guru Nanak Dev Ji: “Perché abbiamo bisogno di cantare?” Sicuramente ci sono altri modi per servire. Perché cantare?
Avevamo già trattato un pò questo concetto nel terzo Pauri riguardante Gāvē-ai.
E qui Guru Nanak Dev Ji sta quasi suggerendo che cantare è un modo completamente diverso di vivere.
Che quello che facciamo è passare tutto il nostro tempo persi nella mente. Ti svegli la mattina, la prima cosa che fai è iniziare a pensare a tutte le cose che devi fare nel mondo. Sì?
Se dai la priorità a qualcosa che è più elevato di te stesso, se ne canti le lodi, allora diventa un modo diverso di vivere.
È un modo per allenare la mente a vivere in modo diverso e anche noi sappiamo dentro di noi che per la mente, una canzone o una filastrocca è molto più facile da ripetere e da ricordare. Tutti noi abbiamo avuto una canzone fastidiosa che ci è rimasta in testa per giorni, vero? Per giorni.
Basta che qualcuno ne canti una sola strofa per rimanerci in testa per il resto della giornata, per poi rimproverargli del fatto che per colpa sua quella canzone ti è rimasta in testa. ☺
Nota quanto sono stati intelligenti i Guru nell’usare questo contro la tua mente.
I Guru sanno come funziona la tua mente. Se ti leggessi un verso di 10 o 15 righe, potresti dimenticarlo subito. Lo stesso verso, se te lo canto una volta sola, te lo ricorderesti molto di più.
Così Guru Nanak Dev Ji e i Guru avevano già capito la psicologia della musica e l’effetto della musica sulla mente. Quindi Guru Ji usa la musica come uno strumento, e ci dice che questo ci aiuterà, poiché siccome la mia mente funziona in questo modo, allora potrò usarla come uno strumento.
Guru Ji ci dice addirittura che oggigiorno, per il modo in cui l’umanità funziona adesso, la canzone è il modo più efficace. Kalijug meh kīrtan paradhānā.
Che in quest’epoca oscura, la musica e il cantare lodi è la più alta forma di lode.
Quindi nelle prime forme che abbiamo visto, nelle jugs (ere) precedenti, forse la meditazione e la meditazione profonda erano il modo per farlo, e Guru Nanak Ji ci dice che oggi nessuno ha il tempo per questo, è abbastanza difficile. Canta e basta. Rendi ogni momento della tua vita parte di questa canzone.
In realtà, quello che stiamo facendo è che quando iniziamo la giornata non solo serviamo Maya, ma ne stiamo anche cantando le lodi.
Quando andiamo a lavorare, qual è la maya definitiva che stiamo cercando? Quella di guadagnare: denaro, “Money, money…”. Vi ricordate quella canzone? Stiamo inneggiando al denaro, sì proprio la canzone degli Abba…con loro non puoi sbagliarti. ☺
Non puoi andare troppo lontano senza pensare ai soldi, senza pensare a come prenderti cura dei tuoi figli, della tua casa, a pagare le bollette, la caldaia che si è rotta, il mio questo e quello. È quasi come se fosse il Naam Simran che ti passa per la testa tutto il tempo.
Ricordati di questo: da quando ti svegli la mattina, stai facendo Simran tutto il giorno. Quello che devi mettere in discussione e su cosa stai facendo Simran.
La migliore forma di Simran l’abbiamo vista quando abbiamo trattato il concetto di Nirvaer. Quando odi qualcuno, li’ si che fai il suo Simran. Tutto il giorno e per giorni, continui a pensare a quella persona. Non pensi così tanto neanche alle persone che ti piacciono. Ma quando non ti piace qualcuno, in realtà è come se stessi meditando su di lui tutto il giorno e tutti i giorni.
E Nehakita, e Nehokita, “…e poi ha fatto questo…”. E dici a tutti quelli che incontri: “Sai cosa mi ha fatto questa persona? Mi ha fatto questo e quello.” Ti metti a raccontare di nuovo tutta la storia. Giusto? Pensaci. Stai meditando sulla persona che non ti piace.
Quindi Guru Nanak Dev Ji sa che questo è il modo in cui funziona la mente. Quindi ti sta dando uno strumento, quello di usare la musica, usare una canzone. E ora inizia a diventare molto chiaro che l’intero Guru Granth Sahib è organizzato attorno alla musica. Perché? Altrimenti potrebbe essere molto facile non farlo. Infatti, Guru Granth Sahib Ji, è organizzato in musica, in Rāgs. Quindi la psicologia di come la musica funziona e ci influenza, è molto profonda.
In effetti, come Sikh, stiamo iniziando a dimenticarlo. Non conosciamo nemmeno la psicologia profonda utilizzata dai Guru e solo per aiutarci.
Nessun’altro Granth è stato scritto e organizzato in musica prima. Pensa a tutti i diversi modi in cui il Guru Granth Sahib Ji si sarebbe potuto organizzare. Ci sono tanti autori, si poteva fare dicendo: “ecco tutti i Bani di Guru Nanak Dev Ji, i Bani di Guru Angad Dev Ji, i Bani di Guru Amitabh Ji”, o semplicemente in ordine di persone, poi di Bhagat e così via.
Si sarebbe potuto organizzare in ordine cronologico visto che ci sono Bhagat che hanno scritto Gurbani antecedenti al periodo di Guru Nanak Dev Ji. Quindi si sarebbe potuto dire: “Ecco tutte le Shabad del 1300, del 1400 e del 1500”, eppure i Guru hanno scelto di farlo con la musica.
Avrebbero potuto organizzarlo per argomento dicendo: “ecco tutti gli Shabad sulla rabbia, sulla lode, poi su altri concetti, la tristezza, la felicità”.
Invece i Guru hanno scelto la musica, e quindi dobbiamo capire che la musica è una parte molto importante di questo sistema.
Se vuoi essere un Sikh, Gāvi-eh è un’istruzione importante che devi imparare, la musica e il canto. Ora non preoccuparti se non sai cantare. Non è questo il punto. Sì? Non si tratta di un esibizione. Si tratta di essere in grado di aprire il tuo cuore ed essere in grado di cantare.
E come ti senti quando canti? Cambia le tue emozioni, il modo in cui ti senti. Puoi sentirti giù e basta che tu ascolti un tipo di musica per cambiare completamente il modo in cui ti senti. Immagina di poter accendere e spegnere questo dentro di te. Gurbani ci da questi strumenti. Sì?
Se ti senti giù, canta una canzone allegra, sugli uccelli, il sole che splende e altre cose del genere. Noterai molto rapidamente che la tristezza diminuisce e inizi a sorridere. Adesso, immagina che il Guru ti abbia dato un sistema che ti consenta di accenderlo e spegnerlo, perché in questo momento siamo schiavi delle nostre emozioni. Le nostre emozioni si scatenano selvaggiamente dentro di noi. Il Guru sta dicendo, per ogni emozione posso darti una canzone diversa, un altro Rāg, uno stato d’animo diverso che ti porti fuori da quello stato.
Gāvi-eh è un’istruzione molto importante. Quindi, quando ti svegli la mattina, prova a cantare un pò. Vedi come cambia la tua meditazione. Sì? Abbiamo provato una meditazione un paio di settimane fa, che era sul Gāvi-eh Shabad, utilizzando la musica e molte persone hanno detto che in realtà era significativamente diversa. Sì? Prova ad ascoltare della musica e ad accompagnarla con il canto. Non è che tutti devono essere intonati, non importa, non si tratta di Sur. Non si tratta di saper cantare intonati, si tratta di riuscire a perdersi nella musica.
Ma non stiamo parlando di musica qualsiasi, di una musica che fa stare bene. Sì? Stiamo parlando della forma più elevata di musica, quella della lode al Divino.
Gāvi-eh Suṇi-eh, Man rakhīē bhāo. Guru Ji prosegue spiegando questo concetto.
Lascia che ogni parte della tua vita diventi parte di questa canzone. Quando mangi, quando cammini, quando respiri, ciò che devi fare è vedere tutto questo come i tesori del Divino.
Gāvi-eh, guṇī nidhān. Nanak dice non si tratta solo di cantare, canta dei suoi pregi, della sua grandezza. Riguarda la grandezza del Divino. Non solo cantare: canta delle sue lodi, canta dei suoi tesori.
Ogni respiro è un tesoro. Cosa ha più valore per te del tuo respiro? Cosa ha più valore per te in questo momento preciso del tuo respiro? Senza il tuo respiro non hai niente. Tutti i tesori, tutti i tesori materiali, non avrebbero nessun significato.
Quindi ad ogni respiro, dici, “Ah, questo è un bel tesoro, grazie. Oh, eccone un altro. E un altro ancora”. E questo continua per tutto il giorno. Denda Deh, il Divino continua a dare, giusto? Questi sono i tesori di cui devi essere consapevole in ogni momento.
Ogni boccone di cibo è una meraviglia, non importa che tipo di cibo sia. È cibo. Mantiene, che cosa magica, mantiene in vita il corpo.
E poi puoi sentire i suoni, vero? La brezza, gli uccelli. Risate, tristezza, pianti. Sono tutti suoni bellissimi.
Quindi tutto intorno a te c’è il tesoro. Non devi andare lontano per cercarlo, devi solo cambiare il tuo modo di pensare. Il modo in cui guardi le cose deve cambiare. Questo è il vero senso del Sikhi. Nānak, hukmē je bujhē. Se capisci cos’è questo sistema, allora non ti concentrerai su te stesso, ta houme kahē na koe. Non passerai il tempo a pensare solo a te stesso, perché comprenderai la natura di cosa stai guardando, che in questo momento, tutto intorno a noi è pieno di tesori. Tratta ogni cosa come divina. Tratta ogni cosa come sacra.
Ed ora ecco la parte difficile: tratta tutti come sacri. Tratta tutti come divini. Perché?
Perché puoi vedere il Jot dentro di loro.
Non importa cosa stiano facendo, non importa che siano la persona peggiore del mondo. Non importa che siano la persona più violenta e orribile del mondo: c’è qualcosa dietro di loro.
Certo, c’è un grande Ego davanti a loro, va bene, ma non devi combattere il loro Ego con il tuo Ego.
Vedi solo quello che c’è dietro. Sabh meh jot jot hai soi.
Ma nota che la meditazione di cui stiamo parlando è una meditazione momento per momento, al contrario di qualcosa che devi semplicemente fare seduto in una stanza buia e silenziosa. È come una consapevolezza costante. È una consapevolezza costante. Sì? Mindfulness. Consapevolezza del momento presente.
“In questo momento, sono perso nell’Ego? Il mio Ego sta combattendo il suo Ego? Sto facendo la sua meditazione? Lui non mi piace. Sai, l’anno scorso mi ha detto questo e ancora non l’ho perdonato”. Quel genere di cose. Oppure… Sabh meh jot jot hai soi. Non è facile da fare.
Ma almeno dobbiamo sapere in quale direzione guardare. La maggior parte del tempo siamo seduti lì, sai, con il nostro Sherni (?), il nostro Kētan (?) il nostro Band Baja (?), ma non sappiamo nemmeno dove guardare. Bani ci dice dove guardare. Bani ci dice come vedere il mondo, come interagire con il mondo. Ma noi guardiamo nella direzione opposta, inchinandoci cento volte e pensando che succederà qualcosa. Ma Guru ji ti sta dando le istruzioni qui.
Nota come il tuo Ego non vorrà che tu lo faccia. Il tuo Ego è quello che dirà: “Sì, ma sicuramente ci sono delle eccezioni alla regola. Sicuramente ci sono alcune persone che possiamo odiare”. ☺
No. Nirbaho nirvaer. Se il Divino non ha odio, allora quel Divino dentro di te non ha odio. L’unica cosa che prova odio è il tuo Ego.
Il fatto che ne siamo consapevoli, è già una cosa importante.
Essere consapevoli se questo sia il modo giusto di pensare o se sia il modo di pensare dell’Ego.
Comincia a prendere confidenza con questa terminologia: “Non è che tu non mi piaccia, è che al mio Ego non piace il tuo Ego”.
Facendo ciò, inizi a riconoscere che l’Ego non è tuo. Se dici “Io”, stai sostanzialmente dicendo che tu sei l’Ego.
Quando dici che in questo momento è l’Ego a essere nei guai, ti stai effettivamente distaccando dall’Ego.
Quando mediti, riconosci che questa è una cosa separata da te.
In te c’è il Divino e c’è l’Houme. Trascorriamo la maggior parte del nostro tempo nella nostra testa, indossiamo l’elmo dell’Ego, lo indossiamo e andiamo in giro. E quell’Ego vuole che tutti lo onorino, dicendo: “Sei tu che mi devi lodare, io non voglio lodare te”. L’Ego non vuole lodare nessuno, vuole gli elogi per se.
Guruji ribalta la situazione dicendo: “Loda tutti gli altri, loda tutto il resto. Tu ti devi metterti al livello più basso.” Osserva come i Guru hanno descritto i Brahm ghyanis. I Brahm ghianis si vedono come gli inferiori tra gli inferiori.
Immaginate Guru Nanak che dice: “Io sono lo schiavo dello schiavo dello schiavo dei Brahm ghyanis. Io sono la polvere dei piedi di quelle persone”.
Questo significa che più sei in alto, tanto più sei in basso. Il Guru si inchina al Sikh.
Guru Arjan Dev Ji fa seva, pulendo le scarpe del Sangat mentre entrano per vedere il Guru. Loro non sanno che aspetto abbia il Guru e lui dice loro: “…sì, entra. Il Guru arriverà fra poco…” mentre lui esce per continuare a pulire le loro scarpe. Questo è un livello di umiltà senza precedenti, perché hanno appena abbandonato completamente il loro Ego, avendo constatato i benefici derivanti dalla distruzione totale dell’Ego.
Quindi dobbiamo imparare questo sistema: ecco di cosa sta parlando il Bani qui. Dobbiamo capire che queste sono tecniche. Che se vuoi dare Mān a qualcuno, prima devi imparare come ottenerlo tu stesso. L’unico modo per ottenere onore è distruggere ciò che vuole l’onore.
Allora, diciamo che accettiamo quando Guru Nanak Dev Ji dice: “Nanak Gāvi-eh, guṇī nidhān”, ma poi ci viene da chiedere: “Come canto? Cosa canto?” Seguiamo questo ragionamento, non abbiate paura di porre domande a Guru Nanak Dev Ji. Rimandategli ogni riga che scrive. “Guru Nanak Dev Jiì, va bene, ma come posso farlo?” Poniamo questa domanda Ok? “Come canto? Cosa vuoi che faccia?”
La risposta è qui sotto: gāvi-eh Suṇi-eh, man rakhīē bhāo. Adesso esiste un sistema per dirigere la tua mente in un punto preciso, inizi a vedere dove facciamo la meditazione che facciamo. Canta e fai in modo che la voce nella tua testa ascolti quel canto. Altrimenti, la voce nella tua testa continuerà con la cattiva abitudine di andare avanti e basta.
Quindi puoi stare seduto lì e dire Wahe Guru, Wahe Guru, Wahe Guru, Tuhi Tuhii, ma la voce nella tua testa continuare a pensare ad altre cose. Quindi devi addestrare la voce nella tua testa ad ascoltare il suono che esce dalla tua bocca e a non ascoltare la conversazione che sta avendo luogo nella sua testa. Gāvi-eh, prima canta. Suṇi-eh, lascia che la voce nella tua testa ascolti ciò che viene detto.
E poi fai qualcosa con la mente.
C’è un modo diverso di interpretare questo Suṇi-eh, che è ascoltare il canto che sta avvenendo tutto intorno a te. L’intero universo. Abbiamo parlato di Guni Nidhan. L’intero universo sta cantando in questo momento. Anche nel silenzio più completo, la canzone è lì. In ogni rumore, ascolta il canto dell’universo.
Quindi queste sono tecniche tangibili che il Guruji ci sta dando per perdere il nostro Ego. E questo è anche la risposta alla domanda precedente: muhō ke bolaṇ bolīē, jit suṇ dharē piār. Cosa posso dire con la mia bocca? Che tecnica posso usare che mi possa consentire di sentire il suo amore?
La tecnica è questa: gāvi-eh, Suṇi-eh. Non si tratta solo di cantare. Si tratta di queste cose qui, del rumore costante nella tua testa. Come alleni quel rumore? Quella voce continua nella tua testa, quel parlare. Vedi, anche adesso che ti sto parlando, tu non stai ascoltando quello che dico, la tua mente sta filtrando quello che sto dicendo. Anche ora, mentre ti parlo, la tua mente sta dicendo: “sono d’accordo con questo, non sono d’accordo con quello. Sì, no. Puoi spiegarlo meglio? Forse dovrei chiedere, forse non dovrei chiedere, forse sono l’unica persona a pensarlo.”
Quindi stai effettivamente ascoltando il tuo filtro. Non stai ascoltando me, è così che funzioniamo, giusto? Non sto giudicando; è così che funzioniamo.
Ed è per questo che quando andiamo al Gurdwara puoi dire: “Ho già sentito tutto ciò, continuano a ripetere le stesse cose.”
Questo non perché non dicano qualcosa di nuovo, ma perché la tua mente ascolta selettivamente ciò che vuole sentire. “So tutto di quella roba. Oh, ha detto qualcosa lì, ma la ignorerò, on l’ho proprio capita bene”. La tua mente ascolta solo la propria voce, la propria interpretazione di ciò che accade intorno.
Questo non è Suṇi-eh, questo è il problema: questo è l’Ego.
Questo è il tuo meccanismo di difesa che dice:” Non voglio ascoltare tutto, perchè se dovessi ascoltare tutto non varrei più niente, non avrei più senso. Ho bisogno di dare un senso al mondo da solo, quindi non dirmi cosa fare”.
Il tuo Ego è molto protettivo verso se stesso e Guru Nanak Dev Ji sta cercando di abbatterlo con una grande mazza, non ha spazio per l’Ego; e neanche tu hai spazio per l’Ego.
Quindi la voce nella tua testa in ogni momento, quando stai recitando il mantra, quando ascolti, quando canti, quando stai prendendo parte al kirtan, devi sintonizzarla al punto tale da ricevere tutto ciò che sta entrando senza filtro.
L’unico modo per farlo è fare in modo che il filtro canti le stesse parole che stai ascoltando. Troppo complicato?
Il filtro nella tua mente deve dire le stesse cose che stanno uscendo dalla tua bocca o il kirtan che sta entrando dalle tue orecchie. Suṇi-eh è molto importante e ne parleremo tra un paio di versi. Ma gāvi-eh Suṇi-eh, è la tecnica che Guru Nanak Dev Ji sta introducendo. “Canta le sue lodi, ascolta quella lode”, Man rakhīē bhāo, e metti l’amore nella mente.
Puoi dire: “Beh, da dove viene quell’ amore? Dov’è quell’amore? Non fa parte di ciò di cui stiamo parlando. Stiamo parlando di gāvi-eh, di una tecnica, quindi ora da dove viene questo amore?
Ancora una volta, abbiamo parlato di odio. Finché c’è odio nella mente, non stai seguendo la tecnica di Guru Nanak. Non sei nirbho nirvēr. Quindi lascia che ci sia sempre e solo amore nella mente.
Lascia che la tua mente si dissolva in tutto l’amore che c’è in questo momento.
Ma ora di cosa stiamo parlando? Abbiamo già sentito parlare di questo concetto di amore? Ne abbiamo per caso parlato la settimana scorsa? Guru Jiti ha già spiegato quale amore devi mettere nella tua mente. Sāchā sāihb, sāch nāe, bhākiā bhāo apāre. Il linguaggio dell’amore che parla costantemente. Ricordi che ne abbiamo già parlato la settimana scorsa?
Ci sono due tipi di amore: l’amore di tutti i giorni, che conosciamo, lo chiamiamo duja bhāo, l’amore verso l’altro. Posso amare solo se davanti a me c’è qualcosa che valga la pena amare. Ma qui non stiamo parlando di un amore dualistico, stiamo parlando dell’amore Divino, che irradia amore in continuazione e chiunque si trovi sul suo cammino diventa il destinatario di quell’amore. Questo è il tipo di amore di cui stiamo parlando.
Quindi Guru Ji sta dicendo che l’universo semplicemente irradia amore. Basta entrare nel flusso di quell’amore, permettiti di sentire continuamente che l’universo è in uno perenne stato di amore.
Questo potrebbe sembrare piuttosto contraddittorio, e potresti obiettare: “Beh, e se io fossi nel mezzo di una zona di guerra? Dov’è l’amore in questo caso?”.
Ma chi sta combattendo la guerra? È l’Ego che sta combattendo con un altro Ego, questa è l’unica guerra. L’universo non è in lotta con nessuno. E contro chi dovrebbe combattere? C’è solo un unico universo, non può combattere contro se stesso.
Quindi, anche in guerra, se riesci a vedere oltre Maya, oltrel’Anjan, puoi vedere che l’universo è in un costante stato d’amore, bhākiā bhāo apāre, parla il linguaggio dell’amore, è amore infinito. Questo è ciò che l’universo fa continuamente, imprimilo nella tua mente.
Quindi gāvi-eh Suṇi-eh, man rakhīē bhāo, Nānak gāvi-eh, guṇī nidhān. Questo è il nidhān, questo è il tesoro. Questo è quello che succede continuamente. Ascolta il cinguettio degli uccelli, ascolta la canzone dell’universo, ascolta l’amore, senti l’amore dell’universo.
È questa la risposta alla domanda “muhō ke bolaṇ bolīē, jit suṇ dharē piār?” ovvero “come faccio a sentire il tuo amore? “. Segui questa tecnica: amrit velā sach nāo, gāvi-eh Suṇi-eh e lascia che l’amore entri in te. Meglio ancora, entra nell’amore perchè l’amore è già lì.
Tutto questo non dovrebbe essere un concetto troppo astratto. Questo non è un amore da figli dei fiori, non è un amore hippie, non è di questo che stiamo parlando. Stiamo parlando di un cambiamento della tua esperienza di vita, qualcosa che succede continuamente, e la musica svolge un ruolo importantissimo perchè ci aiuta a sentirlo, siete d’accordo?
Tu puoi provare amore, ma devi essere conscio che l’amore è ciò verso cui ti stai muovendo. Devi capire che ciò che dovresti veramente fare è ascoltare. Gāvi-eh è quello che devi fare, e intanto chiediti: “Sto provando amore in questo momento?”.
Perché l’universo è innamorato, irradia amore in continuazione. Gāvi-eh Suṇi-eh, man rakhīē bhāo.
L’amore materiale è proprio così, è un amore temporaneo. Ma non è la forma più alta di amore, non è il Vero Amore; il Vero Amore non dipende dall’altro.
Entrambi esistono, se questa è la risposta alla domanda; sono entrambi lì, ma l’amore che provi per un’altra persona, quello ti procurerà dolore quando l’altra persona se ne andrà. È attaccamento.
Ma se riesci a provare anche solo questo tipo di amore, è comunque un grande amore, perché per la maggior parte delle persone, questa è l’introduzione all’Amore.
Quando inizi ad imparare ad amare un’altra persona, quella è l’introduzione all’apprendimento di cosa sia l’Amore. Quando sai cos’è l’Amore, allora puoi lasciare andare l’altra persona e semplicemente coltivare l’Amore.
Quindi non è più amore per l’altra persona, non dipende più dall’altra persona, diventa coltivare l’Amore dentro di te. Si tratta di sedersi e provare amore sempre.
Quindi usa l’amore esteriore come catalizzatore per avviare quel processo d’Amore dentro di te.
[Rispondendo al pubblico] Amore incondizionato. Quindi l’universo è sempre in uno stato di amore incondizionato: bhākiā bhāo apāre. O devi camminare sul suo sentiero e dissolverti in quell’amore, oppure devi coltivare quell’amore dentro di te. E l’unico che ti cercherà di impedirti di farlo sarà il tuo Ego. Perché l’Ego non è interessato all’amore; l’Ego si preoccupa dell’autoconservazione.
Facciamo un’altra domanda: “E che cosa cantiamo? Come facciamo a cantare se non conosciamo ciò di cui dovremmo cantare? Come facciamo a cantare quando non sappiamo di chi stiamo cantando?”.
Stai cantando di un personaggio astratto, di un signor Dio?
Se è così, temo che dovrai tornare al primo capitolo, iniziare di nuovo da Ik e ridefinire qual è la tua comprensione del Divino. Questo perché non è possibile cantare le lodi di qualcosa che è solo un personaggio, un Signor Dio. Non puoi cantare le lodi di quel tipo lì, perchè è solo un personaggio della fantasia; quindi torna a Ik. Ricomincia da capo, non è un problema, non è una punizione.
Se a questo punto hai ancora la sensazione di non sapere cosa stai cantando, per chi o per cosa lo stai cantando, allora devi solo rivedere i primi due versi.
Cerca di capire cosa significa “ik”, perché proprio in questo preciso momento tutto è degno di lode. Anche solo in questa stanza ci sono più che a sufficienza di cose da elogiare. Non devi guardare lontano.
E il modo in cui fai lo fai dipende da te. Il Bani dice semplicemente, canta le sue lodi. Nānak gāvi-eh, guṇī nidhān: canta le sue lodi. “Grazie per una giornata soleggiata”. “Grazie per il cinguettio degli uccelli”. “Grazie per questo cibo”. “Grazie per questo respiro”.
Non è meraviglioso questo respiro? Non è deliziosa quest’acqua?
Puoi cantare qualsiasi cosa.
La vita non è meravigliosa? Essere vivi non è meraviglioso? Conosci qualcosa di più sorprendente dell’esperienza di essere vivo? La vitalità stessa la diamo per scontata, la prendiamo come un dato di fatto, come se fosse normale essere vivi.
Ma è per questo che Gurbani dice: amrit velā sach nāo, vaḍiāī vīchāre. Pensaci, pensa a quale cosa straordinaria ti è stata data. Sei vivo! Questa vitalità è la sua stessa vitalità. In questo momento sei connesso al Divino per il fatto che sei vivo, ed il Divino è vivo. In effetti, la tua vitalità è la Sua vitalità.
Tu sei costantemente connesso al Divino, devi semplicemente fermare la tua mente, fermare questo corpo e sederti per un momento nella tua “essenza”, nel tuo Niranjan, nella tua “essenza vitale”. A quel punto quello che canti è irrilevante perché stai cantando proprio di quello. È una canzone personale. È una canzone in cui tu sai chi sta cantando, a chi e di cosa stai cantando.
Esiste un grande malinteso che viene ripetuto, per cui tutto ciò che è al di fuori del Guru Granth Sahib è Kachī Bani. Sì? E la gente citerà erroneamente Gurbani e dirà, ecco qua, qualsiasi cosa fuori dal SGGS è Kachī Bani. Nell’Anand Sahib si dice: Satgur Bājo Hor Kachī Bānī. Al di fuori del vero Guru, tutto è Kachī Bani.
Kachī Bani significa falso, Kache significa crudo, acerbo, non pronto, rrilevante. Quindi lo useranno per dire che Guru Granth Sahib afferma che tutto ciò che canti al di fuori del Guru Granth Sahib Bani stesso, è Kachī Bani.
Stiamo forse dicendo che prima dei Bhagat e dei Guru non esistessero dei Brahm Ghianis? Che nessuno avesse avuto un’esperienza divina? Non è questo che sta dicendo.
Sat Guru significa “saggezza”. Se comprendi la saggezza, allora qualsiasi cosa canti secondo quella saggezza è vera lode. Altrimenti la saggezza sarebbe limitata solo a noi Punjabi. Guru Granth Sahib Ji è in effetti un immenso libro di canzoni. C’è molto di cui cantare, basta prendere in prestito le canzoni da lì. Ma questo non significa che se non hai mai sentito parlare di nessuna di quelle canzoni, tu non possa farlo. Ricorda che Guru Nanak Dev Ji sta avendo questa conversazione con la gente, lì e in quel momento. Quindi sta dicendo alla gente: “Andate e cantate”. E poi forse dovrebbe dire: “No aspetta, aspetta, torno indietro e scriverò tutte le mie canzoni e poi ve le manderò. Solo queste sono le canzoni che potrai cantare.” Sta forse dicendo questo?
Perchè Guru Nanak ha viaggiato in tutto il mondo. Sta trasmettendo alla gente questo messaggio.
[Rispondendo al pubblico] C’è un motivo molto specifico per cui scelgo l’Har Mantar. L’Har Mantar è il Mantar che appare più di ogni altro Mantar nel Guru Granth Sahib Ji. È che oggi quasi non lo pratichiamo più.
Se guardi Guru Granth Sahib Ji, e sono molto contento che tu abbia fatto questa domanda, se qualcuno ha l’app wahe Guru, le app Kirtan sul telefono? Sì?
Puoi aprirla per favore? Qualcuno ha un’app sul telefono in cui è possibile fare delle ricerche nel Gurbani?
Se hai uno strumento che dice tipo, cerca la prima lettera? Sì? Puoi cercare la prima lettera. Digita la lettera H, ha ha, quattro o cinque volte e fai una ricerca.
Guarda quante volte Har Har Har Har Har Hare Harē compare in Bani.
Resterai sorpreso da quanto Bani ti dica effettivamente di fare Har Har, ma noi abbiamo perso questa tecnica.
Sto solo cercando di riportare in auge certe tecniche, e queste sono frasi del Guru Granth Sahib Ji, non le sto inventando. Io non… Sì, hai assolutamente ragione, perché il punto in cui inizi a sentirti a disagio, allora ti stai perdendo. Poi inizi a concentrarti solo sul disagio. E non è questo il punto. Fai tutto ciò che ti fa sentire a tuo agio. Fai assolutamente tutto ciò che ti fa sentire a tuo agio.
Ma a allo stesso modo, non dobbiamo imporre a nessun altro che stia cantando in maniera sbagliata: eh ih gana, oh nah gana (?).
Immaginiamo che tu vada da una persona in Cina, che non ha mai sentito parlare Bani, che non ha mai sentito parlare Punjabi, non sa nemmeno l’inglese, non sa niente. E ora gli vai a dire che devi usare un mantra della nostra lingua; non funzionerà! Ma il messaggio è ancora valido. Il messaggio è ancora assolutamente valido.
Sto solo dicendo, fai quello che ti è agevole. Sì, assolutamente. In nessun momento dovresti sentirti a disagio. Perché in quel caso la tua mente si fisserà lì, e inizierai a pensare alle cose che sono difficili da gestire per la tua mente.
In qualunque modo tu sia stato educato. Perché pensi che Guru Nanak Dev Ji vada da tutti gli indù a dire: “Continua”.
Si rivolge a tutti i musulmani: “Continuate a fare quello che state facendo”.
Gurbani dice: Kabēr aleh kē kar ba(n)dhagē: fai Allah. Recita Allah. Bani ci dice di recitare Allah. Sì.
Se funziona per te, fallo. D’accordo? Ram Ram. Fai Ram Ram. Bani ti dice di fare Ram Ram. Quello che canti dipende solamente da te, qualunque cosa sia naturale per te.
Se tu hi, tu hi è piacevole per te, praticalo. Kabir Ji ci racconta senza problemi di aver praticato tu hi tu hi.
Se har har funziona per te, fallo.
Ciò che canti è secondario. Cantare, ascoltare, muoversi nella giusta direzione, far plasmare la tua mente, per iniziare effettivamente a cambiare il modo in cui pensi al mondo, questa è la cosa giusta da fare.
E qual è il risultato di questo?
La domanda era, stiamo cantando qualcosa di cui non sappiamo nulla? Non è di questo che stiamo cantando. Non stiamo cantando di un qualche astratto Signor Dio.
Stiamo cantando le lodi di tutto ciò che ci circonda in ogni momento. Questa non è fede cieca. Non c’è spazio per la fede cieca qui.
Ciò che stiamo semplicemente cercando di fare è smettere di pensare alle nostre menti, alle preoccupazioni e ai nostri pensieri tutto il tempo, e stiamo dando la priorità a qualcos’altro. Stai cantando le lodi di qualcos’altro. E ciò che stai cantando è tutto ciò che ti circonda. Sì?
Ricorda che la prima menzione del Naam è Sat Naam. Sat significa tutto, tutto ciò che esiste. Tutto ciò che è esistenziale. Sì? Sat. Tutto. Puoi cantare, tutto può diventare un Naam. Tutto può diventare Naam. La vita può essere Naam.
E qual è il risultato se facciamo questo? Dukh parhar, sukh ghar lē jāe.
Parhar significa purikar, mettere da parte, mettere da parte la tristezza. Mettere da parte il dolore, mettere da parte la sofferenza. Questo sarà il risultato.
E porti sukh, porti la pace nella tua casa. Dukh parhar, sukh ghar lē jāe.
Quindi il dolore della vita, il fatto che in ultima analisi la vita sia un pò dura, è un pò insoddisfacente, il buddismo arriva a dire che la vita è sofferenza. Tutto il giorno, ogni giorno stai solo lottando con questa o quell’altra cosa. Smettetela di rendere la vita una lotta. Cominciate a rendere la vita una canzone, una gioia. Sì?
Poi parli con un Brahm Ghiāni e loro dicono, Chardi Kalā, Nanak Bhagata, Sada Vigas. Sono sempre felici. Dicono, come stai? Chardi Kalā. Sempre. Niente può turbarti. Perché? Perché canti costantemente. Canti costantemente, sì?
La società dirà che hai la testa tra le nuvole, la società dirà che questo tizio non è uno di noi. Un pò strano. Sì? I Guru e i Bhagat sono sempre stati leggermente emarginati dalla società. La società vuole che tu rimanga nella tua mente. Vogliono che tu ti preoccupi della vita e, sai, di cosa faranno i tuoi figli oggi e tutte queste cose. La società vuole che tu faccia questo. Perché la società è controllata dall’Ego.
E tutti gli Ego vogliono che abbiate solo i vostri Ego. Nessuno vuole vedere qualcuno che è fuori dal proprio Ego, libero dal proprio Ego. Quindi questo tizio è un pò strano. Non fa quello che facciamo tutti noi. Sì? Ma quello che fanno tutti loro è lottare e soffrire.
Ma, dukh parhar, sukh ghar lē jāe. Elimina quella sofferenza, quella cosa insoddisfacente, mettila da parte e porta la pace dentro di te. Nota che dukh ha un aunkar sotto e sukh ha aunkar sotto, il che significa che sono singolari. Parla di mettere da parte il dolore, non i dolori. È singolare, aunkar significa essere singolare. dukh Parhar. Sbarazzati del dolore. Porta piacere nella tua vita. Porta gioia nella tua vita. sukh ghar lē jāe.
Quindi questo è diverso da come l’abbiamo visto prima. Abbiamo visto, hukam likh, dukh sukh pāīeh. L’abbiamo già visto prima. Lì, dukh e sukh sono Mukta. Non hanno un aunkar. Sono plurali. Sì?
L’Hukam scrive tutte le gioie e i dolori della tua vita. Questo è plurale, mentre qui è singolare. Quelli riguardano i dolori quotidiani, i piaceri quotidiani. Questo riguarda il dolore supremo e il piacere supremo della vita.
Qual è il dolore più grande? Essere separati. Essere dentro il nostro Ego. Questo è in realtà il dolore più grande, che ci sentiamo semplicemente insoddisfatti nella vita. Sì? Non importa cosa fai, non importa cosa ottieni, il giorno dopo è come, “Bene, e adesso?”. Ti sforzi per avere qualcosa di più. Ecco perché i desideri ti tengono costantemente impegnato. E questa è una lotta. Sbarazziamocene. dukh parahar. Porta dentro di te il sukh definitivo.
Un’altra domanda: “Bene, ne canteremo le lodi, ma prima di cantarne le lodi, come facciamo a sapere che questo Divino è davvero lì?”. Perché finché non lo sai, è qualcosa che ti stai solo dicendo, tipo: “D’accordo, voglio solo dire a me stesso che il mondo è Divino”. Come faccio a sapere che è lì? Come faccio a sentire che è lì? Come faccio a cantare da un punto dentro di me che so essere reale?
Ora canto da una parte autentica di me che in realtà dice, sì, canto perché so che c’è. Lo sento. Sì? La meditazione aiuta. Il Naam simran aiuta. Questo in realtà ci aiuta ad arrivarci.
Ma Guru Ji risponde qui a questa domanda, gurmukh Naadang, gurmukh vēdang, gurmukh rahiā samāī. Questo è un concetto molto importante che viene introdotto qui, che il Guru sia parte integrante di questo processo. Finora non si è parlato molto del Guru. Si parla di Hukam, si parla di Gavi-eh, si parla di tutte queste grandi cose, ma ora Guru ji sta iniziando a introdurre una tecnica, una pratica vera e propria. Abbiamo parlato nell’ultimo di Amrit Vela, ora si sta entrando in Gāvi-eh suṇi-eh. Quindi si tratta di una vera tecnica qui.
E una parte importante di questa tecnica è il Guru, una parte integrante. Quindi esploriamo un pò di più questa idea. Che devi servire con questo Guru in mente, e abbiamo parlato di Seva prima. Sì?
Jin seviā, tin pāiā mān. Cosa stai servendo? Stai servendo il Guru. Andiamo avanti.
Jin seviā, tin pāiā mān: devi entrare in una pratica di servire questa saggezza, questa conoscenza. Ricorda cos’è il Guru. Il Guru non è la forma. Il Guru è il messaggio.
Nanak non è il Guru. Non è questo che lo rende Guru. La persona che è nata non era il Guru, era la saggezza in lui che era il Guru. Ecco perché è stato possibile trasmettere il Gurgaddi, perché è la saggezza che è stata trasmessa.
Il corpo di Guru Nanak Devji se ne va? Va bene, troveremo un secondo Nanak. Un terzo Nanak. Un quarto Nanak. Fintato che la saggezza è la stessa, quella è il Guru, quella è lo stesso in tutti loro.
E quindi, servire è servire questa conoscenza, ed è questo ciò di cui stiamo parlando ora, stiamo parlando di questa conoscenza.
Devi praticare questa conoscenza. Questo è Gurki Seva. Perché in precedenza si è parlato di jin seviā, tin pāiā mān. Ma come fai seviā? Come lo servi? In realtà non ti dice come lo servi. Ora iniziamo a parlare di come lo servi.
Finora ci sono stati degli accenni lungo il percorso: Amrit velā sach nāo, vaḍiāī vīchāre. Questo è in realtà Seva. Questo è Sat Gurki Seva, è contemplare ciò che il Guru ti sta dicendo che è l’unico modo per servire questo Guru. Non importa quanti Rumals ci metti sopra. Non importa cos’altro fai, quante candele profumate accendi. Questo non è servire il Guru.
Se non ascolti il Guru, se non metti in pratica ciò che il Guru dice, quello non è Seva. C’è un solo modo per fare Seva. Sentite cosa dice Guru Nanak Dev Ji sul Seva: Gurkī sevā sabadh vīchāre. E noi, cosa pensiamo che sia il Seva? Tutt’altro.
Guru Nanak Dev Ji dice Gurkī sevā sabadh vīchāre, contemplare il suo messaggio è il modo per servire il Guru.
Ora puoi vedere cosa significa Amrit velā sach nāo, vaḍiāī vīchāre. Svegliarsi presto, trascorrere del tempo e contemplare questo messaggio tutto il giorno, ogni giorno; così stai servendo il Guru.
Jin seviā, coloro che hanno servito, che hanno fatto questo, hanno ricevuto onore. Quindi cosa stai servendo? Stai servendo il messaggio del Guru. Questa pratica, questa comprensione, questo è ciò che stai servendo. Entriamo quindi nel dettaglio di questo concetto.
Gurumukh Nadang. Quindi Naad è una vibrazione. Naad significa vibrazione.
Ma tu, che vibrazione hai? Qual è la cosa che vibra in te e che energia hai in te in questo momento?
[Risposta dal pubblico] Il respiro, questo è un ritmo.
Ma ora va verso il Niranjan, va oltre, va oltre Maya: cosa irradia in te in questo momento? La vitalità.
Attraverso il Guru, conoscerai la tua vitalità. Questa è la prima volta che questo concetto di Guru viene fuori. Dopo il Mōl Mantar, Nanak non ha più menzionato Guru, vero? Questa è la prima volta che il Guru viene introdotto.
Abbiamo parlato di così tanti versi, ma ora eccolo: questo è il punto cruciale. E questa è la prima menzione anche di uìn’altra parola, Gurumukh. Lasciatemi prendere solo un momento per esplorare questo concetto di Gurumukh.
La parola Gurumukh è la parola più fraintesa e mal tradotta nel Guru Granth Sahib Ji. Ogni volta che vedi la parola Gurumukh nel Guru Granth Sahib Ji, e quelli di noi che si affidano alle traduzioni in inglese, le traduzioni in inglese e le traduzioni in punjabi hanno tradotto questa parola in maniera completamente errata, e andremo a vederne l’ortografia, e l’ortografia ci dirà il perché.
Quindi diamo un’occhiata alla grafia della parola Gurumukh. Ci sono tre modi diversi per scrivere la parola Gurumukh:
- ਗੁਰਮੁਖਿ
- ਗੁਰਮੁਖ
- ਗੁਰਮੁਖ
Qual è questo qui? Il numero uno, il due o il tre? Il numero uno? Il numero uno?
Gurumukh, con un Sihari, significa dalla bocca del Guru. Da dentro; se hai una parola con un Sihari, significa dentro.
Significa anche femminile. Abbiamo detto che le parole Sihari sono parole femminili, è curioso. Ma significa anche dentro, o da, o tramite.
Il primo Gurumukh con un Sihari, significa per istruzione del Guru, dall’istruzione del Guru.
Significa anche di fronte al Guru. Gur significa Guru. Mukh significa faccia. Di fronte al Guru. È un’azione. È un evento. È un verbo. Il Guru sta dicendo qualcosa, Guru mukh. Oppure stai facendo qualcosa, stai di fronte al Guru. Questo è il modo numero uno in cui la parola Gurmukh è scritta nel Guru Granth Sahib Ji.
Il modo più diffuso in cui la parola Gurmukh è scritta è con un Sihari ( ਗੁਰਮੁਖਿ ), che significa, dalla bocca del Guru. Per istruzione del Guru. E tuttavia, tutte le traduzioni diranno: “il Gurumukh”. Tranne che in questo caso preciso, perché il Gurumukh non aveva senso nella loro traduzione. Ma altrove, ovunque lo si trovi con un Sihari, verrà tradotto con “ Il Gurumukh”.
Al plurale, i Gurumukhi (ਗੁਰਮੁਖ) verrà scritto così. Perché?
Perché è Mukta. Mukta significa plurale. Quindi qui, è “I Gurumukhi”. Coloro che stanno di fronte al Guru.
L’ultimo, è con un aunkar (ਗੁਰਮੁਖ). Cosa significa? Singolare, quindi questo è singolare: il Gurmukh. Questa grafia, ਗੁਰਮੁਖਿ, non significa “il Gurmukh” o “i Gurmukh”, significa dal Guru Mukh, dalle istruzioni del Guru. Questo solo per darti un pò di contesto e mostrarti quanto siano sbagliate le traduzioni. Tutte le traduzioni dicono sempre i Gurmukh quando dice questo.
Questa (ਗੁਰਮੁਖ), è la vera ortografia di Gurmukh. Appare sei volte nel Guru Gran Sahib. Ci sono altre due varianti di questo. Gurmukha e Gurmukhe. Sì, significano tutti i plurali. Gurmukha, i Gurusikh, quelli rivolti verso il Guru, o Gurmukhe, quelli rivolti al Guru. In totale, appare circa 40, 41 volte.
Quindi solo 40 o 41 righe nel Gurbani parlano effettivamente dei Gurmukh, le persone.
Il resto del tempo, si parla del Guru, non delle persone. Si parla del Guru che dà un’istruzione tramite l’istruzione del Guru.
Ora, la prossima volta che ascolterai un pò di bani, ti chiedo, per favore, di guardare dove appare la parola Gurmukh e cercate il vero significato, perché esso cambia ogni volta che la leggi come ” I Gurmukh fanno questo” o “stando di fronte al Guru”. Sono due cose diverse.
Quando dico Gurmukh, parlo di me, sono un Gurmukh nel fare questo.
Se parliamo dell’istruzione del Guru, si tratta del Guru. Sì?
Il Guru non parla molto spesso delle persone, di solito parla della cosa che esse stanno facendo. Questo è più importante delle persone stesse.
Stiamo parlando di affrontare il Guru, le istruzioni del Guru.
Per curiosità, Gurmukh, che è con un aunkar, significa un Gurmukh. Sì? Un Gurmukh non appare affatto nel Guru Granth Sahib. Appare nel Bahi Gurudas Ji Vāran una volta.
Quindi puoi vedere quanto possano essere sbagliate le traduzioni quando non si capiscono queste regole.
Perché ogni volta che leggerai la traduzione, dirai: “Come Gurmukh, ho trovato questo” oppure “Come Gurmukh, faccio questo”.
Oppure “i Gurmukh sono bravissimi a fare questo”. Sì?
Non è qeusto che dice Bani. Ci dice “dalle istruzioni del Guru”.
Quindi qui stiamo parlando di “dalle istruzioni del Guru”. Il Gurmukh Naadang. Naadang significa vibrazione.
Vēdang qui non parla dei Veda. Qui, la parola Ved significa saggezza spirituale.
Secondo le istruzioni del Guru, la vibrazione.
Dalle istruzione del Guru, la conoscenza spirituale, la saggezza spirituale.
E attraverso istruzione del Guru, rahiā samāī, vedrai ciò che esiste in tutti.
Quindi la domanda che ci poniamo è: “come faccio a cantarne le lodi? Come faccio a sapere che questo Divino esiste davvero? Come faccio a cantare le sue lodi?”. La risposta è: il Guru te lo mostrerà. Non devi andare molto lontano per trovare il Divino, perché il Guru ti mostrerà come farlo.
Seguendo le istruzioni del Guru, seguendo questa tecnica, riuscirai a trovarlo.
Seguendo quale tecnica? Gāvi-eh Suṇi-eh, man rakhīē bhāo, il Guru ti darà ciò che stai cercando.
Ora seguiamo queste parole. Naad, Vēd, Rahiā samāī. E vedrai come va con le meditazioni che abbiamo fatto.
Naad è la tua vitalità. Il Guru ti mostrerà la tua vitalità (il tuo essere vivo), per prima cosa.
Quando pratichi la pratica del Guru, noterai prima di tutto la tua vitalità.
Poi riceverai la comprensione, vēd, di cosa è questa vitalità.
Per prima cosa, ti mostrerà semplicemente che non sei la tua mente, non sei il tuo corpo, non sei i tuoi pensieri, ma sei qualcosa di più. Sei āpe āp, niranjan soe.
Seguendo questa pratica, il Guru ti mostrerà la tua vitalità.
In secondo luogo, il Guru ti darà la saggezza per comprendere che questa vitalità è il Divino, vēdang.
E vedrai che ciò che è dentro di te è quello che è rahiā samāī, che è fuso in ogni cosa.
Quella vitalità è dove lui si fonde. Lui si fonde nella tua vitalità.
Dio è la tua vitalità. Il tuo Jot è il Divino.
Gurmukh, seguendo le istruzioni del Guru, vedrai il tuo Naad e il Naad di ogni altra cosa. Allora otterrai la comprensione di cosa sia quel Naad, gurmukh vēdang e finalmente capirai che è quella cosa lì, che è samāī, quella è la cosa che è fusa in ogni cosa.
Un concetto molto profondo qui: il Guru viene ora messo al centro di questo sistema.
Ti dice che devi seguire il Guru, il Guru è la via.
Notate come Guru Nanak Dev Ji non stia parlando di sé stesso qui. Non sta dicendo che io sono il centro. Avrebbe potuto facilmente dire che Nanak è il centro qui. Ma non lo sta dicendo perché sa che Nanak è un corpo temporaneo.
Lui sta dicendo il Guru. Chi è il Guru? Shabad è il Guru. Il messaggio è il Guru. Le parole pronunciate, le parole cantate, le istruzioni, quelle sono il Guru. Segui questo e vedrai il tuo Naad. Avrai una comprensione di quel Naad. E vedrai il Divino. Sì?
Gāvi-eh Suṇi-eh, man rakhīē bhāo. Segui queste istruzioni e il Guru ti accompagnerà sistematicamente in questo viaggio. Il Guru ti fa capire che la tua vitalità è Dio. Gurmukh Naadang, gurmukh vēdang, gurmukh rahiā samāī.
La riga successiva è gur īsar, gur gorkh, barmā gur, pārbatī māī. Quindi questo è l’unico Devta che vale la pena adorare. Nessun altro Devta può farlo per te. Quindi smettila di adorarli. Ricordi? Ne abbiamo parlato. Abbiamo parlato dei Guru prima: Balihārī gur āpane dhiauhārī sadh vār, Inizio di Asa di Vār . Mi inchino a quel Guru centinaia e migliaia di volte al giorno. Jin mānas te dhevate kèī karat na lāghī vār. Perché può trasformare gli uomini, l’umanità in Devte.
Jin mānas te dhevate kèī, può trasformare un essere umano in un Devta. Nessun altro Devta può farlo per te.
Quindi smettete di adorare i vostri Shiva, i vostri Brahma e i vostri Vishnu.
Guru Nanak Dev Ji sta dando un’istruzione chiara al mondo. Per cosa li adorerai? Cosa possono fare per te? Cosa possono fare per te?
La forma più alta di Devta è il Guru. Gur jaisā nāhī ko dhev. Il Guru è un Devta, ma è la forma più elevata di Devta. Perché? Perché può trasformarti in un Devta.
Così Guru è l’unico Shiva, gur īsar. Īsar significa Shiva. Shiva è il distruttore.
Gur gorkh. Gorkh significa Vishnu, che è il sostenitore.
E Barmā Gur. Il Guru è Brahma, il creatore.
Quindi questi sono i principali Devte adorati in quei tempi. Guru Nanak sta dicendo che in realtà non hai colto il punto. C’è qualcosa di più. C’è qualcosa di più elevato. Non ha senso adorare questi Devte. Non possono fare nulla per te.
Concentratevi su questo Devta, il Gur Dev, perché può mostrarvi il vostro Naadang, vēdang, rahiā samāī.
Guru è īsar. Īsar è Shiva, il distruttore.
Il sostenitore, Vishnu, Gorkh.
Bramā, il creatore.
E la Madre Parvati, la dea della devozione. Parvati è la dea della devozione, la moglie di Shiva e la madre di Ganesh. Viene usata come figura materna.
Perché menzionarle? Perché il Guru sta cercando di chiarire che in realtà abbiamo perso la strada adorando questi Devte. Non stanno facendo nulla per noi.
Ma è interessante notare che il Guru li ha nominati qui in ordine inverso. Come parliamo normalmente dei Devta? Brahma, Vishnu, Shiva. Creatore, sostenitore, distruttore.
Guru ji li inverte: Shiva, Vishnu, Brahma. Gur īsar, gur gorkh, gur barmā. Perché in questo ordine?
Perché è Così che funziona il Guru. Il Guru lavora in questo ordine.
Per prima cosa, distrugge il tuo Ego. Distrugge la tua comprensione sel mondo, il tuo modo dualistico di guardare il mondo. Quindi la prima cosa che il Guru deve fare è distruggere qualcosa. Deve prima essere uno Shiva. Deve distruggere qualcosa. Deve distruggere la tua ignoranza. Il tuo modo di guardare il mondo, questo modo dualistico di guardare il mondo.
Allora cosa c’è sotto? Quello che c’è sotto è la compassione che inizia a uscire. L’amore che inizia a uscire. Questa è la cosa che ti guida. Questa è la cosa che ti sostiene. Quindi prima è il distruttore, che distrugge, poi è il Vishnu, colui che ti sostiene, che si prende cura di te. Non preoccuparti, ho distrutto il tuo Ego, ma non preoccuparti, stai ancora bene.
Poi crea la saggezza spirituale dentro di te, Brahma.
Ma non è possibile ottenere la comprensione spirituale semplicemente leggendo.
Il Guru non può semplicemente darti la comprensione spirituale. Devi distruggere il tuo Ego per ottenerlo. Per capirlo davvero, devi iniziare a distruggere il tuo Ego. È così che lavora il Guru.
Ma il Guru non lo farà in modo duro. Il Guru lo farà in modo pārbatī māī. Un modo amorevole, nutriente, materno. Sì?
Guru dev Mata Guru dev Pata . Mata prima di tutto. Guru è molto affettuoso, molto amorevole, molto accogliente, materno. E Parvati è anche l’energia femminile dell’universo.
Così Guru ji è tutta energia maschile e tutta energia femminile. Sì?
Parliamo di Shiva e Shakti. Sì? Energia maschile e femminile.
Guru ji ha trattato questo argomento. Non è solo Shiva, Brahma e Vishnu. Guru è anche pārbatī māī materno, femminile, perfetto equilibrio dei due.
Da notare che questa è l’unica menzione di Parvati in tutto il Guru Granth Sahib. Mi piace semplicemente buttarla lì. ☺
[domanda dal pubblico] Come mai al Guru ji non piace l’energia femminile?
Non lo so. Quindi penseresti che dovresti entrare più in profondità, stai dicendo che Guru è pārbatī māī. Dici, beh, puoi spiegarlo meglio? No, non ne ho bisogno, non è rilevante. Lo sto solo dicendo. Sì?
[domanda dal pubblico, non comprensibile] [Risposta] L’ ha coperto. Il Guru è lì. Il Guru ti sta facendo da madre.
Ora, poniti questa domanda: ti stai aggrappando alla tua parte femminile? E dici, in realtà, vorrei che il Guru fosse femminista. Il femminismo è anche un Ego. Sì?
Aggrapparsi ai diritti delle donne, non sto dicendo che le donne non dovrebbero avere diritti, ma aggrapparsi alla vostra divina energia femminile. Che senso ha?
Gli yogi Kundalini sono particolarmente esagerati nel fare questo, coltivano tutte le donne. Dicono, sei il divino femminile, il divino femminile. Coltiva la tua divinità femminile. Fai tutto questo.
Coltiva il fatto che tu sia una donna. Sì?
Questo non è il modo Khalsa, questo non è il modo Gurmat. Il modo Gurmat dice che ciò è Maya, che è una parte individuale e temporanea di te. Sappilo, va bene: sei una femmina, sei un maschio, bene. Ma in realtà tu sei il Divino. Quel Divino non è né maschio né femmina.
Il Guru va sempre dritto alla radice. Diritto alla fonte. Sì?
Altre tecniche diranno, in realtà, coltiviamo, dedichiamo più tempo alle cose temporanē. Guru va dritto alla cima. Quindi non ha bisogno di elaborare ulteriormente questo concetto. Sta solo dicendolo. Guru è tutto ciò che è maschile e tutta l’energia femminile. Fatto. È coperto. Sì?
Non è sessista in alcun modo. Se non altro, i Guru si riferiscono a se stessi al femminile. Non è in alcun modo denigrare le donne, è dire, siamo tutte donne. Siamo tutte sorelle. Siamo tutte spose.
[Domanda dal pubblico] Quello che stai dicendo è che il genere è irrilevante?
[Commento del pubblico] Hai detto che il genere è irrilevante perché quando moriamo, moriamo nello stesso modo. Non moriamo in modo maschile o femminile.
[Risposta] Sì. Completamente irrilevante. È qualcosa di rilevante in questo mondo, in questo corpo, in questa vita in questo momento. Ma sei stato di più generi. Sei stato maschio, sei stato femminile nel passato.
È solo una lotteria, qualunque corpo si abbia qui ora, giusto?
Ma Guru lo fa in modo premuroso. Sì? Quindi Parvati è la dea materna gentile.
Hai delle dē in che sono molto spaventose, vero? Abbiamo Chandi. Abbiamo Durga, un tipo molto, quasi violento. Quindi abbiamo queste forme di Devi ma bani non parla di questo corpo dicendo che è in realtà molto materno, molto premuroso. Mae, usa questo concetto di madre. Sono tutte in un certo senso coperte, ma passiamo molto poco tempo a considerarle. Infatti, Dasam Bani passa molto più tempo a parlare di energie individuali, ma non le adora mai veramente, dicendo sempre che dietro a tutte c’è il Divino.
Quindi, dove siamo? Abbiamo iniziato osservando questa idea dell’esistenza di questa Unità, che dobbiamo capirla un pò di più. Come lo facciamo? Ci siamo posti un sacco di domande. Sì?
Thāpiā na jāe, kītā na hoe, āpe āp, niranjan soe, jin seviā, tin pāiā mān.
E poi ci fornisce la tecnica nānak gāvi-eh, guṇī nidhān.
Gāvi-eh Suṇi-eh, man rakhīē bhāo, dukh parhar, sukh ghar lē jāe.
Lo farà, porterà sukh nella tua vita.
Ora sta introducendo il concetto di Guru.
Metti Guru nel mezzo, perché se ti fermi a Gāvi-eh, Suṇi-eh, man rakhīē bhāo cosa succede? Arriva l’Ego.
Sì, lo faccio. Faccio il Gāvi-eh. Faccio il Suṇi-eh. Io lo sto facendo.
Il Guru dice “ Mai, non te lo permetterò mai”.
Guru Nanak Dev Ji è così compassionevole con noi, che non permette mai al nostro Ego di emergere. Dice sempre, scendi di un gradino, non si tratta di te, si tratta del Guru.
Je ho jāṇā, ākhā nāhī, kahṇā katn na jāī; Guru continua dicendo che, anche se io capissi abbastanza del Guru, non potrei cantare abbastanza lodi su questo Guru. Non posso dirti quanto sia importante questo Guru.
Anche se capissi tutto di quanto è grande questo Guru, Je ho jāṇā, anche se sapessi ākhā nāhī, non potrei dirlo kahṇā katn na jāī. Non potrei descriverlo. Non potrei parlarne. Quindi la grandezza del messaggio del Guru è davvero espressa qui.
Gurā, ik deh bujhāī. Gurā significa che è una richiesta al Guru. Oh Guru, deh bujhāī, dammi questa comprensione. Così Guru Nanak Dev Ji sta ora esprimendo qui il primo Ardās. E questo è il vero significato dell’Ardās, proprio qui: “oh Guru, dammi questa comprensione”.
Ecco tutto l’Ardās. Che tipo di Ardās facciamo solitamente? Tutto tranne questo, non è vero?
Chiediamo di tutto, tranne questo. Guru Nanak Dev Ji ci dice che questo è l’Ardās che dovremmo fare: Gurā, ik deh bujhāī, dammi questa comprensione.
Di quale comprensione stiamo parlando? Gurā, ik deh bujhāī, dammi la comprensione che sabhnā jīā kā ik dātā, so mē, visar na jāī.
Solo un dettaglio da sottolineare in questa Shabad: nelle ultime due righe vediamo due diverse grafie di Ik.
Cerchiamo per chiarire cosa intendiamo con questo, non vorrei che tu andassi a casa e vedendolo, possa dire che non è stato trattato.
Quindi Gurā ik (ਇਕ) deh bujhāī, Sabhnā jē-ā kā ik (ਇਕੁ) dātā con un aunkar.
E c’è un’altra grafia di ik che abbiamo già visto iknā hukmī bakhsīs, ik ( ਇਕਿ ) hukmī sadā bhavāīeh. Abbiamo già visto che esistono tre diverse grafie di ik.
Il numero è uno, ma ci sono tre diversi modi di scriverlo. Gurā, ik deh bujhāī, questo ik è collegato alla parola bujhāi.
Bujhāi è una parola femminile, quindi il fatto che ik sia collegato a una parola femminile elimina l’aunkar.
Quindi ik è sempre un “cosa”.
Ogni volta che nel Gurbani si parla di qualcosa, si dice una cosa, una mela, un’arancia.
Parla sempre di qualcosa, d’accordo?
Quindi è sempre collegato a una parola. Che quella parola sia maschile o femminile, ciò definisce se la grafia di ik è maschile o femminile.
Ik deh bujhāī; bujhāī è collegato, quindi per questo toglierà l’aunkar.
Sabhnā jīā kā ik (ਇਕੁ) dātā; dātā è maschile, quindi riporta l’aunkar.
Possiamo quindi dire che il primo è femminile, il secondo maschile.
Iknā hukmī bakhsīs, ik (ਇਕਿ) hukmī sadā bhavāīeh, quell’ik è plurale. Quell’Ik significa ” alcuni”, giusto per farti capire la differenza nelle grafie.
Quindi, cosa qual è il significato dell’Ardās qui, mentre ci avviciniamo alla fine dello shabad?
La richiesta è: “Fammi comprendere che tutti gli esseri hanno un unico benefattore e permettimi di non dimenticalo mai”.
Sabhnā jīā, tutti gli esseri, kā ik dātā, l’unico essere tra tutti gli esseri, l’unico benefattore di tutti gli esseri, solamente non farmelo dimenticare mai.
In ogni momento, ad ogni respiro, “tu hi, tu hi”.
In ogni momento, il tuo cibo, i tuoi rumori, i tuoi suoni, il tuo respiro, la tua acqua, il tuo giorno, la tua notte. Quel “tu hi tu hi” è l’Ardās di Guru Nanak Dev Ji.
Lui sta dicendo: “Questo è ciò che chiedo”.
Questo è il modo in cui ti avvicini al Guru, questa è l’importanza che dai al Guru ogni mattina prima di recitare il tuo mantra Gurā, ik deh bujhāī, sabhnā jīā kā ik dātā, so mē, visar na jāī. Lasciami riconoscere l’Unico Maestro dentro ogni cosa, sì?
Non che io stia ancora qui seduto a dire Signor Dio, Signor Dio, Signor Dio.
Sabhnā jīā kā ik dātā, in ogni cosa c’è questo Uno, quello che è āpe āp, niranjan soe. Quindi non sto guardando a Maya; e questo si collega veramente bene con l’inizio di questa riga: thāpiā na jāe, kītā na hoe, āpe āp, niranjan soe.
Guru Ji lo spiega ma alla fine dice: “Per favore Guru, fammi ricordare questo sempre”, altrimenti ci perdiamo sempre in Maya, ci perdiamo nel vedere gli individui piuttosto che nel vedere il ” niranjan ” che c’è dietro.
Quindi Sabhnā jīā kā ik dātā; ma, cosa interessante, a chi lo chiede?
Non chiede a ” ik dātā ” questo messaggio, non chiede questa comprensione; dice gurā, ik deh bujhāī, lo sta chiedendo al Guru.
Quindi c’è il Divino e poi c’è il portatore del messaggio Divino della saggezza divina.
Il Guru è il meccanismo di consegna, giusto? Quindi lui chiede questa conoscenza: dammi questa conoscenza. “Oh saggezza divina, fammi avere questa conoscenza”, sì?
Gurā, ik deh bujhāī. Dio è ovunque e tutto, ma la comprensione di Dio viene solo dal Guru.
In realtà la comprensione di Dio è Guru; questo è Guru, Guru è la comprensione del Divino.
Quindi non si rivolge al Divino chiedendo di comprendere il Divino, perché il Guru è la comprensione del Divino.
Quindi il verso precedente si concludeva con Nanak evē jāṇīē, sabhe āpe sachār: che tutto sei tu, qui il significato è lo stesso: Sabhnā jīā kā ik dātā, non è vero?
Nanak dice Amrit velā sach nāo, vaḍiāī vīchāre, nanak evē jāṇīē, sabhe āpe sachār. Nanak dice, che alzandosi ad Amrit vela, dando la priorità a questo, facendolo in questo modo, nānak, evē jāṇīē, arriverai a sapere che ogni cosa è l’Uno.
E qui Guru ji spiega meglio quel concetto. Facendo tutto questo gāvi-eh Suṇi-eh, man rakhīē bhāo, mettendo Guru al primo posto, il Guru ti mostrerà il tuo Naad, il tuo Vēd, il tuo rahiā samāī, capirai, ti darà quella comprensione e alla fine arriverai a questa conoscenza, che Sabhnā jīā kā ik dātā, so mē, visar na jāī: che tutti appartengono a quell’Unità. Questo ci riporta perfettamenet a Ik Ongkar; quindi se c’era una parte di voi che non aveva capito di cosa sta cantando, di chi sta cantando, Guru Nanak Dev Ji qui lo rende finalmente molto chiaro. Sabhnā jīā kā ik dātā, so mē, visar na jāī: questa è l’unica cosa che non voglio dimenticare. Questo ci ricorda lo stesso messaggio che è l’unico messaggio di Guru Nanak Sahib: Ik ongkar, tutto appartiene all’Uno.
E alla fine questo è ciò di cui hai bisogno per cantare in ogni momento, ogni giorno,
Gāvi-eh, fai in modo che la tua mente ascolti e si dissolva in quell’amore Divino: gāvi-eh Suṇi-eh, man rakhīē bhāo e fallo con sharda, fallo con grazia, fallo con un pò di quell’umiltà che dice: ” Guru ji sei tu quello che lo fa, non sono io a farlo”.
Gurā, ik deh bujhāī, dammi unicamente questa comprensione, che tutto appartiene all’Uno; so mē, visar na jāī, e che io possa non dimenticarlo mai.