L’ultimo verso di questa serie inizia con:
mMnY pwvih moKu duAwru
Manne pāveh mokh duār
Manne pāveh. Pāveh significa ottenere. Mokh duār significa la porta della Mukti, la porta della liberazione. Nel quarto verso, è stata posta una domanda, “Fer, ke aghē rakhīē, jit disē darbār?” : quale offerta dobbiamo fare per vedere questa corte divina? Quali parole dobbiamo dire, “Muhō ke bolaṇ bolīē, jit suṇ dharē piār” affinché possiamo sentire il tuo amore, ascoltando le nostre parole?
E la risposta data è stata “Amrit velā sach nāo vadiāi vichār” : quel concentrarsi su questo all’inizio di ogni singolo giorno, questa è l’offerta. E fai un’offerta prendendo un impegno con il Naam e vichār. Amrit velā sach nāo vadiāi vichār, karmi āve kaprā nadri mokh duār. Con grazia, se continui su questo cammino, con la grazia, hai già ottenuto il tuo corpo e con la grazia troverai anche la liberazione.
Così, nel verso quattro, Guru Nanak Dev Ji stabilisce l’inizio del cammino e ci dice: “Vai su questa strada. E attraverso la grazia, troverai ciò che stai cercando”.
Qui, ora, nel Pauri quindici, Guru Ji conferma che quando ti mantieni su questo cammino, coloro che sono arrivati fino alla fine, hanno trovato ciò che cercavano. Ora hanno trovato quella porta della liberazione, manne pāveh mokh duār. Accettando, conoscendo, hanno ottenuto quella porta della liberazione.
Quindi, noi possiamo riflettere su questa frase, guardare dentro le nostre vite e pensare per un momento, dove sono io in questo? Dove sono in questo viaggio? Ho trovato questa porta della liberazione? E se no, perché no?
Ci viene ricordato alla fine di ogni verso di questa serie, di manne, di qual è la caratteristica di essere nel mokh duār. Come sai se l’hai trovata o no? Quando hai trovato quella parte di te che è Niranjan. Quando hai trovato ciò che non ha bisogno di essere creato, thāpiā na jāe kitā na hoe, āpe āp niranjan soe, cio’ che è già lì dentro di te.
Vedete, Guru Ji introduce il concetto, ora Guru Ji sta chiarendo, dandoci un’idea, “ Ecco come lo sai: Esā naam niranjan hoe”. Queste cose accadono quando hai trovato Naam. Queste cose accadono quando hai trovato quello stato di niranjan dentro di te.
I nostri desideri, il nostro attaccamento a Maya, il nostro attaccamento a noi stessi ci fermano su questo cammino. Continuiamo a voler essere noi stessi. Ci piace questo, ci piacciono certi desideri. Ci piace il nostro attaccamento a noi stessi.
Ma Guru Ji dice che queste cose possono piacerti, ma queste cose sono semplicemente il muro esterno, queste cose sono solo superficiali. Queste sono solo l’inizio della fortezza. Cammina lungo il sentiero dentro di te, e quando vai sempre più in profondità dentro di te, troverai una porta. Quella porta è quella che quando si apre, ti rendi conto di cosa c’è dentro la fortezza.
Ciò che era vivo, ciò che è sempre stato più importante, non erano i mattoni della fortezza che hai creato attorno a te. Ma la stessa luce dentro la fortezza, quella che tiene viva tutta la cosa. Quando hai trovato quella porta, quella è una porta che ti ha completamente staccato da tutti i mattoni della fortezza che hai creato.
Ma anche il desiderio per questa porta è un mattone che devi lasciare fuori da questo viaggio. Intraprendi questo viaggio senza desideri. Anche il più piccolo dei desiderio che dice, devo trovare questa porta, è un momento in cui non sei in Naam Simran. Quello è un momento in cui sei nel tuo proprio simran: “Devo trovarla.” Colui che è costantemente in Naam simran capisce che è il Divino che ti grazierà con questa porta. Karmi āve kaprā nadri mokh duār: non troverai questa porta della liberazione con il tuo sforzo, questa porta si aprirà per grazia del Divino.
Altrimenti, fai un viaggio di esplorazione. La più grande avventura dell’uomo, è quella di andare dentro di sé. E come ogni esploratore, anche tu vai con quella aspettativa del: “Mi sono preparato, sono pronto per questo viaggio, sono pronto ad affrontare gli ostacoli e mi sento preparato a trovare ciò che sento di meritare, ciò per cui ho lavorato duramente”.
Questa è la mentalità dell’esploratore. Questa non è la mentalità del Bhagat. La mentalità del meditatore è completamente distaccata dal voler arrivare alla fine; poichè il viaggio, ogni passo del viaggio, è Naam simran. Ogni passo del viaggio dice, tuhi, tuhi. Tu sei il cammino, Tu sei l’esploratore, Tu sei l’inizio, il mezzo e la fine del viaggio. C’è solo un desiderio, quello che l’esploratore scompaia.
Quando scompare l’esploratore, la porta si apre. Quando sei nella tua meditazione, se c’è qualche aspettativa, aspettando, sperando che accada qualcosa, niente verrà mai realizzato con quel desiderio.
Il tuo unico desiderio dovrebbe essere quello di continuare il Naam simran. Guru Ji arriva addirittura a dire Rāj na chāhou mukat na chāhou: non voglio la grandezza, non voglio un regno sotto il mio nome, non voglio nemmeno la liberazione. Quindi questo mokh duār non è qualcosa che il Bhagat cerca. Rāj na chāhou, mukat na chāhou, Man prit charan kamalāre. La mia mente vuole essere innamorata dei tuoi piedi di loto.
Questo è l’unico desiderio, essere consapevoli di Te sempre. Altrimenti, se stai percorrendo questo cammino di meditazione, di esplorazione del sé, dicendo: “Troverò chi io sono, troverò la fonte di chi io sono. Voglio raggiungere questo, voglio trovare le grandi cose che il Guru sta chiedendo”. Per tutto quel tempo stai dimenticando che tu non sei. Che tu non sei colui che otterrà qualcosa. Perché Jab ham hote tab tu nāhi; finché sono qui, non posso trovarti.
Quindi questo è un cammino molto difficile, dove chi percorre il cammino deve scomparire.
Guru Ji sta confermando questa idea che questa liberazione può essere trovata. Questo può essere raggiunto. Manne pāveh mokh duār, l’hanno ottenuta (coloro che hanno percorso questo cammino).
E quando pensiamo alle nostre vite domestiche, e alle nostre vite familiari, Guru Ji poi spiega che il tuo impegno, il tuo successo, penetra negli altri, permea tutta la famiglia. Quindi non solo possiamo trovare questo valore nelle nostre vite, ma ciò può essere di beneficio per gli altri. Così saranno loro a diventare il tuo sostegno, ad essere il tuo Sangat.
Quindi nella prossima riga Guru Ji dice:
mMnY prvwrY swDwru
Manne parvāre sādhār
Parvāre significa parvār nu, alla famiglia; Sādhār, sostegno. Accettando, si diventa un sostegno per la propria famiglia. Per quelli che ti sono più vicini e cari.
Le persone si avvicineranno a te per supporto, quando vedranno un cambiamento in te. Quando vedranno che questa persona è cambiata, che non è più la stessa persona che conoscevamo, che la persona con cui siamo cresciuti non è più davanti a noi, che c’è stato qualche cambiamento significativo.
E possono sentire che questa persona sta camminando con questa conoscenza, con questa grazia, quasi come se stesse nascondendo qualcosa, un’aura. Le persone si stringeranno a te, perché ciò che emani è ciò che tutti stanno cercando. Tutti stanno cercando quella contentezza che vedono in te, Manne parvāre sādhār.
mMnY qrY qwry guru isK
Mannē, tarē tāre gur sikh
Mannē tarē. Tarē significa attraversare nuotando, far passare se stessi a nuoto (sull’altra riva). Tu hai attraversato questo oceano di fuoco, questo oceano di Maya, di attaccamenti, di avidità, di Kam, Krodh, Lobh, Moh, Ahankar. Di Haume. Hai superato questo oceano. Mannē tarē.
Tāre significa far attraversare anche gli altri. Questo segue dalla linea precedente riguardante parvāre sādhār. Colui che ha capito, fa attraversare se stesso e anche gli altri.
Ma la parte interessante di questa verso sono le ultime due parole: Mannē tarē, tāre gur sikh.
Lo spelling qui è gur sikh. Ma l’Aunkar separa le due parole.
Quindi non significa i Gursikhs, questi non attraversano come Gursikhs. Perché Gursikh, se la parola fosse Gursikh, dove le due parole sono unite, allora alle parole che dovrebbero avere l’Aunkar, ma sono unite a qualcos’altro, viene rimossa quell’Aunkar, dicendo che è unita alla parola successiva.
Quindi gur sikh, se parli di Gursikhs, persone che sono seguaci del Guru, è scritto gursikh. Il Sikh del Guru. Quindi questa non si riferisce e Gursikhs. Quindi questo verso non significa che sono i Gursikhs ad attraversare.
L’unico modo per interpretare questo verso, è che è il Guru che fa attraversare il Sikh. Quindi, quando guardiamo questa linea, Mannē tarē: accettando, hanno attraversato, tāre gur sikh, sono i seguaci che in quel momento vengono fatti attraversare dal Guru, non da colui che l’ha trovato (riferito a Guru). Non dal Mannē.
Quando attraversi questo oceano, e guardi indietro, al tuo Ego, alla tua identità personale, ti rendi conto che l’intero viaggio, non lo hai fatto da solo. È stato il Guru a farti attraversare, e tu non sei più la persona che farà attraversare gli altri, è il Guru che farà attraversare gli altri. Mannē tarē, hanno attraversato, tāre, gli altri verranno fatti attraversare dal Guru: tāre Gur sikh.
Il Guru è colui che è a capo di tutto, e quando sei arrivato alla fine, solo allora puoi guardare indietro e renderti conto che è stato il Guru a fare tutto.
Il Guru ha salvato il Mannē, e il Guru ha salvato anche gli altri, non tu. Altrimenti, il tuo Ego ritorna: “Ho attraversato, e guarda quante altre persone ho salvato”. E quindi torni al punto di partenza.
Vedete come Guru Nanak Dev Ji è così grazioso, così generoso con noi, che in nessun momento del viaggio il Guru permette che il tuo Ego ritorni. Questo è il Guru definitivo che distrugge l’Ego e lo mantiene distrutto.
Per concludere questa serie, Guru Nanak Dev Ji finisce aggiungendo il nome di Nanak. Come vediamo in molte Shabads, Guru Nanak Dev Ji mette il suo nome per indicare che questa è la comprensione finale, questa è la conclusione, questo è il riassunto. Quindi qui, Guru Nanak Dev Ji fa lo stesso e dice:
mMnY nwnk Bvih n iBK
Mannē Nānak bhaveh na Bhikh.
Nanak dice che accettando, non si vaga più mendicando, Bhikh significa Bhekhari, mendicare, il mendicante. Non vanno più a mendicare, perché colui che chiedeva, colui che sperava, è stato distrutto. Non hanno più nulla da chiedere. Non hanno più desideri.
Non hai più dove andare, non hai più niente altro da trovare, quando hai trovato la fonte di tutta la creazione. Ricorda, questa è una persona che è nell’Oangkār. Oangkār è la fonte da cui tutta la creazione emerge. Coloro che ora sono parte di quella creatività, Kartā-Purkh, sono stati riassorbiti.
Quindi, una persona del genere, cosa potrebbe chiedere?
Essi non sono più lì. Tutto ciò che accade, è secondo il Hukam. Non ci sono più bisogni individuali. E cosa potresti chiedere? Cosa chiediamo? Tutto ciò che chiediamo è Maya. Sempre, tutto ciò che chiediamo è basato sui nostri attaccamenti, su ciò che pensiamo di aver bisogno, sulle nostre speranze, sui nostri desideri. E questi sono sempre piaceri temporanei.
Quante volte facciamo un Ardās e chiediamo il Naam? Chiediamo ogni altro genere di cosa, ma Naam è in fondo alla lista. Queste sono le persone che hanno dato priorità al Naam, dall’inizio della loro giornata, dall’inizio del loro cammino. Amrit velā sach nāo. Hanno dato priorità al Naam come la cosa da chiedere. E quando arrivi alla fine, quando hai conosciuto cio’, non c’è più nulla che tu debba chiedere. Ora sei libero da tutte le catene, da tutte i legami, sei libero di attraversare quella porta della liberazione. Tutto ciò che ti tratteneva è stato abbandonato.
AYsw nwmu inrMjnu hoie
Esā naam niranjan hoe
Questo è ciò che è il Naam. Questa è l’esperienza di quel niranjan dentro di te. Così Guru Nanak Dev Ji ci ha dato una direzione molto chiara.
Qual è il cammino del Naam? È il cammino in cui non chiedi nulla, ma sei semplicemente grato di essere sulla strada. Se stai cercando, stai cercando il Naam, non un obiettivo finale.
E su questo cammino, raggiungerai così tante cose: Mannē, surt hovē man Budh, mannē, sagal Bhavan kī sudh. Una comprensione di tutti i mondi. Anche la morte non potrà toccarti.
Ma tutto ciò che ottieni su questo cammino non è qualcosa che tieni stretto. non è un altro mattone che aggiungi alla tua fortezza. Ricorda che ora stiamo in viaggio dentro la fortezza.
Ogni volta che ottieni qualcosa, non torni indietro all’inizio e lo metti da parte, dicendo: “Lo salverò per dopo.” No. Stai camminando oltre il corpo, stai camminando oltre la mente, oltre i tuoi ricordi e i tuoi attaccamenti al passato. I tuoi attaccamenti alle tue sofferenze e ai tuoi dolori, stai passando oltre a tutto questo.
E questo è il cammino in cui il Naam, ad ogni momento, dalla partenza alla fine del cammino, è la barca che ti trasporta, il Naam è l’oceano, il Naam è colui che percorre il cammino.
Quindi ti dissolvi nel Naam, e in quel momento, l’intero cammino si apre, e l’universo si apre per te. Tutto è ora aperto a te. Esā naam niranjan hoe, se trovi quel cammino dentro di te.
jy ko mMin jwxY min koie
Je ko Mann jāne man koe
Dentro la propria mente.
Così ci dà una chiarezza reale. Questa è la definizione di Sikhi, questa è la definizione di Dharam. Guru Ji dice anche, dharam setī sanbandh, questo è ciò che è il Dharam. Questo è, se ti chiami Sikh, questo è ciò che è il cammino di un Sikh.
Non c’è un altro Gursikh qui, non c’è un altro modo per seguire il Guru qui. Questo è ciò che il Guru ci sta dicendo: è il cammino. Il cammino che non vacilla. Sii fermo su questo cammino. Sii così sicuro di te stesso su questo cammino del Naam, che non ti sorgano domande: “Dovrei fare questo? Non dovrei fare questo? Dovrei far crescere i miei capelli? Dovrei mangiare questo? Dovrei bere questo? Dovrei indossare questo?
Tutte queste domande sono irrilevanti.
Perché tutte queste domande sono come chiedere, di che colore devo dipingere i mattoni?
Deve essere un mattone dorato, un mattone rosa, uno blu o uno grigio? Questo non è un cammino che riguarda colorare e lucidare l’esterno della tua casa. Si tratta di dire addio alla tua casa, e andare direttamente nel mezzo, proprio nel centro.