Oggi stiamo esaminando il Pauri 37, e nelle ultime settimane abbiamo esplorato i cinque stadi della progressione spirituale, che iniziano con una vita giusta, l’idea che c’è di più nella vita, poi realizzi il tuo scopo nella vita, e alteri la tua percezione di quello che la tua vita è realmente. 

Poi cominci a camminare sul sentiero e successivamente arriva lo stadio del risveglio, nel quale la consapevolezza si sposta dall’io verso quella storia molto più grande e divina.

Ed infine ci sono gli sforzi che fai per mantenere quella consapevolezza, quell’impegno costante per modellare e plasmare la mente. 

Con una vita impegnata e la saggezza, tutto ciò che abbiamo da offrire sono i nostri sforzi, solo il nostro impegno. E possiamo solo sperare che portino frutti. 

Infatti il potere di raggiungere qualcosa, il potere di avere successo, non è nelle nostre mani. Possiamo solo fare lo sforzo, ma l’esito finale non è nelle nostre mani, è nelle mani della grazia divina. 

E a questo punto, Guru Nanak Dev Ji inizia il quarto stadio, dicendo:

krm KMf kI bwxI joru
Karam-Khand kī bānī jor

La parola karam significa grazia, bānī, come abbiamo visto nell’ultimo verso, deriva dalla parola banavat, che significa la creazione, il risultato; jor qui significa potere. Quindi possiamo tradurre questa linea, karam-Khand kī bānī jor, lo stato della creazione della grazia è potere. 

Così, nell’ultimo verso, abbiamo visto che lo stadio dell’impegno era il raffinamento della tua consapevolezza. Abbiamo visto la linea tithe gharīe surat mat Man Budh. Così, lì, la consapevolezza, l’identità, l’intelligenza e la mente vengono modellate. Vengono plasmate. Coloro che hanno raffinato la loro consapevolezza, la loro identità, la loro mente, il loro pensiero, cominciano a capire chi sta controllando la loro vita, e tutta la vita. 

Cominciano a capire che le loro azioni non sono le loro azioni, ma piuttosto le loro azioni sono sotto il controllo, sotto il potere, di qualcosa di più grande dell’individuo, sono sotto il potere dell’universo. E quando hai perso la tua identità, allora realizzi che le tue azioni non sono le tue azioni.

Una delle domande che un ricercatore spirituale cerca sempre di risolvere è quali azioni dovremmo compiere. Cosa dovremmo fare? Ci sono preghiere particolari, ci sono certi Mantars, c’è una certa dieta, dovremmo mangiare carne, dovremmo far crescere i nostri capelli, quali preghiere dovremmo fare, quali sono le meditazioni che ci permettono di progredire? E le domande sono sempre riguardo a quali azioni posso compiere che mi porteranno il massimo beneficio.

 Tuttavia, il Guru vuole che tu compia quelle azioni che elimineranno quell’Io che compie le azioni. Saram Khand riguarda fare tutte quelle azioni che rimuovono l’io da dentro di te. Quindi, per questo, l’azione stessa è irrilevante, se non modella la mente. Se non affina la tua mente, allora quella azione diventa inutile. Quando le tue azioni sono fatte con vera umiltà, come un vero impegno umile, Saram Khand, solo allora la grazia può entrare in te.

Se fai le azioni basate sull’arroganza, sull’Ego, su un senso di importanza personale, allora non c’è spazio per la grazia. Quindi quello che Saram, quell’impegno umile fa, è che Saram, quella umiltà, ti svuota completamente. E solo quando sei vuoto, sei pronto affinché quella grazia ti riempia. Quindi devi rimuovere completamente te stesso, affinché solo l’Unità rimanga dentro di te. Che l’Unità riempia la tua mente, il tuo corpo, e il tuo spirito: Karam-Khand kī bānī jor.

iqQY horu n koeI horu

Tithē hor na koī hor

Lì, nel Karam Khand, non esiste nessuno Io, né nessun altro. Tithē hor na koī hor. Qui, a questo punto, non ti vedi separato, non ti vedi come qualcosa di diverso da ciò che è divino; sei parte di quella luce divina. Abbiamo menzionato brevemente lo Yoga Vasistha, e al sesto stadio, qui, al penultimo stadio, si parla di come la materia venga vista come luce. 

Come tu non ti relazioni più con la materia del tuo corpo, il corpo fisico, non ti relazioni più con la mente, non ti relazioni più con l’io. In effetti, tutti questi aspetti sono parte di quella luce divina. 

Karam-Khand kī bānī jor, tithē hor na koī hor. Se guardiamo al linguaggio di questo Shabad, possiamo vedere che Guru Nanak Dev Ji ha usato parole simili, e mezzi poetici simili negli  Shabads precedenti, nel Pauri 16.
Dopo che Guru Nanak Dev Ji, in quel verso, ha parlato della descrizione dei panch, Guru Ji dice dhartī hor parē hor hor, tis te bhār talēi kavan jor. E qui, Guru Ji dice karam-Khand kī bānī jor, tithē hor na koī hor. Così, nel Pauri 16, quando Guru dice dhartī hor parai hor hor, tis te bhār talai kavan jor, il Guru sta parlando di così tanti mondi, e di mondi oltre a questi mondi, e di quale è il potere che li sostiene. Quale potere li tiene insieme e sostiene il loro peso. 

Così il Guru sta ponendo la domanda, qual è il potere che sostiene il peso di tutti i mondi, tutti i pianeti, e tutte le stelle? E nel portare lo stesso linguaggio, Guru Ji ti sta essenzialmente ponendo la stessa domanda: qual è il potere che ti sostiene? Qual è il potere che sta controllando te? Quando la tua identità è stata eliminata, allora chi ti sostiene, e chi sostiene tutti gli altri? Qual è quel potere che sostiene tutte le cose intorno a te? Chi controlla i tuoi pensieri, le tue azioni? Quella forza che controlla te è la stessa forza che controlla i pianeti e le stelle.

E n quel Pauri 16 Guru Ji icontinua a spiegare, qual è quel potere: Jīa jāt rangā ke nāv, sabhnā likhiā vurī kalām. Tutti gli esseri cn i loro svariati nomi e colori, stanno tutti venendo scritti, la loro storia sta venendo spiegata, sta venendo scritta, da quella penna continua, Vurī kalām

Quindi la risposta alla domanda “qual è il potere dietro tutte le cose”, è il potere di Hukam. È la storia che viene scritta in ogni momento. E’ quello che sta riversando i doni della grazia su tutti; l’Hukamla , corrente sottile che collega tutti gli esseri viventi, e tiene tutte le cose in armonia. 

Quindi la grazia ultima, il Karam Khand, lo stato di grazia, è per sollevarti dall’illusione del tuo stesso potere e controllo. Quando capisci ed esprimi la tua vita come una fluida espressione di quella volontà divina, allora saprai che non hai spazio perchè l'”io” controlli la tua vita. 

E Guru Ji è infatti andato un passo più in là per spiegare questo concetto di potere e di jor, e della mancanza di controllo che il santo capisce di avere.

Nel Pauri 33, Guru Ji parla esclusivamente di jor. Ākhan jor chupai nah jor. Nessun potere di parlare, né di restare in silenzio, nessun potere di chiedere, o di dare, nessun potere di vivere, o di morire, nessun potere di governare, nessun potere di essere nella consapevolezza, nella saggezza, o nella contemplazione. Nessun potere di usare una tecnica per liberare se stessi, o liberare il mondo. Jis hath jor kar vekhē soe, Colui nelle cui mani risiede quel potere,quello fa e osserva tutto, Nanak utam nīch na koe: Guru Nanak Dev Ji conclude quel verso chiedendosi chi siamo noi per affermare di essere elevati o abbassati, quando non abbiamo alcun controllo sul fatto che siamo alti o bassi?

Così Guru Ji è entrato nei dettagli di cosa significhi l’idea di controllo nella nostra vita, ed il Karam-Khand riguarda proprio la comprensione e l’essere in quello stato di non controllo. Quando hai camminato sul sentiero, hai compreso la saggezza, hai raffinato la tua mente fino a un punto in cui tutti gli sforzi ti hanno condotto a questa comprensione finale: che io non esisto, non ho controllo, karam-Khand kī bānī jor, tithē hor na koī hor

In effetti, qui, in questo punto, mi è stata data la grazia di realizzare che proprio qui c’è l’Uno che stavo cercando. Tithē hor na koī hor. Non c’è infatti nessun altro qui, non c’è nemmeno un “me” qui per unirsi a Dio. Il raffinamento del Saram-Khand mi ha condotto al punto di polverizzare completamente il mio Ego. Così, tutto ciò che rimane, è l’Uno stesso. Tithē hor na koī hor. Qui, non c’è nient’altro, non c’è nessun altro, sono arrivato. Sono arrivato, perché Io me ne sono andato. Quando io me ne sono andato, allora ho realizzato che ero già lì.

Quando vivi a un tale livello di coscienza, realizzi che quel livello non era qualcosa ottenuto da te. Era Karam. Era grazia. Le tue azioni ora diventano le azioni di Dio. Non c’è separazione tra te e Lui. La volontà di Dio si esprime attraverso di te. Non rimane nessun “io”. Tutto il lavoro che fai, tutte le azioni che compi, sono le azioni dell’universo stesso. Non sei più responsabile di nulla. Quando ti fai da parte, e tutte le tue azioni diventano le azioni di Dio, allora non hai più alcuna responsabilità. Non fai nulla, non possiedi nulla, tutto è la volontà dell’universo. Quindi chi sono le persone che si trovano in questo stato?

iqQY joD mhwbl sUr

Tithē jodh mahā-bal sūr

In questo verso, Guru Ji ha usato tre parole diverse per indicare il guerriero. Lì, ci sono guerrieri, jodh, i mahā-bal, i potenti eroi, e i sūr, i Sūrme, i Soldati. Questo è lo stato mentale dei più grandi guerrieri conosciuti dall’uomo. E chi sono i più grandi guerrieri conosciuti dall’uomo? Guru Ji dice: Jā ko har rang lāgo is jug meh so kahīat hai sūrā. Coloro che hanno ottenuto l’amore divino, essi sono chiamati i più grandi guerrieri. 

I santi sono coloro che sono i veri guerrieri del mondo. Sono i più grandi eroi del mondo, sono la più grande ispirazione dell’umanità. Perché il sentiero del guerriero è il sentiero del sacrificio: il guerriero è colui che è disposto a rinunciare a tutto, persino alla propria vita, per qualcosa di più grande di sé. E il sentiero del guerriero è il sentiero del santo. Il santo è il vero guerriero, perché il santo ha sacrificato tutto. Non solo hai rinunciato al tuo stesso controllo, hai rinunciato a tutto ciò che conosci, e a tutti i tuoi attaccamenti alle cose che ami. 

Ora, prenditi un momento per riflettere sulla tua vita in questo momento; prenditi un momento per riflettere su tutte le cose con cui ti identifichi nella vita. Tutto ciò che chiami tuo, il tuo corpo, la tua mente, la tua famiglia, la tua casa, il tuo stile di vita, i tuoi amici, le tue abitudini, i tuoi hobby, le cose che ti rendono unico. Le cose che fanno di te un te, unico nel suo genere. Questo è il cammino del rinunciare a tutto, e, cosa più importante, rinunciare al proprio senso di sé. 

Quindi questi sono i veri guerrieri, perché hanno conquistato la loro mente. Sono i guerrieri della mente, sono i guerrieri della vita. Hanno rinunciato a tutti gli attaccamenti nella mente, e a tutte le tentazioni del mondo. Guru Nanak Dev Ji ha spiegato che coloro che conquistano la loro mente, conquisteranno il mondo. Man jītai jag jīt. Conquistando la mente, conquisti il mondo. Quindi superando la mente, in quel Saram Khand, la loro identità personale ora è stata completamente dissolta. Tithē jodh mahā-bal sūr.

iqn mih rwmu rihAw BrpUr
tin mehe, rām rahjā bharpūr

Dentro di loro, Rām risiede, completamente infuso. Tin mehe, dentro di loro, Rām rahjā. Rām risiede. Completamente infuso. Ora, dentro di loro, esiste solo Rām. 

Questa è la prima menzione di Rām all’interno della Gurbani, e dentro al JapJi Sahib. Quindi ciò che Guru Nanak Dev Ji ha fatto qui, è stato usare una figura storica, una figura popolare nella mitologia indù, di Sri Rām Chandar Ji, dal Ramayana. Ma qui, Guru Ji non sta parlando di Rām, dal Ramayana, Guru Ji sta usando la parola Rām, perché quella è qualcosa con cui le persone sono già familiari. 

Il modo in cui possiamo comprendere Rām è che Rām è colui che è ramiā hoya. Ramiā significa ciò che è completamente infuso, che permea tutto. Quindi ovunque tu senta la parola Rām dentro il  Gurbani, la maggior parte delle volte, il riferimento è a quella Unità che è pervasiva in tutto. Ci sono alcune occasioni in cui la parola Rām si riferisce a Sri Rām Chandar Ji dal Ramayana: Rām gaio rāvan gaio jā ko baho parvār
Quindi ci sono momenti in cui Guru Ji usa l’esempio di Rām Chandar Ji, Rāvan, Sita, Lakshman, per spiegare determinate caratteristiche di Dharam, ma la maggior parte delle volte, quando la Gurbani usa Rām come un’indicazione per meditare su Rām, o per parlare di Rām come quel Divino, significa ciò che è ramiā hoya. L’Uno che permea completamente ogni cosa. 

Quindi qui, Guru Ji dice, dentro di loro, quei santi che hanno raggiunto quel Karam-Khand, dentro di loro, solo Rām ora è completamente infuso. 

Dentro di te, quando quell’Uno è completamente immerso, allora è l’Hukam che vive attraverso di te. È l’Hukam che vive ora, non sei tu. Tu non sei più vivo, la tua storia è finita. 

Solo la vita è viva dentro di te. La vita vive in te, e la vita vive in tutto ciò che ti circonda. I tuoi occhi sono gli occhi della vita, i tuoi occhi sono gli occhi di Rām. E tutto ciò che vedi è Rām, anche. Le tue parole sono le sue parole, i tuoi pensieri sono i suoi pensieri, le tue azioni sono le sue azioni.

Un altro significato della parola Karam è azioni. Karam-Khand, dove le tue azioni sono le azioni del Divino. Ogni respiro è il Divino che si mantiene vivo, ed ora non ha più nulla a che fare con te. Questa è la coscienza che noi, come comuni esseri umani, non abbiamo mai conosciuto. Perché ache se continuiamo a camminare sul sentiero della spiritualità, continuiamo a compiere azioni che ci giovano. Il modo in cui ci avviciniamo alla spiritualità, è “cosa posso fare che mi faccia a avnzare su questo cammino?” Così non facciamo azioni per eliminare il me, facciamo azioni per giovare a noi stessi. 

Invece dentro di loro (i santi), Rām è completamente infuso. 

E laddove Guru Nanak ha usato la parola Rām, inteso ome il personaggio storico, nell Ramayana, Rām è sempre accompagnato da Sita. Quindi se Guru Ji sta usando il personaggio di Rām, dove si trova la Sita in questo? Guru Ji dice:

iqQY sIqo sIqw mihmw mwih
Tithē sīto sītā maihmā māhe

Quindi la parola sītā, proprio come Ram, non si riferisce qui effettivamente a Sri Ram Chandar Ji, la parola sītā viene usata poeticamente, e non è in riferimento a Sita, la moglie di Ram. La parola sītā significa cucire. Sta usando l’analogia del cucire, con l’ago ed il filo. Quindi sītā significa avere qualcosa di tessuto. Sīto sītā significa cucire e avere qualcosa di intrecciato. È una ripetizione della parola sītā

Oppure, un altro modo di vedere sīto sītā, è che la parola sīto significa sītal, tranquillità. Quindi possiamo tradurre che lì, la tranquillità è intrecciata, ma come è intrecciata, è intrecciata con maihmā. Con la lode. Maihmā significa cantare la grandezza di qualcosa, cantare le lodi di qualcosa. 

Quindi lì, dentro di loro, c’è solo Ram, ma Ram è intrecciato con il cantondi lode. Quei santi sono lì, e hanno il canto di lode intrecciato dentro di loro. Tithē sīto sītā maihmā māhe, il canto ha giocato un ruolo così grande nel portare i santi a quel punto, nel portare i santi all’unificazione con il Divino. 

Il canto di lode ha condotto il ricercatore in una tale tranquillità interiore, una tale calma interiore, dove tutte le nozioni del sé sono scomparse. Ci sono arrivati attraverso la lode. Tutti gli sforzi nel Saram Khand sono stati uno sforzo di lodare l’Altro, piuttosto che giovare a sé stessi. E ora, la lode è ciò che ha intrecciato quel santo nel Divino.

 Kabir Ji dice: Kabīr tūN tūN kartā tū hū-ā mujh meh rahā na hūNKabir Ji dice, facendo tuhī tuhī, sono diventato te, così che non è rimasto nulla di me. Ora tutto ciò che resta, dentro di me, sei tu, e tutto ciò che mi circonda è anche te. E è il canto di lode che ha portato il santo a quel posto. Quindi, anche se ogni altra nozione di sé è stata rimossa, il canto è così intrecciato dentro di loro, che la lode è la cosa che continua.

La lode è stata il cammino su cui la dualità è stata eradicata. Quindi la lode non se ne va mai. La lode rimane, anche se colui che canta il canto di lode è stato trasformato da me, in te. Da me che ti lodo, la lode mi ha trasformato in te. Così che tutto ciò che resta, sei Tu che lodi te stesso.

Āp japāe japai so nāo. Āp gāvāe su Har gun gāo
Quando Tu lodi, allora la lode esce da me, quando Tu canti, allora il mio corpo canta. Questo è ciò che ha fatto la lode, questa è l’importanza della lode. E Guru Nanak Dev Ji ha portato la lode come tecnica per l’umanità nell’era di Kaljug. Nelle tenebre.  Kaljug meh kīrtan pardhānā
In questa era, la lode è la via. Perché il canto di lode è l’unico modo per garantire che non facciamo alcuno sforzo per il sé, perché l’intero sforzo è uno sforzo di lodare l’Altro. Tithē sīto sītā maihmā māhe: lì, sono intrecciati con la lode.

qw ky rUp n kQny jwih
Tā ke rūp na kathne jāhe

La loro forma, Tā ke rūp, la loro forma, o la loro bellezza, na kathne jāhe, non può essere descritta. Non può essere espressa. Che bellezza puoi dire di colui che si è fuso con l’Uno? Quali parole puoi usare per descriverli?  Forse puoi descrivere l’individuo, forse puoi descriverne il corpo, la mente, ma non puoi descrivere colui che ora non è più il corpo o la mente, ma tutto ciò che è, è Unità. Non puoi descrivere qualcuno che è unificato con tutto. Quale sarà la loro forma? Quando non sono più il loro corpo o la loro mente, di chi sarà la descrizione che descriverai? Tā ke rūp na kathne jāhe. La loro forma non può essere descritta.

nw Eih mrih n Twgy jwih
Nā oh marhe na thāge jāhe

Ne essi muoiono, nā oh marhe, na thāge jāhe. Thāge significa, thāgī, essere derubati, essere depredati. Nā oh marhe, non muoiono, né possono essere derubati. Quindi la morte non può venire a portare via qualcosa da loro. La morte non ha nulla da prendere, quando tu stesso sei morto nella meditazione sull’Uno. Cosa può prendere la morte da te? La morte significa perdere qualcosa. Avevi qualcosa, e ora non hai più nulla. Eri qualcosa, e ora non esisti più. C’era qualcosa, e la morte l’ha portato via. 

Ma il processo stesso di questo risveglio, il processo di realizzazione, è una morte, e la cosa che è morta è l’illusione del Sé. C’era un Sé, ma quel Sé era un’illusione, e tu ora, attraverso la lode (del Divino), camminando su questo cammino, hai volontariamente rinunciato a quell’illusione. Quell’illusione del Sé è ora scomparsa. 

Allora cosa ha da portare via la morte? Ovviamente il corpo morirà, nessun corpo fisico può rimanere per sempre. Ma di chi è il corpo? Non è più il tuo corpo. Quindi la morte accadrà al corpo, ma colui che possedeva il corpo, quel proprietario è ora scomparso. Allora cosa può rubare la morte ai santi, quando i santi stessi non esistono più?

 Maya non può più distrarre i santi. Per desiderare qualcosa, devi esistere per desiderarlo. Quando non esisti più, allora Maya non ha nessuno da tentare, nessuno da attirare. Quindi Maya e la morte non possono afferrarti. Non possono derubarti o rubare o sottrarre nulla da te. Infatti, ora la morte e Maya sono diventate le schiave dei santi. Quindi esiste solo l’unità divina. Quell’unità è la morte stessa, e quell’unità è al di là della morte. Quell’unità è akāl. Nā oh marhe na thāge jāhe.

ijn kY rwmu vsY mn mwih
Jin kai Rām vasai man māhe

Chi è colui che la morte non può più toccare? Coloro che hanno Ram impiantato dentro la loro mente. La loro mente è la mente di Ram. Non hanno più una mente individuale, la loro mente è la mente di Ram. Non è più la mente del santo. Questa è la totale trascendenza dell’identità corpo-mente. Questa è la morte totale dell’Ego. 

Noi esistiamo, dentro la nostra identità corpo-mente. Quando vediamo ciò che siamo veramente, si riduce all’identificazione con il nostro corpo, e con i nostri pensieri. Pensiamo di essere il corpo fisico, e pensiamo di essere i pensieri che rimangono dentro quei corpi. L’identificazione corpo-mente è la tua identità del Sé. La tua identificazione con il tuo corpo, come esiste ora, e con i tuoi pensieri, ora, i pensieri del tuo passato, e i pensieri del tuo futuro. Questa è la tua identità del Sé. Questa è la tua identità del Sé in poche parole. I santi hanno rinunciato a quella identità del Sé. 

Quando parliamo dell’Ego, intendiamo questa identificazione. Quando parliamo dell’identità del Sé, è la tua identità corpo-mente. Questo Karam Khand è la morte di quell’identità del Sé. Dove la materia, la forma fisica, e ciò che è senza forma, in tutti gli spazi, in tutti i tempi, ora si sono fusi. Ora non c’è più separazione tra te e colui che ti ha creato. Nā oh marhe na thāge jāhe, jin kai Rām vasai man māhe, colui che ha Ram impiantato nella mente. 

Allora, chi sono queste persone? Quale nome possiamo dare a qualcosa, o qualcuno, a questo livello? Questa è la definizione del santo, e Guru Ji dice:

iqQY Bgq vsih ky loA
Tithē Bhagat vaseh ke loa

Lì, risiedono i santi. Tithē, bhagat vaseh, ke loa. Ke loa. Lok viene tradizionalmente usato per significare i sette mondi superiori della cosmologia induista. Pātāl sono le sette regioni inferiori, e Lok sono le sette regioni superiori. Ma per questa parola, lok, loa, significa semplicemente spazi diversi, da tutti i luoghi, da tutti i mondi. Lì, i santi di molti mondi risiedono: Ke loa. 

Quindi nessuna religione può avere il monopolio su questa realizzazione. I santi di molti mondi, di molti regni, di molti universi, possono raggiungere questo stato, se hanno la grazia. Ora non si tratta più di quale etichetta ti metti addosso, a quale religione appartieni, quale cammino hai scelto, a questo punto di grazia, quando hai dissolto tutte le tue identità personali, allora da dove vieni diventa irrilevante. 

Il viaggio che hai fatto per arrivarci diventa irrilevante. Perché il viaggio è sempre stato, e sempre sarà, un viaggio personale, interiore. Non si tratta di quale religione hai scelto per intraprendere quel viaggio. Indipendentemente da quale religione e da quale background appartieni. I punti di ingresso possono essere diversi, ma il viaggio è fondamentalmente un viaggio interiore. È lo stesso viaggio per tutti, la destinazione è la stessa, il viaggio è lo stesso, ma i punti di ingresso possono essere molti e di diversi tipi. 

E qui, in questa fase finale, ci sono i santi, che sono venuti da molti luoghi diversi. E cosa stanno facendo lì? Qual è l’espressione, qual è l’esperienza, di colui che ha rimosso ogni senso del sé?

krih Anµdu scw min soie
Kareh anand Sachā man soe

Loro sono kareh anand, loro stanno coltivando la beatitudine. Perché? 

Perché l’Uno permanente è nella loro mente; la loro mente è la mente dell’Uno, e quell’Uno è nella beatitudine permanente.

E la parola Bhagat, l’abbiamo sentita molto già all’inizio, nei Pauris di Suniai, Nanak bhagtā sadā vigās: Nanak dice che quei santi sono per sempre giocosi, gioiosi, nella beatitudine. 

Così, nei Pauris di Suniai, Guru Nanak Dev Ji parlava anche di questi Bhagats. Nanak bhagtā sadā vigās, suni eh dūkh pāp kā nās, perché hanno eradicato tutta la loro sofferenza, e quel peccato di separazione da quell’Uno.

Quindi l’unica esperienza qui, è quella di suprema gioia e beatitudine. E questo è sempre stato l’obiettivo del cammino, la ricerca dell’umanità della contentezza. In ultima analisi, l’umanità sta cercando solo una cosa: la beatitudine, la gioia, la pace, la felicità, la contentezza. 

Quindi questa è il culmine di quel cammino, perché hanno trovato che il modo supremo per essere nella beatitudine è rimuovere colui che sta cercando la beatitudine. 

E questo cammino culmina quando la grazia divina ti permette di porre fine all’attaccamento che hai verso te stesso, e trscendere la tua stessa ricerca della beatitudine. E alla fine di questo cammino, guardi indietro nella realizzazione che non sei mai stato tu a camminare su questo cammino. Non era il tuo jor, non era il tuo sforzo che ti ha portato fino a questo punto, non eri tu a controllare nulla. 

Perché la stessa nozione di “Io”, quella che pensavi ti avrebbe portato da qualche parte, quella stessa nozione ti rendi conto che non è mai esistita. Il modo in cui possiamo trascendere l'”Io” è quando ci rendiamo conto, con grazia suprema, che l'”Io” non esiste, e che in questo momento, tu non hai alcun controllo. Che le stesse parole che pronunci, e le stesse cose che vedi, e le stesse azioni che compi, non sono le tue azioni. 

Non è che tu hai il controllo finché non diventi illuminato. L’illuminazione significa che capisci che non hai mai avuto alcun controllo. Ākhan jor chupai nah jor, jor na mangan den na jor. Questa non è una descrizione del santo, questa è la descrizione dell’umanità. E passiamo tutta la nostra vita facendo jor, facendo sforzi, cercando di arrivare al punto in cui ci rendiamo conto che non abbiamo nessuno forza.

Allora come puoi essere responsabile del tuo stesso progresso, quando non è mai stato il tuo progresso a portarti fin qui? Ed è per questo che Guru Nanak Dev Ji ci ricorda che è la grazia a decidere, chi è abbastanza fortunato, in questa vita, da raggiungere quel senso di realizzazione. Ed è  in questo stato interiore di non-Ego che troviamo la beatitudine suprema che abbiamo sempre cercato.

Seconda parte

Quindi oggi stiamo affrontando la seconda metà della Pauri 37 e, finora, abbiamo attraversato quattro stadi dei Khands. 

Tutto è iniziato con il percorso di realizzazione che la vita è qualcosa di più di ciò che normalmente pensiamo che sia.  Trovare uno scopo nella vita, andare oltre la percezione di sé stessi e rendersi conto che c’è un quadro più ampio. Questo era Dharam Khand.

Poi, man mano che ci rendiamo conto che c’è una storia più grande in corso, la nostra consapevolezza si sposta verso di essa, e diventiamo più consapevoli della creazione che ci circonda, ed è questo Ghiān Khand

E poi dobbiamo mantenere quella consapevolezza, attraverso lo sforzo, le azioni, la disciplina: questo è Saram Khand

E con la grazia divina, iniziamo a fonderci con quell’Unità, dove realizziamo quanto siamo stati impotenti per tutto il tempo e quanto siamo impotenti nel fare qualsiasi cosa. La storia, in realtà, non riguarda noi. Questo è Karam Khand

E quando la nostra identità individuale comincia a essere sostituita da questa identità universale, ci muoviamo nello stadio finale, che il Guru ha chiamato Sach Khand.

Un punto interessante da notare è che tutti i Khands finora hanno avuto versi dedicati. Hanno avuto versi che avevano un proprio numero, e incece, curiosamente, Sach Khand non ha un proprio numero di verso. Alla fine di Karam Khand, non vediamo il verso concludersi e un nuovo verso iniziare, e questo perché vediamo che in Karam Khand l’Ego si è già dissolto. Karam-Khand kī bānī jor, tithē hor na koī hor: in quello stato di grazia, hai già perso il tuo Ego. E quelle persone sono i jodh mahā-bal sūr, i grandi guerrieri della vita, perché tin maih Rām raheā bharpūr. Dentro di loro, quel Rām, quell’Unità, quell’essere divino, ha già preso il sopravvento.

Quindi, curiosamente, Karam Khand conduce a Sach Khand, e Sach Khand è un’estensione di Karam Khand. Lo capiamo perché Guru Nanak Dev Ji ha specificamente scelto di non terminare Karam Khand e iniziare Sach Khand come una fase distinta e separata. Se Karam Khand è dal punto di vista dell’individuo, se rappresenta i passi finali nel percorso di sviluppo spirituale dell’individuo, è scritto ancora parlando di quella persona, di qual’è la sua prospettiva, qual’è la sua prospettiva su quel viaggio spirituale. Com’è essere controllati dal Divino, quando il Divino prende il controllo del tuo corpo.

 Sach Khand è dove non c’è più distinzione tra l’individuo e l’Unità stessa. La storia non riguarda più l’individuo, perché quella storia dell’individuo è finita. Questo ora riguarda l’Unità che controllava il tuo corpo, ed è ora la descrizione di quell’Unità che controlla tutto. Guru Nanak Dev Ji inizia dicendo:

ਸਚ ਖੰਡਿ ਵਸੈ ਨਿਰੰਕਾਰੁ
Sach-Khand vasai Nirankār

Sach significa permanenza, lo stato di permanenza. Sach Khand. Khand ha una Siharī, diversamente da quanto abbiamo visto nell’uso precedente della parola Khand, nei quattro passi precedenti, quindi qui significa sach Khand vich, all’interno di Sach Khand. Questo è ciò che significa la Siharī, (che si mette) di solito alla fine di un sostantivo. Quindi possiamo tradurre questa linea dicendo sach Khand vasai, nello stato di permanenza risiede Nirankār.

La parola Nirankār significa nir, akār. Akār significa ciò che è stato creato, qualcosa che è stato manifestato. Lo abbiamo visto proprio all’inizio, quando abbiamo detto hukmī hovan ākār. Attraverso l’Hukam, le cose sono create, la creazione viene creata. Nirankār è ciò che è al di là della creazione, che non è mai stato creato. È quel creatore della creazione, ciò che in sé è non nato. 

Un altro modo di vedere Nirankār, la traduzione più comune, è senza forma. Perché nulla è stato creato, non ha forma, non ha alcun modo di essere identificato come qualcosa di specifico, come una forma specifica. Quindi Nirankār può anche essere tradotto come senza forma.

Ora stiamo parlando di qualcosa che è al di là della forma, al di là dell’universo stesso. Quindi è questo senza forma, da cui emana tutta la creazione, e questo senza forma esiste in uno stato di permanenza. È completo, è perfetto, ed è tutto ciò che esiste. Sach-Khand vasai Nirankār. All’interno dello stato di permanenza risiede il senza forma.

Quindi, l’essere senza forma, questa Unità, esiste completamente indipendentemente dalla forma. Non dipende dalla forma. Non è nemmeno separato dalla forma, ma non dipende dalla forma. Esaminando varie filosofie religiose e idee sull’entità divina, in italiano e nella teologia occidentale, questo concetto è noto come panenteismo. La forma e il senza forma fanno parte dello stesso essere. 

Ma l’Uno, quel supremo essere divino, non dipende dalla forma. Questo significa che quando l’universo è stato creato, l’Unità non è aumentata in alcun modo, era semplicemente l’Unità che cambiava forma. Non c’era “più Dio” quando l’universo è stato creato, e quando tutta la creazione sarà distrutta, ciò non sottrarrà nulla all’Unità. L’Unità non diminuisce in alcun modo; è completa, è perfetta a modo suo.

E ora vedrai che qui è dove la storia del santo, del meditatore, è finita. Non è più la storia del santo, non riguarda la sua, è sempre stata la storia dell’Uno. 

È iniziata con Ek Oankār, e ora sta iniziando a concludersi con uno stato senza forma, Nirankār. Quindi la storia iniziata con Ek, che è la forma di Nirankār, l’essere senza forma, continua con Oankār, che è quando quell’essere ha avuto il desiderio di manifestarsi in una forma. Ed è qui che entra in gioco Oankār

Ma non si tratta di Oankār, non riguarda la forma; la forma è secondaria. O la forma è solo un altro aspetto del senza forma. 

Quindi nulla di ciò che abbiamo visto finora è stato davvero la nostra storia. Questa non è la nostra storia, non riguarda realmente la nostra vita. 

Sebbene ci sia così tanto in JapJi Sahib che possiamo trarre per noi stessi, è sempre la storia dell’Uno.

E tutte le storie con cui ci siamo identificati nella nostra vita, sono in realtà le storie dell’Uno. Tutti gli eventi della nostra vita, tutta la nostra storia, tutti i nostri ricordi, tutto questo non è mai stato su di te: è sempre stato solo il gioco dell’universo. E questo è l’Uno. Colui che fa tutto, che è in tutto, e la cui storia viene raccontata. E questa è la sua forma permanente, questa è la sua natura permanente. 

Non ha una forma individuale, e ha tutte le forme. In Jāp Sahib, Guru Gobind Singh Ji dice: ਅਨੇਕ ਹੈਂ ਫਿਰ ਏਕ ਹੈਂ || Anek hain, phir ek hain.  È una moltitudine, e poi è anche uno. Ed è così che esiste. Questa è la sua espressione, questo è ciò che è. Risiede in questa permanenza, in questa quiete, in questa serenità del proprio nulla. 

E tutte le forme che vediamo intorno a noi sono solo espressioni di quell’Uno. Ed è qui che possiamo trovare quell’Uno, possiamo trovare l’essere senza forma nella forma, perché la forma è solo una manifestazione di quell’essere senza forma. 

Quindi, se vuoi sapere dove si trova Dio, tutto ciò che devi fare è aprire gli occhi. Tutto ciò che vedi, è Dio. Tutto ciò che stai osservando e ascoltando, è Dio, e colui che guarda, è anche egli Dio. Colui che guarda attraverso i tuoi occhi è anche Dio. Quindi il Dio che hai cercato non è mai stato lontano.

Guru Nanak Dev Ji usa qui la parola Nirankār. Sach-Khand vasai Nirankār. E, in questo modo, vediamo che Guru Nanak Dev Ji nei Khands fa riferimento al Pauri 16 più e più volte. Quel Pauri, che è panch parvān panch pardhān

Quel Pauri, in una composizione che è lunga 38 versi, è il punto centrale, il punto di svolta. È il concetto centrale che viene richiamato più e più volte, attraverso i Khands. E il motivo per cui vediamo questo riferimento è che Guru Nanak Dev Ji qui, in Sach Khand, parla di Nirankār, e il Pauri 16 termina proprio con: jo tudh bhāvai sāī bhalī kār, tū sadā salāmat Nirankār.

Qualunque cosa ti piaccia, è la tua grande opera. Tu sei per sempre stabile e senza forma. Sadā salāmat. Sei eterno, sei stabile. E sei, Nirankār, sei senza forma. E ancora, gli stessi sentimenti vengono ripetuti qui, in Sach Khand. Nel regno della permanenza è dove risiedi. Guru Ji prosegue dicendo: 

ਕਰਿ ਕਰਿ ਵੇਖੈ ਨਦਰਿ ਨਿਹਾਲ ||

kar kar vekhē nadar nihāl.

Creando e formando. Kar kar, vekhē. Creando e formando, osserva. Nadar nihāl. Con una grazia estatica. Creando e formando, Esso guarda, con una grazia estatica. La forma viene creata dal senza forma. Tutto ciò che vedi intorno a te, che proviene da qualche luogo, sta dicendo: da dove viene? Guarda il numero di stelle nel cielo, le galassie, i sistemi solari, le nebulose. Continuano all’infinito. In qualsiasi direzione guardi, continuano senza fine. Da dove è venuto tutto questo? L’essenza da cui tutto questo è venuto da qualcosa che era già viva. E quello che sta creando tutte queste cose, le osserva, e distribuisce la sua grazia, ed è in uno stato di euforia. È in una beatitudine. Quell’Unità è in nihāl. Una beatitudine estatica.

E per coloro a cui è stata concessa la sua grazia, nadar, nihāl, ricorda il nome dell’ultimo verso, l’ultimo Khand, che era lo stato di grazia: Karam Khand. Qui sta dicendo che chiunque abbia ricevuto quella nadar, chiunque abbia ricevuto quella grazia, è anche in quello stato euforico. Anch’essi sono completamente beati nella loro mente, nella loro coscienza. Kar kar vekhē nadar nihāl.

ਤਿੱਥੈ ਖੰਡ ਮੰਡਲ ਵਰਭੰਡ
Tithē Khand mandal varbhand

Lì, in quello stato, ci sono Khands. Khands significa terre, mandal significa regioni, che potremmo chiamare continenti o grandi nazioni. E varbhand. Anche queste sono parole plurali, senza Aunkar sotto, il che significa universi. Quindi, lì, è dove ci sono terre, regioni e universi. L’Unità è presente in tutte le terre. 

In realtà, l’Unità non è nelle terre, l’Unità non è nella creazione; è la creazione che è dentro l’Unità. Lì, dove risiede l’Unità, è dove esistono tutti i pianeti e tutti gli universi. Quindi l’Unità è intrinsecamente parte della creazione, è intrecciata con essa. Tuttavia, quell’Unità fa parte di un’infinità, di una creazione infinita, di uno spazio e di un tempo infiniti.

L’identità del santo, all’inizio, era limitata al corpo, proprio come la nostra identità. Ciò che chiamiamo “me” o “io” è questo corpo e questa mente, è ciò con cui ci identifichiamo. Quindi qualcosa che era iniziato come così piccolo, ora si è espanso nella vastità dell’universo. Ora è l’identità di tutto l’universo. 

L’esperienza di sé stessi ora non è più limitata a un singolo corpo, o a una singola forma, a un singolo momento nel tempo, a una singola identità. L’identità è in tutto. Ora sei tutta la creazione, sei tutti gli uccelli, tutte le piante, tutta l’acqua, tutta la terra, tutta l’aria. Tutte le stelle. Tutte le lune. Questo è ciò che sei. Se prima sperimentavi te stesso come un solo corpo, ora ti sperimenti come tutto; sei tutto su tutti i pianeti e in tutti gli universi. Questo possiamo chiamarlo la suprema non-identità transpersonale.

Attualmente viviamo in un’identità personale, un’identità limitata a una sola persona. L’identità transpersonale è quella che va oltre l’individuo, e non è nemmeno un’identità: è una non-identità. È tutte le identità. Questo è ciò che è conosciuto come Turiya; questo è lo stato più alto, lo stato di essere fusi con il tutto. In sanscrito, c’è un termine, Aham Brahmasmi. Io sono quello. Aham, io, Brahm, quel divino essere, asmi. Io sono. Io sono tutto ciò che esiste, io sono l’ultima realtà.

C’è un mistico sufi del IX secolo chiamato Mansur, che è arrivato a una realizzazione simile. È famoso per averlo dichiarato apertamente nel momento della sua illuminazione: Anal Haq. Io sono la verità, io sono quell’Unità, io sono quell’essere. E per averlo affermato, è stato impiccato come eretico, perché la società non poteva accettare qualcuno che affermava di essere Dio. Questa è quell’esperienza; Guru Nanak sta dicendo la stessa cosa.

Quindi, tithē Khand mandal varbhand. Un altro modo per tradurre questa linea è dire che tutte quelle terre, quegli esseri, quei luoghi e quei pianeti, lì è dove si trovano migliaia di esseri illuminati. Gli esseri illuminati non sono solo in un luogo. In Giān Khand abbiamo sentito che la terra non è l’unico luogo dove puoi guadagnare Karam. È stato usato il termine Karam Bhumi, la terra dove puoi guadagnare il tuo credito positivo. Abbiamo parlato di kete karam bhūmī, mer kete. Quanti universi innumerevoli ci sono dove siedono esseri illuminati. Quindi tithē Khand mandal varbhand può essere tradotto anche in questo modo.

ਜੇ ਕੋ ਕਥੈ ਅੰਤ ਅੰਤ
Je ko kathai ta ant na ant

Se qualcuno inizia a descrivere, non avrà fine. Non c’è fine. Ant na ant. Se qualcuno prova a parlare di questa natura illimitata, andrà avanti all’infinito. Non puoi descrivere l’infinito. Non finisce mai. Je ko kathai, ta ant na ant.

 

ਤਿੱਥੈ ਲੋਅ ਲੋਅ ਆਕਾਰ
Tithē loa loa ākār

Lì, la parola loa, che abbiamo già visto alcune volte, significa Lok, che sono i sette mondi superiori nella cosmologia induista. Ci sono sette Loks, e poi ci sono sette pātāls. Mondi superiori e mondi inferiori. Possiamo chiamarli sette cieli e sette inferni. Ma il Guru sta dicendo una cosa molto interessante: lì, cieli sopra cieli sono creati. Perché ci piace pensare che Dio esista in cielo, ma Dio è il creatore dei cieli.

Questo solleva una domanda molto importante. Cos’è Sach Khand? È un cielo? È una sorta di aldilà? È un luogo dove vai quando muori? Questo è il modo in cui i Sikh usano la parola Sach Khand. Abbiamo sostituito la parola cielo con Sach Khand. E ci riferiamo a persone che rispettiamo molto, quando muoiono, chiamandoli Sach Khand vassi, qualcuno che è andato in Sach Khand. Erano qui, ora sono lì. Quindi è questo ciò che Gurbani intende con la parola Sach Khand?

Il JapJi Sahib è l’unico luogo nell’intero Guru Granth Sahib dove troviamo la parola Sach Khand. Quindi non possiamo guardare ad altri Shabad nel Guru Granth Sahib per cercare di comprenderne il contesto. Tuttavia, Bhai Gurdas Ji, curiosamente, ha usato la parola Sach Khand in numerose occasioni. E dice che Sach Khand è il luogo dove risiedono il Guru e l’essere senza forma. È lì che quel Divino vive, e c’è un solo modo per connettersi con quel Sach Khand, c’è un solo modo per trovarlo, ed è all’interno della Sādh Sangat, nella compagnia dei santi.

Nelle Vāran di Bhai Gurdas Ji, possiamo vedere, nella sesta Vār, che Bhai Gurdas Ji dice: ਸਾਧਸੰਗਤਿ ਸਚਖੰਡਿ ਵਿਚਿ ਸਤਿਗੁਰੁ ਪੁਰਖੁ ਵਸੈ ਨਿਰੰਕਾਰਾ || Sādhsangat sachKhand vich satigur purkh vasai Nirankārā

Quasi lo stesso linguaggio usato da Guru Nanak Dev Ji: Sach-Khand vasai Nirankār. Egli dice: sādhsangat sachKhand vichi, satigur purkh vasai Nirankārā. Nella compagnia dei santi è questo stato di permanenza, il Sach Khand di cui Guru Nanak Dev Ji ha parlato, che è quell’essere che è ovunque e in tutto, lo troverai anche nella compagnia dei santi. Quel Guru senza forma, quell’essere vero, risiede lì. Il Guru esiste anche tra i santi. Le parole dei santi, gli insegnamenti dei santi, le pratiche dei santi: è lì che risiede il Guru, ed è lì che può essere trovato quell’essere primordiale e senza forma.

Nella settima Vār di Bhai Gurdas Ji, egli dice: ਸਾਧਸੰਗਤਿ ਸਚਖੰਡਿ ਵਿਚਿ ਪ੍ਰੇਮ ਭਗਤਿ ਪਰਚੈ ਹੋਇ ਮੇਲਾ || Sādhsangat sachKhand vich prem bhagat prachai hoe melā. Nella compagnia dei santi c’è quello stato permanente di Unità, quel Sach Khand, e attraverso la pratica del Prem Bhagat, della devozione amorosa, avviene l’incontro. 

Essere nella compagnia di esseri illuminati e praticare ciò che essi praticano. Fare la meditazione, la Bhagti, la devozione, quella consapevolezza di 24 ore che essi praticano. Facendo questo, ti unirai. Ti fonderai. E un incontro con quell’essere che stai cercando, quell’Unità, quel Dio che stai cercando, lo troverai praticando ciò che i santi stanno praticando.

Se guardiamo il Guru Granth Sahib Ji, nel JapJi Sahib, Guru Nanak Dev Ji parla di Sach Khand, e lì Guru Nanak Dev Ji dice: tithē loa loa ākār. Lì, cieli sopra cieli vengono creati. Quindi Sach Khand è il luogo dove il cielo viene creato. Sach Khand è quell’Uno senza forma che esprime la sua stessa natura creativa. Sach Khand è il luogo dove l’Unità esiste, e da lì tutta la creazione emana. Quindi, ciò di cui stiamo parlando è l’essenza stessa della realtà. È il luogo da cui la realtà prende vita. È la magia della vita. Questo è Sach Khand.

Quindi Sach Khand non è altrove, Sach Khand è l’essenza stessa della vita. Proprio qui, proprio ora. Il fatto che tu sia vivo significa che hai Sach Khand dentro di te. E per l’umanità, l’unico modo per connettersi con quel Sach Khand è stare nella compagnia di persone illuminate. Coloro che l’hanno trovato. Se altri l’hanno trovato, allora dovremmo anche noi andare e trascorrere del tempo con loro. Se loro sono stati lì, se l’hanno visto, se l’hanno fatto, se sanno come arrivarci, allora quella è la nostra unica speranza per cercare di connetterci anche noi.

E cosa fanno i Sādh Sangat? Cosa c’è di così speciale nella loro pratica? Cosa possiamo fare con loro? Ciò che fanno è lodare costantemente. Sono nella lode. Quindi, nella Sangat dei santi, nella compagnia dei santi, dobbiamo cantare le lodi del Divino, e dobbiamo contemplare l’essenza della realtà. Dobbiamo fare vīchār. Dobbiamo prendere la loro saggezza, contemplarla e imparare da loro.

Quindi Sach Khand non è un cielo. Sach Khand non è un luogo dove la tua anima va dopo che muori. Il cielo è quel luogo dove risiede quell’Unità, dove risuona il suono della sua stessa vibrazione. Questo è Sach Khand. Questo è il cielo. Dove la vibrazione esiste all’interno di tutta la creazione. È ovunque, nel suo stato senza forma, e sta dando vita a ogni forma. È l’essenza di tutto. E se non realizzi questa essenza, questo Sach Khand, mentre sei vivo, non lo troverai dopo la morte.

La prima linea che vediamo qui è: sach-Khand vasai Nirankār. E in queste prime righe possiamo vedere che Guru Nanak Dev Ji ha collegato questa Sach Khand Pauri con il Pauri numero 31. Dicendo tithē loa loa ākār, possiamo vedere che il Guru sta replicando ciò che ha già detto nel Pauri 31, quando ha detto: āsan loe loe bhandār.

Āsan significa lì, dove risiedi. Quel luogo dove esisti è in tutti i cieli. In tutti i mondi superiori. Quel luogo di riposo, āsan loe loe bhandār, è i regni sopra regni, ed è lì che risiede tutta la ricchezza. Dove tutta la ricchezza è custodita. Quell’energia da cui la creazione è stata creata, quell’energia stessa esiste in quel Sach Khand. Āsan loe loe bhandār.

Abbiamo anche detto che la parola lo o loe significa anche luce. Quindi possiamo dire che il tuo luogo è dove esiste la luce della vita, l’essenza stessa della vita, quella jot. La luce che esiste in tutti gli esseri. Kabir Ji diceAval alah nūr upā-i-ā kudrat ke sabh bande

La prima cosa a essere creata fu quella prakāsh divina, quella luce divina. Aval alah nūr upā-i-ā. Per prima cosa, quell’essere creò il nūr, quella luce divina. E da lì, tutti gli esseri sono stati creati. Kudrat ke sabh bande. 

Ha creato la natura, e dalla natura provengono tutti gli esseri. Āsan loe loe bhandār, questa è la Pauri 31. Tu esisti in tutta quella luce. Tu esisti in tutti quei cieli. Jo kichh pāeā su ekā vār. E tutto ciò che è immagazzinato lì è lì, permanentemente, per sempre. Quel deposito non si esaurisce mai. Quel magazzino da cui proviene tutta la creazione, tutti i mattoni della vita, quel magazzino, dove tutto è custodito, è stato riempito una volta, e non si svuota mai. Non si esaurisce mai. Jo kichh pāeā su ekā vār: qualunque cosa sia stata messa lì, è stata messa lì una volta sola.

Ora vediamo che Guru Nanak Dev Ji inizia a usare le stesse parole che ha usato in questo verso su Sach Khand. Qui dice: sach-Khand vasai Nirankār, kar kar vekhē nadar nihāl. E nella Pauri 31 ha detto: āsan loe loe bhandār, jo kichh pāeā su ekā vār, kar kar vekhē, sirjanhār, Nanak Sache kī sāchī kār. Quindi Guru Nanak Dev Ji sta chiaramente parlando di sach, di kar kar vekhē, e di loe loe. Tutte le stesse parole che sta usando qui. Kar kar vekhē sirjanhār. Crea e osserva. Nanak Sache kī sāchī kār. Nanak dice, questo è il modo permanente di quel permanente Uno. Sache kī, di quell’Uno permanente, sāchī kār, modi permanenti.

Quindi, chiaramente, Guru Nanak Dev Ji ci ha già detto cos’è Sach Khand. Ricorda che Guru Nanak Dev Ji, qui, nei Khands, non ci sta fornendo nuovi concetti, guru Nanak Dev Ji ci ha già dato tutte le idee. Il Guru ha già spiegato tutte queste cose, ed ora il Guru ci sta semplicemente mostrando la direzione in cui incontreremo queste cose. Come trovarle. E le troviamo percorrendo i passi. Partendo da Dharam Khand, Giān Khand, Saram Khand. Poi, nel momento in cui non abbiamo più nulla da fare, arriva la grazia: Karam Khand, e infine Sach Khand.

Quindi, tithē loa loa ākār. Un altro modo per vedere questo è considerare Sach Khand come uno stato di coscienza, uno stato di esperienza. 

Qual è l’esperienza di qualcuno che ora si trova in Sach Khand? Tithē loa loa ākār. È luce oltre la luce. È prakāsh. È splendore. È brillantezza. È la luminosità di infiniti soli. 

Lì, in quello stato di coscienza, c’è la luminosità di innumerevoli soli. Questo è lo stato finale di coscienza unificata, dove vedi l’infinita creatività in azione, dove i mondi vengono creati, dove ti connetti a quell’essere da cui i mondi stanno emergendo.

Cos’è che decide quando una stella collassa? Cos’è che crea nuove stelle e nuovi pianeti? Quella forza creativa, di tutto l’universo, è dove Guru Nanak Dev Ji è stato, ed è ciò che ha descritto. Egli dice:

ਜਿਵ ਜਿਵ ਹੁਕਮੁ ਤਿਵੈ ਤਿਵ ਕਾਰ
Jiv jiv hukam tive tiv kār

Jiv jiv. Come. Come è. Hukam, il comando. Come è il comando, tive tiv kār, così è l’espressione creativa. Quindi non stiamo parlando solo di creatività; stiamo parlando dell’impulso della creatività. Ciò che decide cosa deve essere creato, Jiv jiv hukam. Come quella forza creativa comanda, tutto si incastra, nulla accade al di fuori di Hukam. Tutto viene creato secondo la volontà potente di quell’Uno divino. Quel Hukam, così come l’Uno comanda, così l’universo crea.

Guru Nanak Dev Ji ha fatto qualcosa di fenomenale qui: ha riportato l’intero JapJi Sahib in un cerchio, al punto di partenza. La prima domanda del JapJi Sahib era: kiv sachiārā hoīe, come posso trovare questo Sach, come posso rompere la falsità? Kiv kūrai tutai pāl, hukam razāī chalanā. Inizia e finisce con l’ordine naturale dell’universo. Il modo in cui l’universo è, è il modo in cui troverai quell’esperienza permanente.

Quindi Guru Nanak Dev Ji inizia chiedendo: come posso trovare questo Sach, questa permanenza? E la risposta era: è nel Hukam. Ma se fossimo stati benedetti per comprendere cosa significasse, non avremmo avuto bisogno di ulteriori spiegazioni. Tuttavia, Guru Nanak Dev Ji ci ha dato molte più spiegazioni, ma alla fine, nella discussione su Sach Khand, dove il Guru conclude tutto, ci ricorda che è ancora la storia di Hukam. Sto ancora parlando solo di Hukam. Jiv jiv hukam, tivai tiv kār.

Quindi Sach Khand è l’espressione di Hukam. Quello che Guru Nanak Dev Ji aveva detto come risposta proprio all’inizio. Poi il Guru ha spiegato tutto il resto, ma non si è mai allontanato da questa idea dell’ordine naturale.

Sach Khand riguarda l’Hukam. Riguarda la legge naturale dell’universo. Questo è il luogo dove vengono create le leggi scientifiche, la legge di gravità, la legge del suono, la legge della luce. Massa, energia, materia, fisica, chimica, biochimica, biologia, tutte queste scienze vengono create in un’esperienza centrale. Un’espressione. Non lo chiamerei un luogo, perché Sach Khand non è un luogo. Altrimenti ci sbagliamo pensando che noi siamo qui e che Sach Khand sia altrove.

Sach Khand è una vibrazione; è l’inizio della vibrazione, è oltre la vibrazione, è la creazione stessa della vibrazione. E dov’è che viene creata quella vibrazione?

Sach Khand è il luogo dove vengono create le leggi naturali. È lì che i soli ricevono il comando di splendere, ed è lì che a tutte le vite vengono assegnati i loro ruoli, i loro doveri. Fondersi con questa verità permanente significa lasciarsi trasportare dall’ordine naturale dell’universo. Se vuoi sapere cos’è questo Sach, devi seguire ciò che il Sach sta facendo. Non possiamo opporci a Hukam, non possiamo discutere con Hukam. Non possiamo resistere quando l’Hukam sceglie di andare in una particolare direzione. Questo non è il modo dei santi. La realtà, così com’è, è dove troverai il Divino.

E questa è l’essenza di tuttoue, qsta è la prospettiva suprema del cammino spirituale: l’accettazione dell’ordine naturale dell’universo. Jiv jiv hukam tivai tiv kār.

ਵੇਖੈ ਵਿਗਸੈ ਕਰਿ ਵੀਚਾਰੁ
Vekhē vigsē kar vīchār.

Ricorda che nella Pauri 31 Guru Ji diceva: kar kar vekhē sirjanhār? Guru Ji ripete lo stesso concetto qui: vekha vigsai kar vīchār. Osserva. Ed è gioioso. È in vigsai, è nella gioia. È così felice. Osserva e gode delle azioni della sua stessa creazione. E contempla la propria grandezza. Kar kar vekhē sirjanhār, è lo stesso di ciò che Guru Ji sta dicendo qui: vekhē vigsē kar vīchār, osservando e godendo delle sue azioni, e contemplando.

Quindi l’Unità osserva gioiosamente il proprio comando, e osserva i suoi comandi essere eseguiti. Ama vedere l’universo dispiegarsi. Non si preoccupa di come l’universo influenzi gli individui, siamo noi a preoccuparci di come l’universo ci influenzi. Ma l’Unità sa che essa è noi. Non vede la creazione come buona e la distruzione come cattiva, la vita come positiva e la morte come negativa; tutto questo è parte del ciclo, di questo cerchio della vita.

Connettersi con Sach Khand, trovare il paradiso sulla terra, significa gioire della sacra volontà della natura. Così come l’universo agisce, dobbiamo gioire di ciò che l’universo sta facendo.

ਨਾਨਕ ਕਥਨਾ ਕਰੜਾ ਸਾਰੁ
Nanak kathnā kararā sār.

Guru Nanak Dev Ji dice: descrivere questo, kathnā, descriverlo, kararā, è duro come il ferro. È difficile come il ferro. Descrivere questo, è difficile come il ferro. Come può Guru Nanak Dev Ji descrivere quello stato in cui egli stesso esiste, e dal quale sta parlando? Da quale coscienza sta descrivendo e a chi sta descrivendo? Quali parole può Guru Nanak Dev Ji usare per parlare a una mente semplice, intrappolata nel corpo, nella mente? Che è limitata dal tempo, e dalle proprie esperienze soggettive?

Come può Guru Nanak Dev Ji, dal luogo dove è seduto, cercare anche solo di descrivere tutto questo? Come può descrivere l’immensità dell’universo, e la forza che lo controlla? Guru Nanak Dev Ji dice che è difficile come modellare il ferro con le mani nude, come masticare ferro. È così difficile, non può essere fatto. Non importa quanto ci si provi, è un compito impossibile. E tale è l’impossibilità di narrare lo stato di permanenza, questo Sach Khand.

Alla fine di questo viaggio, l’identità dell’individuo scompare, e tu realizzi che la tua vera identità è quella di Dio. Tu sei Dio, e lo sei sempre stato, non c’è mai stato un momento in cui tu e Dio siete stati separati.

In questo cammino spirituale, potresti sederti in meditazione e cercare di scoprire cos’è Dio, chi sono io. E intraprendiamo i nostri viaggi per cercare questa risposta,ma la risposta è sempre nell’ultimo luogo in cui guardiamo. La risposta sei tu. Tu non sei il corpo limitato che pensi di essere; sei Sach. Sei permanente.

C’è qualcosa da cui il tuo corpo è stato creato. C’è qualcosa da cui la tua mente, la tua coscienza, è stata creata. Tu sei quello. Tu non sei ciò che hai sempre creduto di essere. Sei parte di una verità permanente che crea tutte queste cose. Quella verità permanente risiede in tutto.

Pensa al modo in cui i pianeti ruotano intorno ai soli, e al modo in cui le lune ruotano intorno ai pianeti: è lo stesso modo in cui cellule e atomi nel tuo corpo ruotano gli uni intorno agli altri. Sei un universo dentro un universo. C’è un microcosmo dentro un macrocosmo.

E con questa realizzazione, inizi a perdere la percezione del tuo inizio e della tua fine. Se il modo in cui il tuo stesso corpo è fatto è composto da piccoli oggetti che ruotano gli uni intorno agli altri, se sei fatto di minuscoli pianeti e sistemi solari dentro di te, e tu esisti dentro un altro sistema solare, allora dove inizi e dove finisci? Dov’è il “tu”? Chi sei?

E nel momento in cui inizi a perdere questa distinzione tra me e tutto il resto, quando realizzi che io sono l’universo e l’universo è me, è lì che troverai Sach Khand.

Bhagat Pipa Ji lo descrive perfettamente quando diceJo brahamande so-ī pinde, ciò che è l’universo, è anche il corpo. Jo khojai so pāvai: chi lo cerca dentro di sé, lo troverà.

Nel momento in cui realizzerai che tu stesso sei polvere di stelle, che sei i pianeti, che sei fatto di sistemi solari dentro sistemi solari, è lì che la tua identità si dissolverà completamente, e ti fonderai con il Divino.