La lezione di oggi riguarda la ricerca di quello “spazio profondo” dentro di te.

Osserviamo innanzitutto le lezioni che abbiamo fatto finora, i pauris che abbiamo commentato finora, come si relazionano tra loro e come ci aiutano a passare alla prossima serie di quattro versi che sono tutti incentrati su Suṇi-eh. Ricorda che ogni verso è chiamato Pauri e pauri significa passo, gradino.

Ogni passo ti porta un pò più vicino, un gradino più in alto.

Allora, se guardiamo al verso precedente, Guru Nanak Dev Ji ci ricorda ancora una volta alcuni dei modi in cui le persone cercavano di ottenere la grandezza spirituale, e mostra che coloro che ottennero la grandezza spirituale avevano certe caratteristiche.

Erano noti e famosi in tutto il mondo per aver raggiunto determinati livelli di stato spirituale.

Guru Nanak Dev Ji si riferisce a persone che sono in grado di allungare la propria vita, je jug chāre ārjā. Persone che sono famose, navā khanḍa vich jāṇīē. Persone che si sono fatte una buona reputazione, changa nāo rakhāe kē. Persone che hanno un grande seguito, e molti che li elogiano, jas kīrat jag lē.

Guru Nanak Dev Ji dice: je tis nadar na āveī, ta vāt na puchē ke, che se la grazia non arriva a quelle persone, allora diventano kīṭā andar kīṭ kar insetti tra gli insetti, vermi tra i vermi. Dosī dos dharē, puniti tra i peccatori, ed è il nirgun che riceve il Gun (la Virtù): nānak, nirgun guṇ karē. Quelli che non hanno raggiunto questo successo spirituale, questa gloria spirituale (i nirgun).

Guru Nanak Dev Ji parla di queste persone. 

In questi versi parla di come ottenere effettivamente la grandezza spirituale. Qual è la tecnica per ottenere l’elevazione spirituale e quali altezze puoi raggiungere utilizzando questa tecnica? 

Rispetto a questa tecnica, Guru Nanak Dev Ji usa i versi 8, 9, 10 e 11, per fare le lodi di questa particolare tecnica, Suṇi-eh. L’ascolto è la tecnica su cui Guru Nanak Dev Ji si sta ora concentrando.

Sembra una tecnica molto semplice, semplicemente quella di ascoltare, ma prima di addentrarci nel versetto, dedichiamo un po’ di tempo a pensare all’ascolto nella nostra vita.

Una cosa di cui potremmo non renderci conto, è che la nostra mente ha costantemente una conversazione. Per tutto il tempo la nostra mente dice qualcosa. Ma se la mente dice qualcosa, se nella mente avviene una conversazione parlando costantemente, allora nella mente avviene anche un ascolto costante. C’è anche qualcuno che ascolta quella voce. 

Se si parla continuamente, allora c’è sempre ascolto. Noi ascoltiamo la nostra voce interiore più di quanto ascoltiamo qualsiasi cosa nella nostra vita. Ci identifichiamo con quella voce interiore. 

Quella voce interiore è ciò a cui ci aggrappiamo e quella diventa la nostra identità personale. Qualunque cosa dica quella voce interiore, pensiamo che questa sia l’io. Questo è quello che io penso. È quello che io sto dicendo. Questa è la base della nostra mente e dell’Ego.

Quando parliamo di Ego, non parliamo di Ahankar, come se fosse l’orgoglio, come se io pensassi di essere migliore di qualcuno, ma non è di questo che stiamo parlando. Haumai e Ahankar sono due cose separate. Ahankar è solo orgoglio, vuole solo dire che io sono migliore di te. Haumai significa dire che “lo sono”.

ਮੈਂ ਹਾਂ [Maiṁ hāṁ], “Io sono, Io esisto”. Quel “io esisto” si manifesta nella voce e nella conversazione che avviene continuamente nella nostra mente, e quella voce nella nostra testa riafferma costantemente il nostro Ego. Cosa intendiamo con questo? Che ci dice sempre quanto noi abbiamo ragione. Puoi notare che la voce nella tua testa molto raramente ti dice che hai torto. È sempre dalla tua parte. È sempre la tua migliore amica. Siete come una piccola squadra, tu e la voce.

Ti dice costantemente quanto tu abbia ragione e ti ricorda quanto tutti gli altri abbiano sempre torto. Perché ci arrabbiamo con gli altri? Perché la voce nella nostra testa dice che essi si sbagliano: “Io non farei mai niente del genere. Non posso credere che mi abbiano fatto una cosa del genere. Perché non mi ascoltano?”

Questo è ciò che dice costantemente la voce nella nostra testa.

Poiché la sentiamo costantemente, quello che normalmente facciamo è di continuare a riaffermare questa idea che “io esisto” e che “io sono nel giusto”. Sono buono. Ho ragione.

E ascoltiamo solo ciò che protegge l’Ego. Sentiamo solo ciò che vogliamo sentire. Ascoltiamo solo ciò con cui siamo d’accordo, ciò che non ci cambia.

Ma pensiamo mai a chi ascolta la voce, piuttosto che alla voce stessa?

Ecco di cosa stiamo parlando oggi.

Non della voce nella nostra testa, ma di colui che ascolta la voce nella nostra testa. Perché se c’è chi parla, c’è anche chi ascolta. Chi è che ascolta quella voce?

La voce nella nostra testa dice costantemente: “lo sono. Io sono buono. Io ho ragione”. E c’è qualcuno dentro di noi che è d’accordo con questo, ed è di quel qualcuno che stiamo parlando.

Stiamo parlando di un tipo di ascolto molto diverso e per imparare qualcosa di nuovo devi imparare un nuovo modo di ascoltare quel messaggio. Questo è ciò di cui parleremo oggi.

Sai, se qualcuno sta ascoltando qualcosa, se qualcuno sente della musica, quali sono le domande che sorgono nella nostra testa? Se indossano delle cuffie, una delle prime domande che ci viene in mente è: cosa stanno ascoltando? Chiunque passi con le cuffie, hai un piccolo pensiero nella tua testa che dice: “mi chiedo cosa stiano ascoltando”. 

Se lo esplori ulteriormente, potresti chiederti perché lo stanno ascoltando? 

Se qualcuno sta facendo jogging, ad esempio, potresti non sapere cosa sta ascoltando, ma potresti supporre che stia ascoltando qualcosa dal ritmo veloce, una musica veloce che possa aiutarlo a fare jogging, aiutarlo a fare esercizio.

Quando qualcuno sta ascoltando, ti poni una domanda: cosa sta ascoltando? Perché ascoltano quella musica? Perché ascoltano quel suono? E se sei interessato, la prossima domanda che farai sarà: come posso ascoltarlo anch’io? Come posso ottenerlo?

Se Guru Nanak Dev Ji sta parlando di Suṇi-eh, allora dobbiamo porci le stesse domande. Cosa dovremmo ascoltare? Perché dovremmo ascoltarlo? E c’è un modo particolare di ascoltarlo? Come? Come dovremmo ascoltarlo?

Queste sono le domande che esploreremo e, cosa interessante, potremmo pensare che il Pauri 8, che è quello che esamineremo oggi, sia la prima spiegazione di Suṇi-eh, che questa sia la prima volta in cui Guru Nanak Dev Ji entra nei dettagli sull’ascolto.

Ma le domande che abbiamo sollevato sul cosa, perché e come, sono già state trattate nei versetti che abbiamo esaminato finora.

Cominciamo dal come. Come dovremmo ascoltare? Nel quarto Pauri, Guru Nanak Dev Ji dice, muhō ke bolaṇ bolīē, jit suṇ dharē piāre. ​ L’ascolto avviene innanzitutto lì. Quali parole si possono pronunciare affinché quando Tu le ascolterai, io possa sentire il tuo amore? È una domanda. Una domanda al Divino.

Quali parole posso dire dalla mia bocca, muhō ke bolaṇ bolīē, jit suṇ, che Tu ascolterai, in modo che dharē piāre, io possa provare il tuo amore? 

E la risposta a questa domanda è amrit velā sach nāo, vaḍiāī vīchāre.

La risposta a questa domanda è Naam, il sach naam, vīchāre, la contemplazione e amrit sìvelā, di mattina presto E anche se abbiamo coperto amrit velā, una delle cose che diventa rilevante ora è che la mattina presto, se ci fai caso, è la parte più tranquilla della giornata.

Guru Nanak Dev Ji dice che la soluzione e la risposta alla domanda muhō ke bolaṇ bolīē, cosa dovrei dire? Come posso dirlo? Quali parole dovrei usare affinché tu le ascolti? 

Sta parlando con Dio: quali parole posso dire affinché quando Tu le ascolterai, mi riverserai addosso il tuo amore? 

Alla domanda si risponde dicendo che naam è ciò che devi fare, vīchāre è ciò che devi fare, ma devi farlo nel silenzio del mattino. Nella risposta sull’ascolto, c’è un elemento sonoro: Amrit vela.

Ora approfondiamo un po’ di più questa domanda perché dobbiamo considerare alcune cose prima ancora di poter iniziare a parlare di Suṇi-eh.

A ben pensarci, questa domanda non suona piuttosto dualistica? Riflettiamoci un’attimo. 

Muhō ke bolaṇ bolīē, quali parole posso dire che Tu possa ascoltare? 

Eppure abbiamo passato tutto il nostro tempo cercando di eliminare questa dualità secondo la quale esiste un io ed esiste un Dio. Eppure la domanda è formulata in questo modo: quali parole posso dire affinché quando “Tu” la ascolti “Io” possa sentire il tuo amore? Sembra proprio che ci sia una dualità.

Ma sappiamo che la dualità non esiste, giusto? Sappiamo che questa cosa della dualità è un nostro costrutto e che dobbiamo distruggerlo. 

Prendiamo l’idea della non dualità, dell’ik, e rispondiamo a questa domanda in questo modo.

Se questa domanda è formulata in modo tale che ci sia una persona che parla ed una persona che ascolta, il modo non duale di vederla è dire che la persona che parla diventa l’ascoltatore. Tu stesso diventi l’ascoltatore.

Allora poniamo la domanda in questo modo: cosa posso dire affinché quando io l’ascolto, io sentirò l’amore? 

Oppure, l’altro modo non duale di porla è: quali parole Tu potrai dire che quando Tu le ascolterai il Tuo amore brillerà? Dobbiamo dirlo in modo non duale. 

Se rimuovi Dio come qualcuno di esterno, allora Dio diventa dentro di te.

Quello che ascolta l’Amrit Naam, Amrit Vela Sach nao, colui che ascolta questo, diventa il tuo Dio interiore. Potrebbe sembrare che stiamo diventando troppo complicati, ma ricorda che questi sono pauris, questi sono scalini. Deve diventare più complicato. Altrimenti rimarremo ai gradini più bassi.

Dobbiamo andare più in alto, sempre più in profondità.

E questo è un concetto molto, molto profondo, e Guru Nanak Dev Ji ha già iniziato a suggerire quello che dobbiamo pensare prima di tentare di cercare di comprendere questo Suṇi-eh.

Stiamo rispondendo alla domanda: come ascolto? 

Al “come” si risponde eliminando la dualità e dicendo che tu devi al tempo stesso pronunciare il mantra e tu devi essere anche l’ascoltatore. 

Ora capiamo che ciò di cui stiamo parlando è un “ascolto interiore”. Un ascolto profondo e consapevole.

Ciò di cui stiamo parlando è qualcosa che va oltre l’ascolto superficiale della mente. 

E usiamo l’Amrit Vela, usiamo il silenzio esteriore per trovare il nostro silenzio interiore. 

Amrit Vela. Deve essere fatto in un momento in cui il mondo è tranquillo, e noi usiamo quella quiete per trovare la nostra quiete. Ascoltare il nostro silenzio. Ecco il “come”.

Il “perché” trova risposta nel Pauri 5: Gāvīē suṇīē, Man rakhīē bhāo, dukh parhar, sukh ghar lē jāe. 

Canta, ascolta, Gāvīē suṇīē man rakhīē bhāo canta, ascolta, mantieni l’amore nella mente.

Scarta il dukh, la sofferenza, parahar allontana la sofferenza. 

Sukh ghar lē jāe porta piacere, pace, felicità nella tua casa.

Il perché è molto chiaro.

Quando seguiamo questa tecnica, la sofferenza se ne andrà e la pace ritornerà a casa. 

Notate la parola ghar qui. Non sta dicendo “porta la pace a te”, dice “riporta la pace a casa tua”. 

Dukh parhar, sukh ghar lē jāe, riportatelo a casa vostra. Il sukh appartiene alla casa. 

Ciò significa che è dentro di te, tu sei la casa della pace.

Tutti pensiamo che la vita sia difficile, che la vita sia sofferenza, ma Guru Nanak Dev Ji ti sta dicendo che in realtà la sofferenza è qualcosa che hai portato tu dentro di te. 

Sukh è qualcosa che ti appartiene, tu sei la casa della pace. La sofferenza, dukh, è un sottoprodotto della nostra vita inconscia.

È la conseguenza del fatto che non viviamo nella nostra casa.

Abbiamo trattato di come ascoltiamo. Ascoltiamo, essendo noi stessi ascoltatori. Il perché è che ciò eliminerà la sofferenza e riporterà il piacere nella nostra casa. 

Ora la domanda: perché il Guru Ji passa quattro pauri per dirti di ascoltare, ma all’interno di questi pauri non ti dice cosa dovresti ascoltare? Cosa stiamo ascoltando? Ma a questo ha già risposto.

Nel pauri numero 5, dopo dukh parhar, sukh ghar lē jāe, Guru Ji dice gurmukh Naadang. Ascolta le istruzioni del Guru e troverai il Naad, quella presenza che vibra dentro di te.

E ascolta le istruzioni del Guru e lui ti spiegherà cos’è quel Naad, ti darà la comprensione di quel Naad.

Gurmukh nadang, Gurmukh vedang Non ti lascerà semplicemente con questo Naad. Te lo spiegherà. Ti darà Ghian, Ved, conoscenza.

Gurmukh vedang, e attraverso le istruzioni del Guru imparerai che ciò che è questo Naad è lo stesso Naad che è rahiā samāī che è in te e in ogni cosa. Si ritorna all’ik.

Il Guru ci ha già detto cosa ascoltare, quando andiamo dentro noi stessi cosa stiamo ascoltando? Stiamo ascoltando la presenza di noi stessi.

Stiamo ascoltando la nostra essenza vitale, il nostro Naad.

Gurmukhnadang, il Guru ci mostra il Naad.

 Ma come facciamo a conoscere questo Naad? Perché stiamo ascoltando il Guru.

Il Guru ci sta mostrando questo Naad.

Quando entri in te stesso, ciò che ascolti non è poi effettivamente molto importante, l’importante è dove ti porta. Ti riporta in te stesso. Sta diventando complicato? 

Ma vedrete che piano piano inizieremo a chiarire ciò di cui stiamo parlando.

 Volendo mantenere il concetto relativamente semplice. Noi parliamo di tre cose nell’ascolto:

  • Come ascoltiamo? Dobbiamo ascoltare dentro noi stessi.
  • Perché ascoltiamo? Per liberarci dalla sofferenza.
  • Cosa stiamo ascoltando? Stiamo ascoltando il Naad di noi stessi. Il nostro Naad. 

Cosa intendiamo per Naad? Che quando la mente smette di parlare per un momento, la cosa che sta ascoltando la mente è il Naad, quella è la cosa che scopriamo.

“Colui che ascolta la mente”, quello è ciò verso cui la nostra meditazione ci porta.

Questo è il motivo per cui quando facciamo Mantra Jaapa, è molto importante, l’abbiamo detto proprio all’inizio, di non lasciare che la tua mente vada da qualche parte e che il tuo mantra vada da qualche altra parte. Mettili in sincronia. E’ la mente che deve recitarlo.

Allora cosa diciamo?

Abbandona le aspettative della mente, perché anche se la mente dice quello che dicono le parole, essa spera ancora in qualcosa. C’è ancora un po’ di desiderio da qualche parte. 

Lasciali andare, ascolta e basta, semplicemente sii presente in quello che stai dicendo.

Consapevolezza completa e assoluta del mantra mentre esce dalla tua bocca ed entra nelle tue orecchie. Sii semplicemente presente in quel mantra.

E poi lasci andare quello che è seduto lì, che ancora sta dicendo: “spero che succeda qualcosa”.

Ti liberi della persona che esegue il Mantra Jāp e resti semplicemente seduto nella presenza.

Perché anche se abbandoni la mente, se abbandoni l’Ego, non sei mai nel nulla.

C’è ancora qualcosa lì. C’è ancora qualcuno lì. C’è ancora un Mehe, il piccolo me, che saluta in sottofondo: “Sono ancora qui”.

Quell’”io sono” è ciò su cui ci concentreremo in Suṇi-eh. 

Questo è il tuo Naad. L’Io sono che non ti appartiene ma è semplicemente lì

La lampadina nella casa, che è consapevole della propria luce.

Tornando a quell’analogia dei mattoni e della fortezza con cui abbiamo iniziato tante settimane fa, la luce diventa consapevole della propria luce. 

Non quello che dovrebbe essere. Non ciò su cui brilla. Non ciò a cui sta pensando. Non ciò a cui si aggrappa.

Ma solo il fatto di essere accesa.

Questo è il motivo per cui Guru Nanak Dev Ji dice che “L’Ego è il problema, ma l’Ego è anche la soluzione ”. Lo stesso Ego è la soluzione. È una malattia cronica, Haumai dheragh rog he, ma la soluzione, la medicina sono anche lì, dharo bhiē is maeh. 

Perché se ci liberiamo dell’Ego, non rimaniamo senza nulla. Abbiamo abbandonato la cosa che dice “Io sono”, che questo “sono io”. Questo è tutto ciò che stiamo abbandonando. 

Ma c’è qualcosa altro che non può essere lasciato cadere, che non può essere negato.

La nostra essenza vitale è lì. L’associazione con la vitalità è ciò che stiamo abbandonando, la mente che dice: “Conosci quella piccola parte di Jot dentro di te? Questo sono io, questa è la mia anima, questo sono Io”. 

Ma quello non sei tu, quello è Paramatma, d’accordo?

Quella cosa che stiamo ascoltando qui è qualcosa di fondamentale importanza e quale sarà il vantaggio di fare tutto questo duro lavoro?

Pauri numero 6: mat vich ratan javāhar māṇik, je ik gur kī sikh suṇī. Se ascolti queste istruzioni, se ascolti l’insegnamento di questo Gurki sikh, gli insegnamenti del Guru, tutto si trasforma in diamanti, gioielli e rubini.

Ma devi farlo. Non puoi ignorarlo, altrimenti rimani bloccato in questo Pauri. Non inizierai mai Pauri numero 8. Finora abbiamo capito tutto, ma se non facciamo questo passo…. Se nella nostra meditazione non ci concentriamo su chi sta meditando, e non su quello che stiamo dicendo [non andremo avanti].

Questo è il motivo per cui Guru Granth Sahib Ji ha migliaia di mantra diversi: Tu Hi Tu Hi, Har Har, Vahe Guru, Vaho Vaho. Il Banì non è focalizzato su un mantra in particolare, è focalizzato sul dove quel mantra ti porterà. Gurmukh Nadang.

Questo è il motivo per cui Japji Sahib è così complicato. 

Pensiamo che Japji Sahib sia l’introduzione del Guru Granth Sahib Ji ma non lo è.

Il Japji Sahib è la radice su cui poggia l’intero Guru Granth Sahib.

Se Guru Granth Sahib Ji è un albero, questo si appoggia sulla radice del Japji Sahib.

Ecco perché Japji Sahib è il luogo in cui si trovano tutte le informazioni profonde.

Poi trascorri il resto di Guru Granth Sahib Ji cercando di capire cosa sta cercando di dire il Japji Sahib. 

Ecco perché è profondo. Non averne paura; è semplicemente profondo.

Si dice che l’altezza di un albero corrisponde all’altezza delle radici sottoterra. Ma ciò che vedi di un albero è solo metà dell’albero. L’altra metà, che non vedi, è altrettanto grande. Immagina che tutti quegli alberi immensi nel mondo, essi sono solo la metà dell’albero. L’altra metà, ciò che non vedi, è sottoterra.

Questo è il Japji Sahib. 

Ci sono così tanti livelli nel Japji Sahib, così tanta profondità in ciò che dice. 

E non pensare che questo sia il punto più profondo del Japji Sahib, questo non è il livello più profondo.  Mat vich ratan javāhar māṇik, je ik gur kī sikh suṇī, se ascoltiamo, questo è il risultato.

Ora siamo pronti per cominciare con Suṇi-eh.

Il Pauri inizia con Suṇi-eh, sidh pīr sur nāth.

Una breve nota sulla pronuncia della parola Suṇi-eh. Innanzitutto c’è un Anana (?). 

Molte persone dicono Sunniai, con la lettera nanna, lo dicono con nanna, ma questo non è nanna, questo è anana, Suṇi-eh , anana, ha quel suono.

Difficile per le persone che non sono cresciute con il punjabi come madrelingua, perché quel suono non è comune in altre lingue. Anana, arara, sì, questi suoni del rotolamento della lingua. Non è Sunniai, è anana, Suṇi-eh.

In secondo luogo, è un sihari, non un bihari. Alcune persone dicono suniiē con un bihari, allungano il suono della ii, Suṇi-eh, questo è un suono della i molto breve, Suṇi-eh, molto breve.

Finalmente ha un dulam, non un lam, che sono i due versi, l’ultima vocale sopra all’”Era”. Suṇi-eh, non suni – ē, una leggera differenza, vero? Non suniee, è Suṇi-eh, ha un suono eh. E’ un po’ una questione di pronuncia.

Suṇi-eh, sidh pīr sur nāth.

Questo sihari all’interno della parola Suṇi-eh rende la parola un tempo presente, ascoltando ora.

Ascoltando adesso, essendo in uno stato di ascolto. Se la parola avesse un bihari, Suniee, con il suono e lungo, sarebbe una parola al futuro. Gaviee, Suniee, fai questo, vai e fai questo, 

In questo caso, Guruji sta dicendo: gāvīē suṇīē, man rakhīē bhāo. Questa è una frase al futuro, vai e fallo.

Invece qui è “ora lo stiamo facendo, ci siamo dentro!”. Suṇi-eh, sidh pīr sur nāth. 

La parola sidh è una parola che significa “esecutore di miracoli”, sidhian. Sentiamo spesso parlare di riddian, sidhian , persone che possono fare miracoli, giusto? 

E sidh è plurale, non ha un ankar sotto, significa “i realizzatori di miracoli”.

Pīr è una parola persiana, parola islamica, che significa una sorta di maestro spirituale. È la parola più vicina, suppongo, a Guru nel linguaggio persiano, pīr. Ma anche qui, pīr è plurale, non ha un ankar sotto. Significa i maestri spirituali.

Sur, ancora, è plurale, e significa devte, semidei, devi devte.

Nāt, ancora plurale. Nāt sono i maestri yogici, coloro che hanno portato lo yoga a un livello tale che  sono diventati maestri di quello yoga.

Guruji sta dicendo, Suṇi-eh sidh, pīr, sur, nāth. Ascoltando si raggiunge il livello di sidh, di taumaturghi, di pīr, di maestri spirituali, di devi devte e di maestri yogici.

Puoi raggiungere il livello spirituale più alto se padroneggi questa tecnica del Suṇi-eh.

Questo è lo stato che ottengono anche loro. Possono ottenere questo livello di Suṇi-eh. È lì che arrivano. Questo è ciò che li rende un sidh, un pīr, un sur, un nāth. Questo è ciò che li porta a quel livello.

Non è quello che indossano all’esterno o quello che mostrano agli altri, è il livello a cui sono in grado di arrivare, perché sono in grado di concentrarsi a quel livello, essere consapevoli a quel livello del proprio Naad. Questo li rende dei maestri spirituali.

Domanda semplice: ma è davvero possibile? 

Mi piace sempre riportarlo a noi persone normali, Nānak nirgun guṇ karē. 

Noi siamo i Nirgun, la gente semplice e comune. Crediamo onestamente che possiamo raggiungere questo livello? Guru Nanak Devji sta dicendo di sì. 

Ma parliamo di noi. È possibile raggiungere questo livello semplicemente facendo il tipo di ascolto che facciamo noi? Andiamo al Gudwara, ascoltiamo il Kirtan e ascoltiamo il Pāt . Possiamo ottenere questo livello?

E questa non è un’affermazione fuori luogo che Guru Nanak Devji sta facendo. 

Guru Jii fa questa affermazione più e più volte. 

All’inizio di Asa Di Vār , mi hai già sentito citare questa verso balihārē gur āpane dhiauhārē sadh vār, sono un sacrificio a quel Guru centinaia di migliaia di volte al giorno; jin mānas te dhevate kiē karat na lāgē vār, chi può trasformare l’umanità in devta, in un istante?

Così Guruji non lo dice una volta sola, ma questo messaggio ritorna ancora e ancora: che tu, io e la gente comune possiamo essere elevati allo stato di Devi Devta.

Crediamo onestamente che ciò sia possibile? Perché se non ci credi, non lo farai. Non lo praticherai. Non ci proverai. 

Ricorda, possiamo impegnarci quanto vogliamo. Karmī āvē kapṛā, nadrī mokh duāre, questo karam, questa kirpa, grazia, questa idea di cui abbiamo parlato così tante volte, je tis nadr na āveī, se la Sua grazia non arriva.

Ma dobbiamo provarci, no? Dobbiamo fare un piccolo sforzo. Con il tipo di ascolto che facciamo, ascoltare il pāt, ascoltare il kirtan, è sufficiente? 

È questo il tipo di ascolto di cui stiamo parlando qui? 

Se vai al Gurdwara ogni giorno e ascolti il pāt, questo è Suṇi-eh sidh pēr sur nāth

Poiché potresti credere che lo sia: vai al Gurdwara e ascolti un po’ di kirtan.

Ma ascoltare il kirtan è ad un livello superficiale.

Il kirtan deve arrivare dentro, fino al punto in cui colui che ascolta è quello che risplende. 

Non ciò che viene ascoltato, ma è colui che ascolta che inizia a traboccare.

Perché su cosa ci stiamo concentrando? Gurmukh Naadang. Stiamo cercando di trovare il Naad. 

Stiamo cercando di trovare la nostra essenza vitale.

Dobbiamo analizzare un po’, noi che tipo di ascolto facciamo? Quali sono i livelli di ascolto che sperimentiamo ogni giorno?

Allora, per me ci sono quattro fasi dell’ascolto:

  • Il livello più elementare è udire. Quello che facciamo con le nostre orecchie. Si sente un suono. Si sente un rumore. Il telefono potrebbe squillare in lontananza. Lo senti, ma non registri nulla.
  • Il secondo livello è quello in cui il suono ha effettivamente un impatto sul tuo cervello. Il tuo cervello in realtà fa qualcosa con quelle informazioni. 

Cos’è il suono? Il suono è informazione, giusto? La luce è un’informazione che viaggia nel nostro corpo. Il tatto, le cose che sentiamo, queste sono informazioni.

Ma all’interno del nostro cervello, qualcosa deve elaborare queste informazioni. Il cervello deve dire che è un suono utile.

Come se fosse un telefono che squilla e noi non siamo a casa, è la casa di qualcun altro, non è un suono utile per noi. Il cervello semplicemente discrimina.

Pensa al cervello che riceve tutte queste informazioni, dicendo: sì, ho bisogno di questo, non non ho bisogno di quello. Immaginiamo che io  sentissi uno schianto da fuori. Il tuo cervello dice, “ Oh, potrei averne bisogno. Potrebbe esserti utile. Che cos’è?”.

Oppure suona l’allarme di un’auto. Il tuo cervello dice: è quello l’allarme della mia macchina? Il tuo cervello elabora tutti i suoni e dice sì o no. Questo è il secondo livello di ascolto, dove ascoltiamo e comprendiamo ciò che stiamo ascoltando.

Innanzitutto, stiamo semplicemente portando il suono nelle nostre orecchie. In secondo luogo, il cervello sta effettivamente elaborando tali informazioni. Possiamo chiamare il primo sentire, e forse il secondo è ascoltare. In realtà stiamo prestando attenzione.

  • Poi penso che ci siano più livelli di ascolto, cioè possiamo iniziare a percepire. Con il nostro corpo possiamo iniziare a sentire. Se qualcuno ci parla, puoi semplicemente ascoltare quello che sta dicendo, come me, blah, blah, blah. Sta solo parlando, parlando, parlando.

Ma se qualcuno ti sta dicendo qualcosa di veramente importante, o ti sta davvero aprendo il suo cuore, tu ascolterai, elaborerai e inizierai ad assorbire quell’emozione, al punto in cui potrai iniziare a sentire l’emozione che loro stanno provando.

Inizi ad ascoltare con le tue orecchie, livello uno. I tuoi processi, questo è il livello successivo. 

Il terzo livello è quando il tuo corpo inizia a sentire, a percepire quel suono. Succede spesso anche con la musica, che il cervello manifesti quel suono, non soltanto come una canzone molto bella, ma lo manifesta in emozione. L’emozione che arriva dal cantante, dalla musica, diventa qualcosa che provi anche tu. Inizi a percepirla. Questo è, penso, il livello tre dell’ascolto.

Ascoltare con il nostro corpo. 

Ciò richiede che tu ascolti davvero attentamente. Non puoi ascoltare nient’altro se vuoi iniziare a provare davvero quell’emozione.

  • Il quarto, credo, è la consapevolezza. Ascoltiamo con consapevolezza. 

Questo è il passo oltre la mente, dove non elaboriamo ciò che stiamo ascoltando. Siamo semplicemente consapevoli dell’ascolto stesso.

I primi tre livelli richiedono che il suono entri in noi, e che noi lo elaboriamo, che facciamo qualcosa con esso. Concentrandoci sul suono e sul contenuto del suono. Il quarto livello si concentra su colui che ascolta. 

Non ci concentriamo mai davvero su questo, giusto? 

Qualunque rumore entri, qualunque suono entri, siamo nei primi tre livelli. 

Ascoltiamo con le nostre orecchie. Elaboriamo con il nostro cervello. Potremmo sentire l’emozione, ma non eliminiamo mai completamente il suono, ascoltando unicamente colui che sta ascoltando.

E’ quello il punto nel quale vai veramente dentro. Si?

Abbiamo parlato, l’abbiamo menzionato più e più volte che questo è un viaggio interiore.

Adesso e’ il momento di iniziare ad entrare dentro di te. D’accordo?

Ed è questo il livello verso cui penso che il Guru stia cercando di portarci, questo è il livello di Suṇi-eh sidh pīr sur nāth, dove “quello che ascolta” è più importante di “ciò che si sta ascoltando”.

 

Spiegazione – Parte 2

Abbiamo parlato del fatto che alla fine c’è una cosa che stiamo ascoltando, che è Gurmukh Naadang. Stiamo ascoltando al punto in cui possiamo sentire il nostro Naad, e sentire che quel nostro Naad è connesso con tutti gli altri Naad.

Japji Sahib ci sta dando degli obiettivi qui. Ci sta dando la destinazione. Il resto del Guru Granth Sahib è la tecnica, come possiamo effettivamente ottenerli.

In questo pauri parliamo delle persone che hanno raggiunto quel livello, e abbiamo detto che quando arrivi a quel livello, il beneficio è mat vich ratan javāhar māṇik, je ik gur kī sikh suṇī. Se ascoltiamo ciò che il Guru sta cercando di insegnarci, otterremo tutto ciò che la mente desidera.

Così inizia il verso, Suṇi-eh, sidh pīr sur nāth, e lo riprenderemo brevemente. Sid sono gli operatori di miracoli. Pīr sono gli studiosi islamici, i ricercatori spirituali di quella tradizione, i maestri spirituali. Sidh pīr sur. Sur significa Devi Devte. E nāth sono i maestri yogici.

Ascoltando, tu capisci il livello in cui essi si trovano. Il livello che hanno raggiunto, l’hanno raggiunto ascoltando: Suṇi-eh, sidh pīr sur nāth. Non si diventa un Sid per caso. Non si diventa un pīr per caso. Per raggiungere quel livello, sono dovuti entrare in quel livello di ascolto profondo, dove hanno trovato ciò che stavano cercando. E anche tu puoi raggiungere quel livello seguendo questa tecnica. Suṇi-eh, sidh pīr sur nāth.

Ne abbiamo parlato la scorsa settimana, come ascoltiamo? Udiamo solo con le nostre orecchie? Stiamo elaborando ciò che sentiamo con il nostro cervello? Sentiamo con il nostro corpo? Oppure sentiamo attraverso la consapevolezza?

Guru Nanak Dev Ji continua: Suṇi-eh, dhart dhaval ākāse. La parola Dhart significa dharti, il mondo, la terra. Dhaval, ne abbiamo parlato prima, è Dahal, questo mitico toro che si dice tenga la terra su una delle sue corna. E quando si stanca, sposta la terra da un corno all’altro. Questo è il mitico toro che tiene su la terra. Suṇi-eh, dhart dhaval ākās. E sta dritto nel cielo facendo questo.

Quando abbiamo parlato delle quattro Jugs, je jug chāre ārjā, abbiamo detto che nel Satjug, si dice che questo toro stava in piedi su quattro zampe. Poi Treta, tre gambe. Dwapar, due gambe. E nel Kali Jug gli resta solo una gamba su cui reggersi. Che la terra intera ora sta faticando per rimanere in equilibrio.

Ma non è che Guruji sostenga quest’idea che ci sia un toro che sorregge la Dharti, sorregge la terra. Ciò che Guruji sta dicendo è che quando entrerai nell’ascolto, conoscerai la cosa che realmente sostiene questa terra. Quando lo sentirai dentro di te, allora saprai cos’è questa cosa che tiene tutto a galla. Cos’è che fa andare avanti l’intero sistema? Quello che davvero sostiene la terra nel cielo. E quello che sostiene tutti i pianeti in tutti i cieli.

Suṇi-eh, dhart dhaval ākās. Ascoltando il Gurmukh, le istruzioni del Guru, ascoltando quell’istruzione e facendo l’esperienza del tuo Naadang. Gurmukh Naadang. Quando conosci il tuo Naad, conoscerai il Naad di tutto il resto. Questo è ciò che sta dicendo.

Suṇi-eh, dhart dhaval ākās. Saprai cosa sostiene l’intero pianeta, la terra, il sistema solare, le galassie. Cosa lo tiene in posizione. 

Suṇi-eh, dīp lo pātāl. Ora questo si addentra sempre più profondamente nella mitologia indù. Ogni esempio finora ha utilizzato la mitologia indù, e in questo verso, Sidh pīr sur nāth, sta usando parte della loro terminologia. Dharat dhaval ākās. Possiamo vedere che sta parlando alle persone, parla all’uomo comune dell’epoca. Dice che se credi in queste cose, c’è un modo per sapere davvero cosa c’è dietro.

E dīp lo pātāl si riferisce anche… Sapete, oggi abbiamo semplificato l’Induismo in qualcosa di molto banale: credono in molti Devi Devte, hanno molte mani e molte braccia, e non c’è molto di più a riguardo. Questo è ciò che crede la gente che non l’ha capito.

Ma i testi indù, le loro scritture, coprono tutti gli aspetti della vita. Guardi i Veda, gli Shastra e tutti questi vecchi testi. Trattano di fisica, chimica, biologia, astrologia. Hanno coperto tutti gli aspetti della vita, della vita sociale, di come le persone dovrebbero vivere nella società. Che tu sia d’accordo o meno con queste spiegazioni, non è certo ciò che si crede normalmente ci sono moltissime cose trattate in quei testi.

E una delle cose trattate in quei testi è la cosmologia. Come è strutturato l’universo?

E secondo il loro sistema, hanno suddiviso, almeno la terra, in dīp, lo e pātāl. Dīp significa masse terrestri, definiscono una massa terrestre. Una dīp è una massa di terra circondata dall’acqua. La chiameremmo un’isola o un grande continente circondato dall’acqua. Secondo il loro sistema, ci sono sette dīp. Sette masse terrestri.

E poi, Lo. Lo significa loke. Secondo loro ci sono anche sette loke, e i loke sono come i mondi superiori. I mondi appena sopra la terra. Sette regni sopra la terra. Sette mondi superiori.

Pātāl sono i regni inferiori, quelli sotto terra, che è il livello in cui viviamo. E ci sono anche sette pātāl, e ognuno ha un nome, ognuno ha alcune caratteristiche proprie.

Così Guruji sta dicendo che se credi in queste cose, ascoltando, avrai una migliore comprensione di ciò che è realmente la cosmologia. Qual è il modo in cui l’universo funziona davvero, e questo potrebbe sembrare davvero fantasioso. Come possiamo saperlo? Come possiamo sapere da cosa è composto l’universo?

Bhagat Bipaji dice che quando conoscerai te stesso, conoscerai l’intero universo. Bhagat Bipaji dice Jo Brahamande Soiē Pinde. Ciò che è nell’universo è dentro di te, tutto ciò che è nell’universo è dentro di te. Jo Brahamande Soiē Pinde, Jo Koje so Pave. Chi lo cerca lo troverà, è scritto nel Guru Granth Sahib. Qualunque cosa vedi nell’intero universo, è dentro di te. E se lo cerchi, lo troverai.

Così Guruji qui allude a questo. Suṇi-ai dīp lo pātāl. Ascoltando si capisce come funzionano queste cose. Le terre, le regioni più alte, le regioni più basse.

Poi Guruji, salendo in tutti questi paradisi e cieli, Guruji lo riporta di nuovo giù verso di te, e questa è la bellezza del Bani di Guru Nanak Dev Ji. La bellezza dello Shabad è che, ovunque ti porti, ritorna sempre da te.

Guruji nella riga successiva dice Suṇi-eh, pohē na sakē kāl. Pohē na sakē significa non può toccarti, non può farti del male. Kāl significa morte. Ascoltando, coloro che hanno raggiunto questo livello, la morte non potrà toccarli. Perché la morte non li tocca? Significa che non muoiono? 

Vuol dire che hanno trovato dentro di loro qualcosa che non muore. E quando si identificano con quello, tutto ciò che muore non tocca quella cosa.

 Atma, chiamiamolo Atma.È quando trovi l’Atma e quando comprendi che io sono l’Atma, non sono il corpo, non sono la mente, non sono questi pensieri, non sono la mia famiglia, non sono i miei amici, non sono i miei attaccamenti.

Torniamo ogni volta a questa analogia, al muro di mattoni di cui abbiamo parlato ancora e ancora. Questa fortezza che hai costruito intorno a te.

Quando realizzi che nessuna di queste cose sei tu, questo corpo non sono io, questa mente non sono io.

La Jot dentro di me, quella sono io, e quella Jot non ha voce, non ha conversazione, non ha desideri. Thāpiā na jāe, kītā na hoe, non viene creata, non gli viene fatto nulla; āpe āp, Niranjan soe, siede lì, presente, senza alcun desiderio. Niranjan, senza Maya, oltre Maya.

Questa è Maya, il corpo è Maya, la mente è Maya.

Ciò che stai cercando è ciò che dentro di te, che è oltre Maya. Quando lo trovi e dici che questo è ciò di cui sono fatto e che questo non è mai il tuo Atma, ecco perché non parliamo dell’anima. Non è la “Mia anima”, è “L’anima”. Non è il “Mio Atma”. E’ il Paramatma dento di me.

Quando lo sai, quando sai di essere Atma, parte del Paramatma, quella è l’unica cosa che la morte non può toccare. Suṇi-eh, pohē na sakē kāl, la morte può portarvi via tutto, ma non può portarvi via l’Atma. Perché l’Atma è l’unica cosa che non avete portato con voi. L’Atma era lì. 

Quando sei nato, la tua Atma non è nata, la tua Atma è in prestito a questo corpo. Quando il corpo muore, quando la mente, gli attaccamenti, quando muoiono, l’Atma non muore, ma ritorna semplicemente nel grande insieme dell’Atma.

Anche questo sembra molto difficile da capire, ma rendiamolo semplice.

Quando studi fisica a scuola e studi il tema dell’energia, qual è la prima regola che impari sull’energia a scuola? Scienza semplice e di base che impari sull’energia.

L’energia non può essere creata, né distrutta, viene semplicemente trasferita da un tipo di energia a un altro tipo di energia. Giusto?

È la cosa più elementare che impariamo in fisica. E poiché c’è qualcuno lì con un camice bianco, ci crediamo subito. Non sappiamo nulla di energia.

Crediamo subito ad uno scienziato, giusto? Perché ha un camice bianco e sembra molto professionale.

Sta parlando di qualcosa chiamato energia, e tu non hai mai assaggiato l’energia, né visto l’energia.

E poi scrive alcune equazioni alla lavagna. E tu dici, oh sì, questo lo dimostra.

Guruji dice qualcosa, e sembra tutto spirituale e fantasioso, e sembra finto. Prania gala, cose vecchie, queste cose non hanno rilevanza in questo mondo oggi. Sembrano saggezza antica. Non sembrano cose rilevanti oggi.

Ricordatevi che ai vecchi tempi i meditatori erano gli scienziati.

Quelli che facevano la bhakti erano quelli che scrivevano i manuali di scienza. Questo è il motivo per cui parliamo dei Grants indù. Sono loro, i meditatori sono quelli che hanno scritto tutte queste cose.

Non avevano telescopi. Non avevano macchine fantastiche. Non avevano alcuna tecnologia.

Eppure erano seduti lì a contare le stelle, a dirti quanti pianeti, quanti sistemi solari ci sono.

In Occidente, crediamo che Galileo sia stato il primo a dire che in realtà la Terra non è il centro dell’universo, che in realtà la Terra ruota attorno al Sole, un paio di secoli fa. E per questo motivo, poiché metteva in discussione ciò che dicevano le autorità religiose a quei tempi, per questo lo fecero uccidere.

Quella particolare idea è chiamata teoria eliocentrica. Helios significa che il Sole è al centro.

Galileo, noi diciamo che è stato lui a inventarlo.

Eppure le teorie indù sostengono da migliaia di anni la teoria eliocentrica. Dicono da sempre che la Terra non è il centro, le cose non girano intorno alla Terra. In effetti, la Terra si muove e il Sole è al centro. Gli scienziati erano i pirs, i fachiri, i Guru, i sidhs. Questi erano gli scienziati che tutti ascoltavano. Erano l’autorità.

Oggi sembrano vecchia saggezza e noi crediamo ai nuovi scienziati con un telescopio e tutte queste giacchette, con l’aspetto molto professionale, molto ufficiale. Qualcuno dice che E = mc2. Non sappiamo cosa significhi, ma pensiamo, sì, va bene.

Ma Bhagat Biba Ji dice che ciò che è nell’universo è dentro di te e puoi trovarlo. Dici, oh, non so cosa significhi. 

Sì. Qualcosa a cui pensare. 

E non si tratta di dove poniamo la nostra fede. Non si tratta, oh, dobbiamo solo ascoltare queste o quelle persone. Non è che uno sia giusto e l’altro sbagliato.

Si tratta solo di capire che oggi la scienza è molto brava a commercializzare se stessa. Al punto che i vecchi Guru e i vecchi maestri sembrano superati. Ma la loro saggezza è such. Ād Such, jugād sach... È la verità che è sempre vera. Perché hanno trovato la verità ultima.

La cosa buona della scienza è che la scienza non si aggrappa mai ad alcuna verità. La scienza dice: “siamo disposti a essere smentiti. Oggi crediamo a questa teoria. Domani se riesciamo a provare qualcos’altro, butteremo quello vecchio e prenderemo quello nuovo”. La scienza è in continua evoluzione.

Guru Nanak Dev Ji dice che non stiamo parlando di cose che possono cambiare. Stiamo parlando di Such, cose che non possono cambiare. Permanenti.

Quando Guru Ji parla qui, dicendo che si può trovare qualcosa che la morte non può toccare, allora dobbiamo o crederci oppure dobbiamo provarlo. Ma non possiamo respingerlo senza provarci. 

Suṇi-eh, pohē na sakē kāl. Quando trovi l’Atma e quando realizzi di essere l’Atma, allora cosa può portarti via la morte? La morte non ha nulla da toglierti.

L’altro significato di kāl è il tempo. Il tempo non può raggiungerti. Che tu diventi al di là del tempo. Il tuo corpo è limitato nel tempo. 

Cos’è il tempo? Il tempo è rilevante per la durata della tua vita. 

La durata della tua vita, potresti vivere 60, 70, 80 anni, per quanto possiamo vivere, e questo è il periodo di tempo che comprendiamo, e tutto è in relazione a quello.

Un giorno è prezioso perché hai solo un numero fisso di giorni nella tua vita. Ma quando trovi ciò che è oltre il tuo corpo, che è oltre la tua vita, quello che è ajōni, che è akāl, allora hai trovato anche qualcosa che è oltre il tempo.

Abbiamo parlato, se ricordi, di quando abbiamo parlato di nirbho e nirver, di coloro che fanno affidamento sul tempo. 

Puoi solo temere qualcosa nel futuro. Nirbho significa essere presente oltre al tempo. 

Puoi solo odiare qualcosa del passato. Non puoi odiare qualcosa che non è ancora successo. Non puoi temere qualcosa che è successo ieri, che è già successo. Puoi temere che accada domani, ma non ieri. Nirbho, nirver riguarda il portare il tempo in un punto in cui il tempo non ti influenza. Porta la tua consapevolezza ora. Suṇi-eh, pohē na sakē kāl. A questo livello, il tempo e la morte non possono toccarti.

Nānak, bagtā sadāvigās. Guru Nanak Dev Ji dice che queste persone a questo livello sono i bhagat, sono le persone a questo grado [di comprensione spirituale]. E sono per sempre vigās, per sempre gioiosi, per sempre giocosi. Vigās è la stessa cosa della parola vigse.

Ci siamo imbattuti in questa parola vigse mentre stavamo guardando hukam.

Hukmī hukam, chalāe rāho, nānak, vigsē veparvāho. A quel punto, Nanak sta dicendo che l’hukam è spensierato, senza preoccupazioni, giocoso, gioioso, accade e basta.

I bhagat sono in connessione con quell’hukam. Quando sono in connessione con quell’hukam gioioso, essi stessi diventano gioiosi. Nānak, bagtā sadāvigās. Perché? Perché ascoltando, Suṇi-eh, dūkh pāp kā nās, perché si sono liberati della loro sofferenza.

Perché sono costantemente felici? Chi può essere costantemente felice? Nānak, bagtā sadāvigās. Poiché hanno ascoltato, praticano questo ascolto, questa consapevolezza. E di cosa stiamo parlando? Ascoltando Hukam. In ogni momento ascoltando l’hukam e accetta che questo è ciò che sta accadendo.

Cos’è Dūkh? Dūkh è quando non accettiamo l’hukam. 

Quando succede qualcosa e non riusciamo ad accettarlo, quello è il dūkh. 

Quando ascolti hukam e fluisci con l’hukam.

Hukmī hukam, chalāe rāho, esso sta andando e tu stai fluendo con esso.

Immagina l’Hukam come un fiume. Ciò che è faticoso, è cercare di nuotare nella direzione opposta al fiume. Quando vai nella direzione opposta del fiume, farai fatica.

Quando provi a dire che l’Hukam sta andando in questo modo, ma io voglio che vada in questo modo, sei in una lotta di un uomo solo. C’è una grande marea, una grande onda che va da questa parte, tu sei un uomo che cerca faticosamente di andare nella direzione opposta. Questo è dūkh. Ciò che sta accadendo non puoi seguirlo.

Di cosa sta parlando Guruji? Del lasciarsi andare. Quando smetti di nuotare, la marea ti porterà. Qualunque cosa voglia fare con te, lasciala fare. Qualunque cosa voglia fare con la tua famiglia, lasciala fare. Lo farà comunque. Non hai alcun controllo. E quando sei in questo stato di lasciar andare, ascoltare e accettare l’hukam così com’è, Nānak, bagtā sadāvigās, è quasi una garanzia. Questa è una garanzia.

Dukh parhar, sukh ghar lē jāe. Guruji ti dà garanzie. Puoi sbarazzarti del tuo dūkh. Puoi portare a casa il tuo sukh, la felicità. E sarai in uno stato di felicità, se ti lasci andare e semplicemente ascolti ciò che sta accadendo proprio ora.

Anche quando respiri, ascolta. Ma non aspettarti il prossimo respiro. Se ti aspetti il prossimo respiro, farai fatica. Mentre ti godi semplicemente l’inspirazione…. Potresti morire in questo preciso momento, quell’espirazione potrebbe anche non uscire. Va bene. Non aspettarti nulla. 

Altrimenti diventeremo dedā de, lēde thak pāe, Jugā jugantar, kāhī kāhe.

Hor deo, hor deo Dammi un altro respiro. Un altro. Un altro. Non godiamo del respiro che abbiamo, aspettiamo il prossimo. Questo è dūkh. 

Essere nel momento e accettarlo, questo è sukh.

I bambini sono più piccoli, più innocenti, quando non hanno alcuna aspettativa di vita. 

Sono semplicemente ridicolmente felici a volte senza motivo. E la gente li guarda e dice: perché sono felici? Non c’è niente lì. Si guardano intorno e sono felici. Perché sono in contatto con la felicità. L’universo è felice, loro sono felici.

Hanno dei bisogni. Quando hanno bisogno di latte, hanno bisogno di latte. Quando hanno bisogno di essere nutriti, hanno bisogno di essere nutriti. Quando hanno bisogno di dormire, diventeranno irritabili. Hanno dei bisogni. Ma quando questi bisogni vengono soddisfatti, puoi lasciarli tranquilli. Non hanno bisogno di molto.

Noi diamo loro delle cose. Noi diamo loro dei giocattoli. Alleniamo le loro menti. E lentamente ma inesorabilmente, anche se non gli facciamo nulla, arriva il Mehe. E poi iniziano a dire parole pericolose come, mio, dammi, Io voglio. È allora che puoi vedere l’Ego iniziare a svilupparsi. Molto interessante osservare un bambino crescere e osservare lo sviluppo dell’Io. Puoi vedere l’Ego di fronte a te e non puoi farci nulla. Anche se non lo facciamo, hai assolutamente ragione, lanciamo loro Maya. Ma anche se non lo facciamo, svilupperanno l’Ego. L’ego è costruito, insito in noi.

Quando l’Ego è costruito, e tu arrivi a vederlo, potresti anche chiederti: Dio, cosa stai facendo? Perché stai mettendo l’Ego in questo bambino innocente? Perché? Se l’intero gioco della vita è sbarazzarsi dell’Ego, perché darci l’Ego in primo luogo? Devi costruire l’Ego per sapere cos’è l’Ego, solo allora puoi lasciare andare l’Ego. Questo è il sistema. E’ così che stanno le cose. 

Ancora e ancora nel Bani arriva quest’idea, dove i Guru parlano al divino e dicono: tu sei quello che mi ha dato questo Ego. I Guru non si prendono il merito di nulla. I Bhagat non dicono “Io, io sono responsabile”, perché in quel momento c’è un io sono. E la verità è che l’Ego è lì. Il gioco è un gioco. Questo è quello che è.

Che tu vinca o che tu perda, non è questo il punto. 

Che tu perda o non perda il tuo Ego, non preoccuparti. Lascialo andare. 

Lasciamo andare la destinazione, l’illuminazione e tutta quella roba. 

Sii qui adesso, e quando sei qui adesso, allora ti muovi oltre il tempo, al di la del passato e del presente. Anche il dire “voglio perdere l’Ego”, questo è un obiettivo futuro. Questo è un desiderio. Chi vuole perdere l’Ego? L’Io vuole perdere l’Ego? Voglio perderlo io? L’Io vuole perdere il Me? Non ha senso.

Come posso voler perdere il Me? Non dirlo nemmeno, voglio perdere l’Ego. L’Ego è tuo. L’illuminazione è tua. Il Naam è tuo. Tutto è tuo. Cosa devo darti? Tero Kea Tuhie Kia Arphon . Hai creato tutto, cosa posso offrirti? Fer, ke aghē rakhīē, jit disē darbār: cosa ti posso proporre? Cosa ho che posso offrirti?

Il Naam è l’unica cosa in cui puoi impegnarti. Non puoi nemmeno dire che puoi dare il Naam, perché non è il tuo Naam. Il Naam è Suo. Non puoi nemmeno prendere il Naam, perché non spetta a te prenderlo. E’ il suo nome e ce lo regala. Ci dona il Naam. Se è nel nostro hukam. E quel livello di distacco è ciò che Guru Ji dice essere Nānak, bagtā sadāvigās.

Suṇi-eh, dūkh pāp kā nās. È interessante notare che qui la parola Dūkh è diversa da dukh. Dukh e sukh parla del dolore e del piacere quotidiano. Quando Gurbani dice Dūkh e Sūkh è un dolore molto profondo e un piacere molto profondo. Dūkh

E Guru Ji qui ci sta rendendo la vita molto più semplice. Riafferma questa idea secondo cui il ricercatore spirituale non sta cercando Mukti. Non stiamo cercando Mukti o l’illuminazione. Stiamo solo rendendo la vita un po’ più semplice. Stiamo cercando di sbarazzarci della sofferenza nella nostra vita. 

Guru Nanak Dev Ji non ti sta dando un grande obiettivo complicato. Sta dicendo che la vita è difficile, c’è un modo per renderla più semplice. Non dice che i Bhagat abbiano messo a tacere la loro mente. Perché è confermato, Chuppe Chuppe Na Hovei, non succede. Hanno semplicemente smesso di associarsi con la mente. La loro mente sta continuando a funzionare, ma loro possono metterle da parte. E possono connettersi con il Naam. Il Naam è la cosa con cui si connettono.

E noi, cosa facciamo? Ci aggrappiamo a qualunque cosa la nostra mente stia dicendo. La mente sventola qualcosa di brillante e noi siamo come cani e la mente è come il nostro padrone e noi stiamo semplicemente correndo dietro alla mente. Qualunque cosa ci dica di fare: “Quella persona? Non guardarlo è una persona orribile”. Dici “ okay, mente”. “Oh, sono miei amici. Quella persona è mia amica. Quella persona è mia amica. Oh, non mi piace quella persona”.

E la tua mente ti dice tutte queste cose e tu dici: “Okay, okay, okay. Sono d’accordo con te, devi avere ragione”. 

Fai questo, non fare quest’altro. Questo è buono, questo è cattivo. 

Creiamo tutte queste preziose opinioni a cui ci aggrappiamo. I Bhagat non fanno così, non si aggrappano a quelle cose. La mente dice qualcosa, e tu: “Okay, grazie mille. Trascorro il mio tempo con il Naam”

“Ho perso molto tempo ad ascoltarti. Ho sprecato vite intere ad ascoltarti”, bahut Janam bichure the mādhau ehi janam tum āre lekhe Ho sprecato molte vite semplicemente seguendo queste sciocchezze. Questa vita, questo giorno, dimentica questo giorno, questo secondo. Dedico solo questo secondo. Dove sarà la mia mente in questo secondo? 

Janam ha molti significati. Ehi Janam, proprio in questo secondo, cosa farò di questa vita in questo preciso istante proprio adesso? Ehi Janam tumhāre. Regalo questo momento a Te, su di Te, sul Naam, alla meditazione. Altrimenti spreco ogni giorno. Quanti secondi perdiamo? Per quanti secondi seguiamo la mente?

Nanak Bhagata Sadavigas. I Bhagat sono nel Naam 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ecco perché Guruji li ha posti in una posizione così elevata.