Stiamo iniziando il verso numero quattordici. abbiamo già visto due degli Shabad che parlano di coloro che accettano, Mann, e delle conseguenze di questa accettazione, Mannē

Abbiamo iniziato il primo verso di questa serie con la frase “manne kī gat, kahī na jāe”: quello stato, quel livello di qualcuno che ha accettato, di qualcuno che ha conosciuto, un livello che non può essere descritto.
Il verso successivo parla di alcuni dei benefici, “Mannē, surt hovē Man Budh”; acquisiscono intelligenza, ottengono la consapevolezza all’interno della loro mente.

Questo verso che segue, continua quel tema, descrivendo i benefici acquisiti dalla persona che ha conosciuto e accettato dentro di sé la verità dell’Uno. 

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Mannē, mārg ṭhāk na pāe.

La parola mārg significa “il sentiero”. E la parola mārg ha una siharee che significa su quel sentiero. Coloro che sono su quel sentiero, ṭhāk na pāe. Thāk significa blocco. Coloro che sono su quel sentiero non possono essere bloccati.

Una volta che qualcosa è stata conosciuta, non può ridiventare sconosciuta. 

Una volta che qualcosa è stata vista, non può più essere non vista. 

Quando hai conosciuto la verità dentro di te, quando il Naam ti diventa chiaro, quando quello stato di Niranjan, lo stato oltre la mente, è stato raggiunto; quando ti sei seduto nella tua consapevolezza e hai capito di essere più delle tue emozioni, più dei tuoi pensieri, più di tutto ciò che è fisico o a cui sei attaccato; quando hai visto ciò che è oltre tutto questo, allora quel sentiero non ha più bisogno di una guida esterna, perchè ora tu sei sul tuo cammino interiore. 

E su quel sentiero interiore, le opinioni degli altri non ti allontanano dallo stesso. Questo è il sentiero oltre le teorie, le filosofie, al di là di concetti e le idee. È il sentiero del conoscere. 

Su questo sentiero non puoi essere convertito a un altro sentiero. Non c’è conversione, perché non sei sulla strada di qualcun altro; sei sulla tua. 

A questo punto, tutte le insicurezze e le paure scompaiono. La paura e l’insicurezza rimangono solo quando non sei sicuro del sentiero che stai seguendo. Quando non sai se la strada che stai seguendo sia quella giusta. Ma quando hai raggiunto la destinazione e l’hai vista, allora non c’è più paura, perchè sai che sei stato su quel sentiero e hai visto cosa c’è alla fine dello stesso. 

Non dipendi più dalla luce della lampada di qualcun altro per illuminare il tuo sentiero; hai trovato quella lampada, quella luce, quella fonte dentro di te, che ha illuminato il tuo cammino.

Qui non rimane alcun peccato. I peccati sono stati distrutti perché il peccatore è stato distrutto. Non ti consideri più separato dalla parte divina di te. Non ci sono più ostacoli in nessuna direzione che possano fermarti: Mannē, mārg ṭhāk na pāe.

E cosa si può dire di qualcuno che sta su questo sentiero? Si può solo cominciare ad immaginare dove siano, quali siano le loro esperienze.

E chi è stato su questo sentiero non è come chiunque altro, non cammina tra le persone ‘normali’ senza distinguersi. Anche solo quella loro esperienza definisce la loro presenza. Camminano con onore e con una grazia, che sembra provenire da dentro. Non dipendono dalla gloria conferita loro dagli altri, hanno trovato la loro gloria interiore.


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Mannē, pat sio pargaṭ jāe.

Attraverso l’accettazione, pat sio significa con onore, pargaṭ jāe vengono esaltati, sono glorificati. 

Loro vanno via avendo ottenuto l’ultima gloria e l’ultimo onore. Lo scopo della tua vita è stato raggiunto quando hai raggiunto questo stato, e l’onore degli altri non ha più importanza per te. Non ti aspetti più che siano gli altri a darti quel senso di chiarezza o certezza in te. Non fai più affidamento sulle opinioni altrui, cammini con la tua gloria: Mannē, pat sio pargaṭ jāe. Queste persone, sono venute al mondo, hanno scoperto quello che andava scoperto e se ne vanno con onore. 

Quello che è interessante è che nel verso precedente abbiamo visto che mannē, jam kē sāth na jāe, che non vanno con la morte, eppure qui ci dice che vanno con onore. 

Questo non è il classico onore che deriva dalle persone; qui invece, l’onore significa che sono stati salvati, che sono trasportati oltre, quasi che siano andati al di là della morte. Hanno raggiunto un luogo dove neanche la morte li può toccare. 

Questo è l’onore, la grazia, il posto speciale nel divino riservato a chi ha completamente perso se stesso. 

Non c’è più niente di loro che possa essere portato via, non è rimasto un ego individuale. La morte è ciò che solitamente porta via da te l’ego, l’identità, Maya e il corpo; ma quando hai trasceso tutto ciò e continui a esistere, non te come individuo, non il te che conosci, ma il te che esisteva prima ancora che tu nascessi.

Quando parliamo del Mool Mantra e dell’Ek ong kār, colui che è diventato Ek ong kār, colui che è diventato kartā purkh, sono loro che diventano Akaal, diventano Ajūunī: aldilà della morte e aldilà della nascita, sono coloro che hanno trovato ciò che va aldilà della morte all’interno di se stessi.  

Ricordatevi, torniamo sempre al Mool Mantra. Il Mool Mantra era la definizione di apertura di ciò che il Japji Sahib sta cercando di descrivere. La nostra comprensione di chi siano queste persone che vivono il manne, di quale sia l’esperienza che queste persone stanno vivendo e che queste stiano sperimentando il Mool Mantra. Stanno vivendo ciò che il Mool Mantra descrive: vivendo in assoluta Unità (con il tutto), in assoluta sincronicità con l’Universo. 

Le loro parole sono le parole di ong kār. Le loro azioni quelle di kartā purkh, e poiché non si definiscono come individui, non conoscono paura, non nutrono odio verso nessuno. Hanno completamente trasceso tutto ciò che sappiamo sull’esperienza umana. 

Noi conosciamo l’esperienza umana come quella di essere un corpo, una mente, ma non abbiamo l’esperienza di ciò che è al di là del corpo e al di là della mente. Questo è ciò che il Mool Mantra sta descrivendo. Questo è l’onore che queste persone portano con sé. Mannē, pat sio pargaṭ jāe

Il viaggio, l’analogia del camminare sul sentiero, continua nella linea successiva. Non c’è alcun ostacolo su questo sentiero. Camminano su questo sentiero con completa dignità:

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mannē, mag na chhalē panth

La parola mag significa anche maarag, cioè “il sentiero” e anche la parola panth significa “sentiero”. 

Quindi, qui, coloro che hanno conosciuto, coloro che hanno accettato, hanno capito che non si passa da un sentiero all’altro: mag na chhalē panth. Non si spostano da un sentiero ad un altro, non si fanno distrarre prima da un insieme di rituali e poi da un altro. 

Quando hanno conosciuto la propria vitalità, gli unici rituali che essi praticano sono quelli che riconoscono essere autentici per se stessi, quelli che coltivano la consapevolezza dentro di se. 

Non si affidano alle pratiche degli altri; essi sanno quali sono le pratiche di cui hanno bisogno per continuare a mantenere l’esperienza di essere su quel sentiero. 

Non hanno bisogno di passare da un sentiero all’altro. Non devono consultare persone diverse su tecniche diverse, sono già stati su quel sentiero. Hanno già conosciuto quel sentiero dentro di sé, lo hanno trovato. Quel sentiero non richiede la definizione altrui di cosa sia giusto o sbagliato. Sanno già cosa sia giusto o sbagliato per mantenere quell’esperienza. Quindi non necessitano di essere convertiti da un insieme di pratiche a un altro: mannē, mag na chhalē panth

E cosa rimane loro, se non vanno da un sentiero all’altro?

 

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Mannē, dharm setī sanbandh.

Vivono il Dharam. Abbiamo già parlato della differenza tra religione e Dharam. La religione è un insieme di pratiche, un insieme di regole, che ti separano dagli altri. Se appartieni a una religione, non puoi identificarti con coloro che appartengono ad un’altra. Il Dharam afferma che c’è un solo Dharam.                                                                        

Nel Sukhmani Sahib si parla delle religioni e della verità del Dharam e dice: Sarab dharam meh sresat dharam. Tra tutti i sentieri religiosi, quello che è approvato, quello considerato il sentiero giusto, sagal dharam meh sresat dharam, è Har ko Naam jap nirmal karam.
Recitare e meditare sul Naam, quello stato di conoscenza, quello stato di consapevolezza, essere costantemente in quello stato di conoscenza – har ko Naam jap – è l’unica azione pura, nirmal karam

Quel Dharam di essere semplicemente connessi costantemente, quel modo di vivere, è ciò a cui sono legati. Mannē, dharm setī sanbandh: avendo conosciuto ciò, lo vivono; sono legati a esso; e rimangono fissi su questo sentiero del Dharam.

Quindi possiamo dire che il Dharam è il modo illuminato di vivere. Questa è la vera religione, la vera spiritualità.

Setī significa sehet, con; Dharam setī, con il Dharam. E sanbandh significa, saldamente legati, saldamente legati al modo illuminato di vivere. Accettando, colui che ha conosciuto dentro di sé, che ha accettato questa come la più alta verità divina, è legato a questo modo illuminato di vivere.

AYsw nwmu inrMjnu hoie
Esā naam, niranjan hoe.

Questo è ciò che accade quando hai il Naam. Questo è ciò che accade quando fai l’esperienza di ciò che è al di là di Maya, dentro di te. Questa è l’esperienza del Naam: ēsā naam, niranjan hoe.

jy ko mMin jwxY min koie

je ko man, jāṇē man koe

Se hai conosciuto e accettato dentro te stesso: je ko man, jāṇē, chi è giunto a conoscere dentro di sé, man; man, jāṇē man. Se qualcuno arriva ad accettare il divino dentro se stesso, dentro la propria mente, dentro il proprio essere.